Buongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?
In questi giorni qui mi prendono tutti un po’ in giro perché, con l’arrivo della primavera, divento sempre un po’ romantica… “Clematidia ha la primaverite”… “Clematidia sta rilasciando i pollini”… Ma io non mi offendo: so che voi mi capite!
A questo proposito, visto che siamo nel periodo delle fioriture, mi piacerebbe raccontarvi qualche leggenda legata alle bulbose. Ci sono delle storie molto romantiche, per esempio, che riguardano i narcisi e i giacinti.
La storia del giovane Narciso è abbastanza nota e forse molti di voi la conosceranno già. Narciso era un giovinetto bellissimo che viveva nell’antica Grecia. Era talmente affascinante che tutte le ninfe, vedendolo, si innamoravano perdutamente di lui, che però era del tutto indifferente al loro amore. Una ninfa in particolare, Eco, lo vide un giorno e se ne innamorò a tal punto che, vedendosi respinta, si rifugiò in una grotta e si consumò letteralmente di dolore, finché di lei non restò che la voce. La leggenda dice infatti che l’eco che tuttora risponde ai viaggiatori tra le montagne è tutto ciò che resta della povera ninfa.
Narciso, però, fu punito per la sua indifferenza. Forse furono gli dei greci (che avevano l’abitudine di intervenire nelle vite dei mortali) a volerlo castigare, facendogli conoscere le pene dell’amore non corrisposto; oppure fu la sua stessa personalità a condurlo alla rovina… un giorno, mentre camminava nella foresta, Narciso vide un bellissimo stagno cristallino. Chinandosi sull’acqua per bere, vide riflesso nell’acqua un viso angelico. Il giovane, non riconoscendo se stesso nell’immagine che vedeva, se ne innamorò all’istante. Restò a lungo chino sull’acqua, cercando di afferrare l’oggetto del suo amore, ma ogni volta che tentava di toccare quel viso lo vedeva scomparire nell’acqua turbata dal suo tocco. Infine, in un disperato tentativo di ricongiungersi all’amato, Narciso cadde in acqua e annegò. Al suo posto nacque un fiore bellissimo, bianco come la sua carnagione e giallo dorato come i suoi capelli, ma simbolo da quel momento di vanità e incapacità d’amare.
La storia del giacinto racconta un’altra tragedia d’amore. Anche Giacinto era un bellissimo ragazzo, tanto bello che di lui si innamorò il dio Apollo. I due erano inseparabili e stavano sempre insieme; la loro tenera amicizia suscitò la gelosia di Zefiro, anch’egli innamorato del ragazzo. Così un giorno, mentre i due innamorati si sfidavano in una gara di lancio del disco, Zefiro con un colpo di vento deviò il disco di Apollo, colpendo Giacinto alla tempia. Apollo tentò di salvarlo, utilizzando tutte le sue arti mediche per guarire la ferita, ma fu tutto inutile: il ragazzo morì tra le sue braccia. Il dio, allora, decise di trasformarlo in un fiore, a cui diede il colore del sangue purpureo versato da Giacinto.
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