Coltivare i fichi

fichiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Siamo nel periodo della raccolta dei fichi! L’albero di fico è facile da coltivare, produce frutti deliziosi e ha anche un valore ornamentale per il nostro giardino, quindi vale senz’altro la pena di provare a piantarlo.

Piantare il fico

Per piantare il fico conviene scegliere l’autunno o direttamente la fine dell’inverno. Bisogna preparare una buchetta abbastanza profonda e spargere ciottoli sul fondo per migliorare il drenaggio. Per quanto riguarda il terreno, il fico non è molto esigente: non ha bisogno di molte sostanze nutritive, quindi cresce in ogni genere di terreno, anche sabbioso e arido.
La pianta di fico può vivere anche in vaso; è più difficile però che dia frutti.

Coltivare il fico

La pianta di fico è molto facile da mantenere: non ha bisogno di concimazione (anche se si può dare del concime organico in autunno), non richiede trattamenti antiparassitari e anche gli interventi di potatura sono limitati, giusto per sfoltire o dare forma, oppure eliminare rami spezzati. Ciò che il fico teme è il gelo: soffre gli inverni rigidi, così come le gelate tardive della primavera.

Raccogliere i fichi

Quello che consideriamo di solito il frutto del fico è in realtà un ricettacolo carnoso che contiene i veri frutti, che si chiamano acheni. Frutto o ricettacolo che sia, il fico è molto nutriente e zuccherino: non è esattamente un alimento dietetico, ma è ottimo da solo, nei dolci come confettura o marmellata oppure anche associato ad alcuni cibi salati, come il prosciutto crudo.
Bisogna raccogliere i fichi appena giungono a maturazione, per evitare che uccelli e insetti ne approfittino al posto nostro! Si vede che il fico è maturo quando cambia il colore della buccia e al tatto lo sentiamo più tenero. Si raccoglie a strappo, con delicatezza, tenendo il peduncolo e il collo con due dita.

Essiccare i fichi

I fichi non si conservano a lungo: o si mangiano subito, oppure conviene farli essiccare. Basta tagliarli a metà e disporli su assi di legno, lasciandoli al sole durante il giorno e ritirandoli per la notte. Ci vorranno diversi giorni, ma alla fine i vostri fichi saranno pronti per essere conservati e gustati a lungo. Attenzione però: i fichi secchi hanno cinque volte più calorie di quelli freschi!

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Coltivare il luppolo

luppoloCari Amici,
rigogliosi saluti!

Proprio in questi giorni si possono raccogliere i frutti del luppolo. Ma sapete come si fa a coltivare il luppolo?

Perché coltivare il luppolo

Tanto per cominciare, possiamo chiederci il motivo per cui vale la pena di coltivare questa pianta. Tanto per cominciare, è un bellissimo rampicante ornamentale, perenne, che può essere coltivato con successo per motivi estetici; inoltre, i suoi frutti (o, per meglio dire, gli acheni) nascondono dei piccoli granelli giallastri che contengono la luppolina, una sostanza aromatica che viene utilizzata anche per insaporire la birra. Perché non provare?

Come piantare il luppolo

Per piantare il luppolo in giardino o nell’orto conviene vangare il terreno a circa 40 centimetri di profondità e aggiungere concime organico.
Procuratevi poi delle talee, anche da piante spontanee, di circa 15-20 centimetri di lunghezza, e interratele di 4 o 5 centimetri lasciando circa due metri tra l’una e l’altra. Annaffiate abbondantemente e poi, quando le piantine cominceranno a crescere, aiutatele ad avvolgersi attorno a qualcosa – al limite, a un tutore.

Coltivare il luppolo e raccogliere i frutti

La pianta di luppolo richiede molta luce ma non vuole troppa umidità e non ama il vento. Trovatele quindi una posizione luminosa ma riparata.
A fine agosto, come dicevo, è il momento della raccolta del luppolo. Scegliete una giornata secca, in modo da evitare il rischio di muffe, raccogliete i frutti e poi metteteli a essicare in un luogo buio e asciutto. Quando saranno pronti, batteteli per facilitare la fuoriuscita dei granellini, che poi riporrete in vasi ermetici in vetro.

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Raccogliere i cetrioli

cetrioliCari Amici,
rigogliosi saluti!

I cetrioli cominciano a essere pronti per la raccolta. E voi, siete pronti?

Raccogliere i cetrioli

I cetrioli vanno raccolti prima che diventino troppo grandi e i semi diventino troppo evidenti, cioè quando la polpa è ancora soda e croccante. Si raccolgono a giorni alterni, sempre con forbici o coltelli: non vanno mai strappati a mano, perché la pianta di cetriolo fa molta fatica a rimarginare queste ferite, che diventano una facile via d’accesso a malattie e funghi.
Se un cetriolo passa di maturazione, non bisogna lasciarlo sulla pianta. In questo caso, infatti, tutte le sue energie verrebbero convogliate su quel frutto, per far arrivare a maturazione i semi, a discapito degli altri frutti ancora in via di sviluppo.

Seminare i cetrioli

Parliamo invece della semina del cetriolo. Innanzitutto, bisogna preparare il terreno: il cetriolo ama un terreno fertile, ricco, dotato di un buon drenaggio e a pH subacido. Ha bisogno anche di molti nutrienti, quindi è bene dare una concimazione di fondo abbondante.
La semina dei cetrioli si può fare in serra da gennaio, in tunnel freddo da marzo e in piena terra da aprile/maggio.
I semi di cetriolo si mettono interrano con la punta verso il basso, a 60 centimetri l’uno dall’altro e a un metro tra una fila e l’altra. Sembrano molto lontani, ma se si tiene una distanza inferiore le piante rischiano di entrare in competizione tra loro e sottrarsi a vicenda spazio, acqua e nutrimento.

I sostegni dei cetrioli e la pacciamatura

Il cetriolo è una pianta rampicante, quindi ha bisogno di sostegni a cui aggrapparsi. L’importante è che i sostegni siano già fissati nel terreno al momento della semina del cetriolo, perché, dato che le radici della pianta sono molto superficiali, inserirli dopo potrebbe danneggiarle. Questo è anche il motivo per cui le infestanti non vanno sradicate, ma recise a livello del terreno; l’ideale, però, è impedirne la formazione con la pacciamatura, stendendo un telo di plastica nero o uno strato di paglia di 10 centimetri.

Coltivare i cetrioli

Quando le piantine mettono le prime due foglie, è il momento di valutare se vanno sfoltite. Per il resto, bisogna ricordare che il cetriolo ama l’acqua, quindi va innaffiato spesso. Non occorre che le innaffiature siano troppo abbondanti, proprio perché le radici del cetriolo non affondano in profondità; è importante piuttosto che il terreno non si asciughi mai completamente. Se riceve poca acqua, infatti, la pianta farà frutti amari, mentre se la riceve troppo fredda (sotto i 20°C) il suo sviluppo potrebbe rallentarsi.

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Coltivare il melone

meloneCiao a tutti,
sono io, Rosa Canina!

La coltivazione del melone“: questo è il titolo dei compiti delle vacanze che mi ha dato da svolgere il Dottor Belfusto.

Ha deciso che se devo diventare brava bisogna che studi, e allora mi ha dato una serie di domande a cui rispondere!

“Come si fa a seminare il melone?”

Allora, questa la so: il melone si semina quando fa già caldo perché ha molta paura del freddo, quindi in maggio o al massimo se uno ha proprio fretta in aprile. Se volete seminare prima dovete farlo in serra, altrimenti il melone si offende molto. I semi vanno messi lontani tra loro, perché le piante di melone vogliono sempre stare comode e stendersi sul terreno: bisogna lasciare un metro tra un seme e l’altro e due metri almeno tra le diverse fila.

“Come si cura il melone dopo la semina?”

Bisogna contare le foglie del melone. Quando diventano 5 o 6 bisogna tagliare gli steli lasciando solo 2 o 3 foglie su ogni ramo. In questo modo il melone farà più rami diversi e farà più fiori femminili, che sono quelli che poi diventano frutti. Perché il melone fa fiori femmine e fiori maschi, infatti a volte si può fare una cosa che si chiama “impollinazione manuale” mettendo a contatto i fiori maschili con quelli femminili. Il Dottor Belfusto però mi ha detto che è una cosa da adulti e io sono ancora troppo giovane per assistere.

“Come si innaffia il melone?”

La so, la so! Tutti i giorni: il terreno deve restare umido, perché altrimenti i frutti non crescono bene! Però non bisogna dare troppa acqua e bisogna essere regolari, altrimenti potrebbe marcire il colletto. E non bisogna bagnare il fusto a livello del suolo.
E poi visto che lo so dico anche come bisogna fare a concimare il melone. Si danno il potassio e il fosforo quando si prepara il terreno, e l’azoto sia prima che durante la coltivazione.

“Quando si raccolgono i meloni?”

Quando cominciano a crescere i meloni bisogna cominciare a toglierne qualcuno, prima che diventino grossi. Bisogna sceglierne uno per ogni ramo, e per non esagerare si sceglie quello che non è né troppo grande né troppo piccolo: tutti gli altri bisogna toglierli. Poi si taglia il ramo due o tre foglie sopra il melone che abbiamo scelto. Quelli che lasciamo sulla pianta devono avere tutti più o meno le stesse dimensioni, altrimenti quello più grande farà il prepotente con gli altri e si prenderà lui tutto il nutrimento della pianta!

Ma non ho risposto su quando si raccolgono… bisogna raccoglierli quando non sono ancora proprio maturi maturi, però premendo un pochino fanno un buon profumo. Si taglia il picciolo 4 o 5 centimetri sopra il frutto. E poi si mangia il melone, che a me piace molto, e poi quando si mangia il melone vuol dire che è estate… perché il melone comincia a essere pronto a luglio e continua tutto agosto, quindi quando raccolgo il melone di solito sono in vacanza!

Ecco, ho risposto a tutto! Visto che brava?

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Seminare la bietola

bietolaCari Amici,
rigogliosi saluti!

In questo periodo potete raccogliere le bietole! Come, non le avete seminate questa primavera? Allora mi correggo: in questo periodo potete seminare le bietole!

Periodo della semina delle bietole

Ebbene sì, le bietole si possono seminare da marzo ad agosto. Ci vogliono circa due mesi perché siano pronte: ne consegue che la raccolta delle bietole va da maggio a ottobre circa. Siamo dunque in quel periodo felice in cui possiamo sia raccoglierle che seminarle.

Come seminare le bietole

La prima cosa da fare è preparare il terreno: va vangato fino a circa 30 centimetri e poi rastrellato. A questo punto si può procedere alla vera e propria semina della bietola. Si pongono i semi a 3 centimetri di profondità, ogni 30-35 centimetri. Le file devono essere separate da circa 40 centimetri. Se le piantine crescono troppo vicine, le diraderemo quando saranno alte circa 10 centimetri.

Coltivare le bietole

La bietola cresce al sole, ma in piena estate ha bisogno anche di un po’ d’ombra. Ha bisogno d’acqua, ma teme molto i ristagni, quindi conviene annaffiarla spesso ma darle soltanto l’acqua necessaria per mantenere umido il terreno. Teme molto il gelo, quindi nella cattiva stagione andrà protetta con paglia o addirittura con tessuto non tessuto.

Raccogliere le bietole

Due mesi dopo la semina, è il momento di raccogliere le bietole!
Le bietole da erbetta si raccolgono asportando l’intero cespo, recidendolo appena sopra il livello del terreno. In questo modo la pianta emetterà altre foglie e potremo raccoglierla di nuovo. Invece per la bietola da costa si asportano solo le foglie più esterne, ogni volta che sono pronte, tagliandole a livello del terreno. Buon appetito!

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Raccogliere prugne e susine

susineCari Amici,
rigogliosi saluti!

Vi piacciono le susine? Siamo proprio in periodo di raccolta!

Tra l’altro, sapete che differenza c’è tra prugne e susine? In teoria, le specie europee sarebbero chiamate prugne, e quelle asiatiche susine, ma in pratica spesso i due termini vengono considerati equivalenti. Prugne o susine, quel che è certo è che ce ne sono tantissime varietà, tutte buone e salutari.

Coltivare un albero di susine in giardino è quindi un’ottima idea, non soltanto per le virtù dei suoi frutti, ma anche per la bellezza della fioritura e per le caratteristiche della pianta, che non diventa troppo grande e si adatta abbastanza sia al terreno che al clima. Tra le condizioni che non tollera, un terreno povero e sabbioso e la siccità, che causa la caduta prematura dei frutti. Invece gli alberi di prugne non temono il gelo, anche se possono essere danneggiati dalle gelate tardive.

La potatura si divide in due fasi: alla fine dell’inverno si sfoltiscono i rami secondari non produttivi e si eliminano eventuali succhioni sviluppatisi sull’asse centrale della pianta, mentre da fine giugno a metà luglio oltre ai succhioni si eliminano i rami a legno in soprannumero.

Per l’impianto, i periodi migliori sono il tardo autunno o la fine dell’inverno. Il terreno andrà lavorato e poi bisognerà concimarlo con regolarità. L’irrigazione dovrà essere accurata per avere frutti sani: la mancanza d’acqua potrebbe renderli gommosi, oppure far perdere elasticità alla buccia, causandone la spaccatura alla prima pioggia.

Un modo per proteggere il susino dalla disidratazione è anche eliminare le infestanti, che potrebbero sottrargli troppa acqua. Ma per i frutti il pericolo arriva anche dall’alto: è meglio quindi predisporre delle reti che impediscano agli uccelli troppo golosi di banchettare con le nostre prugne!

A maggio arriva il momento del diradamento manuale dei frutti, che è importante per avere una fruttificazione costante e di qualità. Conviene lasciare un paio di frutti per ogni dardo fiorifero.

E finalmente, in questa stagione arriva il momento della raccolta! Le susine si raccolgono insieme al peduncolo, cercando di non sfregarle troppo: la patina bianca che sembra ricoprirle è in effetti una specie di cera che le protegge dalla disidratazione e permette di conservarle un po’ più a lungo.

Buon appetito!

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Coltivare gli albicocchi

albicoccheCari Amici,
rigogliosi saluti!

È il momento di raccogliere le albicocche! In realtà, alcune hanno cominciato a maturare già dall’inizio del mese: il periodo di raccolta delle albicocche infatti cambia leggermente a seconda delle varietà, e in effetti anche sullo stesso albero i frutti non vanno raccolti tutti insieme, ma nell’arco di 10-20 giorni, seguendo i diversi ritmi di maturazione.

Vi consiglio di fare attenzione alla fase in cui si trovano i frutti: se si raccolgono le albicocche troppo presto, saranno meno buone, e se si raccolgono troppo tardi tendono a spappolarsi, perché la polpa diventa molto tenera. Una volta raccolte, le albicocche vanno consumate nel giro di pochi giorni, oppure usate per fare marmellate e gelatine, squisite quanto i frutti freschi!

Io sono un grande fan delle albicocche. Oltre a essere buonissime, infatti, fanno molto bene e sono particolarmente adatte all’estate: contengono infatti sali minerali che aiutano a sopportare le temperature solitamente calde di questa stagione: magnesio, potassio, ferro, fosforo, calcio… per non parlare delle vitamine B e C e del betacarotene, una sostanza che contribuisce a proteggere la pelle e a ottenere un’abbronzatura bella e uniforme. Insomma, un vero frutto dell’estate!

Finito di tessere l’elogio del frutto, vorrei darvi anche qualche suggerimento per la coltivazione dell’albicocco. Non si tratta di una coltivazione facilissima, prima di tutto per questioni climatiche. L’albicocco infatti ha delle esigenze ben precise, dovute anche al fatto che fiorisce presto e quindi è particolarmente esposto ai rischi di gelate tardive e di bruschi cambiamenti climatici, frequenti soprattutto a Nord. Il suo clima ideale prevede un inverno freddo, una primavera secca e mite e un’estate calda e soleggiata.

L’albicocco teme anche l’umidità, perché è molto sensibile alle malattie fungine. Infatti un’accortezza da tenere presente, quando si procede alla potatura – che dovrebbe essere modesta ma regolare – è quella di utilizzare un prodotto cicatrizzante sui tagli, proprio per evitare che i funghi sfruttino queste “ferite” dell’albero per attaccarlo.

Come terreno, l’albero di albicocche predilige un suolo leggero e fertile, e soprattutto privo ristagni idrici. Bisogna anche tenere conto che l’albicocco ha bisogno di spazio: calcolate 20 metri quadri per ogni pianta.

Se riuscite a soddisfare tutte queste esigenze, avrete delle splendide abicocche! Per essere sicuri di avere frutti di buone dimensioni, ricordate di diradarli manualmente intorno a maggio, dopo 50-60 giorni dalla fioritura, altrimenti avrete più albicocche ma rischieranno di rimanere piccole… meglio un po’ meno numerose ma belle grosse e gustose, no?

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Coltivare le ciliegie

ciliegeCari Amici,
rigogliosi saluti!

Siamo nella stagione delle ciliegie! Oggi vorrei quindi parlarvi della coltivazione dell’albero di ciliegio e dei suoi dolcissimi frutti.

Li state raccogliendo? Li state mangiando? Mi auguro di sì, perché le ciliegie fanno molto bene da ogni punto di vista: sono dietetiche (soddisfano il palato con pochissime calorie), antinfiammatorie, digestive, ricchissime di vitamine e sali minerali, e pare che proteggano anche dalle malattie cardiovascolari!

Un altro buon motivo per coltivare il ciliegio è che non è una pianta difficile. Richiede parecchio spazio, però, soprattutto se volete coltivare il ciliegio dolce, quello che produce i frutti che abitualmente consumiamo e che raggiunge 4-8 metri di altezza; se invece preferite il ciliegio acido, che produce le amarene, le dimensioni sono un po’ inferiori.

Come terreno, il ciliegio preferisce terreni non troppo argillosi e soprattutto ben drenati, perché le malattie che teme di più sono quelle fungine: anche dal punto di vista del clima, ciò che teme di più è l’eccessiva umidità e le pioggie abbondanti, mentre tollera abbastanza bene il freddo (anche se a volte viene danneggiato dalle gelate tardive).

Per il resto, le sue esigenze sono abbastanza limitate, sia come acqua che come fertilizzazione, perché l’apparato radicale è molto ampio e quindi riesce a coprire un’area piuttosto grande e non esaurisce il terreno. Tuttavia, si può somministrare un fertilizzante a base di azoto, fosforo e potassio al momento della ripresa vegetativa, ed eventualmente ancora azoto dopo la raccolta, soprattutto se è stata abbondante.

Il ciliegio non necessita di particolari potature, se non per diradare in caso diventi troppo fitto o per eliminare rami malati o esauriti. Per il resto, meno si taglia, meno rischi si corrono: i funghi sono sempre in agguato per attaccare il nostro ciliegio!
Un altro pericolo, più per le ciliegie che per l’albero, sono gli uccelli, che ne vanno letteralmente ghiotti. Per proteggerle, potete sistemare delle reti apposite. Noi non dovremmo avere questo problema, qui in Tercomposti, perché la nostra Rosa Canina trova che non ci sia niente di più divertente che correre dietro agli uccelli e farli alzare in volo spaventatissimi; se non fosse che, poi, le ciliegie le mangia lei – e siccome non ha pazienza, le ruba dall’albero quando sono ancora acerbe!

Del resto, stabilire il grado di maturazione delle ciliegie soltanto a occhio è difficile, perché spesso diventano rosse quando ancora non sono pronte a essere raccolte. L’unico modo è assaggiarle! Quando sono dolci al punto giusto, si possono raccogliere: bisogna afferrare il peduncolo e tirare perpendicolarmente rispetto all’asse del ramo. È importante procedere nel modo giusto perché raccogliere le ciliegie nel modo sbagliato può danneggiare il ramo o il frutto, che rischia di marcire più in fretta.

Le ciliegie raccolte vanno poi consumate in fretta: possono durare uno o due giorni in frigorifero, ma si lasciano mangiare così facilmente che di solito finiscono molto prima!

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Coltivare e raccogliere i carciofi

carciofiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Mi fate compagnia mentre raccolgo i carciofi? Clematidia mi ha chiesto di prenderne un po’ in modo che possa cucinarli per pranzo.

Dice che fanno bene, non soltanto – com’è noto – perché aiutano a combattere lo stress, ma anche perché agiscono contro il colesterolo e contengono antiossidanti, che aiutano a prevenire le malattie cardiovascolari. A dire il vero, lo sapevo già, e poi non c’è bisogno di convincermi, dato che adoro i carciofi… ma era così entusiasta che l’ho lasciata parlare!

Eccoci nella carciofaia. Questo è il momento di raccogliere i capolini dei carciofi: sono ancora verdi e ben chiusi, ma già abbastanza grossi. Se li lasciassimo sulla pianta prenderebbero un colore rosso e comincerebbero ad aprirsi, diventando infiorescenze bellissime, ma – ahimè – non più commestibili. Siamo dunque costretti a scegliere tra la gastronomia e l’estetica. In questo caso specifico, personalmente non ho dubbi.

Per raccoglierli, faccio in questo modo: taglio le teste insieme a circa 20 centimetri di gambo, utilizzando un coltello affilato o una cesoia. Il prossimo inverno, quando le foglie saranno ingiallite, taglierò il gambo principale all’altezza del terreno, prima di coprire con la paglia il terreno intorno alla pianta, per proteggerla dal freddo, che il carciofo teme molto. Lascerò invece i polloni, che serviranno per moltiplicare le piante.

Uno dei sistemi più diffusi per impiantare i carciofi, infatti, è quello tramite carducci o polloni. In primavera, asporto dalle vecchie piante tutti i polloni tranne un paio. Con quelli asportati si possono ottenere nuove piante: bisogna scegliere un luogo aperto (la coltivazione del carciofo richiede un certo spazio), in pieno sole e con un terreno ben drenato. Lavoro il terreno vangandolo bene e incorporando del letame e del fertilizzante. Poi prelevo i polloni, che devono essere alti almeno 25 centimetri e avere già un buon numero di radici e almeno 4 o 5 foglie ben sviluppate; quindi li trapianto nella loro nuova collocazione, a due a due, a 15 centimetri l’uno dall’altro e a 1 metro dal resto.

Faccio attenzione a mantenere il terreno al livello a cui era prima, e taglio via un quarto della loro parte superiore. A questo punto li irrigo bene perché possano attecchire. A febbraio, poi, concimerò sia le piante nuove che quelle vecchie.

In linea di massima, coltivare i carciofi non è facilissimo, ma dà molta soddisfazione. Soprattutto nella fase a cui mi accingo adesso… cioè la consumazione! Buon appetito a tutti!

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