Archivio della categoria 'Leggende verdi'

Leggende sulle orchidee

orchidee_leggendeBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Vorrei raccontarvi una leggenda dedicata ai fiori più sensuali di tutti, le orchidee.

Narra il mito che dall’unione di un satiro e di una ninfa (i satiri amavano molto unirsi alle ninfe, non sempre con il loro consenso…!) nacque uno splendido giovane, Orchis. Questo ragazzo, oltre ad essere bellissimo, era anche di temperamento esuberante e ardente; così, un giorno, durante una festa in onore di Dioniso, cercò di insidiare una delle sacerdotesse del dio. Era un sacrilegio per cui perfino lui, con la sua discendenza semidivina, dovette pagare: Dioniso stesso lo condannò a essere sbranato dalle belve feroci.

Gli dei dell’Olimpo, però, di fronte alla sua fine, decisero di averne pietà e di tramutare i suoi resti in un bellissimo fiore: l’orchidea. Per questo, l’orchidea raccoglie in sé tanto la grande bellezza di Orchis quanto la sua esuberanza virile, simboleggiata dagli organi sotterranei a forma di testicoli.
Non è un caso, infatti, se nell’antichità si riteneva che i tuberi di orchidea fossero afrodisiaci e costituissero un rimedio contro la sterilità!

Un’altra leggenda racconta invece che Afrodite, dea della bellezza, durante una terribile tempesta perse una scarpetta. Un uomo, passando nel bosco, vide lo splendido calzare d’oro e fece per raccoglierlo, ma prima di poter essere toccato da mano umana esso si tramutò in un bellissimo fiore dorato: quello tuttora noto, per l’appunto, come “scarpetta di Venere”!

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Leggende sul mirto

mirtoBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Potrei raccontarvi una leggenda sulla nascita del mirto, un bell’arbusto mediterraneo dai fiori bianchi.

La nascita del mirto

Narra la leggenda che Myrsine fosse una fanciulla di grande bellezza. Ma le sue doti non si fermavano qui: era anche molto abile nello sport e sconfiggeva sempre i suoi coetanei maschi nei giochi. Un giorno, dopo una sconfitta particolarmente bruciante, un giovane si lasciò prendere dall’invidia e dalla frustrazione e la uccise. Atena, allora, che la amava, la trasformò in un bellissimo arbusto dai fiori bianchi: per l’appunto, il mirto.

Il mirto e l’amore

Il mirto è legato anche a un’altra dea: Afrodite, dea della bellezza e dell’amore. Virgilio racconta infatti che, dopo essere nata sorgendo nuda dalla schiuma del mare, la splendida Afrodite si ritrovò sotto gli occhi vogliosi dei satiri e dovette nascondersi: trovò riparo dietro a un cespuglio di mirto, che nascose la sua nudità. Da quel momento, il mirto le fu dedicato e ne vennero coltivati boschetti sacri.

Il mirto e la morte

Ma il mirto era anche una pianta funebre. Sembra che questo aspetto derivi da un racconto mitologico legato a Dioniso. Su questo dio, noto anche come Bacco, ci sono moltissime storie: anche la sua nascita è degna di nota. Sua madre Semele, infatti, era una delle tante donne sedotte e amate da Zeus. Come tutte le volte che il padre degli dei intrecciava una relazione, sua moglie Era si ingelosì moltissimo: per questo, apparve a Semele sotto le spoglie della sua nutrice e la convinse a chiedere a Zeus di mostrarsi nel suo vero aspetto divino. Quando Zeus andò a trovare Semele, quindi, lei gli chiese di giurare che avrebbe fatto qualsiasi cosa gli avesse chiesto, e poi pretese di vederlo nel suo vero aspetto. Zeus dovette obbedire e il suo fulgore divino incenerì la povera Semele. Il bimbo che portava in grembo, però, fu salvato: Zeus se lo cucì nella coscia e lì il piccolo Dioniso crebbe fino al momento della nascita.

Cosa c’entra il mirto?, direte voi. Be’, il mirto arriva molti anni dopo, quando Dioniso, ormai adulto, scende nel regno dei morti per riprendersi sua madre. Vi ricorda qualcosa? Se conoscete il mito di Orfeo sapete che raramente queste cose vanno a finire bene; in questo caso, tuttavia, forse perché Dioniso era un dio, riuscì nel suo intento, portò sua madre nell’Olimpo e la rese immortale. Secondo alcune versioni, però, in cambio dovette lasciare qualcosa nell’Ade: una pianta di mirto!

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Leggende sulla menta

mentaBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

In questi giorni fa talmente caldo che sento il desiderio di parlarvi di qualcosa di rinfrescante… che ne direste di fare due chiacchiere sulle leggende legate alla menta?

Molte leggende sulla nascita di piante e fiori provengono dalla stessa fonte, le Metamorfosi di Ovidio. Così è anche per la menta: Ovidio infatti racconta che Myntha era una bellissima ninfa, figlia del fiume infernale Cocito. Chi poteva innamorarsi di lei, se non il dio degli Inferi, Plutone?
Purtroppo per la povera Myntha, però, il tradimento giunse all’orecchio di Prosperpina, moglie di Plutone. Come spesso avveniva quando si intrecciavano tradimenti tra le divinità dell’Olimpo, Prosperpina decise di vendicarsi, e trasformò la ninfa in un vegetale. Non potè però spegnere il suo fascino, che rimane tuttora nel profumo inebriante e indimenticabile di questa pianta.

Un’altra versione della leggenda racconta i fatti in modo diverso. A innamorarsi di Myntha infatti non sarebbe stato Plutone, ma Giove. La ninfa, però, avrebbe osato rifiutarlo: Giove, incollerito, l’avrebbe trasformata in una pianta, fredda come Myntha era stata con lui.

La menta aveva un ruolo fondamentale anche tra gli antichi Egizi, che la consideravano una pianta sacra, dedicata sia a Iris, dea dell’erboristeria, che a Thot, dio della medicina, della magia e della sapienza. La fonte di queste informazioni è un documento molto importante, il Papiro di Ebers, del 1550 a.C. circa: è una sorta di trattato medico dell’Antico Egitto.
La menta, a quanto pare, era per gli Egizi un modo per stimolare il Principio Vitale: solo i sacerdoti potevano toccarla, e ne traevano un unguento che stimolava mente e corpo per assicurare longevità.
Un motivo in più per godersi qualche buona granita alla menta quest’estate!

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Leggende sulle felci

felciBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Quando il Dottor Belfusto vi ha parlato delle felci, mi è venuto in mente che conosco alcune leggende sulle felci che mi piacerebbe raccontarvi.

La nascita delle felci

Narra la leggenda che un cacciatore scoccò un giorno una freccia verso il sole. Lo colpì, e dall’astro caddero tre gocce miracolose: da queste stille di sangue solare nacquero le felci. Da questo legame profondo della felce con il sole vengono fatte derivare molte proprietà magiche, che si esplicano soprattutto nella notte del solstizio estivo, tra il 23 e il 24 giugno. Proprio in questa notte le felci fioriscono… no, lo so che le felci in realtà non fioriscono. Ma altrimenti che magia sarebbe?

Il fiore della felce

Il fantomatico fiore della felce sboccerebbe quindi alla mezzanotte del solstizio estivo, emanando una grande luce; la fioritura, rossa e splendida, durerebbe però soltanto per un attimo: per questo sono così pochi coloro che l’hanno vista. Chi però riesce a coglierlo, guadagna una serie di poteri straordinari, tra cui l’invisibilità e la fortuna (in particolare al gioco).

I poteri della felce

Ma anche le foglie, più facili da procurarsi, vengono considerate tradizionalmente portafortuna. Tenere la pianta in casa regalerebbe buona sorte, mentre foglie di felce, colte la notte del solstizio e messe a contatto con il denaro, porterebbero soldi. Anticamente, si pensava che tenere foglie o rizomi di felce vicino al cuscino inducesse sogni profetici e aiutasse la fertilità femminile.
Ciò che è senza dubbio vero sono le proprietà curative della felce, note fin dal Medioevo: antiparassitaria, antireumatica e lenitiva, questa pianta è stata sempre usata nella medicina naturale… ma questa è un’altra storia!

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La nascita dell’alloro

alloroBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Sapete che ogni tanto mi piace raccontarvi qualche leggenda sull’origine delle piante e dei fiori. Ormai conoscete la vostra Clematidia: è una mia piccola debolezza, anche perché spesso si tratta di storie romantiche: spesso le piante sono ninfe o fanciulle che si sono consumate d’amore per qualche dio o giovanetto sprezzante…

La storia che vi racconto oggi invece è un po’ diversa, perché non si tratta di fanciulle che si struggono d’amore, ma di fanciulle in fuga! Sto parlando della nascita dell’alloro.

Dafne, la protagonista, viene descritta in alcuni miti come una ninfa, in altri come una fanciulla; in tutte le storie appare sempre come una ragazza molto bella, innamorata però soltanto dei boschi e della caccia, un po’ come la dea Artemide. Di lei si innamorarono un dio, Apollo, e un giovane, Leucippo.

La sorte di Leucippo è molto triste. Pur di stare vicino alla sua amata, finse di essere una ragazza e, dato che Dafne era sacerdotessa di Gea, si mescolò a lei e alle sue compagne. Ci sono diversi racconti su come venne smascherato il suo disperato stratagemma: secondo alcuni miti, fu durante il bagno; secondo altri, Apollo stesso suggerì che le sacerdotesse effettuassero i loro riti completamente nude, rendendo inevitabile la scoperta dell’inganno. In ogni caso, il povero Leucippo morì ucciso da Dafne e dalle sue compagne.

E l’alloro? Calma, ci sto arrivando… per raccontare la sua nascita dobbiamo parlare di Apollo. Sembra che il suo amore per Dafne fosse la conseguenza di una di quelle piccole rivalità che spesso nascevano tra gli dei. Cupido, il dio dell’amore, trovava Apollo talmente arrogante che, per punirlo, scagliò contro di lui una freccia d’oro, che l’avrebbe fatto innamorare della prima persona che avesse visto. Fu così che Apollo si innamorò di Dafne. Non contento, Cupido colpì invece la fanciulla con una freccia di piombo, che aveva l’effetto di far rifuggire dall’amore.

Secondo altre fonti, l’amore di Apollo fu spontaneo e altrettanto spontaneo fu il rifiuto di Dafne. In ogni caso, quando il dio si propose alla ninfa, ella fuggì a gambe levate. Apollo la inseguì finché non giunsero al fiume Peneo, che era il padre di Dafne. A lui la fanciulla chiese di essere tramutata in pianta per poter sfuggire definitivamente alle avances di Apollo: così nacque l’alloro.

Apollo, non potendo più avere l’oggetto del suo amore, decise di rendere la pianta sempreverde e ne fece un segno di gloria. Da quel momento, la pianta fu consacrata a lui.

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La nascita delle rose

rose_leggendeBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Prima di tutto, in qualità di segretaria vorrei fare gli auguri a nome di tutti noi a tutte le mamme in ascolto! Maggio è il vostro mese, così come è il mese della fioritura più romantica e dolce di tutte, quella delle rose.

La storia delle rose è punteggiata di aneddoti e leggende emozionanti, di cui ovviamente la vostra Clematidia non può fare a meno di darvi un assaggio… ormai mi conoscete, sono fatta così!

La rosa ha accompagnato la storia dell’uomo dal suo inizio e ha sempre avuto un forte valore simbolico. La sua nascita leggendaria viene raccontata in molti modi diversi, che sempre però la collegano ad Afrodite, dea della bellezza e dell’amore. Le prime rose sarebbero nate insieme alla dea: quando ella nacque dalla spuma del mare, alcune gocce d’acqua, scivolando sul suo corpo, caddero a terra e diedero origine alle prime piante di rosa.

Queste rose, però, erano bianche; sul modo in cui abbiano preso il colore rosso ci sono diverse storie. Una racconta che Afrodite, correndo incontro a uno dei suoi amanti, si punse un piede con la spina di una rosa. Il fiore, vergognandosi di averle causato dolore, arrossì e non perse più quel colore; oppure fu il sangue stesso di Afrodite a colorare per sempre i suoi petali.

Secondo un’altra versione, il vermiglio delle rose nasce sempre dal sangue, ma da quello di Adone, uno degli amanti della dea. La storia di Adone è complessa: sua madre era stata tramutata in albero, per sfuggire alla collera di suo padre, che aveva scoperto di aver commesso incesto con lei. Dopo nove mesi, dal tronco dell’albero nacque Adone, che fu, letteralmente, il “frutto” del peccato! Ciononostante, Adone era un giovanetto bellissimo, tanto bello che di lui si innamorarono due dee: Afrodite, appunto, e Persefone, la dea degli Inferi. Dato che la lite delle due dee per il possesso di Adone non si placava, le Muse furono chiamate a fare da giudici, e stabilirono che il ragazzo dovesse dividersi tra Afrodite e Persefone, passando un po’ di tempo con entrambe. Naturalmente, Afrodite non si rassegnò e fece in modo che Adone non rispettasse il patto e restasse sempre con lei. Persefone, infuriata, corse da Ares, il dio della guerra; questi, che in precedenza era stato amante di Afrodite, si rodeva dalla gelosia (come sono umani questi dei, vero?), quindi non gli parve vero di potersi vendicare. Si trasformò in un enorme cinghiale e, durante una battuta di caccia, massacrò Adone. Afrodite, corsa al fianco dell’amato, non poté fare altro che piangere calde lacrime, da cui nacquero delle rose, colorate di rosso dal sangue del giovane ucciso.

Ma ci sono anche altre storie… per la cultura islamica, le rose nacquero da una goccia di sudore caduta dalla fronte del profeta Maometto; una leggenda celtica, invece, spiega il colore rosso delle rose con la storia di un usignolo che, sentendo il profumo di questi fiori, cadde in estasi d’amore a tal punto che non si accorse delle spine che ferivano il suo petto. Dal suo sangue, le rose presero il colore.

Ci sono anche aneddoti storici sulle rose. Pare ad esempio che un grande intellettuale persiano, Omar Hayyaam, fosse innamorato delle rose. Omar era poeta, matematico, astronomo, filosofo… insomma, un intellettuale a 360 gradi! Visse nell’XI secolo e molti dei suoi versi furono tradotti nel XIX secolo dal poeta inglese Edward Fitzgerald. Secondo la sua traduzione, una volta Omar disse che sulla sua tomba il vento avrebbe fatto nascere le rose. La cosa interessante è che davvero sulla sua tomba, secoli dopo, è stata trovata una rosa, i cui semi, inviati in Europa, diedero vita a un rosaio e a una nuova varietà. I semi di questa rosa furono piantati anche sulla tomba del suo traduttore, Edward Fitzgerald.

Potrei andare avanti ancora a lungo, ma mi fermo qui, lasciandovi solo un piccolo suggerimento: provate il risotto alle rose! Basta preparare la base del risotto con il brodo vegetale e aggiungervi poi qualche goccia di essenza di rosa, di quella che si usa anche in pasticceria. Potrete poi guarnire i piatti con petali di rosa. L’ideale per una cenetta romantica!

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L’origine dei narcisi e dei giacinti

leggenda_narcisiBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

In questi giorni qui mi prendono tutti un po’ in giro perché, con l’arrivo della primavera, divento sempre un po’ romantica… “Clematidia ha la primaverite”… “Clematidia sta rilasciando i pollini”… Ma io non mi offendo: so che voi mi capite!

A questo proposito, visto che siamo nel periodo delle fioriture, mi piacerebbe raccontarvi qualche leggenda legata alle bulbose. Ci sono delle storie molto romantiche, per esempio, che riguardano i narcisi e i giacinti.

La storia del giovane Narciso è abbastanza nota e forse molti di voi la conosceranno già. Narciso era un giovinetto bellissimo che viveva nell’antica Grecia. Era talmente affascinante che tutte le ninfe, vedendolo, si innamoravano perdutamente di lui, che però era del tutto indifferente al loro amore. Una ninfa in particolare, Eco, lo vide un giorno e se ne innamorò a tal punto che, vedendosi respinta, si rifugiò in una grotta e si consumò letteralmente di dolore, finché di lei non restò che la voce. La leggenda dice infatti che l’eco che tuttora risponde ai viaggiatori tra le montagne è tutto ciò che resta della povera ninfa.

Narciso, però, fu punito per la sua indifferenza. Forse furono gli dei greci (che avevano l’abitudine di intervenire nelle vite dei mortali) a volerlo castigare, facendogli conoscere le pene dell’amore non corrisposto; oppure fu la sua stessa personalità a condurlo alla rovina… un giorno, mentre camminava nella foresta, Narciso vide un bellissimo stagno cristallino. Chinandosi sull’acqua per bere, vide riflesso nell’acqua un viso angelico. Il giovane, non riconoscendo se stesso nell’immagine che vedeva, se ne innamorò all’istante. Restò a lungo chino sull’acqua, cercando di afferrare l’oggetto del suo amore, ma ogni volta che tentava di toccare quel viso lo vedeva scomparire nell’acqua turbata dal suo tocco. Infine, in un disperato tentativo di ricongiungersi all’amato, Narciso cadde in acqua e annegò. Al suo posto nacque un fiore bellissimo, bianco come la sua carnagione e giallo dorato come i suoi capelli, ma simbolo da quel momento di vanità e incapacità d’amare.

La storia del giacinto racconta un’altra tragedia d’amore. Anche Giacinto era un bellissimo ragazzo, tanto bello che di lui si innamorò il dio Apollo. I due erano inseparabili e stavano sempre insieme; la loro tenera amicizia suscitò la gelosia di Zefiro, anch’egli innamorato del ragazzo. Così un giorno, mentre i due innamorati si sfidavano in una gara di lancio del disco, Zefiro con un colpo di vento deviò il disco di Apollo, colpendo Giacinto alla tempia. Apollo tentò di salvarlo, utilizzando tutte le sue arti mediche per guarire la ferita, ma fu tutto inutile: il ragazzo morì tra le sue braccia. Il dio, allora, decise di trasformarlo in un fiore, a cui diede il colore del sangue purpureo versato da Giacinto.

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I giardini pensili di Babilonia

babiloniaBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Se avete qualche minuto, mi farebbe piacere raccontarvi la storia di un luogo leggendario: i giardini pensili di Babilonia.

Dico “leggendario” non a caso: gli storici non riescono a mettersi d’accordo su dove si trovassero e addirittura qualcuno suggerisce che non siano mai esistiti. La loro storia, però, è piena di fascino: sapete che erano considerati una delle sette meraviglie del mondo antico?

Molti archeologi hanno cercato i resti dei giardini. La città di Babilonia (vicino all’attuale Baghdad) aveva una porta maestosa, costruita con delle strutture a volta, che avrebbe potuto fare da sostegno ai giardini pensili; c’è però chi sostiene che i giardini si trovassero su una collina artificiale costruita apposta. Addirittura, è possibile che i giardini di Babilonia non si trovassero a Babilonia, ma in una città vicina, Ninive.

Quello che si sa con certezza è che si trattava di terrazzamenti in pietra su cui crescevano piante e fiori, provenienti anche da luoghi lontani; per farli sopravvivere e fiorire nel clima desertico di quei luoghi era stato costruito un imponente sistema di irrigazione, che richiamava l’acqua del fiume Eufrate per via sotterranea, la raccoglieva nei bacini predisposti ai piedi dei giardini e poi li trasportava sui vari terrazzamenti grazie a un sistema azionato da schiavi o animali.

Le leggende su come siano nati, poi, sono la cosa più interessante. Forse a costruirli è stato il re Nabucodonosor II, per amore di sua moglie: si racconta che la donna venisse da terre montuose e coperte di boschi e soffrisse molto per la mancanza di verde. Il re avrebbe allora fatto costruire quest’opera architettonica enorme per farle tornare il sorriso. Romantico, vero? Ricordatelo ai vostri fidanzati, la prossima volta che si considerano molto generosi perché vi hanno regalato un semplice mazzo di fiori!

Un’altra leggenda attribuisce la creazione dei giardini a una regina, Semiramide. La tradizione racconta che tutte le mattine, in ogni stagione, andasse a raccogliere rose fresche nei giardini. L’immagine è molto bella, ma sembra che si tratti soltanto di una leggenda: a quanto pare, Semiramide è stata collegata ai giardini soltanto perché la sua figura è spesso associata a quella di Venere: una bellissima donna, che prediligeva e simboleggiava il piacere e l’amore. In un’epoca in cui si coltivava la terra solo per produrre cibo, un enorme giardino costruito soltanto per la sua bellezza e il piacere dei sensi andava d’accordo con questa raffigurazione. A me però piace immaginarla mentre cammina tra i suoi giardini in cerca di rose… mi immedesimo molto in lei. Voi no?

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pubblicato da Clematidia in L'angolo di Clematidia, Leggende verdi, Storia dei giardini e ha ricevuto Nessun commento

I fiori di San Valentino

Regalare fiori a San valentinoCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei rispondere a una delle vostre domande.

Cristina mi ha scritto per soddisfare alcune curiosità sulla festa di san Valentino: mi chiede perché è tradizione regalare fiori e quali sono quelli più adatti a questa ricorrenza.

Per rispondere a queste domande, ho interpellato la mia segretaria Clematidia, che ha una vasta esperienza nel campo del linguaggio dei fiori, dei regali, di san Valentino e di tutte le delicate questioni legate a questi temi.

Ecco la sua risposta.

Davvero posso rispondere io, Dottor Belfusto? Oh, questo è veramente carino da parte sua, davvero. Sono molto lusingata.

Be’, cosa dire del giorno di San Valentino? Giorno di attese, di pensieri dolci, di mazzi di fiori e cioccolatini!

Sai, Cristina, in origine questa era una festiva pagana dedicata alla fertilità; in seguito, nel V secolo, la Chiesa l’ha trasformata nella festa dedicata a san Valentino.

San Valentino era un vescovo. Che cosa c’entra un vescovo con gli innamorati, ti chiederai… almeno, io me lo sono chiesta. Be’, tanto per cominciare, la leggenda dice che è stato il primo a celebrare un matrimonio tra un pagano e una cristiana, ma secondo alcune versioni c’è di più: Valentino stesso, nonostante fosse un vescovo, si sarebbe innamorato. Mentre era in carcere, in attesa di essere martirizzato, avrebbe sentito nascere l’amore per la giovane figlia cieca del guardiano, e le avrebbe restituito la vista per miracolo. Prima di essere ucciso, le avrebbe mandato un ultimo messaggio d’amore… ah! Romantico, vero?

Ma torniamo ai fiori. Perché a San Valentino si regalano fiori? Dobbiamo parlare ancora del nostro romantico Valentino… infatti, sembra che amasse molto i fiori e si prendesse cura personalmente del suo giardino. I suoi fiori erano messaggeri d’amore: si racconta che un giorno, vedendo due fidanzati litigare, Valentino si fosse avvicinato a loro portando una rosa in dono. Li avrebbe invitati a tenere in mano il gambo, insieme, e a riconciliarsi… e poco tempo dopo, i due fidanzati tornarono da lui per chiedergli la benedizione del matrimonio! Sarebbe bello se funzionasse ancora, vero?… Io avrei in mente una o due persone con cui condividerei volentieri il gambo di una rosa…!

Questo è sicuramente il momento giusto per mettere alla prova questa leggenda… infatti, le rose rosse sono il fiore più regalato a San Valentino, il fiore che ogni donna vorrebbe ricevere, perché simboleggiano il vero amore e la passione ardente. Se il vostro fidanzato vi regala un mazzo di rose rosse… che dire? Siete fortunate…! C’è chi non le riceve!

Ma perché proprio rosse? Chi conosce bene il linguaggio dei fiori, sa che ogni colore e ogni dettaglio dà alla rosa un diverso significato. Per esempio, la rosa bianca indica purezza, la rosa rosa affetto e ammirazione, quella gialla gelosia o amicizia, quella arancione desiderio… Oggi la maggior parte di questi significati non ha più molta importanza e quello più stabile e riconosciuto è rimasto il legame tra l’amore e la rosa rossa, il che ne fa il fiore di san Valentino per eccellenza.

Però, se siete single come me, potreste desiderare un bel mazzo di tulipani rossi! Sempre secondo il linguaggio dei fiori, infatti, sarebbe una dichiarazione d’amore in piena regola… non male, vero? Magari, tulipani coltivati direttamente dalle sue mani…! Questo sì che sarebbe romantico! Non credete?

Le rose, infatti, in questa stagione vanno comprate dal fiorista, ma ci sono varietà di tulipani che a febbraio sono già fiorite; in alternativa, si può provare a “forzare” la fioritura dei tulipani in vaso prima del tempo. Se interrate i bulbi a settembre e li lasciate in una cantina fresca, innaffiandoli spesso, spunteranno i germogli; quando sono alti qualche centimetro potete portarli in appartamento, in una posizione luminosa, e qualche settimana dopo avrete una splendida fioritura… così, a san Valentino, potrete regalare un fiore in cui avrete messo davvero tutto il vostro amore!

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Il giardino dell’Eden

edenBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Anche se il clima non è quello primaverile, posso consigliarvi una passeggiata in giardino? A me personalmente fa sempre sentire meglio… del resto chi è che nel suo giardino non si sente in paradiso?

A pensarci bene, il paradiso terrestre era immaginato proprio come un giardino, il giardino dell’Eden. In effetti, la parola sumera per Eden significava “giardino in pianura”, e in ebraico “Gan Eden” voleva dire “giardino di delizie“.

L’Eden, che probabilmente va identificato in una zona della Mesopotamia medionale, secondo il racconto della Bibbia era un luogo splendido, dove la vegetazione e le piante crescevano senza bisogno di sforzo umano e davano frutti. Il sogno di ogni giardiniere!

Quello che mi colpisce è che fin dall’inizio l’uomo ha dato un valore non soltanto pratico al rapporto con il verde. Insomma, il giardino come paradiso in terra non c’è solo nella Bibbia, ma, per esempio, anche nella mitologia sumera, e nel Corano c’è la promessa da parte di Allah di un giardino per i giusti, come ricompensa dopo la morte. L’uomo ha sempre considerato il giardino come un luogo dello spirito, prima ancora che del corpo, non trovate? Anche quando diventano luoghi fisici, la loro bellezza è sempre il riflesso di una bellezza paradisiaca.

La storia del giardino, quindi, è parte della storia del genere umano e della sua cultura, e guardare la storia dei giardini nelle varie epoche rivela tante cose sui diversi periodi storici. Io sono affascinata da queste cose… magari potremmo parlarne, ogni tanto, che ne dite?

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pubblicato da Clematidia in L'angolo di Clematidia, Leggende verdi e ha ricevuto Nessun commento