Archivio di febbraio, 2011

Coltivare gli asparagi

asparagiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Siete pronti a piantare gli asparagi? Vi guadagnerete una splendida produzione di asparagi a partire da fine aprile – inizio maggio!

Piantare gli asparagi

Per piantare gli asparagi, scegliete una zona che in autunno abbiate già arricchito di composto per giardino o di letame e sminuzzate il terreno.
Comprate poi delle zampe di asparagi (si chiamano proprio così: la nostra Rosa Canina è già molto preoccupata che, con tutte quelle zampe, possano scappar via!). Scavate delle fossette larghe 35 centimetri, profonde 25 centimetri e distanti tra loro 1,30 metri. Mescolate la terra tolta con sabbia grossolana e riversatene dentro un piccolo cumulo alto circa 10 centimetri (quindi, più basso di 15 centimetri rispetto al terreno). Questa operazione serve per garantire la giusta aerazione delle radici. Tenete presente che gli asparagi, pur prediligendo i terreni sabbiosi, si adattano anche ad altri terreni purché siano ben drenati.
Disponete le piantine con le radici ben aperte, a 30 centimetri l’una dall’altra, e coprite le radici con un po’ di sabbia sminuzzata. Il resto della buca sarà riempito più tardi, quando la piantina sarà già più cresciuta.

Seminare gli asparagi

Naturalmente si può anche partire dai semi di asparagi: per seminare gli asparagi aspettate marzo/aprile, sistemate i semi in buchette profonde 2 centimetri e distanziate 35. L’anno seguente potrete sfoltirle e trapiantarle.
Seminare gli asparagi però non è la via più rapida: per i primi due anni di vita, infatti, non si raccoglie nulla. Solo dal terzo anno si può cominciare la raccolta degli asparagi, ma soltanto per 5 settimane, mentre dal quarto anno si comincia la raccolta standard di 6 settimane.

Raccogliere gli asparagi

La raccolta degli asparagi si fa quando i turioni (così si chiama la parte che si mangia) sono alti 8-10 centimetri: dopodiché, l’asparago diventerebbe legnoso e immangiabile.
Per raccogliere gli asparagi, tagliare appena sotto il terreno, con un coltello ricurvo. Se volete conservarli, potete immergerli per qualche ora in acqua gelata, oppure metterli in frigorifero o nel congelatore, a seconda di quanto tempo pensate di aspettare prima di consumarli.

Terminata la raccolta degli asparagi, lasciate crescere liberamente i turioni, sostenendoli con dei paletti. In estate, asportate i frutti delle piante femminili, e in ottobre, quando le foglie diventano gialle, tagliate i fusti a livello del terreno. In aprile compariranno i nuovi getti!



Raccontacele vigorose! – Scopri come giocare

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Raccontacele vigorose!

immagine_postCari Amici,
giocate con noi!

Quest’anno vi proponiamo di partecipare alla nostra campagna pubblicitaria con la vostra fantasia, inventando un nuovo soggetto. Ora vi spiego come.

Le pagine pubblicitarie già di per sé si propongono come un gioco, pensato per farvi sorridere. Le avete già viste? Le piante sono diventate vigorose, ma talmente vigorose che… fanno quasi paura!
Ma c’è un passo successivo: potete partecipare anche voi a ideare i prossimi soggetti della campagna.

Scatenate la fantasia!

Immaginate una situazione surreale e divertente che possa essere descritta dal nostro slogan, “Così vigorose non le avevi mai viste”.

Questi sono i primi soggetti del 2011. Guardate e ispiratevi!

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Raccontatela nei commenti

Commentate questo post raccontando la vostra idea al mondo! Le idee più belle saranno trasformate in post autonomi, che potrete condividere su Facebook e soprattutto votare.

Guardate le idee degli altri

“Sfogliate” le idee degli altri utenti: guardate, votate e commentate le loro idee. Con gentilezza, naturalmente!

State a vedere cosa succede…

Tra le idee che riceveranno più “Mi piace”, il Dottor Belfusto sceglierà quella che sarà lo spunto per il prossimo visual della campagna. Aspettate e scoprite se sarà la vostra idea: il vostro nome comparirà sulla pagina pubblicitaria!


Cliccate qui per votare e commentare le idee dei partecipanti!

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Giardinaggio antistress: “Un giardino per stare bene”

giardino_star_beneSalve, gente!

Combattere lo stress con il giardinaggio: ecco di che cosa vi parla oggi il vostro postino Amarillo.

Perché ne parlo? Be’, è un problema che ci coinvolge tutti. Urgenza, frenesia, preoccupazioni: chi di noi non è sotto stress? Io sicuramente lo sono, soprattutto quando ho a che fare con quella piccola peste di Rosa Canina.
Ma ora conosco la soluzione: coltivare, o anche soltanto osservare la natura, ha una funzione antistress e terapeutica! Voi lo sapevate già, scommetto. Io l’ho scoperto leggendo il libro che sto per consegnare al Dottor Belfusto: “Un giardino per stare bene”, di Cristina Borghi.

Perché il giardino allevia lo stress

Ciascuno vive il suo giardino in modo personale, quindi immagino che ognuno di voi abbia la sua risposta a questa domanda.
Ci sono però alcuni aspetti che valgono per tutti: il giardino funziona in primo luogo come distrazione, come luogo incantato in cui rifugiarsi, dimenticando le preoccupazioni e la frenesia quotidiana. Ci aiuta a prendere le distanze.
Un altro effetto è quello di meravigliarci e incantarci: la bellezza della natura agisce su di noi nella quiete più pacifica per la nostra mente e ci affascina senza richiederci uno sforzo cerebrale. Inoltre, secondo il libro, quando siamo immersi nella natura abbassiamo le nostre difese. Questo non vale sempre per me – almeno quando c’è Rosa Canina in giro…

Coltivare per risolvere i problemi

Molti dei gesti che facciamo quando pratichiamo il giardinaggio sono metafore dei movimenti interiori che dobbiamo fare per risolvere i nostri problemi. Preparare il terreno significa mettere ordine nella nostra vita, seminare e piantare sono gesti che ci insegnano la fiducia nel futuro e stimolano la nostra creatività e la nostra capacità decisionale. Curare le piante è un modo di sentirsi utili e a rincuorarci sui ritmi della natura, che possono imporre dei temporali ma, prima o poi, ci propongono anche splendide giornate di sole.

Fiori antistress

Una parte molto carina è dedicata all’effetto dei diversi colori dei fiori.
Che i colori abbiano un impatto sulla nostra psiche è noto, ma è simpatica l’idea di scegliere i colori dei nostri fiori anche in base alle nostre esigenze emotive. Quindi se sentiamo il bisogno di introspezione ci conviene piantare fiori blu, che rilassano e aiutano a guardare in profondità dentro se stessi; chi invece ha bisogno di energia dovrebbe scegliere fiori gialli, perché il giallo è un colore che chiama all’azione. Trasmette positività e ottimismo anche il rosso, mentre il bianco sorride anche a chi torna a casa la sera, perché, tra tutti i colori, è l’unico che si distingue bene anche nel buio!

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pubblicato da Amarillo in La posta di Amarillo, Libri verdi e ha ricevuto Nessun commento

Rinvasare le piante

pianteCari Amici,
rigogliosi saluti!

Come stanno le vostre piantine in vaso? Non staranno un po’ strette? Questo è il periodo ideale per rinvasare le piante in contenitori più ampi!

Scegliere il vaso per rinvasare

Per rinvasare una pianta vi occorre in primo luogo il nuovo vaso che la ospiterà. Per scegliere il vaso, tenete conto che dovrebbe essere un po’ più grande di quello vecchio: nel caso di contenitori medio-piccoli, dovrà avere almeno due centimetri per lato in più.
Se si tratta di un vaso di terracotta, poi, conviene lasciarlo in acqua per mezz’oretta prima di riempirlo: in questo modo eviteremo che “beva” tutta l’acqua contenuta nel terriccio.

Svasare la pianta

Afferriamo la pianta per il colletto e sfiliamola dal vaso tirando delicatamente. Se il vaso è morbido, possiamo premere delicatamente sui lati per aiutare la fuoriuscita, mentre se è duro possiamo battere lievemente.

Il rinvaso delle piante

A questo punto è il momento del rinvaso. Il nostro nuovo vaso dovrà avere un po’ di ghiaia o di argilla espansa sul fondo, per facilitare il drenaggio, e uno strato di terriccio per portare la pianta al giusto livello. Prima di inserirla, rompiamo leggermente il pane di terra con le mani, poi posizioniamola nel vaso e riempiamo con il terriccio. Ricordiamoci di annaffiare abbondantemente.

La scelta del terriccio per il rinvaso

Per molte piante possiamo usare del terriccio universale, come il Fiorfiore o il VIP, ma alcune piante necessitano di un terriccio specifico. Se stiamo rinvasando delle acidofile, per esempio, è molto importante usare un Terriccio per Acidofile. Anche le cactacee vanno rinvasate, ogni due o tre anni (… ricordate di usare i guanti!), e necessitano del loro terriccio specifico. E così via dicendo: Piante d’Appartamento, Fioriere e Terrazzi… ogni pianta ha esigenze diverse e può trarre benefici da un terriccio diverso!

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

I giardini nell’Antica Roma

roma_giardinoBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Sapete com’erano i giardini nell’Antica Roma?

Non so a voi, ma a me capita spesso di fantasticare sulle poche passate, e naturalmente non posso fare a meno di chiedermi come sarebbe stato passeggiare in un giardino secoli o millenni fa.

I giardini romani

Come in molti ambiti, anche per quanto riguarda i giardini i Romani si rifacevano agli ideali greci. A Roma però era anche molto forte l’idea del giardino come estensione della casa. Questo appezzamento legato alla domus prendeva il nome di “hortus” ed era un luogo dove il lusso della casa era rispecchiato dalla grandiosità della vegetazione e dove il giardinaggio raggiungeva livelli di raffinatezza e perfezione.

Secondo le ricostruzioni, la stanza principale di soggiorno si apriva sul giardino, attraverso una porta situata al centro del portico, creando attraverso la visione dell’esterno una continuità tra gli interni e il giardino. La continuità però si estendeva anche al rapporto tra giardino e paesaggio esterno: nonostante la ricerca di simmetria e il lusso, infatti, i giardini si protendevano e cercavano di fondersi con la natura circostante.

Le coltivazioni in epoca romana

Ma cosa si coltivava nei giardini romani? Platani, tigli, cipressi, sicomori, palme e altri alberi da ombra e da frutto; nelle aiuole invece trovavano posto fiori come viole, rose, anemoni, giacinti, narcisi, gigli, giaggioli, papaveri, verbene e violaciocche. Altre piante venivano fatte arrampicare su colonne e sostegni, oppure venivano potate in forme particolari, secondo l’”arte topiaria”: così venivano “scolpiti” mirto, bosso, cipresso e alloro. Nei giardini trovavano posto anche fontane, grotte, panchine e giochi d’acqua.

Cicerone e i giardini

Per finire, un pochino di gossip. Girava una voce maligna su Cicerone, all’epoca: molto amante dei giardini, avrebbe invidiato tantissimo gli Horti di Clodia, la bella amante del poeta Catullo. Sarebbe per questo, e non per un senso di moralità, che Cicerone si sarebbe scagliato contro di lei: infatti la condanna per adulterio di una donna prevedeva anche la confisca dei beni. Però, per farci risultare un po’ più simpatico Cicerone (in fondo era un fan dei giardini!) possiamo ricordarci di un evento molto triste della sua vita: la morte della sua adorata figlia Tullia. Per lei Cicerone, come estremo omaggio, sognò uno straordinario giardino funebre.

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pubblicato da Clematidia in L'angolo di Clematidia, Storia dei giardini e ha ricevuto Nessun commento

Preparare il terreno per l’orto

terreno_ortoCari Amici,
rigogliosi saluti!

Preparare il terreno è un’attività fondamentale in vista delle piantagioni di ortaggi. Adesso è un buon momento: in queste giornate, secche e senza gelo, si può senz’altro procedere alla preparazione del terreno.

Preparare un terreno incolto

Per preparare un terreno incolto, la prima cosa da fare è ripulirlo da eventuali rifiuti e dal pietrisco, e tagliare le erbe alte.
Se c’è un manto erboso da asportare, bisogna fare delle incisioni perpendicolari distanti tra loro 20 centimetri e profonde 3 centimetri, con una vanga ben affilata; poi si inserisce la vanga nel taglio e si solleva il tappeto per 3 centimetri di spessore, rimuovendo le zolle.

Si procede poi alla vangatura, che nel caso dell’orto dovrebbe essere una vangatura doppia: significa scassare il terreno per una profondità pari a due volte la lunghezza della lama della vanga. Questa operazione permette di estirpare completamente le radici delle erbacce perenni e rende più permeabili i terreni che hanno la tendenza ai ristagni.

Diversi tipi di terreno da preparare

Il terreno ideale per l’orto: è una miscela di sabbia, limo, argilla e humus. Se è combinata nel modo giusto, è facilmente lavorabile e necessita di poco fertilizzante. Per vedere se il terreno è buono, dopo averlo lavorato basta prenderne una manciata nel palmo e osservare se si sbriciola facilmente. Se non succede, probabilmente il terreno va corretto, di solito con letame o con un terriccio ricco.

Il limo: è un terreno morbido e soffice, ma è troppo sottile e privo di consistenza. Aggiungere terriccio o letame.

Il terreno sabbioso: è leggero e asciutto, e tende a impoverirsi con le piogge, quindi bisogna somministrare regolarmente piccole quantità di fertilizzanti e, in fase di preparazione, incorporare letame o terriccio.

Il terreno argilloso: è pesante e trattiene l’umidità; può essere ricco di nutrienti, ma va soggetto ai ristagni. Per alleggerirlo, si può aggiungere letame o terriccio, mentre per renderlo meno scivoloso conviene aggiungere ghiaia.

Il terreno calcareo: è leggero e tende a perdere sostanze nutritive, ma risulta anche duro da vangare. Va lavorato con terriccio, concime o torba, ed è sufficiente una vangatura singola. Anche in questo caso è consigliabile somministrare fertilizzante.

Il terreno torboso: acido e talvolta poco drenato. Di solito si procede scavando dei fossi e aggiungendo 300 grammi di calce per metro quadrato. Conviene anche spargere fertilizzante generico.

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Moltiplicare il calicanto per talea o per propaggine

calicantoCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi rispondo a Silvia che mi chiede: “Posso moltiplicare il calicanto per talea?

Cara Silvia, certo che puoi. Devi staccare la tua talea dalla pianta durante l’inverno e farla radicare in un miscuglio di torba e sabbia in parti uguali. Vedrai che non avrà difficoltà ad attecchire; dovrai però tenerla in vaso per un paio d’anni, tenendola al riparo.

Ma con il calicanto puoi provare anche la moltiplicazione per propaggine: scegli un ramo giovane, senza fiori, e scalza la terra intorno al colletto. Piega il ramo fino a terra e libera l’ultimo tratto dalle foglie, poi fissalo in una piccola buca scavata nel terreno, in modo che la cima e un pezzo di ramo spuntino dal terreno. Evita che il ramo si sdrai a terra, magari sostenendolo con un tutore. Puoi anche praticare un leggero taglio nella parte che fisserai nel terreno. Innaffia abbondantemente e fai in modo che il terreno resti sempre umido… vedrai che il tuo ramo emetterà delle radici e darà gradualmente vita a una nuova pianta! Dovrai avere pazienza, ma quando vedrai che è ben radicato, potrai staccare la nuova pianta dalla “madre”… e avrai un nuovo calicanto!

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