Archivio di novembre, 2010

Coltivare le giuggiole

giuggioleCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei parlarvi di una pianta che vi manderà… “in brodo di giuggiole”! Ebbene sì, parleremo del giuggiolo e dei suoi ottimi frutti.

La posizione per il giuggiolo

Scegliere la posizione giusta per un albero di giuggiole è piuttosto facile, perché il giuggiolo è una pianta molto adattabile. Molto produttivo, resistente e rustico, il giuggiolo non teme né il caldo (sopporta anche 40°C) né il freddo: quando è in riposo vegetativo, sopravvive anche fino a -20°C. E dato che la sua ripresa è molto tardiva (intorno ad aprile) non teme nemmeno le gelate primaverili.
L’unico clima che può creargli problemi è quello molto piovoso, perché può indurre ristagni.

Mettere a dimora il giuggiolo

Anche per quanto riguarda il terreno il giuggiolo ha poche pretese: vive bene anche in terreni siccitosi, sabbiosi o poveri, anche se i suoi prediletti sono i terreni ben drenati e profondi. Una volta scelta la posizione (tenendo conto anche che la pianta di giuggiole può diventare alta anche 6 o 7 metri!), scaviamo una buca larga e profonda il doppio del pane di terra. Il momento migliore per farlo è in novembre o, in alternativa, all’inizio di maggio.

Coltivare il giuggiolo

Coltivare un albero di giuggiole è molto facile: non ha grandi esigenze, anche perché ha un apparato radicale che tende a espandersi molto e a recuperare acqua e nutrienti anche lontano dal tronco. Innaffiature regolari ogni dieci giorni, però, miglioreranno la qualità dei frutti.
La concimazione della pianta di giuggiole si può effettuare in primavera, con letame maturo.
Per quanto riguarda la potatura del giuggiolo, gli interventi da fare sono minimi: solo quel che occorre per dargli forma o per eliminare rami secchi o spezzati.

Raccogliere le giuggiole

Le giuggiole maturano tardi, tra settembre e novembre. Sembrano un po’ delle grosse olive (tonde oppure ovali, a seconda della varietà) o, soprattutto a maturazione, dei datteri. La raccolta delle giuggiole va fatta quando i tre quarti della buccia hanno cambiato colore e poi si conservano in frigorifero. Oltre a essere molto buone (il brodo di giuggiole è una ricetta esistente!) fanno anche bene: tra le altre cose le giuggiole sono ricche di vitamina C, che ci aiuterà a evitare i malanni stagionali!

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (15) commenti

Leggende sulle felci

felciBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Quando il Dottor Belfusto vi ha parlato delle felci, mi è venuto in mente che conosco alcune leggende sulle felci che mi piacerebbe raccontarvi.

La nascita delle felci

Narra la leggenda che un cacciatore scoccò un giorno una freccia verso il sole. Lo colpì, e dall’astro caddero tre gocce miracolose: da queste stille di sangue solare nacquero le felci. Da questo legame profondo della felce con il sole vengono fatte derivare molte proprietà magiche, che si esplicano soprattutto nella notte del solstizio estivo, tra il 23 e il 24 giugno. Proprio in questa notte le felci fioriscono… no, lo so che le felci in realtà non fioriscono. Ma altrimenti che magia sarebbe?

Il fiore della felce

Il fantomatico fiore della felce sboccerebbe quindi alla mezzanotte del solstizio estivo, emanando una grande luce; la fioritura, rossa e splendida, durerebbe però soltanto per un attimo: per questo sono così pochi coloro che l’hanno vista. Chi però riesce a coglierlo, guadagna una serie di poteri straordinari, tra cui l’invisibilità e la fortuna (in particolare al gioco).

I poteri della felce

Ma anche le foglie, più facili da procurarsi, vengono considerate tradizionalmente portafortuna. Tenere la pianta in casa regalerebbe buona sorte, mentre foglie di felce, colte la notte del solstizio e messe a contatto con il denaro, porterebbero soldi. Anticamente, si pensava che tenere foglie o rizomi di felce vicino al cuscino inducesse sogni profetici e aiutasse la fertilità femminile.
Ciò che è senza dubbio vero sono le proprietà curative della felce, note fin dal Medioevo: antiparassitaria, antireumatica e lenitiva, questa pianta è stata sempre usata nella medicina naturale… ma questa è un’altra storia!

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pubblicato da Clematidia in L'angolo di Clematidia, Leggende verdi e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare le felci

felceCari Amici,
rigogliosi saluti!

Comincia la stagione in cui i protagonisti non sono più i fiori, ma i sempreverdi, come molte delle felci.

La maggior parte delle felci, tra l’altro, i fiori proprio non li ha: l’origine di queste piante risale a 400 milioni di anni fa, molto prima che la natura inventasse la fioritura. Le felci, però, riescono a essere molto belle ugualmente: le strane forme delle loro foglie, i diversi toni di verde e gli accostamenti con altre felci, o con pianta da fiore, danno loro un grande valore decorativo e hanno ispirato leggende lungo gli anni.

Piantare le felci

Le felci hanno il grande pregio di amare posizioni ombreggiate, con diversi gradi di luminosità, per cui si possono piantare anche negli angoli ombrosi, sui lati delle case che guardano a nord, oppure sotto alberi molto frondosi. L’ideale è che la posizione sia protetta dai venti. Per quanto riguarda il terreno, bisogna evitare quello troppo pesante o poco drenato, ma per il resto la maggior parte delle felci è molto adattabile, anche se le preferenze variano a seconda della specie.

Piantare le felci cespitose

Le felci si piantano in autunno o in primavera: si scava una buca di una trentina di centimetri, si frantuma la terra e vi si mescola una manciata di perfosfato minerale e un po’ di foglie decomposte, o di composto organico per giardino.
Le felci cespitose hanno le fronde che emergono da un fascio di radici. Prima di piantarle bisogna togliere le fronde vecchie e legnose, per permettere a quelle giovani di crescere e svilupparsi. Si colloca la pianta nella buca e si riempie di terreno in modo che il colletto sia allo stesso livello del suolo, poi si pressa con i piedi.

Piantare le felci con rizoma stolonifero

Questo tipo di felci produce le fronde dal rizoma. Non occorre quindi scavare una buca: basta interrare il rizoma in una depressione poco profonda, riempita poi di terra, e pressarla con le dita.

Piantare le felci asplenium

Queste felci crescono in orizzontale, quindi si possono piantare nei muri a secco. Basta rimuovere una pietra, collocare la felce insieme a un po’ di foglie decomposte e poi ricollocare la pietra nella sua posizione. Sta benissimo anche nei giardini rocciosi.

Coltivare le felci

La necessità di acqua dipende dalle varietà: ci sono addirittura felci acquatiche. In linea di massima, però, le felci amano l’umidità ma non hanno bisogno di bere molto spesso, se non quando fa molto caldo e il terreno si secca. Per mantenerlo umido, è il caso di rinnovare la pacciamatura in autunno e in primavera. Sempre in primavera, si può dare nuovo impulso allo sviluppo dei nuovi getti tagliando le fronte secche con un coltello affilato o con le cesoie.

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare il cachi

cachiCari Amici,
rigogliosi saluti!

I cachi o kaki sono frutti tipici di questo periodo: l’ultimo colpo di colore prima dell’inverno e la prima ghiottoneria del periodo pre-natalizio. Ma come si coltivano i cachi?

L’albero di cachi

La pianta di cachi (o kaki) è un albero molto decorativo, dotato di una chioma globosa piuttosto fitta. Diventa quindi difficile coltivare ai suoi piedi piante o fiori, soprattutto se richiedono sole, che filtra poco attraverso i suoi rami. Valutate bene quindi dove posizionarlo, tenendo conto, tra le altre cose,  anche di questo fattore. Per il resto, il kaki teme le gelate primaverili e la siccità, anche se le estati calde regalano ai frutti una maggiore qualità. Il freddo, d’altro canto, quando è molto intenso può arrivare perfino a uccidere la pianta (si parla però di temperature inferiori a -15°C!)

Piantare il cachi

Per piantare una pianta di kaki bisogna scegliere il momento adatto tenendo conto del clima: al Sud il momento giusto per piantare il cachi è l’autunno, mentre al Nord potrebbe essere preferibile aspettare la primavera.
Il cachi si adatta a terreni di tipo diverso, ma l’importante è che siano freschi, profondi e ben drenati: l’albero di kaki teme molto i ristagni idrici, che potrebbero causare dei marciumi radicali.

Coltivare il cachi

Il cachi non è un albero difficile da coltivare. Richiede irrigazioni costanti e regolari in estate, mentre la concimazione può essere fatta una sola volta l’anno, con concimi organici come letame o cornunghia. Le concimazioni azotate si danno soltanto il primo anno, per stimolare la crescita vegetativa.
La potatura serve solo per pulire la pianta, ed evitare che si carichi eccessivamente di frutti. Del resto, la pianta stessa perde spontaneamente parecchi frutti tra luglio e agosto, con la cosiddetta “cascola”: non allarmatevi, quindi, se in estate cade a terra anche il 30% dei piccoli frutti.

Raccogliere i cachi

La raccolta dei cachi va fatta prima delle gelate, con molta attenzione: il peduncolo del frutto è molto legnoso e potrebbe danneggiare gli altri frutti. I cachi sono maturi quando si ammorbidiscono; se non sono pronti, non è il caso di mangiarli: potrebbero essere molto allappanti. Meglio lasciarli maturare al fresco, oppure chiuderli in un sacchetto insieme a qualche mela: le mele emettono delle sostanze che stimolano la maturazione.

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (25) commenti

Coltivare il cavolo

cavoloCari Amici,
rigogliosi saluti!

Siete impegnati a raccogliere i cavoli? Sta proprio cominciando il periodo della raccolta del cavolo cappuccio invernale e delle verze!

Raccogliere i cavoli

Se siete incerti sul momento giusto per raccogliere i cavoli, tenete presente che devono essere abbastanza sviluppati ma belli sodi.
La raccolta dei cavoli deve essere fatta lasciando la parte inferiore nel terreno, in modo che possano crescere nuovi getti; più avanti, a fine stagione, estirperete tutta la pianta.

Seminare i cavoli cappucci

I cavoli non hanno grandi esigenze in termini di terreno: basta che sia stato preparato prima con stallatico pellettato.
Per raccogliere i cavoli cappucci in questa stagione, bisogna seminarli alla fine della primavera, tra aprile e maggio. Vanno seminati molto radi, in successione, in modo da poterli raccogliere in modo costante tra novembre e febbraio. A giugno-luglio si possono trapiantare nella loro posizione definitiva, che deve essere aperta e soleggiata, mantenendo una distanza di 45 centimetri tra l’uno e l’altro e di 60 centimetri tra una fila e l’altra.

Seminare le verze

Per raccogliere le verze in questo periodo, bisogna seminarle in aprile, nei cassoni. Si possono trapiantare dopo circa 6 settimane, sistemandole con le stesse distanze dei cavoli cappucci.

Coltivare cavoli e verze

Le stesse accortezze valgono sia per la coltivazione delle verze sia per la coltivazione dei cavoli cappucci: tenere asportate le foglie guaste e bagnare molto nei mesi caldi, soprattutto se la stagione e secca.

Buon appetito!

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L’invenzione del giardino occidentale

giardino_occidentaleSalve, gente!

Di solito è Clematidia a parlarvi di storia dei giardini; certo non ve lo aspettereste dal postino Amarillo (cioè dal sottoscritto!).

Invece, sono lieto di stupirvi! Anche se il merito non è tanto mio quanto degli autori di questo libro: “L’invenzione del giardino occidentale”, di Matteo e Virgilio Vercelloni, edizione Jaca Books.

No, il libro non è mio… è per il Dottor Belfusto, io dovrei solo consegnarlo. Ma non farò male a nessuno se do una sbirciatina…

Uhm, a quanto pare si tratta di una carrellata storica a partire dal giardino mesopotamico, passando per il giardino romano, quello ellenistico e quello medievale, fino ad arrivare al giardino rinascimentale e alle sue successive evoluzioni. Arriva fino alla concezione di giardino dei giorni nostri e alle varie sperimentazioni.

La cosa interessante è che il giardino viene raccontato come un aspetto della società e come una spia del modo di rapportarsi dell’uomo con la natura. In effetti, se ci penso, in un certo senso si capisce tanto di una persona dal suo giardino; quindi ha senso pensare che guardando i giardini di un’epoca si possa capire qualcosa della società che lo ha creato… non vi pare?

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Piantare le rose

roseCari Amici,
rigogliosi saluti!

State pensando di mettere a dimora le rose?

In effetti potrebbe essere ancora un buon momento per piantare le rose. Dovrete però avere l’accortezza di verificare che le piogge dei giorni scorsi non abbiano lasciato il terreno troppo bagnato: in quel caso, forse è meglio rimandare alla primavera.

La posizione per mettere a dimora le rose

Mettete a dimora le rose in una posizione che garantisca loro un’esposizione in pieno sole. Il terreno, d’altro canto, dovrebbe essere molto ricco, lievemente acido e soprattutto ben drenato. Cercate di evitare, se possibile, di piantare le rose in un terreno dove altre piante di rose siano vissute a lungo: sicuramente si sarà impoverito, e potrebbe anche aver accumulato tossine.

Preparare la pianta di rose

La prima cosa da fare è potare la pianta di rose, tagliando i rami anche della metà, e facendo sempre attenzione che ogni branca sia potata appena al di sopra di una gemma.
Se la pianta è in vaso, andrà poi estratta dal vaso stesso. Mettete il vaso in orizzontale ed esercitate una forza costante, senza strattoni, per estrarre la pianta. Poi bisogna liberare le radici quanto più possibile dalla vecchia terra.
Bisogna anche osservare con attenzione le radici della pianta: se è stata in vaso, potrebbero essere chiuse e involute. In questo caso, vanno aperte e distese verso il basso e verso l’esterno, altrimenti la pianta potrebbe trovare difficoltà a radicarsi bene nel nuovo terreno. Se poi le radici appaiono molto asciutte, si possono immergere in una poltiglia di terra e acqua prima di piantarle.

Mettere a dimora le rose

Preparate la buca per piantare le rose: dovrà essere più grande circa del doppio rispetto al pane di terra della pianta. Sul fondo è importante mettere del materiale drenante, come della ghiaia; poi si disporrà un po’ di terriccio, del fertilizzante organico e ancora del terriccio. A questo punto si può mettere a dimora la pianta di rose, colmando poi la buca di terriccio nuovo. Se mettete a dimora più di una pianta di rose, fate attenzione alle distanze tra le piante:

  • Rose in miniature: 30 cm
  • Rosaio ad alberello: 90 cm
  • Rosaio a cespuglio: 45-60 cm o anche di più, a seconda della crescita
  • Rosai per siepi: 150 cm
  • Rose rampicanti: 200 cm o anche di più


Buon lavoro (ma diciamolo… è anche un piacere, mentre la stagione peggiora, preparare e pregustare i colori dell’anno prossimo!)

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Combattere la muffa grigia o botrite

botriteCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei mettervi in guardia dalla muffa grigia, nota anche come botrite, che può attaccare praticamente ogni genere di pianta.

I segni della botrite o muffa grigia

La muffa grigia è un fungo e attacca le parti erbacee e i frutti di molte piante. Provoca il rammollimento dei gambi delle foglie e dei fiori, che appassiscono. I gambi e i frutti si ricoprono di una peluria grigia o biancastra e vanno incontro a un progressivo disfacimento. L’attacco della muffa grigia è favorito dall’umidità, quindi trova delle condizioni ideali negli ambienti di protezione dove le piante vengono tenute in inverno.

Prevenire la muffa grigia

Per evitare l’attacco della muffa grigia bisogna contrastare l’umidità. Conviene quindi tenere un po’ distanziate le piante e far circolare l’aria nell’ambiente, quando il tempo è bello e lo consente.
Alcune accortezze durante l’irrigazione possono aiutare a prevenire la botrite: bagnare poco e solo nei sottovasi, evitando assolutamente di bagnare foglie e fiori. Un’ottima idea è fare attenzione a eliminare subito le parti della pianta che appassiscono.

Combattere la muffa grigia

Per combattere la botrite una volta che ha sferrato il suo attacco, per prima cosa bisogna eliminare subito tutte le parti colpite; poi conviene affidarsi agli anticrittogamici e alle polveri fungicide. Si danno ogni dieci giorni, al mattino, con l’accortezza, naturalmente, di sospendere per tempo se si tratta di piante da frutto: queste sostanze chimiche potrebbero lasciare dei residui dannosi per la salute!

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Coltivare la zucca

zuccaCari Amici,
rigogliosi saluti!

La serata di Halloween vi ha fatto venire voglia di coltivare la zucca? È senz’altro un’ottima idea!

Seminare la zucca

La coltivazione della zucca richiede spazio, ma se ne avete poco potete scegliere una varietà rampicante. La zucca si adatta a qualsiasi terreno, ma l’ideale è che sia ricco di sostanze organiche; eventualmente potete lavorarlo in anticipo. Per quanto riguarda il clima, se non è particolarmente rigido la zucca non dovrebbe avere problemi.
Per avere un bel raccolto di zucche a settembre-ottobre, bisogna seminare la zucca a marzo in serra o in aprile-maggio all’aperto. Collocate tre semi alla volta in piccole buche; quando le piantine cominceranno a crescere, le diraderete tenendo come regola una distanza di un metro tra una pianta e l’altra e di circa 2,5 metri tra le file.

Coltivare la zucca

Quando le piantine di zucca cominciano a svilupparsi, è il momento di cimarle: si taglia il fusto sopra la quarta foglia, e poi si eliminano i germogli laterali. Anche i frutti, quando cominciano a comparire, vanno diradati, lasciandone 2 o 3 per ogni pianta. Le innaffiature devono essere regolari, soprattutto in primavera, quando la zucca ha particolare bisogno d’acqua. La concimazione, con letame maturo, compost o fertilizzante minerale, può essere effettuata due volte durante la fioritura e ogni 2 o 3 settimane durante la crescita dei frutti.
Bisogna sempre stare in guardia contro il principale nemico della zucca: il mal bianco. Se dovesse comparire, intervenite subito con prodotti a base di zolfo!

Raccogliere le zucche

Durante la maturazione, dobbiamo evitare che le zucche stiano a diretto contatto con il terreno, perché questo potrebbe favorire l’insorgere di marciumi. Meglio quindi sistemare sotto i frutti della paglia o un sostegno in legno.
Quando si raccolgono le zucche? Per capire se è ora di cominciare la raccolta delle zucche, proviamo a battere con le nocche contro la scorza: se “suona vuota” e il colore è quello giusto, significa che possiamo raccogliere. Taglieremo allora il fusto con un coltello affilato e metteremo la zucca in un ambiente asciutto e buio, dove si conserverà meglio… in attesa di cosa? Magari di diventare una lanterna di Halloween 2011!

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