Archivio di agosto, 2010

Cure naturali per la pelle

maschera_pomodoriBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Come sta la vostra pelle? Ha subito danni durante le vacanze? L’estate è una stagione molto stressante per la pelle: sole, sale, un’alimentazione non sempre regolare a volte causano piccoli e grandi fastidi all’epidermide. Ma ci sono delle cure naturali per la bellezza della pelle: per trovarle basta fare un giro nell’orto e raccogliere qualche pomodoro!

Proprietà naturali del pomodoro

I pomodori hanno delle qualità che li rendono alleati preziosissimi per la cura della pelle. In primo luogo, contengono antiossidanti, quindi possono proteggere dall’invecchiamento precoce della pelle. Contengono anche vitamica A, che combatte la pelle grassa e svolge un’azione astringente sui pori, rendendo il volto più luminoso e la pelle più compatta.

Per uno scrub naturale

La polpa di pomodoro, mescolata allo zucchero, può costituire l’ingrediente per uno scrub che, oltre a pulire e rinnovare la pelle, offre anche sostanze benefiche per la sua bellezza. Conviene quindi, dopo aver massaggiato il viso con il composto, lasciarlo per qualche minuto sulla pelle.

Maschera naturale contro la pelle grassa

Se la vostra pelle è sempre lucida e produce troppo sebo, il pomodoro aiuta a restringere i pori ed evitare i brufoli. Potete mescolare uguali quantità di pomodoro frullato e di miele e lasciare in posa per un quarto d’ora/venti minuti. La pelle diventerà più bella e la sua grana più fine.

Tonico naturale per la pelle

Per restringere ancora i pori si può usare anche un tonico ottenuto con il succo di un pomodoro mescolato a quello di mezzo limone. Si applica sulla pelle con un po’ di cotone, si lascia per una mezz’oretta e poi si lava il viso con acqua fredda. La vostra pelle sarà luminosa e splendida!

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pubblicato da Clematidia in Benessere verde, L'angolo di Clematidia e ha ricevuto Nessun commento

Bouganvillea: le risposte

quiz_bouganvilleCari Amici,
rigogliosi saluti!

Eccovi le risposte al quiz sulla bouganvillea:

Da dove viene la Bouganvillea?

  1. dall’Europa
  2. dal Sud America
  3. dall’Africa.


La risposta giusta è B: dal Sud America.
Fu importata in Europa dal Brasile nel 1700 dal navigatore Louis Antoine de Bouganville.


Che cosa sono le brattee?

  1. dei parassiti
  2. una particolare varietà di Bouganvillea
  3. le foglie trasformate vicino al fiore.


La risposta giusta è C: le foglie trasformate vicino al fiore.
Sono larghe e colorate e sono loro che fanno bella la fioritura della Bouganvillea: i fiori veri e propri, infatti, sono piccolissimi.


Come si pota la Bouganvillea?

  1. vigorosamente, in primavera
  2. si eliminano solo i rami secchi, a febbraio
  3. la Bouganvillea non si pota affatto.


La risposta giusta è B: si eliminano solo i rami secchi, a febbraio.
La Bouganvillea fiorisce sui rami degli anni precedenti, quindi conviene eliminare solo quelli secchi o deboli, ed eventualmente accorciare un pochino i rami laterali.


La Bouganvillea sopporta il gelo?

  1. nelle zone a clima temperato sopravvive anche all’esterno
  2. assolutamente no: si coltiva solo in vaso per poter essere portata al riparo
  3. può essere coltivata in piena terra: sopravvive anche alle temperature invernali.


La risposta giusta è A: nelle zone a clima temperato sopravvive anche all’esterno.
Dove gli inverni sono rigidi conviene coltivarla in vaso e portarla all’aperto soltanto da maggio in poi.


Se la Bouganvillea mostra una scarsa fioritura e perde le foglie, cosa significa?

  1. ha sofferto la carenza di luminosità
  2. ha sofferto la carenza d’acqua
  3. ha sofferto la carenza di fertilizzante.


La risposta giusta è A: ha sofferto la carenza di luminosità.
La Bouganvillea infatti richiede molta luce.

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pubblicato da Dottor Belfusto in Assistente cercasi, I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (2) commenti

Coltivare i fichi

fichiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Siamo nel periodo della raccolta dei fichi! L’albero di fico è facile da coltivare, produce frutti deliziosi e ha anche un valore ornamentale per il nostro giardino, quindi vale senz’altro la pena di provare a piantarlo.

Piantare il fico

Per piantare il fico conviene scegliere l’autunno o direttamente la fine dell’inverno. Bisogna preparare una buchetta abbastanza profonda e spargere ciottoli sul fondo per migliorare il drenaggio. Per quanto riguarda il terreno, il fico non è molto esigente: non ha bisogno di molte sostanze nutritive, quindi cresce in ogni genere di terreno, anche sabbioso e arido.
La pianta di fico può vivere anche in vaso; è più difficile però che dia frutti.

Coltivare il fico

La pianta di fico è molto facile da mantenere: non ha bisogno di concimazione (anche se si può dare del concime organico in autunno), non richiede trattamenti antiparassitari e anche gli interventi di potatura sono limitati, giusto per sfoltire o dare forma, oppure eliminare rami spezzati. Ciò che il fico teme è il gelo: soffre gli inverni rigidi, così come le gelate tardive della primavera.

Raccogliere i fichi

Quello che consideriamo di solito il frutto del fico è in realtà un ricettacolo carnoso che contiene i veri frutti, che si chiamano acheni. Frutto o ricettacolo che sia, il fico è molto nutriente e zuccherino: non è esattamente un alimento dietetico, ma è ottimo da solo, nei dolci come confettura o marmellata oppure anche associato ad alcuni cibi salati, come il prosciutto crudo.
Bisogna raccogliere i fichi appena giungono a maturazione, per evitare che uccelli e insetti ne approfittino al posto nostro! Si vede che il fico è maturo quando cambia il colore della buccia e al tatto lo sentiamo più tenero. Si raccoglie a strappo, con delicatezza, tenendo il peduncolo e il collo con due dita.

Essiccare i fichi

I fichi non si conservano a lungo: o si mangiano subito, oppure conviene farli essiccare. Basta tagliarli a metà e disporli su assi di legno, lasciandoli al sole durante il giorno e ritirandoli per la notte. Ci vorranno diversi giorni, ma alla fine i vostri fichi saranno pronti per essere conservati e gustati a lungo. Attenzione però: i fichi secchi hanno cinque volte più calorie di quelli freschi!

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (3) commenti

Coltivare il luppolo

luppoloCari Amici,
rigogliosi saluti!

Proprio in questi giorni si possono raccogliere i frutti del luppolo. Ma sapete come si fa a coltivare il luppolo?

Perché coltivare il luppolo

Tanto per cominciare, possiamo chiederci il motivo per cui vale la pena di coltivare questa pianta. Tanto per cominciare, è un bellissimo rampicante ornamentale, perenne, che può essere coltivato con successo per motivi estetici; inoltre, i suoi frutti (o, per meglio dire, gli acheni) nascondono dei piccoli granelli giallastri che contengono la luppolina, una sostanza aromatica che viene utilizzata anche per insaporire la birra. Perché non provare?

Come piantare il luppolo

Per piantare il luppolo in giardino o nell’orto conviene vangare il terreno a circa 40 centimetri di profondità e aggiungere concime organico.
Procuratevi poi delle talee, anche da piante spontanee, di circa 15-20 centimetri di lunghezza, e interratele di 4 o 5 centimetri lasciando circa due metri tra l’una e l’altra. Annaffiate abbondantemente e poi, quando le piantine cominceranno a crescere, aiutatele ad avvolgersi attorno a qualcosa – al limite, a un tutore.

Coltivare il luppolo e raccogliere i frutti

La pianta di luppolo richiede molta luce ma non vuole troppa umidità e non ama il vento. Trovatele quindi una posizione luminosa ma riparata.
A fine agosto, come dicevo, è il momento della raccolta del luppolo. Scegliete una giornata secca, in modo da evitare il rischio di muffe, raccogliete i frutti e poi metteteli a essicare in un luogo buio e asciutto. Quando saranno pronti, batteteli per facilitare la fuoriuscita dei granellini, che poi riporrete in vasi ermetici in vetro.

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (7) commenti

Sorbetto alla lavanda

lavandaBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Non so voi, ma io d’estate vengo sempre presa dalla curiosità di provare nuovi gusti di gelato e di sorbetto. Quest’estate ho scoperto il sorbetto di lavanda: una vera prelibatezza!

Lasciate macerare una manciata di fiori di lavanda in 30 gr di kirsch. Dopo una decina di ore, potete togliere i fiori e filtrare il kirsch.

Preparate uno sciroppo di acqua e zucchero e unite il succo di 2 limoni e 300 grammi di succo di albicocca, poi riponete il tutto nel congelatore.

Prendete l’albume di 2 uova e montatelo a neve insieme a 50 grammi di zucchero a velo. Ogni tanto controllate lo sciroppo nel freezer: quando ha solidificato un po’, tiratelo fuori e aggiungete il kirsch e gli albumi. Mescolate e rimettete nel congelatore.

Il risultato sarà un sorbetto delicato ma aromatico che sorprenderà voi e i vostri ospiti… soprattutto se lo servirete ornato di fiori di lavanda!

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pubblicato da Clematidia in L'angolo di Clematidia, Ricette verdi e ha ricevuto Nessun commento

Moltiplicare l’erica per talea

ericaCari Amici,
rigogliosi saluti!

Siamo nel periodo giusto per moltiplicare l’erica per talea! Quindi, se avete una pianta di erica particolarmente bella e rigogliosa, potreste provare a farne qualche talea.

Preparare il vaso per le talee di erica

Prendete un vaso di 12 centimetri di diametro, spargete della ghiaia sul fondo e riempitelo di terriccio. Bagnare abbondantemente, comprimete con il fondo di un altro vaso e poi spargete sulla superficie un sottile strato di sabbia.

Preparare le talee di erica

Asportate dei getti laterali cresciuti durante l’anno e accorciateli. Dovranno avere una lunghezza di 2 o 3 centimetri. Praticate dei buchi nel terriccio, con una matita o un bastoncino: dovrebbero essere profondi circa 1-1,5 centimetri e essere distanti 2 centimetri uno dall’altro. Inseriamo le talee e pressiamo il terriccio intorno.

Coprire il vaso con le talee di erica

Con del fil di ferro e un sacchetto di plastica, create una copertura sul vaso, fissato con un elastico intorno al vaso stesso. Sistemate poi il vaso in un luogo riparato, all’ombra. La copertura dovrà restare al suo posto finché non vedrete comparire la prima ricrescita. A quel punto andrà rimossa gradualmente, lasciando prima un po’ di spazio all’aria di circolare, e infine togliendola del tutto.

Rinvasare e interrare le talee di erica

Lasciate il vaso in serra fredda fino ad aprile, poi rinvasate ciascuna talea in un vaso di 8 centimetri di diametro, facendo attenzione a lasciare libere le foglie. Collocartele in un punto parzialmente ombreggiato. In autunno potrete metterle a dimora!

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Innaffiare le piante d’appartamento

piante_appartamentoCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vi parlerò di un tema molto estivo: come innaffiare le piante d’appartamento nei mesi caldi.

Quando innaffiare le piante d’appartamento

D’estate le piante da appartamento vanno irrigate più spesso e con regolarità. La frequenza e la quantità esatte dipendono dal tipo di pianta: quelle più grandi o con un apparato fogliare più denso richiedono più acqua, le piante grasse ne richiedono pochissima. Ma quali sono i segnali che la nostra pianta ha bisogno d’acqua? Il terreno comincia a seccarsi, e battendo con il pugno contro il vaso si sente un suono secco e netto…

Come innaffiare le piante da appartamento

Per le irrigazioni di piante da interno conviene usare acqua a temperatura ambiente, né calda né fredda, per evitare shock alle piante. In linea di massima quella del rubinetto va bene (tranne che per alcune piante, come le azalee), ma si può anche pensare di prendere l’abitudine di raccogliere l’acqua piovana.

Il metodo di innaffiatura varia a seconda delle piante. Buona norma è fare attenzione a bagnare il terriccio e non le foglie della pianta, ma per alcune piante (come quelle a rosetta, o a radice ruberosa come il ciclamino) è preferibile bagnarle per immersione: si versa l’acqua in una bacinella o in un piatto fondo che possa accogliere il fondo del vaso e si lascia che il terriccio assorba l’acqua.

Come recuperare una pianta disidratata

E se abbiamo sbagliato qualcosa e la nostra pianta è sofferente? Si può tentare di salvarla immergendola completamente in acqua: si colloca il vaso in un contenitore profondo e si versa acqua finché non raggiunge il livello del terriccio. Quando smettono di salire in superficie bollicine d’aria, si può estrarre la pianta dall’acqua.

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Giardiniere per diletto

giardiniere_dilettoSalve, gente!

Ecco il vostro audace postino Amarillo che si fa strada nella giungla tropicale. Insomma, quasi… Ok, mi sto nascondendo dietro gli alberi. So che non è un comportamento molto dignitoso per un postino audace quale sono, ma Rosa Canina è nelle vicinanze e non voglio rischiare che il libro si rovini!

Ebbene sì, anche oggi consegno un libro: si tratta di “Giardiniere per diletto“, di Lidia Zitara, edizione Pendragon.

Gli ho dato una scorsa, prima (solo per verificare che fosse il libro giusto, s’intende… sapete che sono un postino molto scrupoloso) e mi è sembrato molto interessante: pieno di verve e di passione, pronto ad abbandonare le “strade battute” e le posizioni accademiche, con un linguaggio ora spiritoso, ora acceso, sempre vivo.

Non parla solo di fiori, ma anche di persone, di come le persone usano i fiori. Forse qualcuno si sentirà chiamato in causa, forse qualcuno ne sarà irritato… ma, che vi infastidisca o vi conquisti, difficilmente vi lascerà indifferenti. Diciamo che è un libro con del carattere!

E di carattere ne ha sicuramente parecchio Rosa Canina, che temo mi abbia appena individuato. Sono costretto a salutarvi con una certa urgenza… si salvi chi può!

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Raccogliere i cetrioli

cetrioliCari Amici,
rigogliosi saluti!

I cetrioli cominciano a essere pronti per la raccolta. E voi, siete pronti?

Raccogliere i cetrioli

I cetrioli vanno raccolti prima che diventino troppo grandi e i semi diventino troppo evidenti, cioè quando la polpa è ancora soda e croccante. Si raccolgono a giorni alterni, sempre con forbici o coltelli: non vanno mai strappati a mano, perché la pianta di cetriolo fa molta fatica a rimarginare queste ferite, che diventano una facile via d’accesso a malattie e funghi.
Se un cetriolo passa di maturazione, non bisogna lasciarlo sulla pianta. In questo caso, infatti, tutte le sue energie verrebbero convogliate su quel frutto, per far arrivare a maturazione i semi, a discapito degli altri frutti ancora in via di sviluppo.

Seminare i cetrioli

Parliamo invece della semina del cetriolo. Innanzitutto, bisogna preparare il terreno: il cetriolo ama un terreno fertile, ricco, dotato di un buon drenaggio e a pH subacido. Ha bisogno anche di molti nutrienti, quindi è bene dare una concimazione di fondo abbondante.
La semina dei cetrioli si può fare in serra da gennaio, in tunnel freddo da marzo e in piena terra da aprile/maggio.
I semi di cetriolo si mettono interrano con la punta verso il basso, a 60 centimetri l’uno dall’altro e a un metro tra una fila e l’altra. Sembrano molto lontani, ma se si tiene una distanza inferiore le piante rischiano di entrare in competizione tra loro e sottrarsi a vicenda spazio, acqua e nutrimento.

I sostegni dei cetrioli e la pacciamatura

Il cetriolo è una pianta rampicante, quindi ha bisogno di sostegni a cui aggrapparsi. L’importante è che i sostegni siano già fissati nel terreno al momento della semina del cetriolo, perché, dato che le radici della pianta sono molto superficiali, inserirli dopo potrebbe danneggiarle. Questo è anche il motivo per cui le infestanti non vanno sradicate, ma recise a livello del terreno; l’ideale, però, è impedirne la formazione con la pacciamatura, stendendo un telo di plastica nero o uno strato di paglia di 10 centimetri.

Coltivare i cetrioli

Quando le piantine mettono le prime due foglie, è il momento di valutare se vanno sfoltite. Per il resto, bisogna ricordare che il cetriolo ama l’acqua, quindi va innaffiato spesso. Non occorre che le innaffiature siano troppo abbondanti, proprio perché le radici del cetriolo non affondano in profondità; è importante piuttosto che il terreno non si asciughi mai completamente. Se riceve poca acqua, infatti, la pianta farà frutti amari, mentre se la riceve troppo fredda (sotto i 20°C) il suo sviluppo potrebbe rallentarsi.

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