Archivio di luglio, 2010

Il terriccio Green Oasi

green_oasiCari amici,
lasciate che vi porga i miei omaggi!

Come sapete, ogni volta che il Dottor Belfusto mi cede la parola cerco di illustrarvi una delle soluzioni messe a punto nel mio laboratorio.

Visto che siamo in periodo di vacanze, vi racconterò di quella volta che ho trovato la rispota all’annoso problema di tutti gli appassionati di verde: che ne sarà delle mie piante in vaso mentre sono in vacanza? È così che è nato Green Oasi.

Ho riflettuto a lungo su questo dilemma. Come assicurare la sopravvivenza delle nostre piante durante l’estate? Chi può affidarle a vicini, parenti o amici risolve facilmente il problema, ma gli altri?

Così, dopo molte ricerche, ho inventato il terriccio Green Oasi della linea Tercom Plus: è un terriccio ad alta ritenzione idrica, che aiuta a trattenere l’acqua e prolunga la sua disponibilità per le radici della pianta. Insieme a un piccolo fistributore d’acqua, o alla classica bottiglia rovesciata, consente alle piante di sopravvivere a brevi periodi di vacanza.

Ma non è tutto: la ciliegina sulla torta è il formato. Sappiamo tutti come sono frenetici i giorni che precedono la partenza: gli ultimi acquisti, i preparativi, le valigie… acquistare e portare a casa un sacco di terriccio specifico è sicuramente l’ultimo dei nostri desideri. E qui sta il colpo di genio, perché Green Oasi non è venduto in sacchi, ma in ballette, con tanto di maniglia… Sono leggere e facili da trasportare, compatibili anche con i frenetici preparativi degli ultimi giorni!

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pubblicato da Nasturzio in Dal laboratorio di Nasturzio e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare l’hemerocallis o bella di giorno

hemerocallisCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei parlarvi dell’hemerocallis, o bella di giorno.

Sapete perché si chiama così? I suoi fiori durano un giorno soltanto! Per fortuna la fioritura è talmente abbondante che ogni fiore appassito viene immediatamente rimpiazzato, sopratutto se avremo l’accortezza di asportare sempre i fiori appassiti. Se di contro la fioritura (che di solito avviene tra giugno e agosto) apparisse stentata, forse abbiamo innaffiato troppo poco: ricordiamoci che nei mesi più caldi bisogna irrigare ogni giorno!

L’hemerocallis è una bulbosa, che somiglia un po’ al giglio, ma che ormai si trova sotto forma di ibridi molto diversi tra loro. Uno dei più famosi è la Stella de Oro, che ha fiori giallo-oro e forma a imbuto e richiede pochissima manutenzione.

In effetti tutti i tipi di Hemerocallis sono piuttosto adattabili. Preferiscono stare in piena terra, ma possono vivere anche in vaso, purché sia ampio e profondo. Amano l’esposizione al sole, e se ne ricevono troppo poco la fioritura potrebbe risentirne.

Il terreno invece dovrebbe essere ben drenato e fertile; a primavera si può mescolare del terricciato di letame maturo, e prima dell’estate somministrare del fertilizzante a lento rilascio. Non bisogna però fertilizzare dopo il mese di agoso, perché la pianta deve potersi preparare al riposo invernale.

Da luglio a settembre si possono anche moltiplicare per divisione dei cespi. Se una pianta mostra una fioritura inferiore alle aspettative, significa che è un buon momento per farlo: si dividono i cespi e si ricollocano a 50 centimetri di distanza l’uno dall’altro.

Una cosa da sapere è che la bella di giorno è un rifugio amato dalle lumache, che non le attaccano ma le eleggono a propria protezione. Se si trovano danni da lumaca nelle vicinanze, quindi, potrebbe essere una buona idea esplorare un po’ le vostre hemerocallis alla ricerca delle responsabili!

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (4) commenti

La nascita dell’alloro

alloroBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Sapete che ogni tanto mi piace raccontarvi qualche leggenda sull’origine delle piante e dei fiori. Ormai conoscete la vostra Clematidia: è una mia piccola debolezza, anche perché spesso si tratta di storie romantiche: spesso le piante sono ninfe o fanciulle che si sono consumate d’amore per qualche dio o giovanetto sprezzante…

La storia che vi racconto oggi invece è un po’ diversa, perché non si tratta di fanciulle che si struggono d’amore, ma di fanciulle in fuga! Sto parlando della nascita dell’alloro.

Dafne, la protagonista, viene descritta in alcuni miti come una ninfa, in altri come una fanciulla; in tutte le storie appare sempre come una ragazza molto bella, innamorata però soltanto dei boschi e della caccia, un po’ come la dea Artemide. Di lei si innamorarono un dio, Apollo, e un giovane, Leucippo.

La sorte di Leucippo è molto triste. Pur di stare vicino alla sua amata, finse di essere una ragazza e, dato che Dafne era sacerdotessa di Gea, si mescolò a lei e alle sue compagne. Ci sono diversi racconti su come venne smascherato il suo disperato stratagemma: secondo alcuni miti, fu durante il bagno; secondo altri, Apollo stesso suggerì che le sacerdotesse effettuassero i loro riti completamente nude, rendendo inevitabile la scoperta dell’inganno. In ogni caso, il povero Leucippo morì ucciso da Dafne e dalle sue compagne.

E l’alloro? Calma, ci sto arrivando… per raccontare la sua nascita dobbiamo parlare di Apollo. Sembra che il suo amore per Dafne fosse la conseguenza di una di quelle piccole rivalità che spesso nascevano tra gli dei. Cupido, il dio dell’amore, trovava Apollo talmente arrogante che, per punirlo, scagliò contro di lui una freccia d’oro, che l’avrebbe fatto innamorare della prima persona che avesse visto. Fu così che Apollo si innamorò di Dafne. Non contento, Cupido colpì invece la fanciulla con una freccia di piombo, che aveva l’effetto di far rifuggire dall’amore.

Secondo altre fonti, l’amore di Apollo fu spontaneo e altrettanto spontaneo fu il rifiuto di Dafne. In ogni caso, quando il dio si propose alla ninfa, ella fuggì a gambe levate. Apollo la inseguì finché non giunsero al fiume Peneo, che era il padre di Dafne. A lui la fanciulla chiese di essere tramutata in pianta per poter sfuggire definitivamente alle avances di Apollo: così nacque l’alloro.

Apollo, non potendo più avere l’oggetto del suo amore, decise di rendere la pianta sempreverde e ne fece un segno di gloria. Da quel momento, la pianta fu consacrata a lui.

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pubblicato da Clematidia in L'angolo di Clematidia, Leggende verdi e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare l’ipomea o campanella rampicante

campanellaCari Amici,
rigogliosi saluti!

In questi giorni avete anche voi in giardino o sul balcone una cascata di campanelle colorate arrampicata su un muro o su un tutore? In questo caso, avete sicuramente una ipomea, o campanella rampicante!

Avete notato il comportamento dei suoi fiori? Si aprono al mattino presto e poi si richiudono nel corso della giornata…

L’ipomea è considerata una pianta annuale, ma se gli inverni non sono troppo rigidi può sopravvivere anche per più anni. Può stare benissimo in piena terra, arrampicandosi su pareti o stendendosi sul prato, oppure in vasi di almeno 12 centimetri di diametro. Teme il vento, però: l’importante è trovarle una posizione riparata.

Il suo sviluppo, infatti, può essere guidato su tutori o sostegni di vario genere, oppure si può lasciare che l’ipomea ricada, magari per abbellire balconi e terrazzi.

La semina si effettua tra marzo e aprile. I semi vanno lasciati in acqua 24 ore oppure incisi prima della semina. Vanno interrati a circa un centimetro di profondità, mettendo 2 o 3 semi alla volta.

L’ipomea innaffiature moderate e regolari, ma soprattutto bisogna che il terreno rimanga sempre umido: per questo si consiglia di spargere una pacciamatura di corteccia intorno alle radici. Oltre all’acqua, l’ipomea richiede che sia somministrato del concime per piante da fiore, all’incirca ogni 15 giorni. In questo modo saremo sicuri di avere una splendida fioritura, che sia bianca, gialla, rosa, porpora, viola o blu…

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pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

L’anno del giardiniere

anno_giardiniereSalve, gente!

Ecco il vostro audace postino Amarillo che sfida il pericolo per compiere il suo dovere e consegnare un pacco! In realtà, prevedo che oggi correrò meno rischi del solito: d’estate, Rosa Canina si distrae facilmente e passa le giornate a fare scorpacciate di frutti di bosco. Vedrete che oggi ci sarà via libera e non ci sarà bisogno di aspettare che si calmi, né di sbirciare nel pacco per passare il tempo.

Di conseguenza, ho pensato di sbirciare nel pacco prima di arrivare… non per ficcare il naso, s’intende, ma per potervi intrattenere anche oggi con qualcosa di interessante.

Quindi posso dirvi che il libro che consegno oggi è “L’anno del giardiniere”, di Capek Karel.

L’autore, uno scrittore ceco, è famoso per aver coniato la parola “robot”, comparsa per la prima volta in un suo testo fantascientifico degli anni Venti. In questo libro, però, come potete immaginare parla di tutt’altro: il protagonista è un giardiniere dilettante, un omino buffo che cura con passione e comico eroismo il suo giardino, sfidando le sfortune meteorologiche, i vicini molesti, il terreno roccioso e mille altre avversità… audace quasi come un postino, insomma!

Il libro segue mese per mese l’andamento del giardino, inframmezzando le descrizioni delle attività e dei cambiamenti stagionali con capitoli sui semi, sul terreno, sui germogli o sui cactus. Se si ama il verde, non è possibile leggere questo libro senza immedesimarsi nelle piccole ossessioni, nelle grandi sfide e nelle deliziose fatiche del corpo e della mente che ogni giardiniere deve affrontare… almeno, questa è la mia impressione. Leggetelo anche voi e mi direte se mi sbaglio!

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pubblicato da Amarillo in La posta di Amarillo, Libri verdi e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare le dalie

dalieCari Amici,
rigogliosi saluti!

Non manca più molto prima che le dalie fioriscano e ci regalino i loro splendidi colori!

Pensate che un tempo, in Messico (terra d’origine di questi fiori), i tuberi delle dalie venivano considerati una fonte di nutrimento. Oggi preferiamo farci allietare dalle loro belle fioriture, che possono avere colori e forme molto diversi. Tra i fiori delle dalie ci sono quelli a palla, a collaretto, a cactus, a pompon, a fiore d’anemone… insomma, proprio per tutti i gusti!

I tuberi si piantano tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, a una profondità di 15 centimetri, e mantenendo una distanza tra gli uni e gli altri che va dai 60-90 centimetri ai 40 delle varietà per aiuola. Se scegliamo una varietà destinata a diventare molto alta, quando interriamo il tubero conviene già sistemare anche il tutore: se lo facessimo più avanti potremmo inavvertitamente danneggiare la pianta.

La posizione in cui le piantiamo deve ricevere luce, sole e aria. Può anche essere in ombra nel pomeriggio, ma è importante che non lo sia sempre: la dalia ama la luce. Ama anche l’acqua, soprattutto d’estate, quando deve essere innaffiata ogni 3-5 giorni; appena piantata, invece, richiede irrigazioni meno frequenti. Anche le concimazioni devono essere regolari.

Quando i getti sono alti 10 centimetri, si può cominciare a sfoltirli, mentre bisogna aspettare che siano alti 20 centimetri per praticare la cimatura, ovvero il taglio della parte superiore. Se la varietà è a fiori grandi, alla comparsa dei boccioli si può decidere di praticare la “sbocciolatura“, cioè eliminare tutti i “bottoncini” tranne uno, quello centrale: in questo modo avremo un unico fiore, ma grande e bellissimo, perché beneficerà di tutta l’energia della pianta.

Quando i fusti sono alti 30 centimetri (di solito più o meno in questo periodo) è il caso di stendere sul terreno uno strato di pacciamatura (paglia secca, torba oppure stallatico), senza farlo aderire direttamente al fusto. Questa operazione limiterà la crescita di erbe infestanti, che comunque andranno controllate ed estirpate con una zappa (facendo attenzione a non danneggiare le radici, però!).

E dopo l’estate? Se le vostre dalie sono di pregio, vi consiglio senz’altro di ritirare i tuberi dal terreno, dove il tempo umido potrebbe facilitare l’azione di batteri e funghi!

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Ricette con i frutti di bosco

frutti_boscoBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Visto che quella piccola peste di Rosa Canina vi ha parlato dei frutti di bosco, oggi potrei raccontarvi qualcuna delle mie ricette a base di frutti di bosco. Chi le ha assaggiate parla con molto entusiasmo delle marmellate della vostra Clematidia!

Non sono tutte marmellate, però. Per esempio, potrei cominciare dalla gelatina di mirtilli e uva spina. Non è difficile: basta pulire 350 grammi di mirtilli e 150 grammi di uva spina e metterli a cuocere con un bicchiere scarso d’acqua. Quando bollono, lascio cuocere per 6 o 7 minuti e poi verso tutto in un setaccio. Lascio colare tutto il succo dei frutti e aggiungo circa la stessa quantità di zucchero, mescolo bene e poi rimetto tutto sul fuoco. Quando si addensa, la gelatina è pronta per essere invasettata!

Per una buona marmellata di more, invece, serve ovviamente 1 Kg di more e poco altro: un limone e 700 grammi di zucchero. Passo le more al passaverdura e ottengo una bella purea, a cui aggiungo lo zucchero e il succo di limone. Lascio cuocere a fuoco basso finché non raggiunge la consistenza giusta. Come si fa a sapere quando una marmellata ha la consistenza giusta? Il mio trucco è semplice e forse ho già avuto modo di rivelarvelo: lascio cadere una goccia di marmellata su un piatto e guardo come si comporta: se scivola lentamente, restando aderente al piatto, allora si può togliere dal fuoco!

Se invece delle more avete a disposizione una bella pianta di lamponi, potreste preparare i lamponi sotto grappa. Basta metterli in un vasetto, insieme a qualche foglia di basilico e a due cucchiai di miele, e poi coprire tutto di grappa bianca. Chiudete ermeticamente e poi tenete i vasetti al sole ogni giorno per due settimane. Scuoteteli ogni tanto. Potete fare lo stesso con i mirtilli, sostituendo il basilico con qualche foglia di menta.

Infine, per chi ama i ribes, consiglio i ribes al maraschino. Metto 1Kg di ribes in una ciotola, insieme a 200 grammi di zucchero e il succo di mezzo limone. Li lascio  per 3 ore, poi li metto nei vasetti, aggiungo un po’ di scorza di limone e copro di maraschino. Li lascio al sole due ore ogni giorno per una settimana, scuotendoli bene una volta ogni tanto per far mescolare bene i succhi e l’alcol. Dopo una settimana, li metto in dispensa. Ancora non sono pronti, però: dovranno restare lì ancora per un mese prima di poterli gustare!

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pubblicato da Clematidia in L'angolo di Clematidia, Ricette verdi e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare i frutti di bosco

coltivazione_frutti_boscoCiao a tutti!
Sono io, Rosa Canina!

In questo momento sto strisciando nel sottobosco per tendere un agguato al postino Amarillo. Non sono sicura che oggi passi di qui, ma strisciare nel sottobosco è divertente in ogni caso. In realtà, il Dottor Belfusto dice che questo non è un vero sottobosco, anche perché sopra non c’è il bosco.

Però ci sono le piante di more, lamponi, ribes e tutti i frutti di bosco, quindi un pochettino di bosco in fondo in fondo c’è… no? E così, anche se il postino non arriva, almeno ho qualcosa da fare: raccogliere i frutti di bosco!

A me i frutti di bosco piacciono moltissimo. Sono buoni e sono anche molto coraggiosi: ho sentito il Dottor Belfusto che diceva che di solito non hanno paura del freddo!

E poi sono tanti e tutti diversi. Lo sapete quanti ce ne sono? Ve ne dico alcuni che conosco.

Ci sono i lamponi, che di solito sono rossi, ma ce ne sono anche alcuni tipi gialli e neri. La pianta è un cespuglio di tralci e il Dottor Belfusto le mette sempre vicino un sostegno, perché si vede che a stare dritta da sola si stanca. I lamponi si possono raccogliere tra giugno e luglio, e dopo si tagliano via i rami che hanno fatto i frutti, rasoterra.
Una cosa importante è che, anche se i lamponi non hanno paura del freddo, soffrono le temperature alte, quindi in primavera il Dottor Belfusto sparge per terra l’erba tagliata, oppure della paglia o della torba, perché dice che così protegge un pochino la pianta dal caldo.

Poi ci sono i ribes: li raccolgo fino ad agosto. Anche i ribes possono essere di tanti colori: rossi, neri o giallini. Quelli giallini si chiamano anche uva spina, perché la pianta è un po’ spinosa. Io pensavo che si usasse per fare il vino spino, ma il Dottor Belfusto mi ha detto di no. Credo che bisognerebbe provare, però.
Anche il ribes è coraggioso, però un po’ meno degli altri frutti di bosco, perché ha un po’ paura delle gelate tardive: il Dottor Belfusto dice che è perché germoglia presto, a marzo, e quindi il freddo può fargli male in quel periodo. Ha paura anche della siccità, e infatti va innaffiato tutte le settimane.

Ci sono fino ad agosto anche i mirtilli. La segretaria Clematidia dice che i mirtilli sono antiossidanti. Non so esattamente cosa voglia dire, forse che se li spalmi sul ferro non arrugginisce, però non ne sono sicura, anche perché qualche tempo fa ho sentito il Dottor Belfusto parlare della ruggine delle piante e quindi adesso non so bene cosa pensare. Non so se mangiare tanti mirtilli mi impedirà di arrugginire, ma sicuramente sarà molto piacevole.
I mirtilli hanno molte pretese. Non tollerano il calcare, vogliono un suolo acido, soffice e ricco di humus, e anche loro hanno un po’ paura della siccità estiva. Anche loro, come i lamponi, vogliono essere protetti dalla paglia a partire dalla primavera.

Sono quasi pronte anche le more, che si mangiano a luglio e agosto. La pianta di more si chiama rovo e nei boschi veri ha le spine, ma quelle che si trovano nel mio sottobosco sono speciali per i giardini e quindi non hanno le spine, e fanno dei frutti più grossi.
Il rovo si pianta in autunno. Ha un carattere molto deciso e un po’ invadente, quindi bisogna tenerla sotto controllo: indirizzare i tralci su dei fili orizzontali sovrapposti, ad altezze diverse, e poi dopo che hanno fatto i frutti tagliare i tralci rasoterra. Il Dottor Belfusto dice che non bisogna lasciarsi intimorire dal rovo e bisogna tagliare con decisione, altrimenti diventa troppo fitto e secondo me si monta anche un po’ la testa. Anche se la pianta ha un caratteraccio, però, le more vengono fuori sempre buone!

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pubblicato da Rosa Canina in Il diario di Rosa Canina e ha ricevuto Nessun commento