Le infestazioni di arvicole

avicoleCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei rispondere a Michele, che mi scrive: “Ho una piantagione di carciofi ma le arvicole me la distruggono… se mi potete aiutare…

Caro Michele, capisco il tuo problema. Le infestazioni di arvicole possono essere una vera piaga non solo per i carciofi, ma anche per diverse altre piante, tra cui altre verdure, alberi da frutta, piante di rose…

Che cosa sono le arvicole?

Le arvicole sono topi campagnoli che vivono sottoterra, scavando gallerie e cunicoli e – ahimè! – mangiando le radici delle nostre piante. Si riproducono con un certo entusiasmo, quindi spesso creano delle popolazioni ampie che raggiungono il loro massimo intorno ai mesi di novembre-dicembre.

Come riconoscere un’infestazione di arvicole

Gli effetti sulle piante sono ben visibili: l’attacco delle arvicole ne compromette la crescita e può arrivare a provocarne la morte. Ma per rendersi conto della presenza dei topi campagnoli spesso basta guardare il terreno: le loro gallerie si distinguono da quelle delle talpe perché si vedono anche dall’esterno, e mostrano dei mucchietti di terra piatta in corrispondenza agli ingressi.

Come combattere le arvicole

Per combattere le arvicole viene spesso suggerito di usare dei veleni, che però possono inquinare l’ambiente e danneggiare eventuali predatori delle arvicole, che anzi dovremmo considerare alleati! In effetti, uno dei modi forse più efficaci e gratificanti per combattere le arvicole è adottare un gattino: oltre a cacciare i topi campagnoli, avremo un nuovo amico. In alternativa, ci sono sempre le trappole, ma è un metodo un po’ cruento e, per quanto sia a volte giustificato dal rischio che i topi trasmettano malattie, preferisco suggerirvi l’utilizzo di appositi apparecchi dissuasori. Si tratta di oggetti da collocare nel terreno: emettono delle vibrazioni che disturbano e allontanano arvicole, talpe e conigli selvatici. Così salverete le vostre piante senza fare del male a nessuno!

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto, Malattie e parassiti e ha ricevuto (7) commenti

Coltivare e raccogliere i carciofi

carciofiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Mi fate compagnia mentre raccolgo i carciofi? Clematidia mi ha chiesto di prenderne un po’ in modo che possa cucinarli per pranzo.

Dice che fanno bene, non soltanto – com’è noto – perché aiutano a combattere lo stress, ma anche perché agiscono contro il colesterolo e contengono antiossidanti, che aiutano a prevenire le malattie cardiovascolari. A dire il vero, lo sapevo già, e poi non c’è bisogno di convincermi, dato che adoro i carciofi… ma era così entusiasta che l’ho lasciata parlare!

Eccoci nella carciofaia. Questo è il momento di raccogliere i capolini dei carciofi: sono ancora verdi e ben chiusi, ma già abbastanza grossi. Se li lasciassimo sulla pianta prenderebbero un colore rosso e comincerebbero ad aprirsi, diventando infiorescenze bellissime, ma – ahimè – non più commestibili. Siamo dunque costretti a scegliere tra la gastronomia e l’estetica. In questo caso specifico, personalmente non ho dubbi.

Per raccoglierli, faccio in questo modo: taglio le teste insieme a circa 20 centimetri di gambo, utilizzando un coltello affilato o una cesoia. Il prossimo inverno, quando le foglie saranno ingiallite, taglierò il gambo principale all’altezza del terreno, prima di coprire con la paglia il terreno intorno alla pianta, per proteggerla dal freddo, che il carciofo teme molto. Lascerò invece i polloni, che serviranno per moltiplicare le piante.

Uno dei sistemi più diffusi per impiantare i carciofi, infatti, è quello tramite carducci o polloni. In primavera, asporto dalle vecchie piante tutti i polloni tranne un paio. Con quelli asportati si possono ottenere nuove piante: bisogna scegliere un luogo aperto (la coltivazione del carciofo richiede un certo spazio), in pieno sole e con un terreno ben drenato. Lavoro il terreno vangandolo bene e incorporando del letame e del fertilizzante. Poi prelevo i polloni, che devono essere alti almeno 25 centimetri e avere già un buon numero di radici e almeno 4 o 5 foglie ben sviluppate; quindi li trapianto nella loro nuova collocazione, a due a due, a 15 centimetri l’uno dall’altro e a 1 metro dal resto.

Faccio attenzione a mantenere il terreno al livello a cui era prima, e taglio via un quarto della loro parte superiore. A questo punto li irrigo bene perché possano attecchire. A febbraio, poi, concimerò sia le piante nuove che quelle vecchie.

In linea di massima, coltivare i carciofi non è facilissimo, ma dà molta soddisfazione. Soprattutto nella fase a cui mi accingo adesso… cioè la consumazione! Buon appetito a tutti!

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