Archivio della categoria 'Storia dei giardini'

I giardini nell’Antica Roma

roma_giardinoBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Sapete com’erano i giardini nell’Antica Roma?

Non so a voi, ma a me capita spesso di fantasticare sulle poche passate, e naturalmente non posso fare a meno di chiedermi come sarebbe stato passeggiare in un giardino secoli o millenni fa.

I giardini romani

Come in molti ambiti, anche per quanto riguarda i giardini i Romani si rifacevano agli ideali greci. A Roma però era anche molto forte l’idea del giardino come estensione della casa. Questo appezzamento legato alla domus prendeva il nome di “hortus” ed era un luogo dove il lusso della casa era rispecchiato dalla grandiosità della vegetazione e dove il giardinaggio raggiungeva livelli di raffinatezza e perfezione.

Secondo le ricostruzioni, la stanza principale di soggiorno si apriva sul giardino, attraverso una porta situata al centro del portico, creando attraverso la visione dell’esterno una continuità tra gli interni e il giardino. La continuità però si estendeva anche al rapporto tra giardino e paesaggio esterno: nonostante la ricerca di simmetria e il lusso, infatti, i giardini si protendevano e cercavano di fondersi con la natura circostante.

Le coltivazioni in epoca romana

Ma cosa si coltivava nei giardini romani? Platani, tigli, cipressi, sicomori, palme e altri alberi da ombra e da frutto; nelle aiuole invece trovavano posto fiori come viole, rose, anemoni, giacinti, narcisi, gigli, giaggioli, papaveri, verbene e violaciocche. Altre piante venivano fatte arrampicare su colonne e sostegni, oppure venivano potate in forme particolari, secondo l’”arte topiaria”: così venivano “scolpiti” mirto, bosso, cipresso e alloro. Nei giardini trovavano posto anche fontane, grotte, panchine e giochi d’acqua.

Cicerone e i giardini

Per finire, un pochino di gossip. Girava una voce maligna su Cicerone, all’epoca: molto amante dei giardini, avrebbe invidiato tantissimo gli Horti di Clodia, la bella amante del poeta Catullo. Sarebbe per questo, e non per un senso di moralità, che Cicerone si sarebbe scagliato contro di lei: infatti la condanna per adulterio di una donna prevedeva anche la confisca dei beni. Però, per farci risultare un po’ più simpatico Cicerone (in fondo era un fan dei giardini!) possiamo ricordarci di un evento molto triste della sua vita: la morte della sua adorata figlia Tullia. Per lei Cicerone, come estremo omaggio, sognò uno straordinario giardino funebre.

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I giardini nell’Antica Grecia

greciaBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

L’estate si avvia verso la fine e davanti a noi si preparano i giorni freddi dell’autunno e dell’inverno. Personalmente, la vostra Clematidia combatte la malinconia di questi momenti sognando… di giardini, ovviamente!

Per questo oggi ho voglia di raccontarvi qualcosa sui giardini nell’Antica Grecia.

La natura e la vegetazione in particolare sono importanti nella cultura greca, che ci ha tramandato tante leggende e tanti racconti mitologici legati ai fiori e alle piante. Nel periodo più arcaico della storia della Grecia, in effetti, i giardini erano legati direttamente alla sfera del sacro: erano la dimora degli dei. Si trattava comunque di luoghi recintati e al loro interno c’erano soprattutto alberi da frutto, vite, olivi e ortaggi.  Omero stesso nell’Odissea descrive il giardino della dea Calipso come un luogo meraviglioso, una selva florida e lussureggiante dove accanto ai vigneti e al sedano crescevano anche violette e cipressi.

A partire dal VI secolo avanti Cristo, i giardini acquistano un valore diverso. Cominciano a diventare un luogo pubblico, interno alle città, e in particolare intorno alle scuole di filosofia. Le lezioni infatti spesso si tenevano all’aperto: i filosofi amavano passeggiare in mezzo al verde insieme ai loro discepoli. Questi giardini, quindi, non erano pensati per la produzione di frutti e ortaggi: il loro scopo principale era creare un ambiente piacevole e rilassante che potesse ospitare lo scambio culturale e il dialogo. Nascono in questo periodo anche le prime opere scritte dedicate all’arte del giardino: l’autore è Teofrasto, non a caso un amico del filosofo Platone.

Con il IV secolo avanti Cristo comincia il periodo ellenistico: i giardini greci, che prima erano alla fin fine molto semplici, cominciano a imparare il lusso dai giardini persiani. Diventano quindi più elaborati, con una disposizione geometrica di siepi di mirto e alloro, alberi da frutto come meli, olivi, peri, melograni e fichi, e anche fiori come violette e rose, che i Greci amavano molto. I viali erano ombreggiati da platani, pini e cipressi e c’erano zone dedicate espressamente alla caccia.

Personalmente, la cosa che mi colpisce di più di tutta questa storia è l’idea del giardino come luogo dove la mente funziona meglio: in effetti chiunque abbia curato un giardino sa che non c’è niente come qualche ora nel nostro regno verde per rendere la mente più lucida e schiarire le idee! Non è vero?

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I giardini egiziani

egittoBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Ormai sapete che una delle mie passioni è la storia… ebbene sì, oltre a cucinare e visitare parchi e giardini, nel tempo libero la vostra Clematidia legge anche libri di storia! A volte si scoprono delle cose impreviste e interessantissime…

Per esempio, lo sapevate che i giardini e il giardinaggio esistevano già al tempo degli antichi Egizi?

Gli ortaggi erano considerati un cibo prestigioso ed erano frequenti le offerte di fiori agli dei. E soprattutto, gli Egizi amavano costruire giardini: nelle tombe ci sono molte raffigurazioni di questi spazi verdi, che ci mostrano le conoscenze agricole e soprattutto idrauliche di questo antico popolo.

Sembra che nel loro momento di massima popolarità i giardini fossero parte integrante dell’architettura sia civile che religiosa. In effetti, l’aspetto religioso dei giardini era molto importante. Per esempio, i giardini di Karnak, che sono tra i più famosi, erano concepiti come uno spazio, protetto e circondato da un bosco di papiri, dove il faraone conversava con il dio Amon-Ra.

L’idea del giardino come luogo chiuso e protetto era comune a tutti i giardini egizi, che erano recintati e venivano vissuti come un rifugio, uno spazio delimitato in opposizione con l’esterno: erano un luogo dove il deserto veniva plasmato. Le loro forme erano geometriche, con spazi ben delimitati e simmetrici dedicati a piante ad alto fusto, fiori, sentieri e canali: il giardino si ispirava alla natura, ma trasformava la sua mutevolezza in un forme stabili e definite. Il suo aspetto doveva trasmettere un’idea di ordine e di sicurezza, in contrasto con il caos del deserto all’esterno.

Un altro elemento di contrasto rispetto all’esterno, naturalmente, era l’acqua, che era molto presente nei giardini egizi sia per necessità che per il suo simbolismo. I giardini erano quindi un luogo di vita e di fertilità, in contrapposizione con l’aridità del mondo esterno.

Bello, no? In fondo anche per noi spesso il giardino è un rifugio, da cui escludere tutti i problemi e le difficoltà del mondo esterno e in cui isolarci per parlare, se non con il dio Amon-Ra, almeno con noi stessi e le nostre emozioni!

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I giardini pensili di Babilonia

babiloniaBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Se avete qualche minuto, mi farebbe piacere raccontarvi la storia di un luogo leggendario: i giardini pensili di Babilonia.

Dico “leggendario” non a caso: gli storici non riescono a mettersi d’accordo su dove si trovassero e addirittura qualcuno suggerisce che non siano mai esistiti. La loro storia, però, è piena di fascino: sapete che erano considerati una delle sette meraviglie del mondo antico?

Molti archeologi hanno cercato i resti dei giardini. La città di Babilonia (vicino all’attuale Baghdad) aveva una porta maestosa, costruita con delle strutture a volta, che avrebbe potuto fare da sostegno ai giardini pensili; c’è però chi sostiene che i giardini si trovassero su una collina artificiale costruita apposta. Addirittura, è possibile che i giardini di Babilonia non si trovassero a Babilonia, ma in una città vicina, Ninive.

Quello che si sa con certezza è che si trattava di terrazzamenti in pietra su cui crescevano piante e fiori, provenienti anche da luoghi lontani; per farli sopravvivere e fiorire nel clima desertico di quei luoghi era stato costruito un imponente sistema di irrigazione, che richiamava l’acqua del fiume Eufrate per via sotterranea, la raccoglieva nei bacini predisposti ai piedi dei giardini e poi li trasportava sui vari terrazzamenti grazie a un sistema azionato da schiavi o animali.

Le leggende su come siano nati, poi, sono la cosa più interessante. Forse a costruirli è stato il re Nabucodonosor II, per amore di sua moglie: si racconta che la donna venisse da terre montuose e coperte di boschi e soffrisse molto per la mancanza di verde. Il re avrebbe allora fatto costruire quest’opera architettonica enorme per farle tornare il sorriso. Romantico, vero? Ricordatelo ai vostri fidanzati, la prossima volta che si considerano molto generosi perché vi hanno regalato un semplice mazzo di fiori!

Un’altra leggenda attribuisce la creazione dei giardini a una regina, Semiramide. La tradizione racconta che tutte le mattine, in ogni stagione, andasse a raccogliere rose fresche nei giardini. L’immagine è molto bella, ma sembra che si tratti soltanto di una leggenda: a quanto pare, Semiramide è stata collegata ai giardini soltanto perché la sua figura è spesso associata a quella di Venere: una bellissima donna, che prediligeva e simboleggiava il piacere e l’amore. In un’epoca in cui si coltivava la terra solo per produrre cibo, un enorme giardino costruito soltanto per la sua bellezza e il piacere dei sensi andava d’accordo con questa raffigurazione. A me però piace immaginarla mentre cammina tra i suoi giardini in cerca di rose… mi immedesimo molto in lei. Voi no?

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