Buongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?
Ormai sapete che una delle mie passioni è la storia… ebbene sì, oltre a cucinare e visitare parchi e giardini, nel tempo libero la vostra Clematidia legge anche libri di storia! A volte si scoprono delle cose impreviste e interessantissime…
Per esempio, lo sapevate che i giardini e il giardinaggio esistevano già al tempo degli antichi Egizi?
Gli ortaggi erano considerati un cibo prestigioso ed erano frequenti le offerte di fiori agli dei. E soprattutto, gli Egizi amavano costruire giardini: nelle tombe ci sono molte raffigurazioni di questi spazi verdi, che ci mostrano le conoscenze agricole e soprattutto idrauliche di questo antico popolo.
Sembra che nel loro momento di massima popolarità i giardini fossero parte integrante dell’architettura sia civile che religiosa. In effetti, l’aspetto religioso dei giardini era molto importante. Per esempio, i giardini di Karnak, che sono tra i più famosi, erano concepiti come uno spazio, protetto e circondato da un bosco di papiri, dove il faraone conversava con il dio Amon-Ra.
L’idea del giardino come luogo chiuso e protetto era comune a tutti i giardini egizi, che erano recintati e venivano vissuti come un rifugio, uno spazio delimitato in opposizione con l’esterno: erano un luogo dove il deserto veniva plasmato. Le loro forme erano geometriche, con spazi ben delimitati e simmetrici dedicati a piante ad alto fusto, fiori, sentieri e canali: il giardino si ispirava alla natura, ma trasformava la sua mutevolezza in un forme stabili e definite. Il suo aspetto doveva trasmettere un’idea di ordine e di sicurezza, in contrasto con il caos del deserto all’esterno.
Un altro elemento di contrasto rispetto all’esterno, naturalmente, era l’acqua, che era molto presente nei giardini egizi sia per necessità che per il suo simbolismo. I giardini erano quindi un luogo di vita e di fertilità, in contrapposizione con l’aridità del mondo esterno.
Bello, no? In fondo anche per noi spesso il giardino è un rifugio, da cui escludere tutti i problemi e le difficoltà del mondo esterno e in cui isolarci per parlare, se non con il dio Amon-Ra, almeno con noi stessi e le nostre emozioni!
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