Coltivare il mirtillo americano

miritlloCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei parlarvi del mirtillo gigante americano, una pianta la cui coltivazione vi darà grandi soddisfazioni, non solo agli occhi ma anche al palato!

Piantare il mirtillo gigante americano

Il mirtillo americano è un bel cespuglio. Si tratta di una pianta acidofila, quindi bisogna scegliere un terreno che rispetti le sue esigenze, sia ricco di sostanza organica ma privo di calcare. Sopporta bene il freddo, per cui può essere coltivato anche in montagna fino a 1200 metri.
Il mirtillo gigante americano si può piantare in filari, distanziandoli di circa 3 metri l’uno dall’altro e lasciando un metro tra un cespuglio e l’altro.

Coltivare il mirtillo americano

Coltivare il mirtillo americano è piuttosto semplice. Bisogna ricordare che ha le radici superficiali e quindi, soprattutto in estate, richiede innaffiature frequenti. Per prevenire la formazione di infestanti, inoltre, è una buona idea predisporre una pacciamatura di corteccia.
In questo modo, nel giro di 4 o 5 anni il mirtillo gigante raggiungerà la piena produzione (il che significa una media di 4 o 5 Kg di frutti per ciascun cespuglio, ma può toccare vette ben maggiori) e la manterrà anche per qualche decennio. Il momento della raccolta dipende dalla cultivar, comunque sarà scalare sull’arco di 30 giorni, tra giugno e agosto.

Potare il mirtillo gigante

La potatura del mirtillo gigante americano per i primi anni sarà orientata a eliminare i rami deboli e dare alla pianta la forma a cespuglio, con 4 o 5 branche principali. Poi, una volta raggiunta la piena produzione, la potatura (a fine inverno o a inizio primavera) sarà finalizzata a sfoltire il cespuglio, eliminando circa un quinto delle branche e i polloni più deboli, lasciando solo quelli più vigorosi, destinati a sostituire i rami vecchi.

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Piantare l’ananas

ananasCari Amici,
rigogliosi saluti!

In questa stagione che tanto ci regala sotto forma di frutti succosi, non vi è mai capitato di sognare una coltivazione di ananas? Ebbene, sappiate che è un sogno che, in determinate condizioni, può anche tramutarsi in realtà!

Il problema principale per coltivare l’ananas è la temperatura: questa pianta, infatti, prospera in ambienti caldi. Bisogna predisporgli una serra ad hoc, che gli garantisca il calore necessario. Per incominciare, però, basta molto meno: in effetti, è sufficiente un frutto fresco.

Piantare l’ananas

Per piantare l’ananas, ci serve la rosetta apicale di un frutto, cioè quel ciuffo verde che rimane quando abbiamo mangiato tutto il resto!
Tagliamo quindi l’apice dell’ananas, lasciando un po’ di polpa attaccata, e dopo un paio di giorni sistemiamolo in un vasetto di circa 8 centimetri di diametro. Il vaso dovrà essere riempito di terriccio umido ricoperto da uno strato di sabbia. Sopra sistemeremo l’apice dell’ananas, e poi copriremo la parte di polpa rimasta attaccata con altro terriccio. Il vaso andrà poi ricoperto con un sacchetto di plastica e posizionato all’ombra, a una temperatura intorno ai 18°C. Dopo circa 8 settimane, le foglie dovrebbero dare “segni di vita”, acquistando vigore e, magari, mostrando la nascita di qualche nuova fogliolina. Questo è il momento di rimuovere il sacchetto e trapiantare in un vaso più grande.

Coltivare l’ananas

A questo punto, l’ananas può continuare la sua crescita e raggiungere anche 60 centimetri di altezza. Perché produca frutti, però, ci vorranno almeno un paio d’anni e soprattutto un ambiente caldo e umido. Meglio comunque non irrigarlo eccessivamente, ma con regolarità, in modo da mantenere sempre umido il terreno.

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Piantare i lamponi

lamponiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Se volete un’estate piena di frutti di bosco e un inverno pieno di marmellate, ci siamo: è il momento di piantare i lamponi!

La posizione per i lamponi

La prima cosa da fare è scegliere la posizione. Il lampone è una pianta rustica e resistente, quindi non ha grosse pretese: l’unica esigenza fondamentale che ha è essere piantato in una posizione riparata dal vento. Per il resto, si adatta ad ogni genere di terreno (purché non presenti ristagni), anche se le sue preferenze (e i suoi massimi risultati) vanno a terreni sciolti, freschi e ricchi. Potrebbe essere una buona idea quindi scegliere un terreno che sia stato preparato con l’aggiunta di letame maturo o torba.

Mettere a dimora i lamponi

Per piantare i lamponi bisogna tenere a mente che il nostro cespuglietto diventerà grande e fitto, e che le sue radici germoglieranno, facendo spuntare dal terreno nuovi tralci anche a una certa distanza dalla pianta. Bisogna quindi tenere una buona distanza (intorno ai 60 centimetri) tra una pianta e l’altra: ce ne sarà bisogno.
Il lampone va piantato a una profondità non eccessiva, in modo che la parte superiore delle radici sia a non più di 5 centimetri, altrimenti i nuovi getti faranno fatica a spuntare. Facciamo anche attenzione a non lasciare sacche d’aria che potrebbero isolare le radici dal terreno e farle seccare.

Coltivare i lamponi

Uno degli aspetti fondamentali della coltivazione dei lamponi è l’irrigazione: soprattutto in aprile, durante la fioritura, e durante la maturazione dei frutti, è fondamentale che l’apporto d’acqua sia regolare.
Altre accortezze sono:

  • fissare dei tutori per sostenere i rami, a mano a mano che acquistano peso;
  • somministrare del concime granulare in primavera;
  • sempre in primavera, curare la potatura del lampone, in modo da lasciar circolare l’aria tra i rami e scongiurare il rischio di malattie fungine.

Raccogliere i lamponi

La raccolta dei lamponi si fa in primavera o in estate a seconda delle varietà; le rifiorenti fruttificano anche in autunno. Raccogliamo i lamponi al momento giusto: quando si staccano facilmente con le dita, ma prima che diventino troppo molli…



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Coltivare le giuggiole

giuggioleCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei parlarvi di una pianta che vi manderà… “in brodo di giuggiole”! Ebbene sì, parleremo del giuggiolo e dei suoi ottimi frutti.

La posizione per il giuggiolo

Scegliere la posizione giusta per un albero di giuggiole è piuttosto facile, perché il giuggiolo è una pianta molto adattabile. Molto produttivo, resistente e rustico, il giuggiolo non teme né il caldo (sopporta anche 40°C) né il freddo: quando è in riposo vegetativo, sopravvive anche fino a -20°C. E dato che la sua ripresa è molto tardiva (intorno ad aprile) non teme nemmeno le gelate primaverili.
L’unico clima che può creargli problemi è quello molto piovoso, perché può indurre ristagni.

Mettere a dimora il giuggiolo

Anche per quanto riguarda il terreno il giuggiolo ha poche pretese: vive bene anche in terreni siccitosi, sabbiosi o poveri, anche se i suoi prediletti sono i terreni ben drenati e profondi. Una volta scelta la posizione (tenendo conto anche che la pianta di giuggiole può diventare alta anche 6 o 7 metri!), scaviamo una buca larga e profonda il doppio del pane di terra. Il momento migliore per farlo è in novembre o, in alternativa, all’inizio di maggio.

Coltivare il giuggiolo

Coltivare un albero di giuggiole è molto facile: non ha grandi esigenze, anche perché ha un apparato radicale che tende a espandersi molto e a recuperare acqua e nutrienti anche lontano dal tronco. Innaffiature regolari ogni dieci giorni, però, miglioreranno la qualità dei frutti.
La concimazione della pianta di giuggiole si può effettuare in primavera, con letame maturo.
Per quanto riguarda la potatura del giuggiolo, gli interventi da fare sono minimi: solo quel che occorre per dargli forma o per eliminare rami secchi o spezzati.

Raccogliere le giuggiole

Le giuggiole maturano tardi, tra settembre e novembre. Sembrano un po’ delle grosse olive (tonde oppure ovali, a seconda della varietà) o, soprattutto a maturazione, dei datteri. La raccolta delle giuggiole va fatta quando i tre quarti della buccia hanno cambiato colore e poi si conservano in frigorifero. Oltre a essere molto buone (il brodo di giuggiole è una ricetta esistente!) fanno anche bene: tra le altre cose le giuggiole sono ricche di vitamina C, che ci aiuterà a evitare i malanni stagionali!

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Coltivare il cachi

cachiCari Amici,
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I cachi o kaki sono frutti tipici di questo periodo: l’ultimo colpo di colore prima dell’inverno e la prima ghiottoneria del periodo pre-natalizio. Ma come si coltivano i cachi?

L’albero di cachi

La pianta di cachi (o kaki) è un albero molto decorativo, dotato di una chioma globosa piuttosto fitta. Diventa quindi difficile coltivare ai suoi piedi piante o fiori, soprattutto se richiedono sole, che filtra poco attraverso i suoi rami. Valutate bene quindi dove posizionarlo, tenendo conto, tra le altre cose,  anche di questo fattore. Per il resto, il kaki teme le gelate primaverili e la siccità, anche se le estati calde regalano ai frutti una maggiore qualità. Il freddo, d’altro canto, quando è molto intenso può arrivare perfino a uccidere la pianta (si parla però di temperature inferiori a -15°C!)

Piantare il cachi

Per piantare una pianta di kaki bisogna scegliere il momento adatto tenendo conto del clima: al Sud il momento giusto per piantare il cachi è l’autunno, mentre al Nord potrebbe essere preferibile aspettare la primavera.
Il cachi si adatta a terreni di tipo diverso, ma l’importante è che siano freschi, profondi e ben drenati: l’albero di kaki teme molto i ristagni idrici, che potrebbero causare dei marciumi radicali.

Coltivare il cachi

Il cachi non è un albero difficile da coltivare. Richiede irrigazioni costanti e regolari in estate, mentre la concimazione può essere fatta una sola volta l’anno, con concimi organici come letame o cornunghia. Le concimazioni azotate si danno soltanto il primo anno, per stimolare la crescita vegetativa.
La potatura serve solo per pulire la pianta, ed evitare che si carichi eccessivamente di frutti. Del resto, la pianta stessa perde spontaneamente parecchi frutti tra luglio e agosto, con la cosiddetta “cascola”: non allarmatevi, quindi, se in estate cade a terra anche il 30% dei piccoli frutti.

Raccogliere i cachi

La raccolta dei cachi va fatta prima delle gelate, con molta attenzione: il peduncolo del frutto è molto legnoso e potrebbe danneggiare gli altri frutti. I cachi sono maturi quando si ammorbidiscono; se non sono pronti, non è il caso di mangiarli: potrebbero essere molto allappanti. Meglio lasciarli maturare al fresco, oppure chiuderli in un sacchetto insieme a qualche mela: le mele emettono delle sostanze che stimolano la maturazione.

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Coltivare il melograno

melogranoCari Amici,
rigogliosi saluti!

È tempo di melagrane! Le varietà più dolci cominciano a maturare ora e, se avete un melograno in giardino o in terrazzo, vi aspetta la raccolta delle melagrane.

Raccogliere le melagrane

Per raccogliere le melagrane si usa una forbice da potatura e si taglia il peduncolo, robusto e legnoso, proprio vicino al frutto. Bisogna aspettare che i frutti raggiungano un colore brillante, giallo-rosso: è il segnale che sono pronti.
In questa fase è importante diradare le innaffiature, perché troppa acqua mentre i frutti stanno maturando rischia di facilitare spaccature che aprirebbero la strada ai marciumi.

Dove coltivare il melograno

La posizione ideale del melograno è in pieno sole, in un terreno fertile, fresco e un po’ calcareo.
Si può coltivare il melograno sia in giardino che in vaso, su un terrazzo. In questo caso, il contenitore dovrà essere più largo che profondo, perché le radici del melograno si espandono in orizzontale; bisogna anche fare attenzione che il vaso sia bucato sul fondo e abbia un sostegno che lo rialza rispetto al sottovaso, per migliorare il drenaggio ed evitare ristagni d’acqua.

Come coltivare il melograno

Coltivare il melograno è facile: è una pianta che richiede poche cure. Irrigazioni non esagerate ed eventualmente un po’ di concime per piante da frutto tra maggio e settembre saranno sufficienti.
Il melograno non teme il caldo né la siccità; può avere invece qualche problema con il gelo. Per questo, se lo coltivate a Nord il mio consiglio è di proteggerlo durante i mesi invernali con del tessuto-non tessuto. Le gelate tardive, invece, non sono un problema, perché il melograno comincia a vegetare più tardi delle altre piante.

Potare il melograno

Potete approfittare dei mesi invernali per i limitati interventi di potatura richiesti dal melograno: se volete una forma ad albero, riducete i rami secondari; altrimenti, sarà sufficiente eliminare i polloni cresciuti dalla base del tronco!

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Coltivare le pere

pereCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei parlarvi della coltivazione delle pere: chi di voi ha un pero in giardino sa infatti che siamo nel periodo della raccolta delle pere. E chi non ce l’ha? Può sempre programmare di piantarne uno!

Piantare il pero

Per piantare i peri il momento migliore è probabilmente l’inizio della primavera. Si sceglie una posizione soleggiata, con un terreno ricco e profondo, anche argilloso. Il drenaggio deve essere abbastanza buono. È importante lasciare un po’ di spazio tra una pianta e l’altra (circa 4 o 5 metri) in modo da lasciare tutto l’agio necessario alle piante per poter crescere.

Coltivare il pero

Il pero è una pianta rustica, quindi il freddo in linea di massima non è un problema, salvo per quanto riguarda le gelate primaverili: se il gelo sorprende le gemme sui rami, infatti, potrebbe causare danni. Il pero teme anche la siccità: soprattutto nei primi anni d’età, è importante irrigare molto.
Come concimazione, si può ricorrere al letame un paio di volte all’anno (in primavera e dopo la raccolta).

Potare il pero

Per quanto riguarda la potatura, molto dipende dalla varietà scelta e dalla forma che le si vuole dare. Conviene quindi chiedere informazioni al vivaio quando si compra l’alberello, per avere la sicurezza di agire nel modo migliore.

Raccogliere le pere

Quando le pere hanno raggiunto la grandezza di una noce, bisogna valutare se procedere al diradamento: se ogni ramo non porta a maturazione più di due o tre pere i frutti saranno migliori.
La raccolta delle pere va effettuata un po’ prima che i frutti arrivino a maturazione, almeno per quanto riguarda le varietà europee. Nel raccogliere le pere, bisogna fare attenzione a non spezzare il peduncolo: il modo migliore è capovolgerlo dopo avervi appoggiato l’indice.

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Le infestazioni di arvicole

avicoleCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei rispondere a Michele, che mi scrive: “Ho una piantagione di carciofi ma le arvicole me la distruggono… se mi potete aiutare…

Caro Michele, capisco il tuo problema. Le infestazioni di arvicole possono essere una vera piaga non solo per i carciofi, ma anche per diverse altre piante, tra cui altre verdure, alberi da frutta, piante di rose…

Che cosa sono le arvicole?

Le arvicole sono topi campagnoli che vivono sottoterra, scavando gallerie e cunicoli e – ahimè! – mangiando le radici delle nostre piante. Si riproducono con un certo entusiasmo, quindi spesso creano delle popolazioni ampie che raggiungono il loro massimo intorno ai mesi di novembre-dicembre.

Come riconoscere un’infestazione di arvicole

Gli effetti sulle piante sono ben visibili: l’attacco delle arvicole ne compromette la crescita e può arrivare a provocarne la morte. Ma per rendersi conto della presenza dei topi campagnoli spesso basta guardare il terreno: le loro gallerie si distinguono da quelle delle talpe perché si vedono anche dall’esterno, e mostrano dei mucchietti di terra piatta in corrispondenza agli ingressi.

Come combattere le arvicole

Per combattere le arvicole viene spesso suggerito di usare dei veleni, che però possono inquinare l’ambiente e danneggiare eventuali predatori delle arvicole, che anzi dovremmo considerare alleati! In effetti, uno dei modi forse più efficaci e gratificanti per combattere le arvicole è adottare un gattino: oltre a cacciare i topi campagnoli, avremo un nuovo amico. In alternativa, ci sono sempre le trappole, ma è un metodo un po’ cruento e, per quanto sia a volte giustificato dal rischio che i topi trasmettano malattie, preferisco suggerirvi l’utilizzo di appositi apparecchi dissuasori. Si tratta di oggetti da collocare nel terreno: emettono delle vibrazioni che disturbano e allontanano arvicole, talpe e conigli selvatici. Così salverete le vostre piante senza fare del male a nessuno!

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Raccogliere prugne e susine

susineCari Amici,
rigogliosi saluti!

Vi piacciono le susine? Siamo proprio in periodo di raccolta!

Tra l’altro, sapete che differenza c’è tra prugne e susine? In teoria, le specie europee sarebbero chiamate prugne, e quelle asiatiche susine, ma in pratica spesso i due termini vengono considerati equivalenti. Prugne o susine, quel che è certo è che ce ne sono tantissime varietà, tutte buone e salutari.

Coltivare un albero di susine in giardino è quindi un’ottima idea, non soltanto per le virtù dei suoi frutti, ma anche per la bellezza della fioritura e per le caratteristiche della pianta, che non diventa troppo grande e si adatta abbastanza sia al terreno che al clima. Tra le condizioni che non tollera, un terreno povero e sabbioso e la siccità, che causa la caduta prematura dei frutti. Invece gli alberi di prugne non temono il gelo, anche se possono essere danneggiati dalle gelate tardive.

La potatura si divide in due fasi: alla fine dell’inverno si sfoltiscono i rami secondari non produttivi e si eliminano eventuali succhioni sviluppatisi sull’asse centrale della pianta, mentre da fine giugno a metà luglio oltre ai succhioni si eliminano i rami a legno in soprannumero.

Per l’impianto, i periodi migliori sono il tardo autunno o la fine dell’inverno. Il terreno andrà lavorato e poi bisognerà concimarlo con regolarità. L’irrigazione dovrà essere accurata per avere frutti sani: la mancanza d’acqua potrebbe renderli gommosi, oppure far perdere elasticità alla buccia, causandone la spaccatura alla prima pioggia.

Un modo per proteggere il susino dalla disidratazione è anche eliminare le infestanti, che potrebbero sottrargli troppa acqua. Ma per i frutti il pericolo arriva anche dall’alto: è meglio quindi predisporre delle reti che impediscano agli uccelli troppo golosi di banchettare con le nostre prugne!

A maggio arriva il momento del diradamento manuale dei frutti, che è importante per avere una fruttificazione costante e di qualità. Conviene lasciare un paio di frutti per ogni dardo fiorifero.

E finalmente, in questa stagione arriva il momento della raccolta! Le susine si raccolgono insieme al peduncolo, cercando di non sfregarle troppo: la patina bianca che sembra ricoprirle è in effetti una specie di cera che le protegge dalla disidratazione e permette di conservarle un po’ più a lungo.

Buon appetito!

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Coltivare gli albicocchi

albicoccheCari Amici,
rigogliosi saluti!

È il momento di raccogliere le albicocche! In realtà, alcune hanno cominciato a maturare già dall’inizio del mese: il periodo di raccolta delle albicocche infatti cambia leggermente a seconda delle varietà, e in effetti anche sullo stesso albero i frutti non vanno raccolti tutti insieme, ma nell’arco di 10-20 giorni, seguendo i diversi ritmi di maturazione.

Vi consiglio di fare attenzione alla fase in cui si trovano i frutti: se si raccolgono le albicocche troppo presto, saranno meno buone, e se si raccolgono troppo tardi tendono a spappolarsi, perché la polpa diventa molto tenera. Una volta raccolte, le albicocche vanno consumate nel giro di pochi giorni, oppure usate per fare marmellate e gelatine, squisite quanto i frutti freschi!

Io sono un grande fan delle albicocche. Oltre a essere buonissime, infatti, fanno molto bene e sono particolarmente adatte all’estate: contengono infatti sali minerali che aiutano a sopportare le temperature solitamente calde di questa stagione: magnesio, potassio, ferro, fosforo, calcio… per non parlare delle vitamine B e C e del betacarotene, una sostanza che contribuisce a proteggere la pelle e a ottenere un’abbronzatura bella e uniforme. Insomma, un vero frutto dell’estate!

Finito di tessere l’elogio del frutto, vorrei darvi anche qualche suggerimento per la coltivazione dell’albicocco. Non si tratta di una coltivazione facilissima, prima di tutto per questioni climatiche. L’albicocco infatti ha delle esigenze ben precise, dovute anche al fatto che fiorisce presto e quindi è particolarmente esposto ai rischi di gelate tardive e di bruschi cambiamenti climatici, frequenti soprattutto a Nord. Il suo clima ideale prevede un inverno freddo, una primavera secca e mite e un’estate calda e soleggiata.

L’albicocco teme anche l’umidità, perché è molto sensibile alle malattie fungine. Infatti un’accortezza da tenere presente, quando si procede alla potatura – che dovrebbe essere modesta ma regolare – è quella di utilizzare un prodotto cicatrizzante sui tagli, proprio per evitare che i funghi sfruttino queste “ferite” dell’albero per attaccarlo.

Come terreno, l’albero di albicocche predilige un suolo leggero e fertile, e soprattutto privo ristagni idrici. Bisogna anche tenere conto che l’albicocco ha bisogno di spazio: calcolate 20 metri quadri per ogni pianta.

Se riuscite a soddisfare tutte queste esigenze, avrete delle splendide abicocche! Per essere sicuri di avere frutti di buone dimensioni, ricordate di diradarli manualmente intorno a maggio, dopo 50-60 giorni dalla fioritura, altrimenti avrete più albicocche ma rischieranno di rimanere piccole… meglio un po’ meno numerose ma belle grosse e gustose, no?

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