Cari Amici,
rigogliosi saluti!
Dato che abbiamo toccato l’argomento delle orchidee, oggi mi piacerebbe parlarvi della coltivazione di un’orchidea particolare, la Cattleya.
Con i loro fiori grandi e splendidi, le Cattleya sono considerate tra le orchidee più belle. Il modo migliore per coltivarle probabilmente è in serra: tollerano una temperatura tra i 13 e i 30°C e amano la luce, purché sia filtrata da tende o stuoie. Questo dipende dal fatto che sono piante epifite, che in natura vivono aggrappate ai rami degli alberi.
Rinvasare le orchidee Cattleya
Proprio perché sono piante epifite, le Cattleya richiedono un substrato particolare, a base di corteccia di pino. Inoltre amano stare in contenitori piccoli, a cui le radici possano ancorarsi prima di cominciare a emettere nuova vegetazione.
Una volta trovati contenitore e substrato, si può procedere al rinvaso, che dovrebbe avvenire circa 4 settimane dopo la fioritura, quando appaiono nuovi germogli. Se le foglie sono particolarmente sviluppate potranno richiedere il supporto di un tutore, almeno finché l’apparato radicale non si sarà sviluppato abbastanza.
Appena rinvasata, la Cattleya andrà innaffiata e poi lasciata senz’acqua finché gli pseudobulbi assumono un aspetto a fisarmonica: a quel punto, si può riprendere con le normali irrigazioni.
Innaffiare le orchidee Cattleya
Per innaffiare le Cattleya è meglio scegliere la mattina presto; durante il giorno, soprattutto in estate, conviene nebulizzare le piante, almeno due o tre volte in una giornata. Nella fase della fioritura, però, questa operazione potrebbe facilitare la formazione di muffe e di macchie sui fiori, quindi è bene assicurarsi che le prese d’aria della serra siano aperte.
In generale, dobbiamo fare attenzione a non innaffiare troppo le Cattleya: soffrirebbero di più un eccesso d’acqua che non un periodo di siccità.
Il periodo di riposo per le orchidee Cattleya
Inoltre, per le Cattleya a fioritura invernale, c’è un’altra variabile da considerare: il periodo di riposo. E’ bene infatti diminuire l’apporto di acqua e di fertilizzante per circa 6 settimane, in modo che gli pseudobulbi possano maturare e, poi, fiorire!
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“Ella teneva in mano un mazzo di cattleya, e Swann vide che nei capelli, sotto il fazzoletto di trina, aveva fiori di quella stessa orchidea puntati ad un pennacchietto di piume di cigno. Sotto la mantiglia, l’avvolgeva un’onda di velluto nero che, presa su di sbieco, scopriva in un largo triangolo il fondo d’una gonna di seta bianca e lasciava vedere un davantino, pure di seta bianca, all’apertura del busto scollato, dov’erano infilate altre cattleya…”
(Marcel Proust, “La strada di Swann” da “Alla ricerca del tempo perduto”)