Archivio di luglio, 2011

Una ricetta con le melanzane: la pasta alla Norma

normaBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Visto che è stagione di melanzane e che il Dottor Belfusto ve ne ha parlato pochi giorni fa, vorrei proporvi un’ottima ricetta con le melanzane, di tradizione siciliana: la pasta alla Norma.

Preparare le melanzane

Il primo passo per qualsiasi ricetta con le melanzane è far perdere loro l’acqua in eccesso e il gusto amarognolo che altrimenti le renderebbe meno buone. Per ottenere questo risultato, taglio a fettine (o, per altre ricette, a dadini) le melanzane, le metto in uno scolapasta e le cospargo di sale grosso; sopra appoggio un piatto che appesantisco con un vasetto di qualcosa. Dopo un’ora circa, le melanzane dovrebbero aver lasciato andare tutta l’acqua. Un’alternativa è stenderle su carta assorbente, cospargerle di sale e poi avvolgerle in più strati, ma in questo caso dovremo aspettare qualche ora in più prima che siano pronte.

In ogni caso, a questo punto vanno sciacquate bene e asciugate. Poi possiamo friggere le melanzane in una padella con olio d’oliva, lasciare che scolino l’olio in eccesso su carta assorbente e poi tagliarle a listarelle – quasi tutte: lasciamo integre le più grandi, che utilizzeremo per guarnire il piatto.

Preparare la pasta alla Norma

Intanto, in un tegame, possiamo procedere con la preparazione del sugo: mettiamo olio, pomodori pelati, cipolla tagliata, sale e pepe e lasciamo cuocere a fuoco lento. Quando è addensato, togliamolo dal fuoco, togliamone una buona parte e mescoliamo il restante con le listarelle di melanzane. Nel frattempo lessiamo la pasta (maccheroni, spaghetti, pennette… scegliete liberamente, sarà comunque buonissima!), scoliamola al dente e versiamola nella padella con il sugo e le melanzane per farla saltare qualche minuto.

L’ultimo tocco

Mettiamo la pasta in una zuppiera con il resto del sugo, ricotta salata a scagliette e basilico per aromatizzare. Decoriamo poi il piatto con le fette di melanzane rimaste integre e serviamo in tavola! Buon appetito!

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Coltivare il mirtillo americano

miritlloCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei parlarvi del mirtillo gigante americano, una pianta la cui coltivazione vi darà grandi soddisfazioni, non solo agli occhi ma anche al palato!

Piantare il mirtillo gigante americano

Il mirtillo americano è un bel cespuglio. Si tratta di una pianta acidofila, quindi bisogna scegliere un terreno che rispetti le sue esigenze, sia ricco di sostanza organica ma privo di calcare. Sopporta bene il freddo, per cui può essere coltivato anche in montagna fino a 1200 metri.
Il mirtillo gigante americano si può piantare in filari, distanziandoli di circa 3 metri l’uno dall’altro e lasciando un metro tra un cespuglio e l’altro.

Coltivare il mirtillo americano

Coltivare il mirtillo americano è piuttosto semplice. Bisogna ricordare che ha le radici superficiali e quindi, soprattutto in estate, richiede innaffiature frequenti. Per prevenire la formazione di infestanti, inoltre, è una buona idea predisporre una pacciamatura di corteccia.
In questo modo, nel giro di 4 o 5 anni il mirtillo gigante raggiungerà la piena produzione (il che significa una media di 4 o 5 Kg di frutti per ciascun cespuglio, ma può toccare vette ben maggiori) e la manterrà anche per qualche decennio. Il momento della raccolta dipende dalla cultivar, comunque sarà scalare sull’arco di 30 giorni, tra giugno e agosto.

Potare il mirtillo gigante

La potatura del mirtillo gigante americano per i primi anni sarà orientata a eliminare i rami deboli e dare alla pianta la forma a cespuglio, con 4 o 5 branche principali. Poi, una volta raggiunta la piena produzione, la potatura (a fine inverno o a inizio primavera) sarà finalizzata a sfoltire il cespuglio, eliminando circa un quinto delle branche e i polloni più deboli, lasciando solo quelli più vigorosi, destinati a sostituire i rami vecchi.

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Coltivare le melanzane

melanzaneCari Amici,
rigogliosi saluti!

Sapore di melanzane, sapore d’estate! Tra gli ortaggi, uno dei più mediterranei e solari è proprio la melanzana, che in questo periodo dà il meglio di sé. Se anche voi coltivate le melanzane, sapete bene di che cosa parlo, perché probabilmente ne state raccogliendo e consumando in grande quantità.

Seminare la melanzana

Della semina della melanzana abbiamo già parlato: del resto si fa in marzo, in serra. Ora vorrei soltanto ricordarvi di scegliere, per la messa a dimora (10-12 settimane dopo la semina), una posizione soleggiata e calda, di assicurarvi di avere a disposizione un terreno equilibrato e poco argilloso, molto permeabile, e prepararlo miscelando letame al terreno. Dovrete prevedere anche dei tutori cui legare le piante.

Coltivare le melanzane

Alla sesta o settima settimana conviene svettare il fusto sopra quattro o cinque foglie. Si svilupperanno 4 o 5 rami portatori di fiori: andranno cimati, lasciando una foglia sopra il secondo fiore ed eliminando le altre ramificazioni.
Potrebbe essere utile disporre una pacciamatura. Un’altra cosa da ricordare è fare attenzione a dare sempre abbastanza acqua, perché la melanzana soffre subito la siccità. E quando innaffiamo, assicuriamoci di non bagnare le foglie!

Raccogliere le melanzane

E così arriviamo al momento presente: quello della raccolta delle melanzane! Dobbiamo raccogliere le melanzane quando sono ancora belle sode, prima che maturino completamente, e dobbiamo ricordarci che prima di consumarle vanno trattate in modo da far perdere loro il sapore amaro!

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Moltiplicare le camelie per talea

camelieCari Amici,
rigogliosi saluti!

Siamo nel periodo migliore per moltiplicare le camelie per talea! Quindi, se avete una bella pianta di camelia, potete prendere in mano un coltello o le forbici da potatore e prepararvi a farne qualche bella talea

La prima cosa da fare è scegliere un ramo dell’anno corrente, uno di quelli che stanno passando ora dal verde al marrone, e tagliarlo in modo da ottenere una talea lunga tra i 10 e i 20 centimetri. Sempre con un coltello ben affilato, dovremo staccare eventuali steli rasenti e togliere tutte le foglie più basse, lasciando solo quelle più vicine all’apice.

Taglieremo poi il rametto sotto la gemma fogliare più bassa e lo “scorticheremo” un pochino alla base. A questo punto non resta che prendere un vasetto di circa 10 centimetri di diametro, riempirlo di buon terriccio e sistemare la nostra talea. Dovremo trovare per lei una posizione adatta – l’ideale sarebbe un cassone coperto a vetri, ma è sufficiente una posizione luminosa e protetta: per la giusta umidità, dopo aver bagnato il terriccio, provvederemo a coprire il vasetto con un sacchetto di plastica in cui avremo praticato dei forellini.

E poi? E poi bisognerà avere pazienza… perché la talea radichi come si deve ci vorranno circa 3 mesi, poi andrà rinvasata; prima che sia pronta per la messa a dimora definitiva ci vorrà almeno un anno. Ma volete mettere la soddisfazione?

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“Parlare con le rose”

parlare_roseSalve, gente!

Ecco il vostro postino Amarillo che sfida ancora una volta il torrido sole di luglio, le insidie di un territorio ignoto e gli agguati crudeli e imprevedibili di Rosa Canina per compiere il suo dovere…

… come dite? Esagero un po’? E soprattutto come fa a essermi ignoto questo territorio se sono sempre qui a consegnare la posta? Va bene, va bene, avete ragione voi, forse mi sono fatto un po’ prendere la mano. Ma con il caldo che fa dovrei stare a riposare sotto l’ombra di un albero frondoso, godendomi qualche alito di vento e sognando terre lontane… No?

Ora cosa c’è? Trovate che il mio animo sia particolarmente sognante stamattina? Be’, sì, è per via di questo libro che devo consegnare al Dottor Belfusto, “Parlare con le rose” di Gian Paolo Bonani, edizioni Iacobelli.

Naturalmente, gli ho dato un’occhiatina. Non per curiosare, sia chiaro… per verificare la qualità di ciò che consegno! Fa parte dei miei doveri di postino – o almeno, così ho sempre pensato!

Quindi, dicevo, gli dato un’occhiatina: è composto da una serie di dialoghi immaginari con le diverse varietà di rosa. Parlare con le piante è un’abitudine molto diffusa, ma pochi la mettono su carta… Gian Paolo Bonani, che coltiva in prima persona un giardino di rose, lo ha fatto e ne ha approfittato per raccontare molto su questi splendidi fiori, sulla loro storia, sul loro simbolismo, sulle loro evoluzioni nel corso dei secoli.

E siccome parlare della bellezza è interessante, ma vederla vale più di mille parole, il volume riporta delle splendide fotografie di rose rare e poco note, alcune delle quali in Italia non ci sono proprio. Mi sembra una bella occasione per conoscere meglio questi fiori e nello stesso tempo concedersi una lettura piacevole e rasserenante!

Ma ora, scusatemi se torno al mio lavoro. Purtroppo il postino non può concedersi riposo o esitazioni, quando il dovere supremo lo chiama! Alla prossima!

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Raccogliere l’aglio

aglioCari Amici,
rigogliosi saluti!

Se avete piantato l’aglio, si avvicina il momento della raccolta!

Aspettiamo che le foglie e i gambi siano quasi del tutto secchi, poi estirpiamoli dal terreno e lasciamoli al sole per una decina di giorni. Così si seccheranno completamente. A questo punto possiamo formare trecce o mazzi e appenderli in alto, in un luogo secco e aerato, dove – oltre a tenere lontani i vampiri, casomai ce ne fossero – potranno aspettare di essere consumati.

E il consumo dell’aglio è sicuramente consigliabile per molte persone: aiuta a combattere l’ipertensione ed è un espettorante antisettico delle vie respiratorie. C’è chi lo trova pesante per la digestione, ma questo difetto si attenua molto se si ha cura di eliminare il piccolo germoglio presente all’interno di ogni spicchio, o se si usa direttamente soltanto il succo dell’aglio.

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Cimare il basilico

basilicoCari Amici,
rigogliosi saluti!

Se coltivare il basilico nel vostro orto, ricordate che per avere una produzione abbondante di foglie non dovete lasciare che fiorisca completamente: dovete procedere alla cimatura!

La fioritura estiva del basilico

Ebbene sì: ormai è estate e le nostre piantine di basilico si preparano alla fioritura. Il rischio, però, è che spendano le loro migliori energie per produrre fiori e semi, invece di impiegarle per produrre nuove foglie aromatiche!

Cimare del basilico

Se siete dei consumatori abituali, probabilmente spesso raccogliete gli apici, ancora ben lontani dalla fioritura, per guarnire i vostri piatti, quindi può darsi che non dobbiate prevedere un intervento particolare in questo periodo. Però tenete gli occhi aperti: appena gli apici della piantina accennano a produrre il fiore, conviene staccare con le mani la cima della pianta. Fate attenzione a scegliere un punto del fusto appena sopra una coppia di giovani foglioline, in modo che la pianta possa riprendere la sua crescita da lì.

I fiori del basilico

Se vi ritrovate con diverse cime di basilico fiorite, non buttatele via: fatele essiccare e utilizzatele insieme ad altre erbe per profumare l’ambiente!

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Piantare l’ananas

ananasCari Amici,
rigogliosi saluti!

In questa stagione che tanto ci regala sotto forma di frutti succosi, non vi è mai capitato di sognare una coltivazione di ananas? Ebbene, sappiate che è un sogno che, in determinate condizioni, può anche tramutarsi in realtà!

Il problema principale per coltivare l’ananas è la temperatura: questa pianta, infatti, prospera in ambienti caldi. Bisogna predisporgli una serra ad hoc, che gli garantisca il calore necessario. Per incominciare, però, basta molto meno: in effetti, è sufficiente un frutto fresco.

Piantare l’ananas

Per piantare l’ananas, ci serve la rosetta apicale di un frutto, cioè quel ciuffo verde che rimane quando abbiamo mangiato tutto il resto!
Tagliamo quindi l’apice dell’ananas, lasciando un po’ di polpa attaccata, e dopo un paio di giorni sistemiamolo in un vasetto di circa 8 centimetri di diametro. Il vaso dovrà essere riempito di terriccio umido ricoperto da uno strato di sabbia. Sopra sistemeremo l’apice dell’ananas, e poi copriremo la parte di polpa rimasta attaccata con altro terriccio. Il vaso andrà poi ricoperto con un sacchetto di plastica e posizionato all’ombra, a una temperatura intorno ai 18°C. Dopo circa 8 settimane, le foglie dovrebbero dare “segni di vita”, acquistando vigore e, magari, mostrando la nascita di qualche nuova fogliolina. Questo è il momento di rimuovere il sacchetto e trapiantare in un vaso più grande.

Coltivare l’ananas

A questo punto, l’ananas può continuare la sua crescita e raggiungere anche 60 centimetri di altezza. Perché produca frutti, però, ci vorranno almeno un paio d’anni e soprattutto un ambiente caldo e umido. Meglio comunque non irrigarlo eccessivamente, ma con regolarità, in modo da mantenere sempre umido il terreno.

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Leggende sulla menta

mentaBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

In questi giorni fa talmente caldo che sento il desiderio di parlarvi di qualcosa di rinfrescante… che ne direste di fare due chiacchiere sulle leggende legate alla menta?

Molte leggende sulla nascita di piante e fiori provengono dalla stessa fonte, le Metamorfosi di Ovidio. Così è anche per la menta: Ovidio infatti racconta che Myntha era una bellissima ninfa, figlia del fiume infernale Cocito. Chi poteva innamorarsi di lei, se non il dio degli Inferi, Plutone?
Purtroppo per la povera Myntha, però, il tradimento giunse all’orecchio di Prosperpina, moglie di Plutone. Come spesso avveniva quando si intrecciavano tradimenti tra le divinità dell’Olimpo, Prosperpina decise di vendicarsi, e trasformò la ninfa in un vegetale. Non potè però spegnere il suo fascino, che rimane tuttora nel profumo inebriante e indimenticabile di questa pianta.

Un’altra versione della leggenda racconta i fatti in modo diverso. A innamorarsi di Myntha infatti non sarebbe stato Plutone, ma Giove. La ninfa, però, avrebbe osato rifiutarlo: Giove, incollerito, l’avrebbe trasformata in una pianta, fredda come Myntha era stata con lui.

La menta aveva un ruolo fondamentale anche tra gli antichi Egizi, che la consideravano una pianta sacra, dedicata sia a Iris, dea dell’erboristeria, che a Thot, dio della medicina, della magia e della sapienza. La fonte di queste informazioni è un documento molto importante, il Papiro di Ebers, del 1550 a.C. circa: è una sorta di trattato medico dell’Antico Egitto.
La menta, a quanto pare, era per gli Egizi un modo per stimolare il Principio Vitale: solo i sacerdoti potevano toccarla, e ne traevano un unguento che stimolava mente e corpo per assicurare longevità.
Un motivo in più per godersi qualche buona granita alla menta quest’estate!

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