Archivio della categoria 'Malattie e parassiti'

Combattere gli afidi

afidiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Siamo in aprile e non possiamo ormai più ignorare un problema che ogni anno affligge molti giardini e terrazzi in fiore: quello degli afidi o pidocchi delle piante.

Questi piccoli insetti dal corpo tozzo che compaiono spesso in colonie sulle nostre piante costituiscono una minaccia da non sottovalutare, perché le danneggiano in molti modi:

  • l’aspetto più ovvio è la sottrazione di linfa. Gli afidi, infatti, iniettano nelle piante la loro saliva per fare in modo che la linfa diventi più fluida e risalga praticamente da sola lungo il loro canale alimentare. La pianta soffre, si indebolisce e può anche risultare più vulnerabile rispetto a qualsiasi altro attacco
  • oltre a sottrarre la linfa, questa saliva interferisce con la fisiologia delle piante: le porta a incrementare la loro attività respiratoria e, in pratica, a consumare più energie
  • spesso l’attività degli afidi causa anche delle deformità fisiche nelle piante: malformazioni chiamate galle, accartocciamenti, arrotolamenti)
  • come le zanzare per gli esseri umani, così gli afidi possono essere essere portatori di virus per le piante: la loro presenza, quindi, può portare malattie di vario genere
  • gli afidi secernono una sostanza zuccherina che viene chiamata melata, la cui presenza può favorire la formazione di funghi.


Perché è così difficile combattere gli afidi? Il motivo principale è che gli afidi hanno una grandissima capacità riproduttiva. Infatti non si riproducono soltanto per via sessuale, ma anche per partenogenesi: alcuni esemplari sono in grado di dare vita a nuovi insetti senza essere stati fecondati. Clematidia ritiene che questo tolga molto romanticismo alla loro vita, ma sicuramente è un sistema efficace: pensate che a volte questi insetti nascono ospitando già dentro di sé l’embrione della generazione successiva! Non c’è da stupirsi se sono così rapidi a diffondersi!

Per combattere gli afidi in modo efficace, quindi, un aspetto fondamentale è accorgersi subito della loro presenza, prima che proliferino troppo. Bisogna osservare bene e spesso le nostre piante, soprattutto se abbiamo usato dei concimi azotati (che rendono gli afidi ancora più fecondi, se possibile!). Un campanello d’allarme potrebbe essere il comportamento delle formiche: se “frequentano” molto i fusti delle vostre piante, conviene prestare attenzione. Una cosa buffa, infatti, è il fatto che le formiche proteggono le colonie di afidi; addirittura, si potrebbe dire che le allevano. Non lo fanno, ovviamente, soltanto per simpatia: come dicevo prima, gli afidi producono una sostanza zuccherina, la melata, di cui le formiche vanno ghiotte… Non sono le sole: anche le api amano la melata. Infatti, esiste il miele di melata (anche se Rosa Canina si rifiuta di mangiarlo, perché non vuole dare soddisfazione agli afidi).

Ma torniamo alla lotta contro gli afidi: se individuiamo per tempo un germoglio o un ramo attaccato, bisogna ripulirlo a mano, oppure asportarlo ed eliminarlo immediatamente, in modo che non sia un fattore di contagio. Ma se non basta?

Uno dei sistemi meno traumatici per l’ambiente è quello della lotta biologica: la presenza di insetti predatori (per esempio le coccinelle) limita molto la presenza degli afidi. Purtroppo però questo genere di aiuto naturale arriva sempre troppo avanti nella stagione: gli afidi arrivano prima delle coccinelle, e spesso fanno in tempo a fare danni!

Naturalmente ci sono gli insetticidi chimici, che però presentano degli inconvenienti: in primo luogo, sterminano moltissimi insetti, compresi quelli utili (tra i quali i predatori stessi degli afidi!). Inoltre, spesso gli afidi si abituano a questi prodotti, e diventano resistenti: in pratica, rischiamo di creare delle generazioni di “super-afidi” che non muoiono neanche con l’insetticida!

Un buon sistema sono i prodotti a base di piretro. Anche in questo caso, il rischio della resistenza c’è, ma se si cambia spesso il prodotto ci sono buone speranze che gli afidi continuino a rimanere sensibili. In alternativa, ci sono sistemi ancora più biologici, anche se naturalmente l’efficacia non è immediata e totale. Per esempio, si può usare la cenere di legno: si inumidisce la pianta e si cosparge di cenere, soffocando di fatto gli afidi. Oppure, si può usare l’aglio: non fate come Rosa Canina, che ne ha mangiati diversi spicchi e poi ha passato due ore ad alitare sulle piante. Piuttosto, producete in casa il vostro antiparassitario: tagliate l’aglio finemente e lasciatelo a macerare nell’acqua per 3 o 4 giorni.

In bocca all’afide!

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I danni da gelo sugli agrumi

gelo_agrumiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Mara mi scrive: “Ho un limone in vaso da ormai 5 anni. Questo inverno non riuscendo più a metterelo in taverna l’ho lasciato fuori coperto con tnt. Purtroppo ho notato che tutte le foglie si sono rinsecchite ed i limoni si sono riempiti di muffa. L’ho spostato allora in garage ma la muffa sta uscendo su tutti i rami. Cosa posso fare?

Si direbbe, Mara, che il tuo limone abbia sofferto il freddo. Il gelo dell’inizio di marzo è stato particolarmente insidioso e sono sicuro che non sei l’unica ad avere delle piante sofferenti. Soprattutto i limoni, che sono particolarmente sensibili alle basse temperature!

Perché il gelo fa ammuffire le piante? Perché fa gelare i vasi delle piante. Con “vasi” non intendo i contenitori, come pensa Rosa Canina che in questo momento è corsa via a controllare tutti i vasi e le vaschette; intendo l’equivalente delle vene e delle arterie delle piante. Come potete immaginare, se le “vene” delle piante si gelano, la linfa non potrà più passare per portare acqua ai rami, e così la pianta comincerà ad ammiffure.

L’unica cosa da fare, in questo caso, è tagliare. Comincia a eliminare tutti i rami ammuffiti, e continua a tagliare finché le tue forbici non incontrano legno verde. Se ti trovi ad aver tagliato tutti i rami senza aver trovato il verde, prova a grattare via un po’ di corteccia dal fusto… questa è la prova del nove per verificare lo stato di salute della tua pianta.

  • Se sotto la corteccia non trovi verde, significa che purtroppo il freddo ha avuto la meglio. La tua pianta non ce l’ha fatta e non ti resta altro da fare che sostituirla…
  • Se sotto la corteccia trovi il verde, invece, probabilmente il tuo limone si rimetterà! Quando sarà arrivata la primavera, rinvasalo con del buon terriccio per agrumi e vedrai che con il tempo spunteranno di nuovo delle splendide foglie profumate!


Tienici informati… un saluto a te e un in bocca al lupo al tuo limone!

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Combattere l’oziorrinco

oziorrinco_postCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi parliamo di un coleottero che infesta le coltivazioni di Giacomo (e non soltanto le sue!). Giacomo infatti mi scrive: “Le foglie delle mie piante hanno dei dentelli, come il segno di morsi, sui margini. Credo che sia l’oziorrinco, ma non so come eliminarlo!

Caro Giacomo, l’oziorrinco è un coleottero fitofago (cioè che si ciba delle piante) che, nella sua forma adulta, causa esattamente i danni che hai descritto. Non è l’unico modo in cui danneggia le piante: come larva, infatti, vive sottoterra mangia le radici. Se ti capitasse di vederlo, in una o nell’altra forma, potresti verificare la tua diagnosi: l’adulto è scuro, dotato di una testa allungata, un torace piccolo e un grosso addome, ovale o tondo. Di solito è lungo intorno a un centimetro e può capitarti di vederlo di notte, quando sale in superficie e si arrampica sulle piante per mangiarne le foglie. Le larve invece non escono mai; sono bianche, carnose e hanno la testa più scura. Ti risparmio i disegni esplicativi di Rosa Canina (sebbene dimostrino un discreto talento per l’arte astratta, non credo ti sarebbero molto utili).

Debellare l’oziorrinco non è facile. Ci sono degli insetticidi chimici, che funzionano per contatto o per ingestione contro gli insetti dotati di apparato boccale e masticatore, ma spesso non sono molto efficaci perché gli adulti a volte sono resistenti e le larve sono difficilmente raggiungibili. Si può tentare di eliminarli manualmente, anche con l’aiuto di bande adesive da applicare ai rami, ma anche questo sistema non si può applicare alle larve, che causano danni almeno altrettanto gravi rispetto a quelli degli adulti.

Un’alternativa è applicare il controllo biologico, immettendo nel terreno i nematodi: si tratta di piccoli vermi che si nutrono delle larve e le sterminano. Ci sono prodotti che si mettono nell’acqua e permettono, seguendo le istruzioni, di distribuire i nematodi irrigando la pianta: per esempio, Larvanem della Koppert.
I nematodi resistono però solo in condizioni particolari: temono il troppo freddo come il troppo caldo, e richiedono un’alta umidità del suolo. Occhio al termometro, quindi, e scegli il periodo giusto. Buona fortuna!

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Il marciume radicale

marciumeCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi rispondo a Giada, che mi scrive: “Ho sentito parlare di marciume radicale. Che cos’è? Come posso evitare che colpisca le mie piante?

Il marciume radicale, cara Giada, è una malattia – anche se la nostra impagabile Rosa Canina insiste a utilizzarlo come insulto contro il povero postino.

In realtà, il marciume radicale è causato da crittogami o funghi che attaccano diverse piante: dall’insalata al melone, dalla carota al melo, dall’olivo agli agrumi… se una pianta fa fatica a crescere, ha le foglie che tendono a ingiallire e a cadere e alcuni rami sono molto deboli, potrebbe essere stata colpita da questa malattia. Probabilmente sotto la corteccia del colletto e delle radici potresti trovare placche miceliali color bianco-crema, a forma di ventaglio, e in autunno potresti veder spuntare piccole colonie di funghi sul terreno intorno alla pianta.

Si tratta di un problema molto grave, quindi la cosa migliore da fare è cercare di prevenirlo. Il marciume radicale è favorito dal ristagno di umidità, quindi bisogna cercare di non esagerare con l’irrigazione e assicurarsi che il drenaggio sia buono.

Se poi, sventuratamente, una delle tue piante dovesse restarne colpita, puoi provare ad asportare i rami colpiti, disinfettare la pianta con prodotti a base di rame o usare un fungicida; se però la malattia è in fase troppo avanzata, sarai costretta a estirparla e disinfettare il terreno, sperando di liberarti del problema una volta per tutte!

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Combattere il ragnetto rosso

ragnetto_rossoCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi rispondo a Francesco che mi chiede: “Come posso debellare il ragnetto rosso? Ogni anno fa danni peggiori e non so proprio più che cosa fare“.

Caro Francesco, in effetti è un bel problema: il ragnetto rosso è una piaga per molti giardini, e anche i coltivatori professionisti lo vedono come una minaccia.

Tanto per cominciare, il ragnetto rosso è un acaro e il suo nome scientifico è Tetranychus urticae. Si tratta di un animaletto piccolissimo (è difficile da distinguere a occhio nudo) che si nutre della linfa e delle cellule delle foglie, che danneggia in modo pesante: i sintomi osservabili sono le “punture” sulle foglie, che perdono colore a chiazze (sembra quasi che vengano “bruciate”) fino a seccarsi completamente. Quando l’infestazione è molto avanzata si possono vedere anche le ragnatele.
Questo parassita ama il secco, quindi in questa stagione è facile che attacchi in casa, mentre in giardino il suo periodo è la piena estate.

Qui in Tercomposti abbiamo tentato diverse strategie: Nasturzio, nel suo laboratorio, ha provato a misurare gli effetti dei diversi generi musicali sullo sviluppo del ragnetto rosso (per un certo periodo si era convinto che il jazz freddo rallentasse la riproduzione del parassita, ma a quanto pare i risultati delle sue ricerche non sono stati conclusivi). Rosa Canina invece ha passato due giorni a latrare contro le piante infestate, poi Nasturzio le ha fatto vedere un ragnetto rosso al microscopio e si è spaventata talmente tanto che ha avuto gli incubi per una settimana.

In realtà, i rimedi che si possono concretamente applicare sono di diverso tipo. A livello professionale si pratica anche la lotta biologica, inserendo predatori (per esempio, altri acari) che sconfiggano il ragnetto malefico. Per gli appassionati, però, ci sono altri sistemi.
Se l’infestazione non è troppo estesa, la prima cosa da fare è tentare con i rimedi naturali: il ragnetto rosso detesta l’acqua, quindi spruzzare la pianta o lavare manualmente con acqua tutte le foglie è un’ottima strategia per uccidere gli esemplari adulti (le uova, purtroppo, resistono). La procedura va ripetuta spesso, con costanza, perché questi piccoli acari si riproducono a grande velocità e bisogna essere sicuri di sterminare tutte le generazioni.
Se questo sistema non basta, bisogna ricorrere a un acaricida o a un insetticida che agisca anche sugli acari. Gli insetticidi ad azione più ristretta non funzioneranno: il ragnetto rosso, infatti, non è un insetto, ma un aracnide!

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