Coltivare le zinnie

zinnieCari Amici,
rigogliosi saluti!

Coltivare le zinnie è un ottimo modo per mantenere fiorito e colorato il proprio giardino anche verso la fine dell’estate. Infatti la zinnia con le sue corolle accese rappresenta un tocco di vita sia nei giardini che nelle case, come fiore reciso.

La coltivazione della zinnia

Le zinnie richiedono irrigazioni regolari per dare il meglio di sé nella fioritura. Gradiscono anche la fertilizzazione, soprattutto a base di fosforo e calcio. Se non recidete i fiori ma lasciate che esprimano tutta la loro bellezza sulla pianta, ricordate poi di eliminare i fiori appassiti con la cimatura.

Il terreno adatto per le zinnie

La zinnia richiede un terreno soffice e soprattutto ben drenato. Infatti, pur temendo la siccità, viene danneggiata dai ristagni di umidità. Per il resto una posizione soleggiata ma riparata e un clima mite dovrebbero assicurarle il giusto benessere.

Piantare le zinnie

Le zinnie si possono seminare in primavera, direttamente nel terreno. Temono però il gelo, quindi se vivete in una zona a clima rigido vi consiglio di seminarle sotto vetro, oppure comprarle già nei vasetti e trapiantarle più avanti.
In ogni caso, tenete presente che per star bene e produrre fiori di grandi dimensioni le zinnie hanno bisogno di spazio: tra i 20 e i 40 centimetri tra una pianta e l’altra, a seconda delle dimensioni della varietà, oppure una sola pianta per ogni vaso se non coltivate in piena terra.

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Bouganvillea: le risposte

quiz_bouganvilleCari Amici,
rigogliosi saluti!

Eccovi le risposte al quiz sulla bouganvillea:

Da dove viene la Bouganvillea?

  1. dall’Europa
  2. dal Sud America
  3. dall’Africa.


La risposta giusta è B: dal Sud America.
Fu importata in Europa dal Brasile nel 1700 dal navigatore Louis Antoine de Bouganville.


Che cosa sono le brattee?

  1. dei parassiti
  2. una particolare varietà di Bouganvillea
  3. le foglie trasformate vicino al fiore.


La risposta giusta è C: le foglie trasformate vicino al fiore.
Sono larghe e colorate e sono loro che fanno bella la fioritura della Bouganvillea: i fiori veri e propri, infatti, sono piccolissimi.


Come si pota la Bouganvillea?

  1. vigorosamente, in primavera
  2. si eliminano solo i rami secchi, a febbraio
  3. la Bouganvillea non si pota affatto.


La risposta giusta è B: si eliminano solo i rami secchi, a febbraio.
La Bouganvillea fiorisce sui rami degli anni precedenti, quindi conviene eliminare solo quelli secchi o deboli, ed eventualmente accorciare un pochino i rami laterali.


La Bouganvillea sopporta il gelo?

  1. nelle zone a clima temperato sopravvive anche all’esterno
  2. assolutamente no: si coltiva solo in vaso per poter essere portata al riparo
  3. può essere coltivata in piena terra: sopravvive anche alle temperature invernali.


La risposta giusta è A: nelle zone a clima temperato sopravvive anche all’esterno.
Dove gli inverni sono rigidi conviene coltivarla in vaso e portarla all’aperto soltanto da maggio in poi.


Se la Bouganvillea mostra una scarsa fioritura e perde le foglie, cosa significa?

  1. ha sofferto la carenza di luminosità
  2. ha sofferto la carenza d’acqua
  3. ha sofferto la carenza di fertilizzante.


La risposta giusta è A: ha sofferto la carenza di luminosità.
La Bouganvillea infatti richiede molta luce.

pubblicato da Dottor Belfusto in Assistente cercasi, I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare l’oleandro

oleandroCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei rispondere a Lucia, che mi chiede: “Ma è vero che l’oleandro è velenoso?

Cara Lucia, è vero: l’oleandro è una pianta tossica. Si racconta addirittura che durante le campagne militari in Italia alcuni soldati di Napoleone siano morti per aver cotto la carne sulla brace utilizzando come spiedi dei rami di oleandro… Nella vita di ogni giorno, l’oleandro può a volte uccidere o lasciare intorpiditi gli animali selvatici, ma sicuramente non è una minaccia per l’uomo, anche perché è difficile ingerirlo per sbaglio: ha un sapore molto amaro e sgradevole. Anche gli animali domestici di solito non dimostrano alcuna propensione a mordicchiare gli oleandri, anche se a volte ne ricercano l’ombra.

D’altro canto l’oleandro è una pianta molto bella e facile da coltivare, quindi con un pizzico di attenzione (compresa l’accortezza di lavarsi le mani dopo averlo toccato) può ornare i nostri giardini senza pericolo.
L’oleandro non è per niente esigente quanto a terreno: cresce davvero dappertutto, purché ci sia un buon drenaggio. Ha qualche richiesta in più invece per quanto riguarda il clima: l’oleandro ama il sole, ma va tenuto in posizioni riparate dalle correnti d’aria e soprattutto teme il gelo. Se lo coltiviamo in piena terra, quindi, d’inverno andrà protetto con paglia e tessuto-non tessuto.

D’estate ci regalerà una bellissima e lunghissima fioritura: se il clima è mite, può durare fino a ottobre! Per sostenere la pianta durante questo “sforzo”, bisogna non farle mai mancare l’acqua e concimarla ogni dieci giorni circa. I fiori vanno eliminati appena appassiti, sia per dare forma alla pianta, sia per stimolare la produzione di nuovi fiori: accorciamo anche della metà i rami principali, e potiamo a 10 centimetri quelli laterali.

L’estate è anche la stagione giusta per moltiplicare l’oleandoro per talea: tagliamo un ramo giovane, senza fiori, lungo circa 20-30 centimetri e togliamo tutte le foglie tranne il ciuffetto in cima. Quelle che rimangono andranno però tagliate a metà, per limitare l’evaporazione. Mettiamo poi il rametto in un vaso con terra e sabbia e mettiamolo in una posizione luminosa ma riparata, tenendo il terreno umido. L’anno successivo si può rinvasare in contenitori più grandi o trapiantare in piena terra. Ricordiamoci che l’oleandro in vaso ha bisogno di un contenitore pià profondo che largo, perché le sue radici tendono a espandersi verso il basso.

In alternativa, in autunno si può moltiplicare l’oleandro a partire dai polloni che si sviluppano lateralmente, prelevandoli e interrandoli come se fossero talee. Dopo due anni la nuova pianta comincerà già a fiorire!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare la Bouganvillea

quiz_bouganvilleCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi riprendo la mia ricerca di un assistente, giocando insieme a voi. Rispondete alle domande nei commenti: tra circa un mese, come al solito, pubblicherò le risposte corrette.

L’argomento di questo mese è un bell’arbusto rampicante, la Bouganvillea.

Da dove viene la Bouganvillea?

  1. dall’Europa
  2. dal Sud America
  3. dall’Africa.


Che cosa sono le brattee?

  1. dei parassiti
  2. una particolare varietà di Bouganvillea
  3. le foglie trasformate vicino al fiore.


Come si pota la Bouganvillea?

  1. vigorosamente, in primavera
  2. si eliminano solo i rami secchi, a febbraio
  3. la Bouganvillea non si pota affatto.


La Bouganvillea sopporta il gelo?

  1. nelle zone a clima temperato sopravvive anche all’esterno
  2. assolutamente no: si coltiva solo in vaso per poter essere portata al riparo
  3. può essere coltivata in piena terra: sopravvive anche alle temperature invernali.


Se la Bouganvillea mostra una scarsa fioritura e perde le foglie, cosa significa?

  1. ha sofferto la carenza di luminosità
  2. ha sofferto la carenza d’acqua
  3. ha sofferto la carenza di fertilizzante.


Aspetto le vostre risposte!

pubblicato da Dottor Belfusto in Assistente cercasi, I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (1) commento

Passiflora: le risposte

passifloraCari Amici,
rigogliosi saluti!

Eccovi le risposte al quiz sulla passiflora:

La passiflora sopporta il gelo?

  1. sì, senza problemi
  2. dipende dalle varietà, ma in linea di massima sì
  3. dipende dalle varietà, ma in linea di massima no.


La risposta giusta è C: dipende dalle varietà, ma in linea di massima no.
La Passiflora cerulea è l’unica che sopravvive fino a -10°C. In ogni caso, se la passiflora è in esterno, conviene proteggerla dal freddo con pacciamatura e tessuto non tessuto. L’ideale è coltivarla in verande o serre, riscaldate o non riscaldate.


Che terreno amano le passiflore?

  1. terreno argilloso
  2. lavorato in profondità ed eventualmente alleggerito con sabbia
  3. acido o sub-acido.


La risposta giusta è B: lavorato in profondità ed eventualmente alleggerito con sabbia.
La passiflora infatti ha un apparato radicale molto sviluppato che ama installarsi in profondità.


Come si annaffia la passiflora?

  1. non richiede molta acqua
  2. va innaffiata abbondantemente in tutte le stagioni
  3. un elevato apporto idrico è necessario solo nella stagione calda.


La risposta giusta è C: un elevato apporto idrico è necessario solo nella stagione calda.
In autunno-inverno è sufficiente mantenere appena umido il terreno. In ogni caso bisogna stare attenti a evitare ristagni.


Cosa succede se si fertilizza troppo?

  1. non è mai troppo
  2. la passiflora soffre
  3. la passiflora produce pochi fiori.


La risposta giusta è C: la passiflora produce pochi fiori.
Si assiste infatti a una grande crescita della parte verde a discapito della fioritura. Per questo in estate conviene fertilizzare ogni dieci giorni, ma sempre con un occhio alla crescita della pianta, per interrompere se è il caso.


Come si pota la passiflora?

  1. ci si limita ad asportare i fiori appassiti
  2. vigorosamente, tra febbraio e marzo
  3. solo se la pianta soffre.


La risposta giusta è B: vigorosamente, tra febbraio e marzo.
Si tagliano eventuali rami danneggiati dal freddo e si accorciano i laterali fino a 15 centimetri dal ramo principale.

Congratulazioni a Mara, che guadagna un punto verde e mezzo e sale a sette punti verdi e mezzo! A seguire, Linda con un punto verde e mezzo e, Chiara con un punto verde e Nini con mezzo punto verde. Presto il nuovo quiz, continuate a rispondere!

pubblicato da Dottor Belfusto in Assistente cercasi, I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare l’hemerocallis o bella di giorno

hemerocallisCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei parlarvi dell’hemerocallis, o bella di giorno.

Sapete perché si chiama così? I suoi fiori durano un giorno soltanto! Per fortuna la fioritura è talmente abbondante che ogni fiore appassito viene immediatamente rimpiazzato, sopratutto se avremo l’accortezza di asportare sempre i fiori appassiti. Se di contro la fioritura (che di solito avviene tra giugno e agosto) apparisse stentata, forse abbiamo innaffiato troppo poco: ricordiamoci che nei mesi più caldi bisogna irrigare ogni giorno!

L’hemerocallis è una bulbosa, che somiglia un po’ al giglio, ma che ormai si trova sotto forma di ibridi molto diversi tra loro. Uno dei più famosi è la Stella de Oro, che ha fiori giallo-oro e forma a imbuto e richiede pochissima manutenzione.

In effetti tutti i tipi di Hemerocallis sono piuttosto adattabili. Preferiscono stare in piena terra, ma possono vivere anche in vaso, purché sia ampio e profondo. Amano l’esposizione al sole, e se ne ricevono troppo poco la fioritura potrebbe risentirne.

Il terreno invece dovrebbe essere ben drenato e fertile; a primavera si può mescolare del terricciato di letame maturo, e prima dell’estate somministrare del fertilizzante a lento rilascio. Non bisogna però fertilizzare dopo il mese di agoso, perché la pianta deve potersi preparare al riposo invernale.

Da luglio a settembre si possono anche moltiplicare per divisione dei cespi. Se una pianta mostra una fioritura inferiore alle aspettative, significa che è un buon momento per farlo: si dividono i cespi e si ricollocano a 50 centimetri di distanza l’uno dall’altro.

Una cosa da sapere è che la bella di giorno è un rifugio amato dalle lumache, che non le attaccano ma le eleggono a propria protezione. Se si trovano danni da lumaca nelle vicinanze, quindi, potrebbe essere una buona idea esplorare un po’ le vostre hemerocallis alla ricerca delle responsabili!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare l’ipomea o campanella rampicante

campanellaCari Amici,
rigogliosi saluti!

In questi giorni avete anche voi in giardino o sul balcone una cascata di campanelle colorate arrampicata su un muro o su un tutore? In questo caso, avete sicuramente una ipomea, o campanella rampicante!

Avete notato il comportamento dei suoi fiori? Si aprono al mattino presto e poi si richiudono nel corso della giornata…

L’ipomea è considerata una pianta annuale, ma se gli inverni non sono troppo rigidi può sopravvivere anche per più anni. Può stare benissimo in piena terra, arrampicandosi su pareti o stendendosi sul prato, oppure in vasi di almeno 12 centimetri di diametro. Teme il vento, però: l’importante è trovarle una posizione riparata.

Il suo sviluppo, infatti, può essere guidato su tutori o sostegni di vario genere, oppure si può lasciare che l’ipomea ricada, magari per abbellire balconi e terrazzi.

La semina si effettua tra marzo e aprile. I semi vanno lasciati in acqua 24 ore oppure incisi prima della semina. Vanno interrati a circa un centimetro di profondità, mettendo 2 o 3 semi alla volta.

L’ipomea innaffiature moderate e regolari, ma soprattutto bisogna che il terreno rimanga sempre umido: per questo si consiglia di spargere una pacciamatura di corteccia intorno alle radici. Oltre all’acqua, l’ipomea richiede che sia somministrato del concime per piante da fiore, all’incirca ogni 15 giorni. In questo modo saremo sicuri di avere una splendida fioritura, che sia bianca, gialla, rosa, porpora, viola o blu…

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare le dalie

dalieCari Amici,
rigogliosi saluti!

Non manca più molto prima che le dalie fioriscano e ci regalino i loro splendidi colori!

Pensate che un tempo, in Messico (terra d’origine di questi fiori), i tuberi delle dalie venivano considerati una fonte di nutrimento. Oggi preferiamo farci allietare dalle loro belle fioriture, che possono avere colori e forme molto diversi. Tra i fiori delle dalie ci sono quelli a palla, a collaretto, a cactus, a pompon, a fiore d’anemone… insomma, proprio per tutti i gusti!

I tuberi si piantano tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, a una profondità di 15 centimetri, e mantenendo una distanza tra gli uni e gli altri che va dai 60-90 centimetri ai 40 delle varietà per aiuola. Se scegliamo una varietà destinata a diventare molto alta, quando interriamo il tubero conviene già sistemare anche il tutore: se lo facessimo più avanti potremmo inavvertitamente danneggiare la pianta.

La posizione in cui le piantiamo deve ricevere luce, sole e aria. Può anche essere in ombra nel pomeriggio, ma è importante che non lo sia sempre: la dalia ama la luce. Ama anche l’acqua, soprattutto d’estate, quando deve essere innaffiata ogni 3-5 giorni; appena piantata, invece, richiede irrigazioni meno frequenti. Anche le concimazioni devono essere regolari.

Quando i getti sono alti 10 centimetri, si può cominciare a sfoltirli, mentre bisogna aspettare che siano alti 20 centimetri per praticare la cimatura, ovvero il taglio della parte superiore. Se la varietà è a fiori grandi, alla comparsa dei boccioli si può decidere di praticare la “sbocciolatura“, cioè eliminare tutti i “bottoncini” tranne uno, quello centrale: in questo modo avremo un unico fiore, ma grande e bellissimo, perché beneficerà di tutta l’energia della pianta.

Quando i fusti sono alti 30 centimetri (di solito più o meno in questo periodo) è il caso di stendere sul terreno uno strato di pacciamatura (paglia secca, torba oppure stallatico), senza farlo aderire direttamente al fusto. Questa operazione limiterà la crescita di erbe infestanti, che comunque andranno controllate ed estirpate con una zappa (facendo attenzione a non danneggiare le radici, però!).

E dopo l’estate? Se le vostre dalie sono di pregio, vi consiglio senz’altro di ritirare i tuberi dal terreno, dove il tempo umido potrebbe facilitare l’azione di batteri e funghi!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare i capperi

capperiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Capperi!
No, non era un’esclamazione, ma l’argomento di oggi: la coltivazione della pianta di cappero.

Tutti conosciamo i capperi e il loro sapore intenso; forse non tutti sappiamo che cos’è il cappero. In effetti, i capperi sono i fiori della pianta, o per meglio dire i boccioli non ancora schiusi. Se non vengono raccolti, diventano dei bellissimi fiori bianchi o rosati, grandi all’incirca come una rosa selvatica e dotati di lunghissimi stami. La loro vita è brevissima: si aprono al mattino e non durano che qualche ora.

In effetti, da un po’ di tempo a questa parte si consumano anche i frutti del cappero, per esempio come accompagnamento agli aperitivi: sono delle bacche verdi, dal sapore un po’ più delicato rispetto ai fiori. Vengono raccolte prima della maturazione, altrimenti diventerebbero rosse e rilascerebbero una miriade di semini neri, della cui diffusione si occuperebbero insetti e uccelli.

Le piante di cappero crescono spontanee sui muri e sulle rupi calcaree, in tutto il bacino del Mediterraneo. Per quanto riguarda la coltivazione… be’, è inutile girarci intorno: coltivare i capperi non è facile. Soprattutto, è molto difficile seminare i capperi, perché hanno una germinabilità molto bassa. Si può provare a seminare in marzo, in un miscuglio di sabbia, calcinaccio e terriccio, in vasi tenuti in un ambiente caldo, e portarli all’aperto solo quando le piante raggiungono i due anni di età. Si può anche provare a seminarli direttamente in un mattone forato, che poi dopo due anni potrà essere murato nel posto desiderato. Un altro sistema che viene usato è racchiudere i semi in un fico maturo, infilato poi insieme al terriccio nelle fessure del muro.

Si può anche provare a moltiplicare il cappero per talea, d’estate, prelevando un pezzo di ramo lungo 7-10 centimetri, ma forse il modo più sicuro è acquistare la piantina al vivaio e provare a metterla a dimora in giardino, o in un vaso pieno di terriccio e di un buono strato di cocci frantumati.

La raccolta comincia a maggio e continua in modo scalare durante tutta la fioritura. I boccioli possono essere raccolti a diversi gradi di maturazione, a cui corrispondono diversi tipi di cappero. Una volta raccolti, non si possono consumare subito: sarebbero amarissimi! Bisogna metterli sott’aceto o sotto sale.

Per conservarli sotto sale, raccoglieteli insieme a due centimetri di gambo, lavateli bene e lasciateli asciugare un paio d’ore al sole, su un canovaccio. Poi metteteli in un vasetto, alternando uno strato di sale grosso e uno di capperi, concludendo con uno strato spesso di sale grosso. Ricordate che al momento di consumarli conviene lavarli bene, e comunque condire il piatto con poco sale, perché i capperi saranno molto saporiti.

Sott’aceto, invece, i capperi lavari e scolati vanno lasciati riposare nel sale grosso per un paio di giorni e poi riposti insieme a un po’ di quel sale in un vasetto. Intanto, mettete sul fuoco un litro di aceto bianco insieme a due foglie di alloro, qualche foglia di basilico e qualche chiodo di garofano e fate bollire per un paio di minuti, poi versate il composto nel vasetto. Lasciate raffreddare e poi chiudere ermeticamente… e buon appetito!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare le petunie

petunieCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei dedicare la nostra chiacchierata alla coltivazione della petunia, l’altra pianta “regina dei balconi” d’estate, insieme ai gerani.

Oggi ci sono petunie di tutti i tipi, ma non è sempre stato così: è dal 1700 che la petunia è arrivata in Europa dal Brasile, e in questi secoli l’uomo si è divertito a creare ibridi di tutti i colori e di diverse forme. Così oggi troviamo petunie quasi di ogni sfumatura, anche screziate o bicolori, e di diverse fogge, come la famosissima Surfinia, una petunia ricadente creata in Giappone e ormai diffusissima.

Tutto questo per dire che avete solo l’imbarazzo della scelta nel decidere quali petunie fanno al caso vostro e del vostro balcone (o del vostro giardino, perché – nonostante siano tra le piante in vaso più diffuse – le petunie vanno benissimo anche per le aiuole!). Una volta fatta la vostra scelta, la coltivazione delle petunie non è difficile. Sono piante resistenti e danno una grande soddisfazione: offrono infatti fioriture lunghissime, ancor più nel caso della Surfinia. Bisogna solo ricordare alcune linee guida.

Le irrigazioni dovrebbero essere costanti e regolari. In vaso, l’ideale sarebbe bagnarle tutti i giorni d’estate. Ovviamente non vi dico di rinunciare alle vacanze per innaffiare le petunie, però potrebbe essere una buona idea cercare qualcuno a cui affidarle, oppure predisporre un sistema di irrigazione automatica, se state via a lungo. Spostarle all’ombra, inoltre, diminuisce il rischio di disidratazione.

Le petunie richiedono di essere nutrite con concime per piante da fiore, circa ogni 10 giorni da maggio fino ad agosto/settembre. Probabilmente, intorno a luglio le piante cominceranno a mostrare segni di affaticamento (… provate voi a fiorire ininterrottamente per tutta l’estate!). Per aiutarle, sarà sufficiente lasciarle riposare un paio di settimane: spostarle in una posizione a mezz’ombra, sospendere la concimazione e asportare i fiori appassiti. Dopo una quindicina di giorni saranno pronte a tornare al sole e riprendere la fioritura con nuovo vigore!

Le petunie non amano la pioggia. Se restano esposte a piogge abbondanti o a temporali, potrebbero riportare dei danni. Se vedete che dopo qualche ora non si sono riprese, è il caso di intervenire e asportare le parti danneggiate. Svuotate anche il sottovaso e aspettate che il terriccio si sia ben asciugato, prima di innaffiare di nuovo.

Per avere fioriture sempre abbondanti, basta potare regolarmente: quando il fiore appassisce, si può tagliare il ramo che lo porta. In questo modo si stimola la formazione di nuovi boccioli, e dai rami tagliati si possono ottenere talee da mettere nel terriccio umido per creare nuove piantine di petunia!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento