Coltivare il cavolo

cavoloCari Amici,
rigogliosi saluti!

Siete impegnati a raccogliere i cavoli? Sta proprio cominciando il periodo della raccolta del cavolo cappuccio invernale e delle verze!

Raccogliere i cavoli

Se siete incerti sul momento giusto per raccogliere i cavoli, tenete presente che devono essere abbastanza sviluppati ma belli sodi.
La raccolta dei cavoli deve essere fatta lasciando la parte inferiore nel terreno, in modo che possano crescere nuovi getti; più avanti, a fine stagione, estirperete tutta la pianta.

Seminare i cavoli cappucci

I cavoli non hanno grandi esigenze in termini di terreno: basta che sia stato preparato prima con stallatico pellettato.
Per raccogliere i cavoli cappucci in questa stagione, bisogna seminarli alla fine della primavera, tra aprile e maggio. Vanno seminati molto radi, in successione, in modo da poterli raccogliere in modo costante tra novembre e febbraio. A giugno-luglio si possono trapiantare nella loro posizione definitiva, che deve essere aperta e soleggiata, mantenendo una distanza di 45 centimetri tra l’uno e l’altro e di 60 centimetri tra una fila e l’altra.

Seminare le verze

Per raccogliere le verze in questo periodo, bisogna seminarle in aprile, nei cassoni. Si possono trapiantare dopo circa 6 settimane, sistemandole con le stesse distanze dei cavoli cappucci.

Coltivare cavoli e verze

Le stesse accortezze valgono sia per la coltivazione delle verze sia per la coltivazione dei cavoli cappucci: tenere asportate le foglie guaste e bagnare molto nei mesi caldi, soprattutto se la stagione e secca.

Buon appetito!

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Coltivare la zucca

zuccaCari Amici,
rigogliosi saluti!

La serata di Halloween vi ha fatto venire voglia di coltivare la zucca? È senz’altro un’ottima idea!

Seminare la zucca

La coltivazione della zucca richiede spazio, ma se ne avete poco potete scegliere una varietà rampicante. La zucca si adatta a qualsiasi terreno, ma l’ideale è che sia ricco di sostanze organiche; eventualmente potete lavorarlo in anticipo. Per quanto riguarda il clima, se non è particolarmente rigido la zucca non dovrebbe avere problemi.
Per avere un bel raccolto di zucche a settembre-ottobre, bisogna seminare la zucca a marzo in serra o in aprile-maggio all’aperto. Collocate tre semi alla volta in piccole buche; quando le piantine cominceranno a crescere, le diraderete tenendo come regola una distanza di un metro tra una pianta e l’altra e di circa 2,5 metri tra le file.

Coltivare la zucca

Quando le piantine di zucca cominciano a svilupparsi, è il momento di cimarle: si taglia il fusto sopra la quarta foglia, e poi si eliminano i germogli laterali. Anche i frutti, quando cominciano a comparire, vanno diradati, lasciandone 2 o 3 per ogni pianta. Le innaffiature devono essere regolari, soprattutto in primavera, quando la zucca ha particolare bisogno d’acqua. La concimazione, con letame maturo, compost o fertilizzante minerale, può essere effettuata due volte durante la fioritura e ogni 2 o 3 settimane durante la crescita dei frutti.
Bisogna sempre stare in guardia contro il principale nemico della zucca: il mal bianco. Se dovesse comparire, intervenite subito con prodotti a base di zolfo!

Raccogliere le zucche

Durante la maturazione, dobbiamo evitare che le zucche stiano a diretto contatto con il terreno, perché questo potrebbe favorire l’insorgere di marciumi. Meglio quindi sistemare sotto i frutti della paglia o un sostegno in legno.
Quando si raccolgono le zucche? Per capire se è ora di cominciare la raccolta delle zucche, proviamo a battere con le nocche contro la scorza: se “suona vuota” e il colore è quello giusto, significa che possiamo raccogliere. Taglieremo allora il fusto con un coltello affilato e metteremo la zucca in un ambiente asciutto e buio, dove si conserverà meglio… in attesa di cosa? Magari di diventare una lanterna di Halloween 2011!

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Coltivare la cicoria

cicoriaCari Amici,
rigogliosi saluti!

Coltivare le cicorie non soltanto dà molta soddisfazione, ma fa anche molto bene!

Varietà di cicoria

Ci sono cicorie di molte varietà. Una delle più buone e sane è la scarola: cruda e croccante o saltata in padella, è sempre molto salutare: contiene molti sali minerali (calcio, selenio, potassio) e vitamine A e C.
Ma esistono moltissimi tipi di cicorie: dalle puntarelle al radicchio rosso, fino all’indivia e alla catalogna

Piantare la cicoria

Piantare la cicoria a ottobre è ancora possibile, se si trovano le piantine in commercio. Invece è tardi per seminare la cicoria: la semina è più indicata per la primavera o l’estate. In ogni caso, se scegliete delle varietà a cespo largo, ricordate di lasciar loro il giusto spazio: almeno 40 centimetri tra l’una e l’altra.
Le cicorie hanno bisogno di un clima non troppo caldo, almeno finché le piantine sono giovani; in ogni caso il terreno dovrà essere fresco e umido. In piena estate conviene assicurare loro un po’ d’ombra.

Coltivare la cicoria

Durante la coltivazione della cicoria bisogna fare attenzione a mantenere il terreno appena umido, senza bagnare le foglie durante l’irrigazione, per evitare la formazione di funghi. Bisogna poi estirpare a mano le erbe infestanti che potrebbero crescere.
Quando le piante cominciano a essere ben formate e abbastanza grosse, è il momento della legatura, che serve per il cosiddetto inbianchimento: il cuore della cicoria resterà così candido e croccante. Si procede raccogliendo il fogliame e legandolo intorno al cespo, utilizzando corde o sacchetti appositi. Per ottenere il risultato ci vogliono 10-15 giorni. Se intanto il freddo si fa sentire, si possono proteggere le cicorie con un tunnel di plastica, arieggiandolo nelle ore più calde per evitare i funghi. E poi… buon appetito!

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Raccogliere i cetrioli

cetrioliCari Amici,
rigogliosi saluti!

I cetrioli cominciano a essere pronti per la raccolta. E voi, siete pronti?

Raccogliere i cetrioli

I cetrioli vanno raccolti prima che diventino troppo grandi e i semi diventino troppo evidenti, cioè quando la polpa è ancora soda e croccante. Si raccolgono a giorni alterni, sempre con forbici o coltelli: non vanno mai strappati a mano, perché la pianta di cetriolo fa molta fatica a rimarginare queste ferite, che diventano una facile via d’accesso a malattie e funghi.
Se un cetriolo passa di maturazione, non bisogna lasciarlo sulla pianta. In questo caso, infatti, tutte le sue energie verrebbero convogliate su quel frutto, per far arrivare a maturazione i semi, a discapito degli altri frutti ancora in via di sviluppo.

Seminare i cetrioli

Parliamo invece della semina del cetriolo. Innanzitutto, bisogna preparare il terreno: il cetriolo ama un terreno fertile, ricco, dotato di un buon drenaggio e a pH subacido. Ha bisogno anche di molti nutrienti, quindi è bene dare una concimazione di fondo abbondante.
La semina dei cetrioli si può fare in serra da gennaio, in tunnel freddo da marzo e in piena terra da aprile/maggio.
I semi di cetriolo si mettono interrano con la punta verso il basso, a 60 centimetri l’uno dall’altro e a un metro tra una fila e l’altra. Sembrano molto lontani, ma se si tiene una distanza inferiore le piante rischiano di entrare in competizione tra loro e sottrarsi a vicenda spazio, acqua e nutrimento.

I sostegni dei cetrioli e la pacciamatura

Il cetriolo è una pianta rampicante, quindi ha bisogno di sostegni a cui aggrapparsi. L’importante è che i sostegni siano già fissati nel terreno al momento della semina del cetriolo, perché, dato che le radici della pianta sono molto superficiali, inserirli dopo potrebbe danneggiarle. Questo è anche il motivo per cui le infestanti non vanno sradicate, ma recise a livello del terreno; l’ideale, però, è impedirne la formazione con la pacciamatura, stendendo un telo di plastica nero o uno strato di paglia di 10 centimetri.

Coltivare i cetrioli

Quando le piantine mettono le prime due foglie, è il momento di valutare se vanno sfoltite. Per il resto, bisogna ricordare che il cetriolo ama l’acqua, quindi va innaffiato spesso. Non occorre che le innaffiature siano troppo abbondanti, proprio perché le radici del cetriolo non affondano in profondità; è importante piuttosto che il terreno non si asciughi mai completamente. Se riceve poca acqua, infatti, la pianta farà frutti amari, mentre se la riceve troppo fredda (sotto i 20°C) il suo sviluppo potrebbe rallentarsi.

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Coltivare il melone

meloneCiao a tutti,
sono io, Rosa Canina!

La coltivazione del melone“: questo è il titolo dei compiti delle vacanze che mi ha dato da svolgere il Dottor Belfusto.

Ha deciso che se devo diventare brava bisogna che studi, e allora mi ha dato una serie di domande a cui rispondere!

“Come si fa a seminare il melone?”

Allora, questa la so: il melone si semina quando fa già caldo perché ha molta paura del freddo, quindi in maggio o al massimo se uno ha proprio fretta in aprile. Se volete seminare prima dovete farlo in serra, altrimenti il melone si offende molto. I semi vanno messi lontani tra loro, perché le piante di melone vogliono sempre stare comode e stendersi sul terreno: bisogna lasciare un metro tra un seme e l’altro e due metri almeno tra le diverse fila.

“Come si cura il melone dopo la semina?”

Bisogna contare le foglie del melone. Quando diventano 5 o 6 bisogna tagliare gli steli lasciando solo 2 o 3 foglie su ogni ramo. In questo modo il melone farà più rami diversi e farà più fiori femminili, che sono quelli che poi diventano frutti. Perché il melone fa fiori femmine e fiori maschi, infatti a volte si può fare una cosa che si chiama “impollinazione manuale” mettendo a contatto i fiori maschili con quelli femminili. Il Dottor Belfusto però mi ha detto che è una cosa da adulti e io sono ancora troppo giovane per assistere.

“Come si innaffia il melone?”

La so, la so! Tutti i giorni: il terreno deve restare umido, perché altrimenti i frutti non crescono bene! Però non bisogna dare troppa acqua e bisogna essere regolari, altrimenti potrebbe marcire il colletto. E non bisogna bagnare il fusto a livello del suolo.
E poi visto che lo so dico anche come bisogna fare a concimare il melone. Si danno il potassio e il fosforo quando si prepara il terreno, e l’azoto sia prima che durante la coltivazione.

“Quando si raccolgono i meloni?”

Quando cominciano a crescere i meloni bisogna cominciare a toglierne qualcuno, prima che diventino grossi. Bisogna sceglierne uno per ogni ramo, e per non esagerare si sceglie quello che non è né troppo grande né troppo piccolo: tutti gli altri bisogna toglierli. Poi si taglia il ramo due o tre foglie sopra il melone che abbiamo scelto. Quelli che lasciamo sulla pianta devono avere tutti più o meno le stesse dimensioni, altrimenti quello più grande farà il prepotente con gli altri e si prenderà lui tutto il nutrimento della pianta!

Ma non ho risposto su quando si raccolgono… bisogna raccoglierli quando non sono ancora proprio maturi maturi, però premendo un pochino fanno un buon profumo. Si taglia il picciolo 4 o 5 centimetri sopra il frutto. E poi si mangia il melone, che a me piace molto, e poi quando si mangia il melone vuol dire che è estate… perché il melone comincia a essere pronto a luglio e continua tutto agosto, quindi quando raccolgo il melone di solito sono in vacanza!

Ecco, ho risposto a tutto! Visto che brava?

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pubblicato da Rosa Canina in Il diario di Rosa Canina e ha ricevuto (2) commenti

La voce segreta dell’orto

voce_ortoSalve, gente!

Ecco il vostro audace postino Amarillo, pronto ancora una volta a rischiare la propria incolumità per svolgere il suo dovere! Bisognerebbe istituire delle medaglie speciali per i postini, secondo me: il nostro eroismo è spesso sottovalutato.

Non che io abbia paura, intendiamoci… sono un postino audace, come sapete. Io mi preoccupo per la corrispondenza da recapitare, primo e sacro tesoro di ogni postino che si rispetti. Vedete? Questa settimana si tratta di un libro. Scommetto che se apriamo piano piano e sbirciamo dentro riusciamo a vedere che libro è.

Guardate: si intitola “La voce segreta dell’orto. Viaggio nell’immaginario dei vegetali“, di Marie-Christine Clément, edizione De Agostini.

Credo di averne già sentito parlare: l’autrice prende in considerazione diversi ortaggi e li guarda come se fossero persone, ne descrive il carattere, le inclinazioni, la personalità… il tutto con un linguaggio poetico, musicale e appassionato. Quello che lo rende speciale è l’originalità dell’approccio: non è un libro di ricette, né di giardinaggio, né di poesia, ma è tutte queste cose insieme.

Mi sembra che per scrivere un libro così si debba nutrire un grande amore per gli ortaggi e i frutti della natura, per desiderare davvero di capirli fino in fondo, nella loro essenza e nelle suggestioni che richiamano, innalzandoli a simboli e nello stesso tempo a creature vive e coscienti.

Be’, ora sono più motivato: vale la pena di correre dei rischi per consegnare un libro così. Guardate, sembra tutto tranquillo, là in Tercomposti: il giardino è immobile, non si sente nemmeno un rumore o un filo di vento, ma io so che dietro a qualche tronco, a un recinto o a un cespuglio è acquattata Rosa Canina, e aspetta solo che io provi a entrare per prendermi di sorpresa e saltarmi addosso. Prendete nota anche voi di questa mia impresa: un domani, quando i meriti dei postini saranno finalmente riconosciuti, potrebbe valermi un’onorificenza speciale!

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pubblicato da Amarillo in La posta di Amarillo, Libri verdi e ha ricevuto Nessun commento

Piantare il sedano

sedanoCari Amici,
rigogliosi saluti!

Avete visto in giro Rosa Canina? Dovrebbe avere un colapasta in testa e un rastrello in mano… stamattina mi ha sentito parlare della coltivazione in trincea del sedano e temo che si sia fatta un’idea tutta sua della procedura da seguire.

In effetti, oggi ho intenzione di piantare il sedano - o meglio, di trapiantarlo, dato che l’ho seminato a febbraio nel semenzaio. Se non l’avessi fatto, comunque, potrei comprare le piantine in vivaio e piantarle ora.

Per preparare le trincee, ho scavato fino a una profondità di circa 30 centimetri, buttando la terra ai lati della fossa, che è risultata larga circa 50-60 centimetri. Sul fondo ho sparso letame molto maturo che ho ricoperto con parte della terra rimasta dallo scavo, fino ad avere una trincea profonda circa 15 centimetri rispetto al livello dell’orto. In questo modo, in posizione più bassa e ulteriormente protetta dal mucchietto di terra rimasto ai lati, la mia trincea offre protezione contro il vento e raccoglie l’acqua di cui le piantine avranno bisogno.

Adesso è appunto il momento di mettere a dimora le piantine, magari con l’aiuto di un trapiantatoio. In ogni trincea sistemerò due file di piantine appaiate, con una distanza di 25-30 centimetri tra una piantina e l’altra, e poi innaffierò abbondantemente.

Da questo momento in poi, dovrò ricordarmi di bagnare quando il tempo è secco, e quest’estate svolgerò le operazioni necessarie per l’imbiancamento del sedano. Sono contento che Rosa Canina non sia qui, altrimenti, oltre al colapasta e al rastrello, andrebbe subito a cercare pennello e pittura…

In realtà, si tratta di un’operazione volta a mantenere le coste del sedano bianche e tenere, proteggendole dal sole, che le farebbe diventare verdi. Per ottenere questo risultato, bisogna agire quando le piante sono alte 35-40 centimetri, il che, piantandole ora, dovrebbe avvenire circa all’inizio di agosto. Per prima cosa bisogna eliminare eventuali ricrescite sviluppatesi alla base delle piante; poi occorre legare le coste appena sotto le foglie, senza stringere troppo.

A questo punto si può cominciare a rincalzare, con la terra che sta ai lati della trincea. La prima rincalzatura sarà leggera; dopo tre settimane, bisognerà rincalzare con più terra, e dopo altre tre settimane la rincalzatura dovrà arrivare appena sotto le foglie.

Se non avete voglia di scavare la trincea e rincalzare le piante, esiste un’altra possibilità: la coltivazione del sedano in superficie, infatti, è possibile, ma richiede che le piante siano sistemate in gruppi stretti, a quadrato, in modo che l’ombra di ciascuna protegga le altre. In questo modo, resterebbero esposte alla luce solo le piante più esterne, i cui piccioli possono essere coperti con paglia per proteggerli.

In ogni caso, alla fine otterrete degli ottimi sedani a coste, da consumare in pinzimonio, cotti o anche frullati, magari insieme a mela o kiwi. Potrete così godere delle sue proprietà dietetiche, depurative e perfino anti-invecchiamento!

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (4) commenti

Piantare i pomodori

pomodoriCari Amici,
rigogliosi saluti!

Avete già trapiantato i pomodori? Se non l’avete ancora fatto (magari per timore di qualche gelata tardiva), adesso è il momento!

Se avete fatto come me, avete seminato in serra ancora a febbraio e avete incominciato già dai primi di aprile il rinvigorimento delle piantine, per abituarle gradualmente all’ambiente esterno. Se non avete fatto come me… non c’è problema: acquistate le piantine da un vivaista, oppure – adesso che fa caldo – seminate direttamente all’aperto!

Ma stavo parlando della messa a dimora. Io ho fatto così: ho scelto un punto soleggiato, ho vangato il terreno e ho aggiunto del letame stagionato. Poi ho collocato ogni piantina nel terreno, facendo in modo che il suo pane di terra arrivasse 1,5 centimetri sotto il livello del terreno, che poi ho pressato bene intorno alla pianta. Ho organizzato le piantine in filari, mantenendo una distanza di 40 centimetri tra una piantina e l’altra e di 75 centimetri tra un filare e l’altro.

Se non avete scelto una varietà nana, bisognerà pensare al tutore. Si possono usare pali di bambù o di plastica, impiantandoli al piede di ogni pianta. A mano a mano che il fusto cresce, va legato al sostegno con rafia: io avvolgo i legacci due volte intorno al sostegno, poi faccio un giro molto lento intorno al fusto e fisso con un altro giro intorno al tutore.

I pomodori hanno bisogno d’acqua abbondante subito dopo la messa a dimora, e anche dopo se il clima è secco. In condizioni normali, invece, è meglio non esagerare, perché un’umidità eccessiva potrebbe causare la rottura dei frutti. Conviene togliere i getti laterali che crescono tra le impalcature delle foglie, usando un coltello affilato. Quando si sono formate quattro impalcature fruttifere, è il caso di tagliare la cima due foglie al di sopra dell’ultima impalcatura, in modo da evitare la formazione di altri fiori e aiutare invece la maturazione dei frutti.

Per raccogliere i pomodori maturi, è sufficiente trattenere il frutto nel palmo della mano e imprimere una leggera rotazione, in modo che si stacchi dalla pianta. A novembre, se ci sono ancora pomodori verdi, li raccolgo e li lascio maturare in casa, tenendoli su un davanzale esposto al sole. Devo stare attento, però: quando sono maturi, Rosa Canina ha la spiacevole abitudine di rubarli e lanciarli addosso al nostro povero postino…

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Piantare le patate

patateCari Amici,
rigogliosi saluti!

Che cosa avete in programma per questi giorni? Io conto di mettere a dimora le patate!

Il momento giusto per farlo, naturalmente, dipende dal tipo di patata che si è scelto di coltivare. Rosa Canina ha tentato più volte di convincermi a scegliere le patate fritte e le patate arrosto, ma alla fine ha accettato la mia decisione di piantare le patate tardive, anche se non sono del tutto sicuro che abbia capito le spiegazioni che le ho dato…

Comunque, le patate tardive (a differenza di quelle precoci e semi-precoci) si mettono a dimora proprio in questo mese; così oggi andrò a prendere i tuberi che ho messo a germinare quattro settimane fa. Li ho sistemati in un germinatoio, con gli “occhi” rivolti verso l’alto, in un posto riparato dal freddo, ma non troppo caldo, non troppo umido e non troppo illuminato (eh sì, in fase di germinazione i tuberi hanno molte pretese!). A questo punto dovrebbero presentare dei germogli robusti, lunghi circa mezzo centimetro o un centimetro.

Tra poco uscirò e sceglierò un angolo dell’orto ben soleggiato, con un terreno leggero e con un buon drenaggio. Se ce ne fosse bisogno, potrei mescolarlo con del letame per arricchirlo.
Scaverò dei solchi profondi 10 centimetri e distanti l’uno dall’altro circa 70 centimetri. Dovrò sistemare i tuberi con i germogli rivolti verso l’alto, a una distanza di circa 30 centimetri l’uno dall’altro. Li ricoprirò di terra setacciata e la premerò leggermente; a questo punto, dovrò fermare Rosa Canina che, presa dalla smania di aiutare, sicuramente arriverà armata di innaffiatoio. Invece, in questa fase le patate non devono assolutamente essere innaffiate; anche dopo, basterà un’innaffiatura alla settimana al massimo.

Mentre le piante crescono, non dovrò fare altro che tenere sarchiato il terreno tra le file ed estirpare le infestanti. Quando le piante saranno alte 25 centimetri circa, invece, ci sarà un’operazione importante da svolgere: quella che Rosa Canina chiama “rimboccare le coperte alle patate”, e che invece si chiama, in modo più banale, “rincalzatura“. In pratica, dovrò creare dei colmi di terra alti circa 15 centimetri intorno alla base delle piante, per allarragare lo spessore che ricopre le radici e assicurarmi che i tuberi non siano esposti alla luce del sole, diventando così immangiabili.

Le patate dovrebbero essere pronte da raccogliere tra settembre e ottobre. Quando sarà il momento, bisogna estirpare le piante con una forca, stando attenti a non affondarla troppo vicino, a rischio di rovinare i tuberi. Bisogna agire a una distanza sufficiente a ribaltare la pianta intera, da cui poi si raccoglieranno tutti i tuberi, con attenzione, liberandoli dalla terra con le mani. Prima di essere messe via, in un locale asciutto e buio, in attesa di essere consumate, le patate appena raccolte vanno fatte asciugare bene, per evitare che marciscano.

E dopo, buon appetito!

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Coltivare e raccogliere i carciofi

carciofiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Mi fate compagnia mentre raccolgo i carciofi? Clematidia mi ha chiesto di prenderne un po’ in modo che possa cucinarli per pranzo.

Dice che fanno bene, non soltanto – com’è noto – perché aiutano a combattere lo stress, ma anche perché agiscono contro il colesterolo e contengono antiossidanti, che aiutano a prevenire le malattie cardiovascolari. A dire il vero, lo sapevo già, e poi non c’è bisogno di convincermi, dato che adoro i carciofi… ma era così entusiasta che l’ho lasciata parlare!

Eccoci nella carciofaia. Questo è il momento di raccogliere i capolini dei carciofi: sono ancora verdi e ben chiusi, ma già abbastanza grossi. Se li lasciassimo sulla pianta prenderebbero un colore rosso e comincerebbero ad aprirsi, diventando infiorescenze bellissime, ma – ahimè – non più commestibili. Siamo dunque costretti a scegliere tra la gastronomia e l’estetica. In questo caso specifico, personalmente non ho dubbi.

Per raccoglierli, faccio in questo modo: taglio le teste insieme a circa 20 centimetri di gambo, utilizzando un coltello affilato o una cesoia. Il prossimo inverno, quando le foglie saranno ingiallite, taglierò il gambo principale all’altezza del terreno, prima di coprire con la paglia il terreno intorno alla pianta, per proteggerla dal freddo, che il carciofo teme molto. Lascerò invece i polloni, che serviranno per moltiplicare le piante.

Uno dei sistemi più diffusi per impiantare i carciofi, infatti, è quello tramite carducci o polloni. In primavera, asporto dalle vecchie piante tutti i polloni tranne un paio. Con quelli asportati si possono ottenere nuove piante: bisogna scegliere un luogo aperto (la coltivazione del carciofo richiede un certo spazio), in pieno sole e con un terreno ben drenato. Lavoro il terreno vangandolo bene e incorporando del letame e del fertilizzante. Poi prelevo i polloni, che devono essere alti almeno 25 centimetri e avere già un buon numero di radici e almeno 4 o 5 foglie ben sviluppate; quindi li trapianto nella loro nuova collocazione, a due a due, a 15 centimetri l’uno dall’altro e a 1 metro dal resto.

Faccio attenzione a mantenere il terreno al livello a cui era prima, e taglio via un quarto della loro parte superiore. A questo punto li irrigo bene perché possano attecchire. A febbraio, poi, concimerò sia le piante nuove che quelle vecchie.

In linea di massima, coltivare i carciofi non è facilissimo, ma dà molta soddisfazione. Soprattutto nella fase a cui mi accingo adesso… cioè la consumazione! Buon appetito a tutti!

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