La nascita dell’alloro

alloroBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Sapete che ogni tanto mi piace raccontarvi qualche leggenda sull’origine delle piante e dei fiori. Ormai conoscete la vostra Clematidia: è una mia piccola debolezza, anche perché spesso si tratta di storie romantiche: spesso le piante sono ninfe o fanciulle che si sono consumate d’amore per qualche dio o giovanetto sprezzante…

La storia che vi racconto oggi invece è un po’ diversa, perché non si tratta di fanciulle che si struggono d’amore, ma di fanciulle in fuga! Sto parlando della nascita dell’alloro.

Dafne, la protagonista, viene descritta in alcuni miti come una ninfa, in altri come una fanciulla; in tutte le storie appare sempre come una ragazza molto bella, innamorata però soltanto dei boschi e della caccia, un po’ come la dea Artemide. Di lei si innamorarono un dio, Apollo, e un giovane, Leucippo.

La sorte di Leucippo è molto triste. Pur di stare vicino alla sua amata, finse di essere una ragazza e, dato che Dafne era sacerdotessa di Gea, si mescolò a lei e alle sue compagne. Ci sono diversi racconti su come venne smascherato il suo disperato stratagemma: secondo alcuni miti, fu durante il bagno; secondo altri, Apollo stesso suggerì che le sacerdotesse effettuassero i loro riti completamente nude, rendendo inevitabile la scoperta dell’inganno. In ogni caso, il povero Leucippo morì ucciso da Dafne e dalle sue compagne.

E l’alloro? Calma, ci sto arrivando… per raccontare la sua nascita dobbiamo parlare di Apollo. Sembra che il suo amore per Dafne fosse la conseguenza di una di quelle piccole rivalità che spesso nascevano tra gli dei. Cupido, il dio dell’amore, trovava Apollo talmente arrogante che, per punirlo, scagliò contro di lui una freccia d’oro, che l’avrebbe fatto innamorare della prima persona che avesse visto. Fu così che Apollo si innamorò di Dafne. Non contento, Cupido colpì invece la fanciulla con una freccia di piombo, che aveva l’effetto di far rifuggire dall’amore.

Secondo altre fonti, l’amore di Apollo fu spontaneo e altrettanto spontaneo fu il rifiuto di Dafne. In ogni caso, quando il dio si propose alla ninfa, ella fuggì a gambe levate. Apollo la inseguì finché non giunsero al fiume Peneo, che era il padre di Dafne. A lui la fanciulla chiese di essere tramutata in pianta per poter sfuggire definitivamente alle avances di Apollo: così nacque l’alloro.

Apollo, non potendo più avere l’oggetto del suo amore, decise di rendere la pianta sempreverde e ne fece un segno di gloria. Da quel momento, la pianta fu consacrata a lui.

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La nascita delle rose

rose_leggendeBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Prima di tutto, in qualità di segretaria vorrei fare gli auguri a nome di tutti noi a tutte le mamme in ascolto! Maggio è il vostro mese, così come è il mese della fioritura più romantica e dolce di tutte, quella delle rose.

La storia delle rose è punteggiata di aneddoti e leggende emozionanti, di cui ovviamente la vostra Clematidia non può fare a meno di darvi un assaggio… ormai mi conoscete, sono fatta così!

La rosa ha accompagnato la storia dell’uomo dal suo inizio e ha sempre avuto un forte valore simbolico. La sua nascita leggendaria viene raccontata in molti modi diversi, che sempre però la collegano ad Afrodite, dea della bellezza e dell’amore. Le prime rose sarebbero nate insieme alla dea: quando ella nacque dalla spuma del mare, alcune gocce d’acqua, scivolando sul suo corpo, caddero a terra e diedero origine alle prime piante di rosa.

Queste rose, però, erano bianche; sul modo in cui abbiano preso il colore rosso ci sono diverse storie. Una racconta che Afrodite, correndo incontro a uno dei suoi amanti, si punse un piede con la spina di una rosa. Il fiore, vergognandosi di averle causato dolore, arrossì e non perse più quel colore; oppure fu il sangue stesso di Afrodite a colorare per sempre i suoi petali.

Secondo un’altra versione, il vermiglio delle rose nasce sempre dal sangue, ma da quello di Adone, uno degli amanti della dea. La storia di Adone è complessa: sua madre era stata tramutata in albero, per sfuggire alla collera di suo padre, che aveva scoperto di aver commesso incesto con lei. Dopo nove mesi, dal tronco dell’albero nacque Adone, che fu, letteralmente, il “frutto” del peccato! Ciononostante, Adone era un giovanetto bellissimo, tanto bello che di lui si innamorarono due dee: Afrodite, appunto, e Persefone, la dea degli Inferi. Dato che la lite delle due dee per il possesso di Adone non si placava, le Muse furono chiamate a fare da giudici, e stabilirono che il ragazzo dovesse dividersi tra Afrodite e Persefone, passando un po’ di tempo con entrambe. Naturalmente, Afrodite non si rassegnò e fece in modo che Adone non rispettasse il patto e restasse sempre con lei. Persefone, infuriata, corse da Ares, il dio della guerra; questi, che in precedenza era stato amante di Afrodite, si rodeva dalla gelosia (come sono umani questi dei, vero?), quindi non gli parve vero di potersi vendicare. Si trasformò in un enorme cinghiale e, durante una battuta di caccia, massacrò Adone. Afrodite, corsa al fianco dell’amato, non poté fare altro che piangere calde lacrime, da cui nacquero delle rose, colorate di rosso dal sangue del giovane ucciso.

Ma ci sono anche altre storie… per la cultura islamica, le rose nacquero da una goccia di sudore caduta dalla fronte del profeta Maometto; una leggenda celtica, invece, spiega il colore rosso delle rose con la storia di un usignolo che, sentendo il profumo di questi fiori, cadde in estasi d’amore a tal punto che non si accorse delle spine che ferivano il suo petto. Dal suo sangue, le rose presero il colore.

Ci sono anche aneddoti storici sulle rose. Pare ad esempio che un grande intellettuale persiano, Omar Hayyaam, fosse innamorato delle rose. Omar era poeta, matematico, astronomo, filosofo… insomma, un intellettuale a 360 gradi! Visse nell’XI secolo e molti dei suoi versi furono tradotti nel XIX secolo dal poeta inglese Edward Fitzgerald. Secondo la sua traduzione, una volta Omar disse che sulla sua tomba il vento avrebbe fatto nascere le rose. La cosa interessante è che davvero sulla sua tomba, secoli dopo, è stata trovata una rosa, i cui semi, inviati in Europa, diedero vita a un rosaio e a una nuova varietà. I semi di questa rosa furono piantati anche sulla tomba del suo traduttore, Edward Fitzgerald.

Potrei andare avanti ancora a lungo, ma mi fermo qui, lasciandovi solo un piccolo suggerimento: provate il risotto alle rose! Basta preparare la base del risotto con il brodo vegetale e aggiungervi poi qualche goccia di essenza di rosa, di quella che si usa anche in pasticceria. Potrete poi guarnire i piatti con petali di rosa. L’ideale per una cenetta romantica!

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L’origine dei narcisi e dei giacinti

leggenda_narcisiBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

In questi giorni qui mi prendono tutti un po’ in giro perché, con l’arrivo della primavera, divento sempre un po’ romantica… “Clematidia ha la primaverite”… “Clematidia sta rilasciando i pollini”… Ma io non mi offendo: so che voi mi capite!

A questo proposito, visto che siamo nel periodo delle fioriture, mi piacerebbe raccontarvi qualche leggenda legata alle bulbose. Ci sono delle storie molto romantiche, per esempio, che riguardano i narcisi e i giacinti.

La storia del giovane Narciso è abbastanza nota e forse molti di voi la conosceranno già. Narciso era un giovinetto bellissimo che viveva nell’antica Grecia. Era talmente affascinante che tutte le ninfe, vedendolo, si innamoravano perdutamente di lui, che però era del tutto indifferente al loro amore. Una ninfa in particolare, Eco, lo vide un giorno e se ne innamorò a tal punto che, vedendosi respinta, si rifugiò in una grotta e si consumò letteralmente di dolore, finché di lei non restò che la voce. La leggenda dice infatti che l’eco che tuttora risponde ai viaggiatori tra le montagne è tutto ciò che resta della povera ninfa.

Narciso, però, fu punito per la sua indifferenza. Forse furono gli dei greci (che avevano l’abitudine di intervenire nelle vite dei mortali) a volerlo castigare, facendogli conoscere le pene dell’amore non corrisposto; oppure fu la sua stessa personalità a condurlo alla rovina… un giorno, mentre camminava nella foresta, Narciso vide un bellissimo stagno cristallino. Chinandosi sull’acqua per bere, vide riflesso nell’acqua un viso angelico. Il giovane, non riconoscendo se stesso nell’immagine che vedeva, se ne innamorò all’istante. Restò a lungo chino sull’acqua, cercando di afferrare l’oggetto del suo amore, ma ogni volta che tentava di toccare quel viso lo vedeva scomparire nell’acqua turbata dal suo tocco. Infine, in un disperato tentativo di ricongiungersi all’amato, Narciso cadde in acqua e annegò. Al suo posto nacque un fiore bellissimo, bianco come la sua carnagione e giallo dorato come i suoi capelli, ma simbolo da quel momento di vanità e incapacità d’amare.

La storia del giacinto racconta un’altra tragedia d’amore. Anche Giacinto era un bellissimo ragazzo, tanto bello che di lui si innamorò il dio Apollo. I due erano inseparabili e stavano sempre insieme; la loro tenera amicizia suscitò la gelosia di Zefiro, anch’egli innamorato del ragazzo. Così un giorno, mentre i due innamorati si sfidavano in una gara di lancio del disco, Zefiro con un colpo di vento deviò il disco di Apollo, colpendo Giacinto alla tempia. Apollo tentò di salvarlo, utilizzando tutte le sue arti mediche per guarire la ferita, ma fu tutto inutile: il ragazzo morì tra le sue braccia. Il dio, allora, decise di trasformarlo in un fiore, a cui diede il colore del sangue purpureo versato da Giacinto.

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