Raccogliere prugne e susine

susineCari Amici,
rigogliosi saluti!

Vi piacciono le susine? Siamo proprio in periodo di raccolta!

Tra l’altro, sapete che differenza c’è tra prugne e susine? In teoria, le specie europee sarebbero chiamate prugne, e quelle asiatiche susine, ma in pratica spesso i due termini vengono considerati equivalenti. Prugne o susine, quel che è certo è che ce ne sono tantissime varietà, tutte buone e salutari.

Coltivare un albero di susine in giardino è quindi un’ottima idea, non soltanto per le virtù dei suoi frutti, ma anche per la bellezza della fioritura e per le caratteristiche della pianta, che non diventa troppo grande e si adatta abbastanza sia al terreno che al clima. Tra le condizioni che non tollera, un terreno povero e sabbioso e la siccità, che causa la caduta prematura dei frutti. Invece gli alberi di prugne non temono il gelo, anche se possono essere danneggiati dalle gelate tardive.

La potatura si divide in due fasi: alla fine dell’inverno si sfoltiscono i rami secondari non produttivi e si eliminano eventuali succhioni sviluppatisi sull’asse centrale della pianta, mentre da fine giugno a metà luglio oltre ai succhioni si eliminano i rami a legno in soprannumero.

Per l’impianto, i periodi migliori sono il tardo autunno o la fine dell’inverno. Il terreno andrà lavorato e poi bisognerà concimarlo con regolarità. L’irrigazione dovrà essere accurata per avere frutti sani: la mancanza d’acqua potrebbe renderli gommosi, oppure far perdere elasticità alla buccia, causandone la spaccatura alla prima pioggia.

Un modo per proteggere il susino dalla disidratazione è anche eliminare le infestanti, che potrebbero sottrargli troppa acqua. Ma per i frutti il pericolo arriva anche dall’alto: è meglio quindi predisporre delle reti che impediscano agli uccelli troppo golosi di banchettare con le nostre prugne!

A maggio arriva il momento del diradamento manuale dei frutti, che è importante per avere una fruttificazione costante e di qualità. Conviene lasciare un paio di frutti per ogni dardo fiorifero.

E finalmente, in questa stagione arriva il momento della raccolta! Le susine si raccolgono insieme al peduncolo, cercando di non sfregarle troppo: la patina bianca che sembra ricoprirle è in effetti una specie di cera che le protegge dalla disidratazione e permette di conservarle un po’ più a lungo.

Buon appetito!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare gli albicocchi

albicoccheCari Amici,
rigogliosi saluti!

È il momento di raccogliere le albicocche! In realtà, alcune hanno cominciato a maturare già dall’inizio del mese: il periodo di raccolta delle albicocche infatti cambia leggermente a seconda delle varietà, e in effetti anche sullo stesso albero i frutti non vanno raccolti tutti insieme, ma nell’arco di 10-20 giorni, seguendo i diversi ritmi di maturazione.

Vi consiglio di fare attenzione alla fase in cui si trovano i frutti: se si raccolgono le albicocche troppo presto, saranno meno buone, e se si raccolgono troppo tardi tendono a spappolarsi, perché la polpa diventa molto tenera. Una volta raccolte, le albicocche vanno consumate nel giro di pochi giorni, oppure usate per fare marmellate e gelatine, squisite quanto i frutti freschi!

Io sono un grande fan delle albicocche. Oltre a essere buonissime, infatti, fanno molto bene e sono particolarmente adatte all’estate: contengono infatti sali minerali che aiutano a sopportare le temperature solitamente calde di questa stagione: magnesio, potassio, ferro, fosforo, calcio… per non parlare delle vitamine B e C e del betacarotene, una sostanza che contribuisce a proteggere la pelle e a ottenere un’abbronzatura bella e uniforme. Insomma, un vero frutto dell’estate!

Finito di tessere l’elogio del frutto, vorrei darvi anche qualche suggerimento per la coltivazione dell’albicocco. Non si tratta di una coltivazione facilissima, prima di tutto per questioni climatiche. L’albicocco infatti ha delle esigenze ben precise, dovute anche al fatto che fiorisce presto e quindi è particolarmente esposto ai rischi di gelate tardive e di bruschi cambiamenti climatici, frequenti soprattutto a Nord. Il suo clima ideale prevede un inverno freddo, una primavera secca e mite e un’estate calda e soleggiata.

L’albicocco teme anche l’umidità, perché è molto sensibile alle malattie fungine. Infatti un’accortezza da tenere presente, quando si procede alla potatura – che dovrebbe essere modesta ma regolare – è quella di utilizzare un prodotto cicatrizzante sui tagli, proprio per evitare che i funghi sfruttino queste “ferite” dell’albero per attaccarlo.

Come terreno, l’albero di albicocche predilige un suolo leggero e fertile, e soprattutto privo ristagni idrici. Bisogna anche tenere conto che l’albicocco ha bisogno di spazio: calcolate 20 metri quadri per ogni pianta.

Se riuscite a soddisfare tutte queste esigenze, avrete delle splendide abicocche! Per essere sicuri di avere frutti di buone dimensioni, ricordate di diradarli manualmente intorno a maggio, dopo 50-60 giorni dalla fioritura, altrimenti avrete più albicocche ma rischieranno di rimanere piccole… meglio un po’ meno numerose ma belle grosse e gustose, no?

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare le ciliegie

ciliegeCari Amici,
rigogliosi saluti!

Siamo nella stagione delle ciliegie! Oggi vorrei quindi parlarvi della coltivazione dell’albero di ciliegio e dei suoi dolcissimi frutti.

Li state raccogliendo? Li state mangiando? Mi auguro di sì, perché le ciliegie fanno molto bene da ogni punto di vista: sono dietetiche (soddisfano il palato con pochissime calorie), antinfiammatorie, digestive, ricchissime di vitamine e sali minerali, e pare che proteggano anche dalle malattie cardiovascolari!

Un altro buon motivo per coltivare il ciliegio è che non è una pianta difficile. Richiede parecchio spazio, però, soprattutto se volete coltivare il ciliegio dolce, quello che produce i frutti che abitualmente consumiamo e che raggiunge 4-8 metri di altezza; se invece preferite il ciliegio acido, che produce le amarene, le dimensioni sono un po’ inferiori.

Come terreno, il ciliegio preferisce terreni non troppo argillosi e soprattutto ben drenati, perché le malattie che teme di più sono quelle fungine: anche dal punto di vista del clima, ciò che teme di più è l’eccessiva umidità e le pioggie abbondanti, mentre tollera abbastanza bene il freddo (anche se a volte viene danneggiato dalle gelate tardive).

Per il resto, le sue esigenze sono abbastanza limitate, sia come acqua che come fertilizzazione, perché l’apparato radicale è molto ampio e quindi riesce a coprire un’area piuttosto grande e non esaurisce il terreno. Tuttavia, si può somministrare un fertilizzante a base di azoto, fosforo e potassio al momento della ripresa vegetativa, ed eventualmente ancora azoto dopo la raccolta, soprattutto se è stata abbondante.

Il ciliegio non necessita di particolari potature, se non per diradare in caso diventi troppo fitto o per eliminare rami malati o esauriti. Per il resto, meno si taglia, meno rischi si corrono: i funghi sono sempre in agguato per attaccare il nostro ciliegio!
Un altro pericolo, più per le ciliegie che per l’albero, sono gli uccelli, che ne vanno letteralmente ghiotti. Per proteggerle, potete sistemare delle reti apposite. Noi non dovremmo avere questo problema, qui in Tercomposti, perché la nostra Rosa Canina trova che non ci sia niente di più divertente che correre dietro agli uccelli e farli alzare in volo spaventatissimi; se non fosse che, poi, le ciliegie le mangia lei – e siccome non ha pazienza, le ruba dall’albero quando sono ancora acerbe!

Del resto, stabilire il grado di maturazione delle ciliegie soltanto a occhio è difficile, perché spesso diventano rosse quando ancora non sono pronte a essere raccolte. L’unico modo è assaggiarle! Quando sono dolci al punto giusto, si possono raccogliere: bisogna afferrare il peduncolo e tirare perpendicolarmente rispetto all’asse del ramo. È importante procedere nel modo giusto perché raccogliere le ciliegie nel modo sbagliato può danneggiare il ramo o il frutto, che rischia di marcire più in fretta.

Le ciliegie raccolte vanno poi consumate in fretta: possono durare uno o due giorni in frigorifero, ma si lasciano mangiare così facilmente che di solito finiscono molto prima!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (2) commenti

Coltivare le fragole

fragoleCiao a tutti!
Sono io, Rosa Canina!

Non dite al Dottor Belfusto che sono qui: sono in missione segreta! Sto andando a raccogliere le fragole.

Il Dottor Belfusto a dire il vero direbbe che vado a “rubare le fragole”… a me sembra che “rubare” sia un po’ troppo: in realtà, faccio un favore alle povere piante di fragola e le alleggerisco un pochino! Le fragole sono pesanti, sapete? Fanno piegare gli steli fino a terra! Infatti il Dottor Belfusto mette sempre un telo di plastica sul terreno e sparge anche della paglia, perché se no le fragole si appoggiano per terra e si sporcano tutte.

Speriamo che ce ne sia già qualcuna bella rossa! Il Dottor Belfusto dice che vanno raccolte quando sono proprio rosse rosse. Bisognerebbe raccoglierle spezzando il picciolo, lasciandone un pezzetto attaccato alla fragola, perché così si conserva meglio; ma tanto noi ce le mangiamo tutte subito, vero?

Intanto che le cerchiamo, vi racconto alcune cose buffe che so sulle fragole. Il loro nome non vuole dire che sono fragili e golose, come pensavo io, ma che sono profumate. E poi, c’è una cosa stranissima: in realtà, le fragole non sono dei frutti! Sono dei “frutti finti”: i frutti veri sono quei semini piccoli che ci sono all’esterno, quelli che si infilano sempre tra i denti e danno tanto fastidio! Voi lo sapevate? Io no, ma da quando me l’hanno spiegato ho rinunciato a tentare di toglierli tutti con il coltello prima di mangiare le fragole. Il risultato è che risparmio un sacco di tempo e riesco a mangiare molte più fragole!

Un’altra cosa che so, perché l’ho sentita dire al Dottor Belfusto, è che le fragole si mettono a dimora a fine agosto. Quanto a metterle a dimora non c’è problema, perché le piante sono sempre nel giardino della nostra dimora, quindi va bene. Il Dottor Belfusto però dice anche che se non si può poi dare da bere tutti i giorni nei primi tempi, allora è meglio rimandare all’inizio dell’autunno, oppure – se l’inverno sarà freddo – alla primavera successiva.

In ogni caso bisogna cominciare 1-2 mesi prima a preparare il terreno. In questo sono brava anche io: sto lì tutti i giorni a spiegare al terreno come sono le fragole e a cercare di convincerlo che deve farle crescere. Il Dottor Belfusto invece lo lavora con la vanga e ci mette anche del concime. Le fragole poi crescono bene, ma secondo me è più che altro merito mio.

Il Dottor Belfusto le pianta a 25-30 centimetri di distanza, su file che sono lontane 70-80 centimetri l’una dall’altra. Vanno annaffiate spesso ma con poca acqua alla volta. Stanno lì per due o tre anni, poi vanno cambiate. Loro starebbero lì anche più a lungo, ma dopo due o tre anni diventano pigre e non fanno più tante fragole, quindi conviene cambiarle e metterne di nuove, più volonterose.

Poi alla fine dell’estate succede una cosa buffa: crescono dei germogli che si chiamano stoloni e che si stendono di lato, e fanno delle radici nuove tutte loro. Se diventano abbastanza grandi, si può tagliare il collegamento con la pianta madre e… voila! Abbiamo una nuova pianta!
Però per la maggior parte delle volte conviene tagliarli via subito e lasciar perdere, perché crescendo portano via energia alla pianta. Quindi, a meno che la pianta non sia già vecchia, è meglio che tenga da parte la sua energia per fare le fragole l’anno dopo! No?

pubblicato da Rosa Canina in Il diario di Rosa Canina e ha ricevuto (1) commento

Coltivare il kiwi

kiwiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Come vi anticipava Clematidia sabato scorso, l’argomento di oggi sarà la coltivazione del kiwi.

Ciò che rende delicata la coltivazione di questa pianta è il fatto che è molto sensibile sia al gelo che alla siccità. Ama climi miti e un elevato grado di umidità, con poca escursione termica, e non tollera bene l’eccessiva irradiazione solare. Richiede anche un certo spazio, perché bisogna piantarne almeno due: il maschio e la femmina. In generale, un albero maschio (che non produce frutti) è sufficiente per far fruttificare anche 4 o 5 femmine. Hanno bisogno però di stare a circa 5 metri di distanza l’una dall’altra.

Se disponete dello spazio e dell’ambiente adatti, potete provare con una talea, oppure andare al vivaio e comprare una pianta pronta per essere messa a dimora. Basterà scegliere una zona con terreno ben drenato e fare una buca larga 40 centimetri, mettendo del concime sul fondo.

Un aspetto importante nella coltivazione del kiwi è l’irrigazione: come dicevo, il kiwi è più assetato di Rosa Canina dopo un chilo e mezzo di cioccolata, quindi occorre irrigarlo con poca acqua ma molto frequentemente, in modo da mantenere il terreno fresco. Anche la concimazione è importante, con prodotto a base di azoto ma anche di fosfato e potassio.
Bisogna anche eliminare le infestanti, eventualmente coprendo il terreno con plastica nera.

Crescendo, il kiwi avrà bisogno di un sostegno: si possono piantare dei pali, tra cui tendere fili orizzontali di ferro zincato a diverse altezze, oppure utilizzare un pergolato.

Un altro aspetto da tenere presente è la potatura. Le piante maschili vanno potate subito dopo la fioritura, per favorire l’emissione basale dei germogli per l’anno successivo; in inverno, basterà diradare i tralci in sovrannumero. Per quanto riguarda invece le femmine, che fruttificano, il primo anno la potatura dovrà essere molto leggera – sostanzialmente, ci sarà soltanto da guidare i rami sui supporti. Negli anni successivi, in inverno bisognerà accorciare o asportare i tralci che hanno fruttificato, e accorciare un po’ anche quelli “di sostituzione”, che fruttificheranno l’anno dopo. Anche il tralcio fondamentale (che diventa “cordone”) va accorciato, o addirittura asportato se si individua un altro migliore che può prendere il suo posto. In estate, invece, si può procedere alla cimatura dei germogli troppo vigorosi e non fruttiferi.

A seconda delle varietà, il kiwi fruttifica tra l’inizio di dicembre e la fine di gennaio. I frutti sono molto buoni e ricchi di vitamina C; spero non vi diano fastidio i suoi piccoli semi, altrimenti, se fate come Rosa Canina che cerca di toglierli a uno a uno, mangiare un kiwi potrebbe richiedervi parecchie ore…!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (2) commenti

Il pesco in fiore

pescoCari Amici,
rigogliosi saluti!

Se Clematidia oggi vi sembra un po’ strana, non fateci caso: è quel che succede ogni anno nel periodo di fioritura dei peschi. Se ne resta tutto il giorno assorta a guardare fuori dalla finestra sospirando, e spesso non sente neanche le domande che le fate… si tratta solo di portare pazienza: tra due o tre settimane sarà tornata alla normalità.

Nel frattempo, che ne direste di scambiare due parole proprio sui peschi?

Se non vivete in una zona dal clima troppo rigido, il pesco è un’ottima scelta, sia per il giardino che per la coltivazione in vaso. Oltre alla splendida fioritura che vedete, infatti, vi offrirà una buona produzione di pesche tra giugno e i primi di settembre, a seconda delle varietà.

Bisognerà scegliere un terreno possibilmente un po’ acido, fertile, poco argilloso e poco calcareo, e ben drenato; un altro aspetto su cui il pesco richiede una certa attenzione è l’irrigazione, che deve essere abbondante soprattutto durante l’ingrossamento dei frutti. Conviene anche concimare i peschi due volte l’anno (una volta a fine inverno e l’altra dopo uno o due mesi), con solfato o nitrato ammonico.

Un’altra fase delicata è quella della potatura. Ecco un breve riassunto delle diverse potature per un pesco in vaso:

  • al momento dell’impianto: tagliamo il fusto a 70-80 centimetri da terra. Se ci sono rami anticipati, li tagliamo al di sopra di due gemme;
  • primo anno, estate: scegliamo tre germogli robusti, con un buon angolo di apertura, e cimiamo o asportiamo tutti gli altri germogli concorrenti;
  • secondo anno, estate: selezioniamo un germoglio per branca, a 1,20 metri da terra, che diventerà la branca secondaria. Cimiamo i germogli concorrenti;
  • terzo anno, estate: scegliamo per ogni branca anche un altro germoglio, dal lato opposto rispetto al primo;
  • quarto anno, inverno: raccorciamo i rami che hanno fruttificato, tagliando sopra quello di sostituzione.


Da questo momento in poi le potature saranno due:

  • inverno: conserviamo interi i rami misti. La branca fruttifera si può accorciare al di sopra esterno se quello terminale è debole;
  • estate: tra maggio e giugno, eliminiamo i rami infruttiferi, alla base o sopra un ramo di sostituzione.


Quando poi i frutti maturano, è il momento di raccoglierli. Vi sconsiglio di utilizzare il sistema di Rosa Canina, che si precipita ripetutamente verso l’albero, schiantandosi sul tronco. In effetti le pesche mature a volte si staccano, ma rischiano di danneggiarsi durante la caduta. E, alla lunga, si danneggia anche Rosa Canina.
Il mio consiglio è piuttosto quello di verificare il grado di maturazione premendo leggermente con le dita vicino al peduncolo: se la polpa cede leggermente e la buccia dà segno di staccarsi facilmente dalla polpa, allora probabilmente la pesca è pronta da cogliere e gustare!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Raccogliere le arance rosse

arance_rosseCiao a tutti!

Oggi ho deciso che parlo io, che sono Rosa Canina, intanto che il Dottor Belfusto è distratto. Ho anche già deciso di che cosa parlare: delle arance rosse!

In questo periodo ci sono le arance rosse e io sono molto felice, perché ogni mattina Clematidia mi fa la spremuta rossa rossa e posso far finta che sia sangue e pensare di essere una pianta carnivora!

Il Dottor Belfusto mi ha spiegato che le arance rosse dei nostri alberi si chiamano Tarocco – non nel senso che non sono buone, anzi! Sono buonissime!

Ieri mattina, però, mi ha anche rimproverata. Volevo raccogliere da sola le arance per la spremuta, ma mi ha detto che non devo assolutamente strapparle dai rami. Bisogna che venga Clematidia con un paio di forbici e tagli il peduncolo alla base. Io non ho capito tanto bene che cosa sia il peduncolo, ma non ho neanche il permesso di giocare con le forbici, quindi non è così importante.
Però io volevo raccoglierle subito, non volevo aspettare Clematidia. Allora il Dottor Belfusto mi ha spiegato che non c’è nessuna fretta di raccogliere gli agrumi: possono aspettare un po’ sulla pianta, perché hanno una buona “tenuta di maturazione”. A quel punto non ho risposto più niente, perché non so proprio cosa sia, la tenuta di maturazione.

Invece una cosa che ho capito bene è che per le piante di agrumi bisogna preparare il cappotto per l’inverno, altrimenti prendono freddo. Si può fare con un telo di plastica trasparente o con del tessuto non tessuto e bisogna avvolgerlo intorno all’albero per proteggerlo dal gelo. Se poi prende lo stesso il raffreddore… be’, può sempre farsi una spremuta, no?

pubblicato da Rosa Canina in Il diario di Rosa Canina e ha ricevuto Nessun commento