Cari Amici,
rigogliosi saluti!
Oggi vorrei rispondere a Lucia, che mi chiede: “Ma è vero che l’oleandro è velenoso?“
Cara Lucia, è vero: l’oleandro è una pianta tossica. Si racconta addirittura che durante le campagne militari in Italia alcuni soldati di Napoleone siano morti per aver cotto la carne sulla brace utilizzando come spiedi dei rami di oleandro… Nella vita di ogni giorno, l’oleandro può a volte uccidere o lasciare intorpiditi gli animali selvatici, ma sicuramente non è una minaccia per l’uomo, anche perché è difficile ingerirlo per sbaglio: ha un sapore molto amaro e sgradevole. Anche gli animali domestici di solito non dimostrano alcuna propensione a mordicchiare gli oleandri, anche se a volte ne ricercano l’ombra.
D’altro canto l’oleandro è una pianta molto bella e facile da coltivare, quindi con un pizzico di attenzione (compresa l’accortezza di lavarsi le mani dopo averlo toccato) può ornare i nostri giardini senza pericolo.
L’oleandro non è per niente esigente quanto a terreno: cresce davvero dappertutto, purché ci sia un buon drenaggio. Ha qualche richiesta in più invece per quanto riguarda il clima: l’oleandro ama il sole, ma va tenuto in posizioni riparate dalle correnti d’aria e soprattutto teme il gelo. Se lo coltiviamo in piena terra, quindi, d’inverno andrà protetto con paglia e tessuto-non tessuto.
D’estate ci regalerà una bellissima e lunghissima fioritura: se il clima è mite, può durare fino a ottobre! Per sostenere la pianta durante questo “sforzo”, bisogna non farle mai mancare l’acqua e concimarla ogni dieci giorni circa. I fiori vanno eliminati appena appassiti, sia per dare forma alla pianta, sia per stimolare la produzione di nuovi fiori: accorciamo anche della metà i rami principali, e potiamo a 10 centimetri quelli laterali.
L’estate è anche la stagione giusta per moltiplicare l’oleandoro per talea: tagliamo un ramo giovane, senza fiori, lungo circa 20-30 centimetri e togliamo tutte le foglie tranne il ciuffetto in cima. Quelle che rimangono andranno però tagliate a metà, per limitare l’evaporazione. Mettiamo poi il rametto in un vaso con terra e sabbia e mettiamolo in una posizione luminosa ma riparata, tenendo il terreno umido. L’anno successivo si può rinvasare in contenitori più grandi o trapiantare in piena terra. Ricordiamoci che l’oleandro in vaso ha bisogno di un contenitore pià profondo che largo, perché le sue radici tendono a espandersi verso il basso.
In alternativa, in autunno si può moltiplicare l’oleandro a partire dai polloni che si sviluppano lateralmente, prelevandoli e interrandoli come se fossero talee. Dopo due anni la nuova pianta comincerà già a fiorire!
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