Archivio della categoria 'L'angolo di Clematidia'

Cure naturali per la pelle

maschera_pomodoriBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Come sta la vostra pelle? Ha subito danni durante le vacanze? L’estate è una stagione molto stressante per la pelle: sole, sale, un’alimentazione non sempre regolare a volte causano piccoli e grandi fastidi all’epidermide. Ma ci sono delle cure naturali per la bellezza della pelle: per trovarle basta fare un giro nell’orto e raccogliere qualche pomodoro!

Proprietà naturali del pomodoro

I pomodori hanno delle qualità che li rendono alleati preziosissimi per la cura della pelle. In primo luogo, contengono antiossidanti, quindi possono proteggere dall’invecchiamento precoce della pelle. Contengono anche vitamica A, che combatte la pelle grassa e svolge un’azione astringente sui pori, rendendo il volto più luminoso e la pelle più compatta.

Per uno scrub naturale

La polpa di pomodoro, mescolata allo zucchero, può costituire l’ingrediente per uno scrub che, oltre a pulire e rinnovare la pelle, offre anche sostanze benefiche per la sua bellezza. Conviene quindi, dopo aver massaggiato il viso con il composto, lasciarlo per qualche minuto sulla pelle.

Maschera naturale contro la pelle grassa

Se la vostra pelle è sempre lucida e produce troppo sebo, il pomodoro aiuta a restringere i pori ed evitare i brufoli. Potete mescolare uguali quantità di pomodoro frullato e di miele e lasciare in posa per un quarto d’ora/venti minuti. La pelle diventerà più bella e la sua grana più fine.

Tonico naturale per la pelle

Per restringere ancora i pori si può usare anche un tonico ottenuto con il succo di un pomodoro mescolato a quello di mezzo limone. Si applica sulla pelle con un po’ di cotone, si lascia per una mezz’oretta e poi si lava il viso con acqua fredda. La vostra pelle sarà luminosa e splendida!

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Sorbetto alla lavanda

lavandaBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Non so voi, ma io d’estate vengo sempre presa dalla curiosità di provare nuovi gusti di gelato e di sorbetto. Quest’estate ho scoperto il sorbetto di lavanda: una vera prelibatezza!

Lasciate macerare una manciata di fiori di lavanda in 30 gr di kirsch. Dopo una decina di ore, potete togliere i fiori e filtrare il kirsch.

Preparate uno sciroppo di acqua e zucchero e unite il succo di 2 limoni e 300 grammi di succo di albicocca, poi riponete il tutto nel congelatore.

Prendete l’albume di 2 uova e montatelo a neve insieme a 50 grammi di zucchero a velo. Ogni tanto controllate lo sciroppo nel freezer: quando ha solidificato un po’, tiratelo fuori e aggiungete il kirsch e gli albumi. Mescolate e rimettete nel congelatore.

Il risultato sarà un sorbetto delicato ma aromatico che sorprenderà voi e i vostri ospiti… soprattutto se lo servirete ornato di fiori di lavanda!

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Rimedi naturali contro le scottature solari

scottatureBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Spero che nessuno di voi abbia esagerato con il sole: anche per la pelle, come per alcune piante, troppo sole può essere deleterio!

Ma la vostra Clematidia ha la soluzione: ecco alcuni preparati naturali che possono dare sollievo alla pelle arrossata dall’esposizione solare.

Per esempio, se sentite la pelle calda e disidratata, potete applicare un doposole alla camomilla e sandalo, che dovrebbe eliminare la sensazione di calore. Mescolate 30 ml di oleolito di camomilla, 30 ml di cera liquida di jojoba e 9 gocce di olio essenziale di sandalo e applicate il preparato sulla pelle umida. Dovreste sentire un sollievo immediato.

Un altro sistema, molto rilassante, per calmare la pelle arrossata è un bel bagno decongestionante. Mettete a macerare della camomilla o del tiglio nell’acqua; dopo alcune ore, fate bollire per una ventina di minuti. Avrete ottenuto un decotto che potete filtrare e versare nella vasca da bagno piena di acqua tiepida; se lo fate prima di andare a dormire, vi preparerà anche per una notte tranquilla e riposante!

Un preparato cicatrizzante e antinfiammatorio è l’infuso di iperico: se lasciate a macerare 70 gr di iperico in un litro d’acqua bollente, per circa venti minuti, otterrete un toccasana con cui tamponare la pelle arrossata. Evitate soltanto le labbra e gli occhi.

E infine, per non dire che sono pessimista, vi propongo anche un prodotto protettivo, per evitare che l’effetto del sole e del mare faccia screpolare le labbra: il burro di cacao. Fare un balsamo per le labbra in casa non è difficile: servono 45 grammi di burro di cacao, 45  grammi di burro di karité, 10 grammi di olio extravergine d’oliva e 10 gocce di un olio essenziale, di un gusto che vi piaccia. Si fanno fondere il burro di cacao e quello di karité a bagnomaria, insieme all’olio d’oliva. Si mescola finché il composto non è omogeneo, poi si toglie dal fuoco e si continua a mescolare. A questo punto basta aggiungere l’aromatizzazione e versare in vasetti di vetro… otterremo il nostro balsamo per le labbra fai-da-te!

… e buon sole a tutti!

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I Giardini di Castel Trauttmansdorff

castello_trauttmansdorfBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Oggi sto facendo un esercizio mentale. Chiudo gli occhi, mi concentro e… voila! Non sono più la segretaria Clematidia: sono la principessa Sissi, e sto camminando lungo i sentieri dei giardini di Castel Trauttmansdorff, vicino a Merano. Impossibile, dite voi? No, non del tutto… i giardini sono aperti al pubblico, e anzi sono stati eletti nel 2005 “Parco più bello d’Italia“!

Provate anche voi. Concentratevi e andate sul sito dei giardini: vi farete un’idea dell’aspetto che hanno oggi. Pensate che hanno un’estensione di 12 ettari e formano una specie di anfiteatro terrazzato, che offre una vista straordinaria sul panorama alpino. Nei giardini, però, il panorama è ancora più vario: ci sono più di 80 diversi ambienti botanici, con piante da tutto il mondo: sono stati ricostruiti ambienti di ogni genere, dal Giardino delle Streghe, con piante magiche e velenose, a un angolo tropicale con tanto di spiaggia.

Ci sono quattro ampie aree tematiche: Boschi del mondo, con latifoglie e conifere da diversi continenti, i Giardini del Sole, con paesaggi mediterranei, i Giardini acquatici, con dislivelli e rivoli d’acqua, e i Paesaggi dell’Alto Adige.

Ma non ci sono soltanto ambienti naturali: viene presentata la relazione tra vegetazione, clima e uomo e ci sono esempi di coltivazione tipica, come quella del riso o quella del the; ci sono giardini all’italiana, giardini all’inglese e padiglioni come la Voliera, la Piattaforma panoramica, l’Orologio delle Libellule, la Grotta (con tanto di show multimediale)…

Quest’anno poi c’è un’esposizione speciale dedicata a “Profumi divini e odori infernali“: comprende visite guidate “profumate”, cene a tema e approfondimenti interessanti di vario genere.

I Giardini contengono una tale varietà di piante che sono splendidi in ogni stagione, ma d’estate la voglia di viaggiare cresce, non è vero?

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La nascita dell’alloro

alloroBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Sapete che ogni tanto mi piace raccontarvi qualche leggenda sull’origine delle piante e dei fiori. Ormai conoscete la vostra Clematidia: è una mia piccola debolezza, anche perché spesso si tratta di storie romantiche: spesso le piante sono ninfe o fanciulle che si sono consumate d’amore per qualche dio o giovanetto sprezzante…

La storia che vi racconto oggi invece è un po’ diversa, perché non si tratta di fanciulle che si struggono d’amore, ma di fanciulle in fuga! Sto parlando della nascita dell’alloro.

Dafne, la protagonista, viene descritta in alcuni miti come una ninfa, in altri come una fanciulla; in tutte le storie appare sempre come una ragazza molto bella, innamorata però soltanto dei boschi e della caccia, un po’ come la dea Artemide. Di lei si innamorarono un dio, Apollo, e un giovane, Leucippo.

La sorte di Leucippo è molto triste. Pur di stare vicino alla sua amata, finse di essere una ragazza e, dato che Dafne era sacerdotessa di Gea, si mescolò a lei e alle sue compagne. Ci sono diversi racconti su come venne smascherato il suo disperato stratagemma: secondo alcuni miti, fu durante il bagno; secondo altri, Apollo stesso suggerì che le sacerdotesse effettuassero i loro riti completamente nude, rendendo inevitabile la scoperta dell’inganno. In ogni caso, il povero Leucippo morì ucciso da Dafne e dalle sue compagne.

E l’alloro? Calma, ci sto arrivando… per raccontare la sua nascita dobbiamo parlare di Apollo. Sembra che il suo amore per Dafne fosse la conseguenza di una di quelle piccole rivalità che spesso nascevano tra gli dei. Cupido, il dio dell’amore, trovava Apollo talmente arrogante che, per punirlo, scagliò contro di lui una freccia d’oro, che l’avrebbe fatto innamorare della prima persona che avesse visto. Fu così che Apollo si innamorò di Dafne. Non contento, Cupido colpì invece la fanciulla con una freccia di piombo, che aveva l’effetto di far rifuggire dall’amore.

Secondo altre fonti, l’amore di Apollo fu spontaneo e altrettanto spontaneo fu il rifiuto di Dafne. In ogni caso, quando il dio si propose alla ninfa, ella fuggì a gambe levate. Apollo la inseguì finché non giunsero al fiume Peneo, che era il padre di Dafne. A lui la fanciulla chiese di essere tramutata in pianta per poter sfuggire definitivamente alle avances di Apollo: così nacque l’alloro.

Apollo, non potendo più avere l’oggetto del suo amore, decise di rendere la pianta sempreverde e ne fece un segno di gloria. Da quel momento, la pianta fu consacrata a lui.

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Ricette con i frutti di bosco

frutti_boscoBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Visto che quella piccola peste di Rosa Canina vi ha parlato dei frutti di bosco, oggi potrei raccontarvi qualcuna delle mie ricette a base di frutti di bosco. Chi le ha assaggiate parla con molto entusiasmo delle marmellate della vostra Clematidia!

Non sono tutte marmellate, però. Per esempio, potrei cominciare dalla gelatina di mirtilli e uva spina. Non è difficile: basta pulire 350 grammi di mirtilli e 150 grammi di uva spina e metterli a cuocere con un bicchiere scarso d’acqua. Quando bollono, lascio cuocere per 6 o 7 minuti e poi verso tutto in un setaccio. Lascio colare tutto il succo dei frutti e aggiungo circa la stessa quantità di zucchero, mescolo bene e poi rimetto tutto sul fuoco. Quando si addensa, la gelatina è pronta per essere invasettata!

Per una buona marmellata di more, invece, serve ovviamente 1 Kg di more e poco altro: un limone e 700 grammi di zucchero. Passo le more al passaverdura e ottengo una bella purea, a cui aggiungo lo zucchero e il succo di limone. Lascio cuocere a fuoco basso finché non raggiunge la consistenza giusta. Come si fa a sapere quando una marmellata ha la consistenza giusta? Il mio trucco è semplice e forse ho già avuto modo di rivelarvelo: lascio cadere una goccia di marmellata su un piatto e guardo come si comporta: se scivola lentamente, restando aderente al piatto, allora si può togliere dal fuoco!

Se invece delle more avete a disposizione una bella pianta di lamponi, potreste preparare i lamponi sotto grappa. Basta metterli in un vasetto, insieme a qualche foglia di basilico e a due cucchiai di miele, e poi coprire tutto di grappa bianca. Chiudete ermeticamente e poi tenete i vasetti al sole ogni giorno per due settimane. Scuoteteli ogni tanto. Potete fare lo stesso con i mirtilli, sostituendo il basilico con qualche foglia di menta.

Infine, per chi ama i ribes, consiglio i ribes al maraschino. Metto 1Kg di ribes in una ciotola, insieme a 200 grammi di zucchero e il succo di mezzo limone. Li lascio  per 3 ore, poi li metto nei vasetti, aggiungo un po’ di scorza di limone e copro di maraschino. Li lascio al sole due ore ogni giorno per una settimana, scuotendoli bene una volta ogni tanto per far mescolare bene i succhi e l’alcol. Dopo una settimana, li metto in dispensa. Ancora non sono pronti, però: dovranno restare lì ancora per un mese prima di poterli gustare!

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L’infuso di erisimo

erisimoBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

La vostra Clematidia oggi ha un consiglio per tutti quelli tra voi che cantano, usano la voce per lavoro o sono particolarmente portati ai mal di gola e alle infiammazioni delle vie respiratorie: l’infuso di erisimo!

L’erisimo è un’erba officinale le cui doti si conoscono da secoli: ci sono diverse storie di cantanti che hanno ritrovato la voce quasi miracolosamente sfruttando le proprietà dell’erisimo… basta citare i cantori di Notre Dame a Parigi!

L’erisimo infatti è un antisettico e antinfiammatorio per le vie aeree e dà sollievo nel caso di laringiti, faringiti, tracheiti, bronchiti e soprattutto per tutti i casi di afonia e di irritazione delle corde vocali. Ne approfitto però per darvi un piccolo consiglio: se usate molto la voce e vi capita spesso di avere dei fastidi alla gola e in particolare alle corde vocali, non sottovaluteli! L’erisimo va bene, ma forse è il caso di consultare uno specialista per verificare che non ci siano problemi o per prevenirli. Se invece si tratta di fastidi occasionali, sicuramente l’erisimo è un rimedio molto efficace.

Il momento per raccogliere e far essiccare l’erisimo è adesso. Riconoscerlo è facile: sono piantine erette, con piccoli fiori gialli a quattro petali, a grappoli, e crescono spontanee praticamente in tutta Europa. Si tagliano i fusti a circa 15 centimetri da terra e si lasciano poi seccare a mazzi, tenendoli all’ombra; forse però il modo più rapido, comodo ed efficace di procurarselo è andare in erboristeria, dove c’è sempre una buona scorta di erisimo già essicato, da conservare poi in vasi di vetro o porcellana.

Il modo più efficace di assumerlo è l’infuso: si lascia per dieci minuti in una tazza di acqua bollente un bel cucchiaio di erisimo essiccato. Per godere dei suoi effetti in modo duraturo, vi consiglio di bere qualche sorso di infuso più volte nel corso della giornata. Devo essere completamente sincera: non conosco i vostri gusti, ma molte persone trovano che non abbia un sapore molto piacevole. Una buona soluzione è addolcirlo con un po’ di miele, e mentre lo si beve pensare intensamente ai suoi vantaggi per la gola: vantaggi che in effetti sono notevoli e rapidi… non per niente l’erisimo è chiamato anche “l’erba dei cantanti”!

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Il giardino La Foce vicino a Siena

la_foceBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Adesso che è piena estate, non posso fare a meno di continuare i miei viaggi con la fantasia, sperando che diventino anche viaggi reali… Tutti dicono sempre che fantastico troppo, ma poi, quando devono programmare le vacanze, a chi vengono a chiedere consiglio? Esatto, proprio alla vostra Clematidia!

A questo proposito, raccomando a chiunque tra voi stia progettando una gita in Toscana (o a chi sia tanto fortunato da viverci già!) una tappa  imperdibile per noi appassionati di verde: il giardino La Foce.

Questo giardino è nato negli anni Venti, quindi è relativamente recente rispetto ad altri giardini storici; però riesce ugualmente a essere intriso di storia e di emozioni. Basti dire che chi l’ha creato e l’ha vissuto è stata una scrittrice, Iris Origo, che ha raccontato poi nei suoi libri gli anni vissuti a La Foce.

Il giardino è progettato all’italiana intorno alla casa principale, con forme geometriche e siepi di bosso, ma il disegno si fa sempre più semplice avvicinandosi ai boschi e alla natura circostante, per rendere più graduale e naturale il passaggio tra il giardino e l’ambiente circostante. Tra parentesi, quello che ho chiamato “ambiente circostante” è, più precisamente, lo splendido panorama del Monte Amiata e delle crete senesi…

Ma anche all’interno del giardino ci sono delle vedute davvero entusiasmanti, almeno per chi, come me, è sensibile al fascino romantico di certe fioriture… per esempio, il giardino delle rose, o lo splendido pergolato del glicine. Ma ci sono anche i cipressi, i pini, i ciliegi, le ginestre selvatiche, e i profumi del rosmarino, del timo, dei limoni…

A La Foce si può anche dormire: all’interno della proprietà, che è vasta più di cento ettari, ci sono dei bed and breakfast. Il giardino ospita anche eventi culturali: festival di musica da camera, mostre d’arte e altre iniziative. Per quanto, già camminare per i suoi percorsi e i suoi viali sia un’esperienza dello spirito, prima ancora che del corpo…

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I giardini egiziani

egittoBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Ormai sapete che una delle mie passioni è la storia… ebbene sì, oltre a cucinare e visitare parchi e giardini, nel tempo libero la vostra Clematidia legge anche libri di storia! A volte si scoprono delle cose impreviste e interessantissime…

Per esempio, lo sapevate che i giardini e il giardinaggio esistevano già al tempo degli antichi Egizi?

Gli ortaggi erano considerati un cibo prestigioso ed erano frequenti le offerte di fiori agli dei. E soprattutto, gli Egizi amavano costruire giardini: nelle tombe ci sono molte raffigurazioni di questi spazi verdi, che ci mostrano le conoscenze agricole e soprattutto idrauliche di questo antico popolo.

Sembra che nel loro momento di massima popolarità i giardini fossero parte integrante dell’architettura sia civile che religiosa. In effetti, l’aspetto religioso dei giardini era molto importante. Per esempio, i giardini di Karnak, che sono tra i più famosi, erano concepiti come uno spazio, protetto e circondato da un bosco di papiri, dove il faraone conversava con il dio Amon-Ra.

L’idea del giardino come luogo chiuso e protetto era comune a tutti i giardini egizi, che erano recintati e venivano vissuti come un rifugio, uno spazio delimitato in opposizione con l’esterno: erano un luogo dove il deserto veniva plasmato. Le loro forme erano geometriche, con spazi ben delimitati e simmetrici dedicati a piante ad alto fusto, fiori, sentieri e canali: il giardino si ispirava alla natura, ma trasformava la sua mutevolezza in un forme stabili e definite. Il suo aspetto doveva trasmettere un’idea di ordine e di sicurezza, in contrasto con il caos del deserto all’esterno.

Un altro elemento di contrasto rispetto all’esterno, naturalmente, era l’acqua, che era molto presente nei giardini egizi sia per necessità che per il suo simbolismo. I giardini erano quindi un luogo di vita e di fertilità, in contrapposizione con l’aridità del mondo esterno.

Bello, no? In fondo anche per noi spesso il giardino è un rifugio, da cui escludere tutti i problemi e le difficoltà del mondo esterno e in cui isolarci per parlare, se non con il dio Amon-Ra, almeno con noi stessi e le nostre emozioni!

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Cucinare con i fiori

ricette_fioriBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Oggi il Dottor Belfusto mi cede la parola per illustrarvi, come spesso capita, qualche ricettina originale. Oggi vorrei dedicare un po’ di tempo alle ricette a base di fiori.

Ce ne sono tante, più di quante si creda, ma dato che stamattina ho voglia di dolcezza comincerò dalle violette candite… per queste piccole delizie si usano prevalentemente le violette di Parma, che sono più profumate. Io le metto in una casseruola e le copro con zucchero a velo (in ugual peso rispetto ai fiori). Aggiungo un po’ d’acqua e lascio bollire per un’ora, a fuoco molto basso, mescolando poche volte. Poi scolo le violette con la schiumarola e le lascio scolare su carta da forno; quando sono asciutee, le passo di nuovo nello zucchero a velo e… sono pronte!

E poi, ovviamente, ci sono le ricette con le rose. Si possono fare in marmellata o in gelatina.
La marmellata di rose richiede 200 grammi di petali di rosa, da mescolare con 200 grammi di zucchero a velo e il succo di mezzo limone. Vanno lavorati a lungo, con le mani, per amalgamarli bene e farli diventare una specie di pasta. A questo punto, metto sul fuoco altri 400 grammi di zucchero a velo, insieme a 6 dl di acqua, e lo lascio sciogliere, poi verso la pasta ottenuta prima e lascio bollire finché non si addensa, diventando un’ottima e profumatissima marmellata di rose!

Per la gelatina di rose, invece, utilizzo anche 5 arance e 4 mele Renette. Pulisco le arance e le mele e le taglio a pezzetti, poi le metto a cuocere insieme a 8 dl di acqua. Quando le mele si disfano, metto il tutto in una garza di lino e lascio sgocciolare il succo per 24 ore. Misuro poi la quantità di succo che ho raccolto e aggiungo mezzo chilo di zucchero per ogni litro, metto tutto sul fuoco e mescolo finché non arriva a bollire. A questo punto aggiungo la scorza tritata di due delle arance e, naturalmente, i petali di una rosa profumata, poi lascio cuocere finché non è pronta… buonissima!

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