Cari Amici,
rigogliosi saluti!
Forse oggi riuscirò a parlarvi degli ellebori. Si tratta di piante molto interessanti, perché fioriscono in inverno, quando sono pochi i colori che rallegrano i nostri giardini, e perché anche quando non sono fioriti le loro foglie sempreverdi sono molto decorative.
Ecco gli appunti che ho preso sul mio taccuino:
Terreno: amano un terreno pesante, con presenza di humus. Per migliorare l’aerazione e il drenaggio, che deve essere molto buono, si può aggiungere sabbia e ghiaia.
Concime: di solito non è necessario. È meglio invece ricorrere alla pacciamatura.
Semina: il sistema più facile è lasciare che la pianta si dissemini naturalmente e poi, quando saranno spuntate le pianticelle, trapiantarle. Altrimenti, si può interrare il seme quando è fresco, in piccoli vasi o direttamente in terra. Le nuove piante impiegheranno tre anni per consolidarsi e cominciare a fiorire. Una volta consolidate, è meglio non trapiantarle più: amano molto restare dove sono!
L’elleboro più famoso è l’Helleborus Niger, la cosiddetta Rosa di Natale (che, nonostante il nome latino, di solito è bianca!). Va messa a dimora in zone ombreggiate, in un terreno arricchito con stallatico, e va innaffiata con regolarità da marzo a ottobre, mantenendo sempre umida la terra. Richiede meno acqua nella stagione piovosa. Per accelerarne la fioritura, bisogna avere l’accortezza di mettere la pianta sotto una campana di vetro a partire dall’inizio dell’inverno. In questo modo, potremo avere la soddisfazione di decorare la nostra casa per le festività con le Stelle di Natale coltivate da noi!
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Leggevo che secondo la leggenda la Rosa di Natale comparve per la prima volta proprio la notte della Natività: una bambina piangeva perché non aveva doni da portare a Gesù Bambino. Allora un angelo le mostrò dei delicati fiori bianchi, che erano appena spuntati sotto la neve, e che ella poté offrire in dono.
I Greci invece conoscevano l’elleboro come veleno e lo usavano per contaminare l’acqua dei nemici, mentre i Galli intingevano le frecce nel suo succo.
I Romani lo esportarono in Inghilterra, dove venne piantato vicino alle case per scacciare le streghe, gli spiriti maligni e i fulmini. Si diceva anche che guarisse il bestiame dal malocchio. In India invece si bruciava vicino alle partorienti per facilitare la nascita.
In seguito è stato usato come medicina, ma la sua forza come narcotico e veleno è nota. Tranquilli, però: si può tenere in giardino senza rischi! Al massimo, state attenti che i bambini non lo tocchino troppo.