Archivio di luglio, 2010

Coltivare il melone

meloneCiao a tutti,
sono io, Rosa Canina!

La coltivazione del melone“: questo è il titolo dei compiti delle vacanze che mi ha dato da svolgere il Dottor Belfusto.

Ha deciso che se devo diventare brava bisogna che studi, e allora mi ha dato una serie di domande a cui rispondere!

“Come si fa a seminare il melone?”

Allora, questa la so: il melone si semina quando fa già caldo perché ha molta paura del freddo, quindi in maggio o al massimo se uno ha proprio fretta in aprile. Se volete seminare prima dovete farlo in serra, altrimenti il melone si offende molto. I semi vanno messi lontani tra loro, perché le piante di melone vogliono sempre stare comode e stendersi sul terreno: bisogna lasciare un metro tra un seme e l’altro e due metri almeno tra le diverse fila.

“Come si cura il melone dopo la semina?”

Bisogna contare le foglie del melone. Quando diventano 5 o 6 bisogna tagliare gli steli lasciando solo 2 o 3 foglie su ogni ramo. In questo modo il melone farà più rami diversi e farà più fiori femminili, che sono quelli che poi diventano frutti. Perché il melone fa fiori femmine e fiori maschi, infatti a volte si può fare una cosa che si chiama “impollinazione manuale” mettendo a contatto i fiori maschili con quelli femminili. Il Dottor Belfusto però mi ha detto che è una cosa da adulti e io sono ancora troppo giovane per assistere.

“Come si innaffia il melone?”

La so, la so! Tutti i giorni: il terreno deve restare umido, perché altrimenti i frutti non crescono bene! Però non bisogna dare troppa acqua e bisogna essere regolari, altrimenti potrebbe marcire il colletto. E non bisogna bagnare il fusto a livello del suolo.
E poi visto che lo so dico anche come bisogna fare a concimare il melone. Si danno il potassio e il fosforo quando si prepara il terreno, e l’azoto sia prima che durante la coltivazione.

“Quando si raccolgono i meloni?”

Quando cominciano a crescere i meloni bisogna cominciare a toglierne qualcuno, prima che diventino grossi. Bisogna sceglierne uno per ogni ramo, e per non esagerare si sceglie quello che non è né troppo grande né troppo piccolo: tutti gli altri bisogna toglierli. Poi si taglia il ramo due o tre foglie sopra il melone che abbiamo scelto. Quelli che lasciamo sulla pianta devono avere tutti più o meno le stesse dimensioni, altrimenti quello più grande farà il prepotente con gli altri e si prenderà lui tutto il nutrimento della pianta!

Ma non ho risposto su quando si raccolgono… bisogna raccoglierli quando non sono ancora proprio maturi maturi, però premendo un pochino fanno un buon profumo. Si taglia il picciolo 4 o 5 centimetri sopra il frutto. E poi si mangia il melone, che a me piace molto, e poi quando si mangia il melone vuol dire che è estate… perché il melone comincia a essere pronto a luglio e continua tutto agosto, quindi quando raccolgo il melone di solito sono in vacanza!

Ecco, ho risposto a tutto! Visto che brava?

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Seminare la bietola

bietolaCari Amici,
rigogliosi saluti!

In questo periodo potete raccogliere le bietole! Come, non le avete seminate questa primavera? Allora mi correggo: in questo periodo potete seminare le bietole!

Periodo della semina delle bietole

Ebbene sì, le bietole si possono seminare da marzo ad agosto. Ci vogliono circa due mesi perché siano pronte: ne consegue che la raccolta delle bietole va da maggio a ottobre circa. Siamo dunque in quel periodo felice in cui possiamo sia raccoglierle che seminarle.

Come seminare le bietole

La prima cosa da fare è preparare il terreno: va vangato fino a circa 30 centimetri e poi rastrellato. A questo punto si può procedere alla vera e propria semina della bietola. Si pongono i semi a 3 centimetri di profondità, ogni 30-35 centimetri. Le file devono essere separate da circa 40 centimetri. Se le piantine crescono troppo vicine, le diraderemo quando saranno alte circa 10 centimetri.

Coltivare le bietole

La bietola cresce al sole, ma in piena estate ha bisogno anche di un po’ d’ombra. Ha bisogno d’acqua, ma teme molto i ristagni, quindi conviene annaffiarla spesso ma darle soltanto l’acqua necessaria per mantenere umido il terreno. Teme molto il gelo, quindi nella cattiva stagione andrà protetta con paglia o addirittura con tessuto non tessuto.

Raccogliere le bietole

Due mesi dopo la semina, è il momento di raccogliere le bietole!
Le bietole da erbetta si raccolgono asportando l’intero cespo, recidendolo appena sopra il livello del terreno. In questo modo la pianta emetterà altre foglie e potremo raccoglierla di nuovo. Invece per la bietola da costa si asportano solo le foglie più esterne, ogni volta che sono pronte, tagliandole a livello del terreno. Buon appetito!

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Combattere la cocciniglia

coccinigliaCari Amici,
rigogliosi saluti!

Combattere la cocciniglia è un problema che ogni giardiniere prima o poi incontra nella sua carriera.

Come riconoscere la cocciniglia

Le cocciniglie sono degli insetti fitofagi, cioè che si alimentano a spese delle nostre piante. Sono parenti degli afidi: come loro, succhiano la linfa dei nostri vegetali e li fanno deperire. Riconoscere la presenza della cocciniglia non è difficile, perché, mentre i maschi sono dotati di zampe, antenne e ali e quindi se ne vanno in giro come la maggior parte degli insetti, le femmine sono stanziali: infilano il loro rostro nella pianta e non si spostano più. Se vediamo dei piccoli “elmetti”, delle “montagnole” senza zampe né antenne attaccati alle nostre piante, probabilmente sono le femmine della cocciniglia.

Altri segnali della presenza della cocciniglia

Oltre al deperimento della pianta, un altro indizio della presenza di cocciniglia (o di afidi, se è per questo) è un’attività vivace delle formiche sulla pianta. Anche la cocciniglia, infatti, produce la melata, una sostanza di scarto che viene emessa per bilanciare l’apporto eccessivo di zuccheri contenuto nella linfa. Le formiche vanno letteralmente pazze di melata, quindi non solo la raccolgono con entusiasmo, ma allevano e proteggono le cocciniglie né più né meno come noi alleviamo le mucche per mungerle…

I danni prodotti dalle cocciniglie

Le cocciniglie danneggiano le piante sottraendo loro la linfa. Il risultato sono indebolimento, macchie, scolorimenti, deformazioni e a lungo andare riduzione dello sviluppo di foglie e rami. Inoltre, le ferite lasciate da questi insetti aprono la strada a infezioni virali.
Come se non bastasse, la presenza della melata facilita la formazione di fumaggine, cioè di un insieme di funghi che, coprendo la pianta, impediscono alla luce di passare.

Eliminare la cocciniglia

Ci sono diverse forme di lotta contro la cocciniglia. Se l’invasione non è troppo diffusa, si può ricorrere all’eliminazione manuale: si individuano le femmine, si staccano dalla pianta (magari usando con delicatezza uno spazzolino) e si disinfetta con cotone imbevuto d’alcol il foro lasciato dall’insetto.
Se la pianta è invasa e si trova all’aperto viene usato l’olio bianco, che soffoca e uccide gli insetti, oppure diversi insetticidi da contatto, che però rischiano di uccidere anche ospiti “buoni”. Un sistema alternativo è quello della lotta biologica contro le cocciniglie: hanno diversi predatori, tra cui alcune coccinelle, che possono contenere in modo naturale e sicuro questa minaccia per le nostre piante.

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto, Malattie e parassiti e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare l’oleandro

oleandroCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei rispondere a Lucia, che mi chiede: “Ma è vero che l’oleandro è velenoso?

Cara Lucia, è vero: l’oleandro è una pianta tossica. Si racconta addirittura che durante le campagne militari in Italia alcuni soldati di Napoleone siano morti per aver cotto la carne sulla brace utilizzando come spiedi dei rami di oleandro… Nella vita di ogni giorno, l’oleandro può a volte uccidere o lasciare intorpiditi gli animali selvatici, ma sicuramente non è una minaccia per l’uomo, anche perché è difficile ingerirlo per sbaglio: ha un sapore molto amaro e sgradevole. Anche gli animali domestici di solito non dimostrano alcuna propensione a mordicchiare gli oleandri, anche se a volte ne ricercano l’ombra.

D’altro canto l’oleandro è una pianta molto bella e facile da coltivare, quindi con un pizzico di attenzione (compresa l’accortezza di lavarsi le mani dopo averlo toccato) può ornare i nostri giardini senza pericolo.
L’oleandro non è per niente esigente quanto a terreno: cresce davvero dappertutto, purché ci sia un buon drenaggio. Ha qualche richiesta in più invece per quanto riguarda il clima: l’oleandro ama il sole, ma va tenuto in posizioni riparate dalle correnti d’aria e soprattutto teme il gelo. Se lo coltiviamo in piena terra, quindi, d’inverno andrà protetto con paglia e tessuto-non tessuto.

D’estate ci regalerà una bellissima e lunghissima fioritura: se il clima è mite, può durare fino a ottobre! Per sostenere la pianta durante questo “sforzo”, bisogna non farle mai mancare l’acqua e concimarla ogni dieci giorni circa. I fiori vanno eliminati appena appassiti, sia per dare forma alla pianta, sia per stimolare la produzione di nuovi fiori: accorciamo anche della metà i rami principali, e potiamo a 10 centimetri quelli laterali.

L’estate è anche la stagione giusta per moltiplicare l’oleandoro per talea: tagliamo un ramo giovane, senza fiori, lungo circa 20-30 centimetri e togliamo tutte le foglie tranne il ciuffetto in cima. Quelle che rimangono andranno però tagliate a metà, per limitare l’evaporazione. Mettiamo poi il rametto in un vaso con terra e sabbia e mettiamolo in una posizione luminosa ma riparata, tenendo il terreno umido. L’anno successivo si può rinvasare in contenitori più grandi o trapiantare in piena terra. Ricordiamoci che l’oleandro in vaso ha bisogno di un contenitore pià profondo che largo, perché le sue radici tendono a espandersi verso il basso.

In alternativa, in autunno si può moltiplicare l’oleandro a partire dai polloni che si sviluppano lateralmente, prelevandoli e interrandoli come se fossero talee. Dopo due anni la nuova pianta comincerà già a fiorire!

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Rimedi naturali contro le scottature solari

scottatureBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Spero che nessuno di voi abbia esagerato con il sole: anche per la pelle, come per alcune piante, troppo sole può essere deleterio!

Ma la vostra Clematidia ha la soluzione: ecco alcuni preparati naturali che possono dare sollievo alla pelle arrossata dall’esposizione solare.

Per esempio, se sentite la pelle calda e disidratata, potete applicare un doposole alla camomilla e sandalo, che dovrebbe eliminare la sensazione di calore. Mescolate 30 ml di oleolito di camomilla, 30 ml di cera liquida di jojoba e 9 gocce di olio essenziale di sandalo e applicate il preparato sulla pelle umida. Dovreste sentire un sollievo immediato.

Un altro sistema, molto rilassante, per calmare la pelle arrossata è un bel bagno decongestionante. Mettete a macerare della camomilla o del tiglio nell’acqua; dopo alcune ore, fate bollire per una ventina di minuti. Avrete ottenuto un decotto che potete filtrare e versare nella vasca da bagno piena di acqua tiepida; se lo fate prima di andare a dormire, vi preparerà anche per una notte tranquilla e riposante!

Un preparato cicatrizzante e antinfiammatorio è l’infuso di iperico: se lasciate a macerare 70 gr di iperico in un litro d’acqua bollente, per circa venti minuti, otterrete un toccasana con cui tamponare la pelle arrossata. Evitate soltanto le labbra e gli occhi.

E infine, per non dire che sono pessimista, vi propongo anche un prodotto protettivo, per evitare che l’effetto del sole e del mare faccia screpolare le labbra: il burro di cacao. Fare un balsamo per le labbra in casa non è difficile: servono 45 grammi di burro di cacao, 45  grammi di burro di karité, 10 grammi di olio extravergine d’oliva e 10 gocce di un olio essenziale, di un gusto che vi piaccia. Si fanno fondere il burro di cacao e quello di karité a bagnomaria, insieme all’olio d’oliva. Si mescola finché il composto non è omogeneo, poi si toglie dal fuoco e si continua a mescolare. A questo punto basta aggiungere l’aromatizzazione e versare in vasetti di vetro… otterremo il nostro balsamo per le labbra fai-da-te!

… e buon sole a tutti!

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Moltiplicare le rose per talea

roseCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei rispondere a Marco, che mi chiede: “Come si fanno le talee di rosa?

Caro Marco, scegli una bella mattina di luglio, possibilmente non troppo calda, e una pianta di rose sana e vigorosa. Individua sulla pianta un ramo laterale senza più fiori e taglialo a circa 40 centimetri, appena sotto una gemma. Taglia anche la punta, a circa 10 centimetri, appena sopra un’altra gemma.

Puoi suddividere ulteriormente questo ramo, se lo desideri, ma su ogni parte devono restare almeno due gemme. Poi dovrai eliminare tutte le foglie, tagliandole con le forbici, tranne le due di punta che devono rimanere.

Esistono in commercio delle polveri radicanti che possono aumentare le chance delle tue talee. Se vuoi utilizzarle, devi inumidire le basi delle talee e immergerle per qualche tempo nella polvere, prima di interrarle. Si tratta però soltanto di un aiuto: le tue talee possono farcela anche senza!

Interra le tue talee di rosa per metà della loro lunghezza in un substrato leggero, ricco di sostanza organica e ben drenato (il terriccio VIP, per esempio), in un contenitore che riporrai dopo averle bagnate in un luogo fresco e riparato ma non troppo buio.

Verso la fine dell’estate dovresti notare uno sviluppo di nuova vegetazione nelle tue talee: sarà il segno che la moltiplicazione ha funzionato e le tue nuove piante di rosa hanno radicato! A questo punto, puoi trapiantarle in un vaso di circa 10 centimetri di diametro. Puoi spostarle all’esterno, ma dovrai ritirarle durante l’inverno in un locale non riscaldato, luminoso e aerato.

A febbraio rinvasale ancora, in vasi di 20 centimetri di diametro. A partire da maggio puoi pensare di metterle a dimora in piena terra, oppure per sicurezza puoi aspettare fino all’anno successivo… congratulazioni! Hai ottenuto delle nuove piante di rosa!

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Coltivare la Bouganvillea

quiz_bouganvilleCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi riprendo la mia ricerca di un assistente, giocando insieme a voi. Rispondete alle domande nei commenti: tra circa un mese, come al solito, pubblicherò le risposte corrette.

L’argomento di questo mese è un bell’arbusto rampicante, la Bouganvillea.

Da dove viene la Bouganvillea?

  1. dall’Europa
  2. dal Sud America
  3. dall’Africa.


Che cosa sono le brattee?

  1. dei parassiti
  2. una particolare varietà di Bouganvillea
  3. le foglie trasformate vicino al fiore.


Come si pota la Bouganvillea?

  1. vigorosamente, in primavera
  2. si eliminano solo i rami secchi, a febbraio
  3. la Bouganvillea non si pota affatto.


La Bouganvillea sopporta il gelo?

  1. nelle zone a clima temperato sopravvive anche all’esterno
  2. assolutamente no: si coltiva solo in vaso per poter essere portata al riparo
  3. può essere coltivata in piena terra: sopravvive anche alle temperature invernali.


Se la Bouganvillea mostra una scarsa fioritura e perde le foglie, cosa significa?

  1. ha sofferto la carenza di luminosità
  2. ha sofferto la carenza d’acqua
  3. ha sofferto la carenza di fertilizzante.


Aspetto le vostre risposte!

pubblicato da Dottor Belfusto in Assistente cercasi, I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (1) commento

Raccogliere prugne e susine

susineCari Amici,
rigogliosi saluti!

Vi piacciono le susine? Siamo proprio in periodo di raccolta!

Tra l’altro, sapete che differenza c’è tra prugne e susine? In teoria, le specie europee sarebbero chiamate prugne, e quelle asiatiche susine, ma in pratica spesso i due termini vengono considerati equivalenti. Prugne o susine, quel che è certo è che ce ne sono tantissime varietà, tutte buone e salutari.

Coltivare un albero di susine in giardino è quindi un’ottima idea, non soltanto per le virtù dei suoi frutti, ma anche per la bellezza della fioritura e per le caratteristiche della pianta, che non diventa troppo grande e si adatta abbastanza sia al terreno che al clima. Tra le condizioni che non tollera, un terreno povero e sabbioso e la siccità, che causa la caduta prematura dei frutti. Invece gli alberi di prugne non temono il gelo, anche se possono essere danneggiati dalle gelate tardive.

La potatura si divide in due fasi: alla fine dell’inverno si sfoltiscono i rami secondari non produttivi e si eliminano eventuali succhioni sviluppatisi sull’asse centrale della pianta, mentre da fine giugno a metà luglio oltre ai succhioni si eliminano i rami a legno in soprannumero.

Per l’impianto, i periodi migliori sono il tardo autunno o la fine dell’inverno. Il terreno andrà lavorato e poi bisognerà concimarlo con regolarità. L’irrigazione dovrà essere accurata per avere frutti sani: la mancanza d’acqua potrebbe renderli gommosi, oppure far perdere elasticità alla buccia, causandone la spaccatura alla prima pioggia.

Un modo per proteggere il susino dalla disidratazione è anche eliminare le infestanti, che potrebbero sottrargli troppa acqua. Ma per i frutti il pericolo arriva anche dall’alto: è meglio quindi predisporre delle reti che impediscano agli uccelli troppo golosi di banchettare con le nostre prugne!

A maggio arriva il momento del diradamento manuale dei frutti, che è importante per avere una fruttificazione costante e di qualità. Conviene lasciare un paio di frutti per ogni dardo fiorifero.

E finalmente, in questa stagione arriva il momento della raccolta! Le susine si raccolgono insieme al peduncolo, cercando di non sfregarle troppo: la patina bianca che sembra ricoprirle è in effetti una specie di cera che le protegge dalla disidratazione e permette di conservarle un po’ più a lungo.

Buon appetito!

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I Giardini di Castel Trauttmansdorff

castello_trauttmansdorfBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Oggi sto facendo un esercizio mentale. Chiudo gli occhi, mi concentro e… voila! Non sono più la segretaria Clematidia: sono la principessa Sissi, e sto camminando lungo i sentieri dei giardini di Castel Trauttmansdorff, vicino a Merano. Impossibile, dite voi? No, non del tutto… i giardini sono aperti al pubblico, e anzi sono stati eletti nel 2005 “Parco più bello d’Italia“!

Provate anche voi. Concentratevi e andate sul sito dei giardini: vi farete un’idea dell’aspetto che hanno oggi. Pensate che hanno un’estensione di 12 ettari e formano una specie di anfiteatro terrazzato, che offre una vista straordinaria sul panorama alpino. Nei giardini, però, il panorama è ancora più vario: ci sono più di 80 diversi ambienti botanici, con piante da tutto il mondo: sono stati ricostruiti ambienti di ogni genere, dal Giardino delle Streghe, con piante magiche e velenose, a un angolo tropicale con tanto di spiaggia.

Ci sono quattro ampie aree tematiche: Boschi del mondo, con latifoglie e conifere da diversi continenti, i Giardini del Sole, con paesaggi mediterranei, i Giardini acquatici, con dislivelli e rivoli d’acqua, e i Paesaggi dell’Alto Adige.

Ma non ci sono soltanto ambienti naturali: viene presentata la relazione tra vegetazione, clima e uomo e ci sono esempi di coltivazione tipica, come quella del riso o quella del the; ci sono giardini all’italiana, giardini all’inglese e padiglioni come la Voliera, la Piattaforma panoramica, l’Orologio delle Libellule, la Grotta (con tanto di show multimediale)…

Quest’anno poi c’è un’esposizione speciale dedicata a “Profumi divini e odori infernali“: comprende visite guidate “profumate”, cene a tema e approfondimenti interessanti di vario genere.

I Giardini contengono una tale varietà di piante che sono splendidi in ogni stagione, ma d’estate la voglia di viaggiare cresce, non è vero?

pubblicato da Clematidia in L'angolo di Clematidia, Parchi e giardini e ha ricevuto Nessun commento

Passiflora: le risposte

passifloraCari Amici,
rigogliosi saluti!

Eccovi le risposte al quiz sulla passiflora:

La passiflora sopporta il gelo?

  1. sì, senza problemi
  2. dipende dalle varietà, ma in linea di massima sì
  3. dipende dalle varietà, ma in linea di massima no.


La risposta giusta è C: dipende dalle varietà, ma in linea di massima no.
La Passiflora cerulea è l’unica che sopravvive fino a -10°C. In ogni caso, se la passiflora è in esterno, conviene proteggerla dal freddo con pacciamatura e tessuto non tessuto. L’ideale è coltivarla in verande o serre, riscaldate o non riscaldate.


Che terreno amano le passiflore?

  1. terreno argilloso
  2. lavorato in profondità ed eventualmente alleggerito con sabbia
  3. acido o sub-acido.


La risposta giusta è B: lavorato in profondità ed eventualmente alleggerito con sabbia.
La passiflora infatti ha un apparato radicale molto sviluppato che ama installarsi in profondità.


Come si annaffia la passiflora?

  1. non richiede molta acqua
  2. va innaffiata abbondantemente in tutte le stagioni
  3. un elevato apporto idrico è necessario solo nella stagione calda.


La risposta giusta è C: un elevato apporto idrico è necessario solo nella stagione calda.
In autunno-inverno è sufficiente mantenere appena umido il terreno. In ogni caso bisogna stare attenti a evitare ristagni.


Cosa succede se si fertilizza troppo?

  1. non è mai troppo
  2. la passiflora soffre
  3. la passiflora produce pochi fiori.


La risposta giusta è C: la passiflora produce pochi fiori.
Si assiste infatti a una grande crescita della parte verde a discapito della fioritura. Per questo in estate conviene fertilizzare ogni dieci giorni, ma sempre con un occhio alla crescita della pianta, per interrompere se è il caso.


Come si pota la passiflora?

  1. ci si limita ad asportare i fiori appassiti
  2. vigorosamente, tra febbraio e marzo
  3. solo se la pianta soffre.


La risposta giusta è B: vigorosamente, tra febbraio e marzo.
Si tagliano eventuali rami danneggiati dal freddo e si accorciano i laterali fino a 15 centimetri dal ramo principale.

Congratulazioni a Mara, che guadagna un punto verde e mezzo e sale a sette punti verdi e mezzo! A seguire, Linda con un punto verde e mezzo e, Chiara con un punto verde e Nini con mezzo punto verde. Presto il nuovo quiz, continuate a rispondere!

pubblicato da Dottor Belfusto in Assistente cercasi, I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento