Archivio di settembre, 2010

Coltivare il melograno

melogranoCari Amici,
rigogliosi saluti!

È tempo di melagrane! Le varietà più dolci cominciano a maturare ora e, se avete un melograno in giardino o in terrazzo, vi aspetta la raccolta delle melagrane.

Raccogliere le melagrane

Per raccogliere le melagrane si usa una forbice da potatura e si taglia il peduncolo, robusto e legnoso, proprio vicino al frutto. Bisogna aspettare che i frutti raggiungano un colore brillante, giallo-rosso: è il segnale che sono pronti.
In questa fase è importante diradare le innaffiature, perché troppa acqua mentre i frutti stanno maturando rischia di facilitare spaccature che aprirebbero la strada ai marciumi.

Dove coltivare il melograno

La posizione ideale del melograno è in pieno sole, in un terreno fertile, fresco e un po’ calcareo.
Si può coltivare il melograno sia in giardino che in vaso, su un terrazzo. In questo caso, il contenitore dovrà essere più largo che profondo, perché le radici del melograno si espandono in orizzontale; bisogna anche fare attenzione che il vaso sia bucato sul fondo e abbia un sostegno che lo rialza rispetto al sottovaso, per migliorare il drenaggio ed evitare ristagni d’acqua.

Come coltivare il melograno

Coltivare il melograno è facile: è una pianta che richiede poche cure. Irrigazioni non esagerate ed eventualmente un po’ di concime per piante da frutto tra maggio e settembre saranno sufficienti.
Il melograno non teme il caldo né la siccità; può avere invece qualche problema con il gelo. Per questo, se lo coltivate a Nord il mio consiglio è di proteggerlo durante i mesi invernali con del tessuto-non tessuto. Le gelate tardive, invece, non sono un problema, perché il melograno comincia a vegetare più tardi delle altre piante.

Potare il melograno

Potete approfittare dei mesi invernali per i limitati interventi di potatura richiesti dal melograno: se volete una forma ad albero, riducete i rami secondari; altrimenti, sarà sufficiente eliminare i polloni cresciuti dalla base del tronco!

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (29) commenti

Seminare il prato

tappeto_erbopsoCari amici,
lasciate che vi porga i miei omaggi!

Ah, la semina del prato!

Questo momento tanto ricco di significati simbolici… la preparazione della futura felicità… la fiducia nei ritmi della natura… il benvenuto all’inverno nell’attesa del verde della primavera… Scusate, ogni tanto il vostro Naturzio si fa prendere dall’entusiasmo. Il fatto è che la semina dei tappeti erbosi è una cosa che personalmente trovo toccante, e per cui ho lavorato molto.

La preparazione del terreno per il tappeto erboso

La preparazione del terreno è ovviamente la fase a cui ho dedicato maggiori energie e per cui ho elaborato le soluzioni più brillanti, se mi concedete l’immodestia.
Infatti, dopo aver asportato sassi e radici, e dopo aver eliminato le infestanti, è il momento di correggere il terreno, che potrebbe non essere abbastanza fertile, o abbastanza drenato. Ed è qui che vi posso dare il mio piccolo contributo.

Un terriccio per prati molto calpestati

Se non si cammina sul prato lo si gode solo a metà… ma per sopportare i passi e le corse un tappeto erboso deve essere particolarmente tosto! Ho fatto molti esperimenti per risolvere questo problema, e alla fine il risultato è stato il terriccio TSI 70: il segreto è la presenza della sabbia di lapillo vulcanico, che migliora il drenaggio del terreno e la radicazione dell’erba. Vi assicuro che funziona: se resiste alle corse della nostra Rosa Canina, può resistere a qualsiasi cosa!

Un terriccio specifico per la semina dei prati

Non mi sono fermato qui: ho elaborato un terriccio specifico per la semina e la rigenerazione dei tappeti erbosi. È il Terriccio per Tappeti Erbosi della Linea Natura, che è pensato per garantire l’aderenza del seme al terreno e per evitare la formazione di muschi, grazie alla presenza del Solfato di Ferro.

La semina del tappeto erboso

Seminare il prato a livello pratico non è difficile: dopo aver corretto il terreno, lo si rastrella e poi si cerca di distribuire il seme in modo uniforme. Un trucco può essere suddividere il prato in settori diversi, tramite cordicelle tirate, in modo da distribuire più o meno la stessa quantità di semi in ogni settore. Poi il terreno andrà rullato e rastrellato per interrare il seme; si irriga abbondantemente e… si aspetta con fiducia che la natura faccia il suo corso!

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pubblicato da Nasturzio in Dal laboratorio di Nasturzio e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare gli aster o settembrini

settembriniCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi parliamo degli Aster o settembrini, che fioriscono proprio in questo periodo e possono continuare a regalarci fiori fino ai primi freddi.

Gli aster o astri o settembrini

Gli aster sono fiori a forma di margherita e i loro colori vanno dal blu, al viola, al rosa, al cremisi. Sono piante rustiche, adatte a giardini rocciosi o alla coltivazione in vaso, e sono splendidi e duraturi come fiori recisi per ornare la nostra casa.

Trapiantare gli aster

Per mettere a dimora gli aster o settembrini, questo è un ottimo momento. In alternativa può essere fatto in primavera. In ogni caso, bisogna scegliere per gli aster una posizione in pieno sole (vivono anche a mezz’ombra, ma fioriscono di meno) e, se si piantano in giardino, lavorare bene il terreno prima di trapiantarli. La messa a dimora degli aster andrà compiuta facendo attenzione a spostare tutto il pane di terra insieme alle radici. Ricordiamoci che le varietà di aster più alte possono aver bisogno di un sostegno.

Coltivare gli aster

Dopo il trapianto, gli aster vanno innaffiati subito, e in seguito con regolarità durante la bella stagione e soprattutto durante la fioritura, una volta a settimana. In tarda primavera conviene concimarli. Per avere una fioritura abbondante fino al momento del freddo, tagliate sempre i fiori appassiti.
Gli astri o settembrini non temono il freddo; durante l’inverno gli steli possono essere tagliati anche a livello del terreno, e rispunteranno più belli di prima quando si aprirà la stagione.

Moltiplicare gli astri

Per seminare gli aster all’aperto il momento migliore è aprile-giugno.
Moltiplicare gli aster invece è un’operazione che si compie in primavera e che è importante eseguire ogni due o tre anni, per la salute e la bellezza della pianta: si dividono i cespi di settembrini in due o tre parti, eliminando la parte centrale di ogni cespo. Si interrano poi di nuovo, innaffiando abbondantemente.

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

I giardini nell’Antica Grecia

greciaBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

L’estate si avvia verso la fine e davanti a noi si preparano i giorni freddi dell’autunno e dell’inverno. Personalmente, la vostra Clematidia combatte la malinconia di questi momenti sognando… di giardini, ovviamente!

Per questo oggi ho voglia di raccontarvi qualcosa sui giardini nell’Antica Grecia.

La natura e la vegetazione in particolare sono importanti nella cultura greca, che ci ha tramandato tante leggende e tanti racconti mitologici legati ai fiori e alle piante. Nel periodo più arcaico della storia della Grecia, in effetti, i giardini erano legati direttamente alla sfera del sacro: erano la dimora degli dei. Si trattava comunque di luoghi recintati e al loro interno c’erano soprattutto alberi da frutto, vite, olivi e ortaggi.  Omero stesso nell’Odissea descrive il giardino della dea Calipso come un luogo meraviglioso, una selva florida e lussureggiante dove accanto ai vigneti e al sedano crescevano anche violette e cipressi.

A partire dal VI secolo avanti Cristo, i giardini acquistano un valore diverso. Cominciano a diventare un luogo pubblico, interno alle città, e in particolare intorno alle scuole di filosofia. Le lezioni infatti spesso si tenevano all’aperto: i filosofi amavano passeggiare in mezzo al verde insieme ai loro discepoli. Questi giardini, quindi, non erano pensati per la produzione di frutti e ortaggi: il loro scopo principale era creare un ambiente piacevole e rilassante che potesse ospitare lo scambio culturale e il dialogo. Nascono in questo periodo anche le prime opere scritte dedicate all’arte del giardino: l’autore è Teofrasto, non a caso un amico del filosofo Platone.

Con il IV secolo avanti Cristo comincia il periodo ellenistico: i giardini greci, che prima erano alla fin fine molto semplici, cominciano a imparare il lusso dai giardini persiani. Diventano quindi più elaborati, con una disposizione geometrica di siepi di mirto e alloro, alberi da frutto come meli, olivi, peri, melograni e fichi, e anche fiori come violette e rose, che i Greci amavano molto. I viali erano ombreggiati da platani, pini e cipressi e c’erano zone dedicate espressamente alla caccia.

Personalmente, la cosa che mi colpisce di più di tutta questa storia è l’idea del giardino come luogo dove la mente funziona meglio: in effetti chiunque abbia curato un giardino sa che non c’è niente come qualche ora nel nostro regno verde per rendere la mente più lucida e schiarire le idee! Non è vero?

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pubblicato da Clematidia in L'angolo di Clematidia, Storia dei giardini e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare le pere

pereCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei parlarvi della coltivazione delle pere: chi di voi ha un pero in giardino sa infatti che siamo nel periodo della raccolta delle pere. E chi non ce l’ha? Può sempre programmare di piantarne uno!

Piantare il pero

Per piantare i peri il momento migliore è probabilmente l’inizio della primavera. Si sceglie una posizione soleggiata, con un terreno ricco e profondo, anche argilloso. Il drenaggio deve essere abbastanza buono. È importante lasciare un po’ di spazio tra una pianta e l’altra (circa 4 o 5 metri) in modo da lasciare tutto l’agio necessario alle piante per poter crescere.

Coltivare il pero

Il pero è una pianta rustica, quindi il freddo in linea di massima non è un problema, salvo per quanto riguarda le gelate primaverili: se il gelo sorprende le gemme sui rami, infatti, potrebbe causare danni. Il pero teme anche la siccità: soprattutto nei primi anni d’età, è importante irrigare molto.
Come concimazione, si può ricorrere al letame un paio di volte all’anno (in primavera e dopo la raccolta).

Potare il pero

Per quanto riguarda la potatura, molto dipende dalla varietà scelta e dalla forma che le si vuole dare. Conviene quindi chiedere informazioni al vivaio quando si compra l’alberello, per avere la sicurezza di agire nel modo migliore.

Raccogliere le pere

Quando le pere hanno raggiunto la grandezza di una noce, bisogna valutare se procedere al diradamento: se ogni ramo non porta a maturazione più di due o tre pere i frutti saranno migliori.
La raccolta delle pere va effettuata un po’ prima che i frutti arrivino a maturazione, almeno per quanto riguarda le varietà europee. Nel raccogliere le pere, bisogna fare attenzione a non spezzare il peduncolo: il modo migliore è capovolgerlo dopo avervi appoggiato l’indice.

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Le infestazioni di arvicole

avicoleCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei rispondere a Michele, che mi scrive: “Ho una piantagione di carciofi ma le arvicole me la distruggono… se mi potete aiutare…

Caro Michele, capisco il tuo problema. Le infestazioni di arvicole possono essere una vera piaga non solo per i carciofi, ma anche per diverse altre piante, tra cui altre verdure, alberi da frutta, piante di rose…

Che cosa sono le arvicole?

Le arvicole sono topi campagnoli che vivono sottoterra, scavando gallerie e cunicoli e – ahimè! – mangiando le radici delle nostre piante. Si riproducono con un certo entusiasmo, quindi spesso creano delle popolazioni ampie che raggiungono il loro massimo intorno ai mesi di novembre-dicembre.

Come riconoscere un’infestazione di arvicole

Gli effetti sulle piante sono ben visibili: l’attacco delle arvicole ne compromette la crescita e può arrivare a provocarne la morte. Ma per rendersi conto della presenza dei topi campagnoli spesso basta guardare il terreno: le loro gallerie si distinguono da quelle delle talpe perché si vedono anche dall’esterno, e mostrano dei mucchietti di terra piatta in corrispondenza agli ingressi.

Come combattere le arvicole

Per combattere le arvicole viene spesso suggerito di usare dei veleni, che però possono inquinare l’ambiente e danneggiare eventuali predatori delle arvicole, che anzi dovremmo considerare alleati! In effetti, uno dei modi forse più efficaci e gratificanti per combattere le arvicole è adottare un gattino: oltre a cacciare i topi campagnoli, avremo un nuovo amico. In alternativa, ci sono sempre le trappole, ma è un metodo un po’ cruento e, per quanto sia a volte giustificato dal rischio che i topi trasmettano malattie, preferisco suggerirvi l’utilizzo di appositi apparecchi dissuasori. Si tratta di oggetti da collocare nel terreno: emettono delle vibrazioni che disturbano e allontanano arvicole, talpe e conigli selvatici. Così salverete le vostre piante senza fare del male a nessuno!

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto, Malattie e parassiti e ha ricevuto (7) commenti

Coltivare le zinnie

zinnieCari Amici,
rigogliosi saluti!

Coltivare le zinnie è un ottimo modo per mantenere fiorito e colorato il proprio giardino anche verso la fine dell’estate. Infatti la zinnia con le sue corolle accese rappresenta un tocco di vita sia nei giardini che nelle case, come fiore reciso.

La coltivazione della zinnia

Le zinnie richiedono irrigazioni regolari per dare il meglio di sé nella fioritura. Gradiscono anche la fertilizzazione, soprattutto a base di fosforo e calcio. Se non recidete i fiori ma lasciate che esprimano tutta la loro bellezza sulla pianta, ricordate poi di eliminare i fiori appassiti con la cimatura.

Il terreno adatto per le zinnie

La zinnia richiede un terreno soffice e soprattutto ben drenato. Infatti, pur temendo la siccità, viene danneggiata dai ristagni di umidità. Per il resto una posizione soleggiata ma riparata e un clima mite dovrebbero assicurarle il giusto benessere.

Piantare le zinnie

Le zinnie si possono seminare in primavera, direttamente nel terreno. Temono però il gelo, quindi se vivete in una zona a clima rigido vi consiglio di seminarle sotto vetro, oppure comprarle già nei vasetti e trapiantarle più avanti.
In ogni caso, tenete presente che per star bene e produrre fiori di grandi dimensioni le zinnie hanno bisogno di spazio: tra i 20 e i 40 centimetri tra una pianta e l’altra, a seconda delle dimensioni della varietà, oppure una sola pianta per ogni vaso se non coltivate in piena terra.

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