Far rifiorire le stelle di Natale

piante_nataleCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi rispondo a Diana, che mi chiede: “La stella di Natale dell’anno scorso è sopravvissuta, ma non sembra che quest’anno voglia fiorire. Come devo fare?

Cara Diana, il segreto è nella luce: la stella di Natale, infatti, forma i boccioli solo quando la luce diurna dura meno di 12 ore. Per farla fiorire, quindi, bisogna avere l’accortezza, già da ottobre-novembre, di spostarla in un posto buio per 14-15 ore. Nelle ore di luce può restare scoperta, ma l’importante è che non ti dimentichi delle ore di buio! Se non hai seguito questo programma, è normale che la tua stella di Natale non si stia colorando e non stia producendo i boccioli. Semplicemente, non ha capito che è ora di farlo!

Prendersi cura della stella di Natale per il resto dell’anno non è difficile. Può stare in casa, tra i 16 e i 25 °C, e nella bella stagione può anche avventurarsi all’aperto, purché non sia esposta alla luce diretta del sole e alle correnti d’aria fredda.

Quando perde le foglie, dopo la fioritura, si devono recidere gli steli a 10 centimetri dalla base, fermando la perdita della linfa biancastra con un panno inumidito di acqua calda. La pianta va poi collocata in una posizione luminosa e non fredda, mantenendo il terreno quasi asciutto per un mese.

Intorno a maggio, la stella di Natale comincerà a crescere. A questo punto conviene rinvasarla, con un terriccio a base di torba, e irrigarla aggiungendo ogni due settimane un fertilizzante liquido. Fino a settembre è il caso di cimare regolarmente gli apici degli steli e di potare la stella di Natale lasciando soltanto 5 o 6 steli principali. Da ottobre, poi, si comincia la cura del buio…

Queste sono le linee guida da seguire per avere una bella fioritura proprio per Natale, e poter utilizzare la stella di Natale come splendida decorazione viva per le nostre case!

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Piantare le iris bulbose

iris_bulboseCari Amici,
rigogliosi saluti!

Proseguo il discorso sulle splendide iris: oggi parliamo di come piantare le iris bulbose!

Piantare le iris bulbose

La piantagione dei bulbi di iris va fatta in settembre-ottobre, scegliendo un angolo soleggiato. Il terreno dovrà essere ben drenato, possibilmente preparato con letame maturo e buon terriccio. Interriamo i bulbi alla profondità di circa 10-15 centimetri, lasciando una distanza di 15-20 centimetri tra un bulbo e l’altro.

Piantare le iris in vaso

Le iris bulbose possono essere coltivate anche in vaso, e possono essere sistemate a decorare anche posizioni molto scomode perché, una volta piantati e annaffiati, non hanno bisogno di altro.
Ecco alcune varietà adatte alla coltivazione in vaso:
Iris xiphium, che raggiungono un’altezza di 45-60 centimetri;
Iris juno, che sono alte 30-60 centimetri e richiedono contenitori molto profondi, perché hanno radici carnose;
Iris reticulata, che sono alte tra i 10 e i 20 centimetri e hanno la particolarità di fiorire tra dicembre e marzo. Dopo la fioritura, richiedono di essere nutrite ogni 15 giorni con un fertilizzante liquido completo finché le foglie non ingialliscono: così, la fioritura dell’anno dopo sarà ancora bellissima.

Moltiplicare le iris bulbose per divisione

Per moltiplicare la nostra pianta di iris, aspettiamo che le foglie siano completamente secche e poi estraiamo il bulbo dal terreno. Dividiamolo delicatamente e lasciamolo asciugare. Li ripianteremo nel normale periodo di piantagione dei bulbi.
In linea di massima, lasciare i bulbi in terra durante l’inverno o meno dipende dalle varietà di iris che abbiamo!

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Coltivare le iris barbate

iris_barbateCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei parlarvi di un fiore che illuminerà i nostri giardini la prossima primavera con i suoi splendidi colori. Proprio in onore di questi colori è stato chiamato iris, come la dea greca dell’arcobaleno!

Il terreno per le iris barbate

Le iris si dividono in due grandi gruppi: le iris rizomatose, cioè dotate di rizomi, una sorta di fusti sotterranei, e le iris bulbose. Oggi parleremo delle iris rizomatose. Ne esistono di molte varietà: le più note sono le iris barbate.
Come la maggior parte delle iris, le iris barbate amano un terreno ricco, con molto humus e ben drenato; molte prediligono un ambiente un po’ acido. Prima di piantare le iris, possiamo arricchire il terreno con composto organico; se presenta troppa argilla, dovremo correggerlo con un po’ di sabbia per migliorare il drenaggio.

Piantare le iris barbate

Le iris barbate vanno messe a dimora dopo l’estate, a settembre. Scaveremo una buca inclinata, dall’altezza del suolo fino a 10 centimetri di profondità, con la parte inclinata rivolta verso il sole. Taglieremo le foglie troppo lunghe dando loro la forma di un ventaglio e poi allargheremo le radici, disponendole sul fondo della buca. Quindi copriremo di terriccio, lasciando esposta la parte alta del rizoma.

Coltivare le iris barbate

Dopo la piantagione, innaffiamo in modo continuativo per tre settimane. Durante l’inverno, eliminiamo le foglie secche, accorciamo quelle che stanno crescendo troppo e controlliamo che il gelo non sollevi il rizoma: in questo caso, non dovremo assolutamente spingerlo giù perché rischieremmo di romperlo. Meglio proteggerlo spargendo della sabbia.
A marzo, nutriamo il terreno con del buon terriccio e del fertilizzante a base id cornunghia.
Intorno a maggio compariranno i fiori: se abbiamo una varietà di iris alta, dovremo sostenerla con dei tutori. Dopo la fioritura, gli steli delle iris vanno eliminati. Se si sono formati rizomi laterali, taglieremo lo stelo rasente al rizoma, per evitare ristagni d’acqua; altrimenti lo taglieremo all’altezza del fiore più basso.

Moltiplicare i rizomi delle iris barbate

Adesso potrebbe essere un buon momento per moltiplicare le iris barbate per divisione dei rizomi. Questa è un’operazione che può essere effettuata ogni 3-4 anni e si può fare anche subito dopo la fioritura. Non dobbiamo aver paura di farlo: alla pianta farà bene. I rizomi infatti si ramificano appena sotto la superficie e potrebbero sottrarre luce e nutrimento alle radici.
Cosa fare allora? Con una forca possiamo estrarre il rizoma dal terreno e ripulirlo bene dalla terra, facendo attenzione a non danneggiare le radici. Con un coltello affilato, separiamolo in porzioni, in modo che ciascuna abbia uno o due gruppi di foglie a ventaglio; se il rizoma è cresciuto molto possiamo pensare di eliminare le parti più vecchie, magari già esaurite. A questo punto possiamo trapiantare i nuovi rizomi “figli”. Ormai sono pronti alla vita autonoma! :-)

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Piantare i ranuncoli

ranuncoliCari Amici,
rigogliosi saluti!

Come avete letto nel post dei giorni scorsi, la nostra Clematidia pensa già alla bella stagione. E fa bene: per avere delle belle fioriture in primavera dobbiamo cominciare a prepararci adesso: un buon modo per cominciare è quello di piantare i ranuncoli!

I ranuncoli sono dei bei fiori dotati di radici tuberose. Si possono trovare di ogni colore, tranne blu e verdi, e di diverse forme: con fiori doppi, semidoppi, stradoppi, a peonia…

Piantare i ranuncoli

Per piantare i ranuncoli, prendiamo delle cassette o delle ciotole e sistemiamo le radici a circa 4-5 centimetri di profondità e 10-15 di distanza gli uni dagli altri. Innaffiamo abbondantemente subito dopo. Possiamo piantare anche altri fiori della stessa cassetta: per esempio anemoni, o fresie…
Quando cominceranno a crescere, potrebbero avere bisogno di tutori per sostenerli.
Possiamo piantare i ranuncoli anche in piena terra: al Nord, però, potrebbero avere difficoltà a sopravvivere al gelo invernale. Possiamo proteggerli con tessuto-non tessuto, oppure piantare direttamente in primavera le varietà a fioritura estiva. Con l’inverno, poi, una volta seccata la parte aerea estrarremo le radici e le terremo al riparo.

Coltivare i ranuncoli

Le esigenze dei ranuncoli sono una posizione in pieno sole (dovrebbero prenderne almeno 4 ore al giorno) e un terreno ben drenato e ricco. Possiamo somministrare del concime organico in primavera per aiutare le nostre piantine!
I fiori saranno splendidi e, se li avremo piantati in modo scalare (circa ogni 15 giorni), la fioritura durerà tutta la primavera. Possiamo decidere di tagliare i fiori o, se troviamo che diano il meglio di sé nel loro luogo naturale, aspettare che siano sfioriti prima di cimarli.

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Coltivare il gelsomino

gelsominoCari Amici,
rigogliosi saluti!

E’ quasi il momento di mettere a dimora le piante di gelsomino!

Se avete una bella posizione in pieno sole, o se cercate una bella pianta da coltivare in vaso, fateci un pensiero. Di gelsomino ci sono tantissime varietà, di tutte le dimensioni e di diversi colori (bianco, giallo, rosa), rampicanti o arbustivi: troverete sicuramente quello che fa per voi.

Mettere a dimora il gelsomino

Scegliete come prima cosa la varietà, tenendo presente anche la sua resistenza al freddo. Quando avete individuato il gelsomino che fa per voi, decidete dove metterlo a dimora. Come dicevo, occorre una posizione in pieno sole e del terreno fertile e ben drenato. Il momento giusto è ottobre: sistemate il gelsomino in un’ampia buca e ricordate che per i primi anni richiede innaffiature costanti.

Coltivare il gelsomino

Le piante in vaso vanno annaffiate regolarmente e abbondantemente, quelle in piena terra soprattutto nei periodi di siccità; in inverno è meglio diradare (ma non interrompere) le irrigazioni.
A Marzo possiamo somministrare un po’ di concime per piante da fiore, per rinvigorire la fioritura che comincerà a maggio e continuerà fino ad agosto.
I gelsomini potrebbero essere attaccati da afidi o cocciniglie: tenete quindi un occhio attento alla presenza di questi malandrini!

Moltiplicare per talea il gelsomino

Settembre è il momento di moltiplicare il gelsomino per talea. Preleviamo un rametto tagliandolo all’attaccatura con il ramo, poi accorciamolo fino a  12 centimetri di lunghezza. Immergiamo la sua parte inferiore in una polvere radicante, poi piantiamolo in un vasetto, annaffiamo e copriamo il vasetto con un sacchetto di plastica bucherellato. Dovrebbero volerci 40-45 giorni prima di vedere i primi germogli: a questo punto, rinvasiamolo in un vaso più grande e predisponiamo un sostegno a cui si possa appoggiare.

Buon gelsomino a tutti!

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Coltivare il colchico autunnale

colchico_autunnaleCari Amici,
rigogliosi saluti!

L’estate volge al termine ed è il momento di cominciare a occuparci delle piante destinate a rallegrarci nel periodo autunnale. Per esempio, il colchico, che colorerà di rosa i nostri prati fino a novembre!

Il colchico autunnale è una piccola bulbosa che si mette a dimora tra luglio, agosto e la prima metà di settembre: dopo circa un mese comincerà a produrre dei bei fiori, simili al crocus come forma, ma di colore rosa – o al massimo, nel caso di alcune varietà specifiche, viola, bianco o blu. Una buffa caratteristica del colchico è che in questa fase sarà completamente privo di foglie: queste appariranno solo più avanti, in primavera!

Piantare il colchico autunnale

Il colchico ama posizioni soleggiate o a mezz’ombra: è frequente vederli come un colorato tappeto sotto gli alberi. Come terreno, il colchico preferisce quelli freschi, ben drenati, ricchi di humus e con una tendenza verso l’acidità. Possiamo piantare i bulbi in gruppi di 10-15, a 7-8 centimetri di profondità.

Coltivare il colchico autunnale

Il colchico autunnale non richiede grandi cure. Se è in piena terra, non richiede innaffiature salvo nei periodi di forte siccità, ma anche in questo caso bisogna stare attenti a non esagerare per non facilitare l’insorgere di marciumi. Ovviamente, se coltiviamo il colchico in vaso, avrà bisogno di ricevere un po’ d’acqua, ma vale sempre l’invito alla moderazione!
Durante l’inverno, il colchico sopravvive senza grossi problemi. Se le temperature fossero eccezionalmente fredde, può essere il caso di ricorrere alla pacciamatura.
Per quanto riguarda la concimazione, può essere utile al momento dell’impianto mescolare al terreno del fertilizzante a lenta cessione. Più avanti, in primavera, quando compariranno le foglie, si può somministrare una o due volte del fertilizzante per piante da fiore, in modo da assicurare il nutrimento necessario alla fioritura dell’autunno successivo!

Attenzione al colchico!

Una cosa importante: il colchico autunnale è molto bello, ma è anche velenoso. Potrebbe quindi essere un rischio per bambini o animali domestici. Se temete che il vostro cagnolino vada a rosicchiare i bulbi del colchico, forse è il caso di sistemare una rete di protezione: farete un favore anche al colchico, che ama la tranquillità e non ama che si scavi o si calpesti il terreno dove risiede…

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Coltivare le orchidee Cattleya

orchideaCari Amici,
rigogliosi saluti!

Dato che abbiamo toccato l’argomento delle orchidee, oggi mi piacerebbe parlarvi della coltivazione di un’orchidea particolare, la Cattleya.

Con i loro fiori grandi e splendidi, le Cattleya sono considerate tra le orchidee più belle. Il modo migliore per coltivarle probabilmente è in serra: tollerano una temperatura tra i 13 e i 30°C e amano la luce, purché sia filtrata da tende o stuoie. Questo dipende dal fatto che sono piante epifite, che in natura vivono aggrappate ai rami degli alberi.

Rinvasare le orchidee Cattleya

Proprio perché sono piante epifite, le Cattleya richiedono un substrato particolare, a base di corteccia di pino. Inoltre amano stare in contenitori piccoli, a cui le radici possano ancorarsi prima di cominciare a emettere nuova vegetazione.
Una volta trovati contenitore e substrato, si può procedere al rinvaso, che dovrebbe avvenire circa 4 settimane dopo la fioritura, quando appaiono nuovi germogli. Se le foglie sono particolarmente sviluppate potranno richiedere il supporto di un tutore, almeno finché l’apparato radicale non si sarà sviluppato abbastanza.
Appena rinvasata, la Cattleya andrà innaffiata e poi lasciata senz’acqua finché gli pseudobulbi assumono un aspetto a fisarmonica: a quel punto, si può riprendere con le normali irrigazioni.

Innaffiare le orchidee Cattleya

Per innaffiare le Cattleya è meglio scegliere la mattina presto; durante il giorno, soprattutto in estate, conviene nebulizzare le piante, almeno due o tre volte in una giornata. Nella fase della fioritura, però, questa operazione potrebbe facilitare la formazione di muffe e di macchie sui fiori, quindi è bene assicurarsi che le prese d’aria della serra siano aperte.
In generale, dobbiamo fare attenzione a non innaffiare troppo le Cattleya: soffrirebbero di più un eccesso d’acqua che non un periodo di siccità.

Il periodo di riposo per le orchidee Cattleya

Inoltre, per le Cattleya a fioritura invernale, c’è un’altra variabile da considerare: il periodo di riposo. E’ bene infatti diminuire l’apporto di acqua e di fertilizzante per circa 6 settimane, in modo che gli pseudobulbi possano maturare e, poi, fiorire!

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Coltivare la Datura

datura_arboreaiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Coltivate la Datura? In questo caso dovreste avere proprio in questo periodo una fioritura splendida!

Con i loro grandi imbuti bianchi, rossi, rosa, porpora o arancioni, le Dature sono uno splendido regalo della tarda estate ai nostri angoli verdi, che diventano un po’ tropicali: la Datura arborea, infatti, originaria del Sud America, con il suo inebriante profumo sembra rapire verso terre lontane… in effetti, è qualcosa più di un’impressione: le Dature contengono sostanze con proprietà narcotizzanti. Lo sapevano già gli indios, che ne masticavano le foglie per cadere in trance!

Coltivare la Datura

Diversamente dagli indios, ci accontentiamo di farci ipnotizzare dalla bellezza delle Dature. Per avere delle piante sempre belle, è importante sapere che le Dature non tollerano né il gelo né un caldo eccessivo; è bene quindi coltivarle in vaso, in modo da poterle riparare durante l’inverno. In generale richiedono una posizione di leggera ombra e un terreno leggero e fertile. La loro fioritura lussureggiante richiede molte energie, quindi non siamo avari né di concime né di acqua, durante il periodo estivo; facciamo però attenzione ai ristagni, che la Datura soffre.

Potare la Datura

La Datura arborea va potata fin da giovane, in modo da farle assumere la forma corretta ed equilibrata, con il fusto slanciato. Per moltiplicarla, questo potrebbe essere il momento buono per utilizzare i rami dell’anno e farne delle talee legnose!

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Coltivare l’ibisco

Cari Amici,
rigogliosi saluti!

Rieccoci tornati, ad ammirare le ultime bellezze dell’estate! Tra i fiori che ci regalano bellissime fioriture estive c’è senza dubbio l’ibisco, o Hibiscus. Ma come si fa a coltivare l’Hibiscus?

L’ibisco è una pianta tropicale; alcune varietà sopportano anche temperature sotto lo zero, ma non è il caso dell’ibisco più conosciuto, l’Hibiscus rosa-sinensis, che teme decisamente il gelo, tanto che in piena terra si tende a coltivarlo soltanto nelle zone costiere del Sud. Nel resto d’Italia, conviene coltivare l’ibisco in vaso, e ritirarlo in casa o in una serra luminosa e non fredda nella brutta stagione.

Dove coltivare l’ibisco

L’Hibiscus rosa-sinensis richiede una posizione in piena luce, riparata e calda, e un terreno ricco, ben drenato e tendenzialmente acido. Il terreno si può preparare con un fertilizzante ricco in fosforo e potassio.
Per la coltivazione dell’Hibiscus in vaso, conviene prendere cassette di circa 30 x 60 centimetri, in cui posizionare non più di tre piante. La profondità del vaso dovrà essere di almeno 25 centimetri.

Coltivare l’Hibiscus

L’irrigazione deve essere regolare nella bella stagione, facendo attenzione che lo strato superficiale del terreno sia fresco ma non impasti. D’inverno se la pianta è all’esterno conviene pacciamarla e bagnare solo in caso di assenza di precipitazioni; se si porta il vaso in locali non riscaldati bisogna innaffiare poco, mentre in casa, al caldo, l’ibisco richiederà più acqua perché continuerà a fiorire. In ogni caso, è importante che non riceva mai acqua fredda.
Un’altra operazione importante è sfoltire la chioma, che altrimenti rischia di essere troppo densa e creare condizioni di umidità e ristagno. Al termine della fioritura, poi, si possono accorciare i rami più lunghi per contenere la forma, mentre a fine inverno si può stimolare la ripresa vegetativa agliando il terzo finale di tutti i rametti.

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Coltivare il finto gelsomino

gelsominoCiao a tutti,
sono io, Rosa Canina!

“Coltivare il finto gelsomino”: ecco il titolo dei compiti delle vacanze che mi ha assegnato il Dottor Belfusto.

Lo chiamano così perché fa finta di essere un gelsomino, ma in realtà lui e il gelsomino non si conoscono neanche!
Io ho detto che se fa finta non mi sembra il caso di dargli corda, ma poi il Dottor Belfusto mi ha portato a vederlo: ho scoperto che il finto gelsomino ha tantissimi fiorellini bianchi profumatissimi e ho deciso di perdonarlo. Però mi sembra giusto dire qual è il suo vero nome: Rhyncospermum jasminoides. Sembra una parolaccia, lo so, ma il Dottor Belfusto mi ha assicurato che non è così.

Piantare il finto gelsomino

Il primo capitolo dei miei compiti delle vacanze è questo: come piantare il finto gelsomino. Il momento migliore per piantarlo è all’inizio della primavera. Bisogna scegliere un terreno drenato e fertile e fare una buca di 30 centimetri di larghezza e profondità, metterci la pianta e poi riempire con terreno misto a stallatico pellettato. Poi naturalmente bisogna innaffiare bene.
Una cosa importante è che il finto gelsomino si diverte molto ad arrampicarsi, quindi dobbiamo pensare subito a dargli qualcosa a cui aggrapparsi, altrimenti si offende molto. Può essere un muro con una rete attaccata, oppure una pergola, o un gazebo, o alla peggio delle canne di bambù.

Coltivare il finto gelsomino

Il secondo capitolo riguarda le cose da sapere per coltivare il finto gelsomino. In primo luogo, dovete sapere che il finto gelsomino ama tantissimo prendere il sole. Quindi, se lo sistemate in pieno sole, sarà contento e farà tanti fiori in più.
Per quel che riguarda l’innaffiatura, ha bisogno di essere irrigato regolarmente per il primo anno di vita, poi se è piantato in piena terra comincia ad arrangiarsi da solo. Potrebbe aver bisogno d’aiuto se fa molto molto caldo: in quel caso, magari, un pochino di acqua è meglio che gliela diate. Se invece il finto gelsomino è in vaso, bisogna dargli da bere in tutti i periodi, a parte l’inverno: in quel caso, si irriga solo se la terra si secca troppo.
Un’altra cosa che fa molto piacere al finto gelsomino è la concimazione: se a novembre gli darete un po’ di stallatico pellettato lo farete molto felice!

Potare il finto gelsomino

L’ultimo capitolo dei miei compiti parla della potatura del finto gelsomino. Va potato in primavera e bisogna tagliare i rami secchi, naturalmente, ma anche alcuni di quelli sani. Infatti il finto gelsomino cresce molto in fretta, ma a volte nell’entusiasmo si dimentica della forma che doveva avere e diventa molto disordinato, quindi è meglio ricordargliela e fare un po’ di ordine: non bisogna farsi vedere con troppi rami fuori posto! No?

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