Archivio di giugno, 2010

Coltivare i capperi

capperiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Capperi!
No, non era un’esclamazione, ma l’argomento di oggi: la coltivazione della pianta di cappero.

Tutti conosciamo i capperi e il loro sapore intenso; forse non tutti sappiamo che cos’è il cappero. In effetti, i capperi sono i fiori della pianta, o per meglio dire i boccioli non ancora schiusi. Se non vengono raccolti, diventano dei bellissimi fiori bianchi o rosati, grandi all’incirca come una rosa selvatica e dotati di lunghissimi stami. La loro vita è brevissima: si aprono al mattino e non durano che qualche ora.

In effetti, da un po’ di tempo a questa parte si consumano anche i frutti del cappero, per esempio come accompagnamento agli aperitivi: sono delle bacche verdi, dal sapore un po’ più delicato rispetto ai fiori. Vengono raccolte prima della maturazione, altrimenti diventerebbero rosse e rilascerebbero una miriade di semini neri, della cui diffusione si occuperebbero insetti e uccelli.

Le piante di cappero crescono spontanee sui muri e sulle rupi calcaree, in tutto il bacino del Mediterraneo. Per quanto riguarda la coltivazione… be’, è inutile girarci intorno: coltivare i capperi non è facile. Soprattutto, è molto difficile seminare i capperi, perché hanno una germinabilità molto bassa. Si può provare a seminare in marzo, in un miscuglio di sabbia, calcinaccio e terriccio, in vasi tenuti in un ambiente caldo, e portarli all’aperto solo quando le piante raggiungono i due anni di età. Si può anche provare a seminarli direttamente in un mattone forato, che poi dopo due anni potrà essere murato nel posto desiderato. Un altro sistema che viene usato è racchiudere i semi in un fico maturo, infilato poi insieme al terriccio nelle fessure del muro.

Si può anche provare a moltiplicare il cappero per talea, d’estate, prelevando un pezzo di ramo lungo 7-10 centimetri, ma forse il modo più sicuro è acquistare la piantina al vivaio e provare a metterla a dimora in giardino, o in un vaso pieno di terriccio e di un buono strato di cocci frantumati.

La raccolta comincia a maggio e continua in modo scalare durante tutta la fioritura. I boccioli possono essere raccolti a diversi gradi di maturazione, a cui corrispondono diversi tipi di cappero. Una volta raccolti, non si possono consumare subito: sarebbero amarissimi! Bisogna metterli sott’aceto o sotto sale.

Per conservarli sotto sale, raccoglieteli insieme a due centimetri di gambo, lavateli bene e lasciateli asciugare un paio d’ore al sole, su un canovaccio. Poi metteteli in un vasetto, alternando uno strato di sale grosso e uno di capperi, concludendo con uno strato spesso di sale grosso. Ricordate che al momento di consumarli conviene lavarli bene, e comunque condire il piatto con poco sale, perché i capperi saranno molto saporiti.

Sott’aceto, invece, i capperi lavari e scolati vanno lasciati riposare nel sale grosso per un paio di giorni e poi riposti insieme a un po’ di quel sale in un vasetto. Intanto, mettete sul fuoco un litro di aceto bianco insieme a due foglie di alloro, qualche foglia di basilico e qualche chiodo di garofano e fate bollire per un paio di minuti, poi versate il composto nel vasetto. Lasciate raffreddare e poi chiudere ermeticamente… e buon appetito!

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Coltivare le petunie

petunieCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei dedicare la nostra chiacchierata alla coltivazione della petunia, l’altra pianta “regina dei balconi” d’estate, insieme ai gerani.

Oggi ci sono petunie di tutti i tipi, ma non è sempre stato così: è dal 1700 che la petunia è arrivata in Europa dal Brasile, e in questi secoli l’uomo si è divertito a creare ibridi di tutti i colori e di diverse forme. Così oggi troviamo petunie quasi di ogni sfumatura, anche screziate o bicolori, e di diverse fogge, come la famosissima Surfinia, una petunia ricadente creata in Giappone e ormai diffusissima.

Tutto questo per dire che avete solo l’imbarazzo della scelta nel decidere quali petunie fanno al caso vostro e del vostro balcone (o del vostro giardino, perché – nonostante siano tra le piante in vaso più diffuse – le petunie vanno benissimo anche per le aiuole!). Una volta fatta la vostra scelta, la coltivazione delle petunie non è difficile. Sono piante resistenti e danno una grande soddisfazione: offrono infatti fioriture lunghissime, ancor più nel caso della Surfinia. Bisogna solo ricordare alcune linee guida.

Le irrigazioni dovrebbero essere costanti e regolari. In vaso, l’ideale sarebbe bagnarle tutti i giorni d’estate. Ovviamente non vi dico di rinunciare alle vacanze per innaffiare le petunie, però potrebbe essere una buona idea cercare qualcuno a cui affidarle, oppure predisporre un sistema di irrigazione automatica, se state via a lungo. Spostarle all’ombra, inoltre, diminuisce il rischio di disidratazione.

Le petunie richiedono di essere nutrite con concime per piante da fiore, circa ogni 10 giorni da maggio fino ad agosto/settembre. Probabilmente, intorno a luglio le piante cominceranno a mostrare segni di affaticamento (… provate voi a fiorire ininterrottamente per tutta l’estate!). Per aiutarle, sarà sufficiente lasciarle riposare un paio di settimane: spostarle in una posizione a mezz’ombra, sospendere la concimazione e asportare i fiori appassiti. Dopo una quindicina di giorni saranno pronte a tornare al sole e riprendere la fioritura con nuovo vigore!

Le petunie non amano la pioggia. Se restano esposte a piogge abbondanti o a temporali, potrebbero riportare dei danni. Se vedete che dopo qualche ora non si sono riprese, è il caso di intervenire e asportare le parti danneggiate. Svuotate anche il sottovaso e aspettate che il terriccio si sia ben asciugato, prima di innaffiare di nuovo.

Per avere fioriture sempre abbondanti, basta potare regolarmente: quando il fiore appassisce, si può tagliare il ramo che lo porta. In questo modo si stimola la formazione di nuovi boccioli, e dai rami tagliati si possono ottenere talee da mettere nel terriccio umido per creare nuove piantine di petunia!

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L’infuso di erisimo

erisimoBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

La vostra Clematidia oggi ha un consiglio per tutti quelli tra voi che cantano, usano la voce per lavoro o sono particolarmente portati ai mal di gola e alle infiammazioni delle vie respiratorie: l’infuso di erisimo!

L’erisimo è un’erba officinale le cui doti si conoscono da secoli: ci sono diverse storie di cantanti che hanno ritrovato la voce quasi miracolosamente sfruttando le proprietà dell’erisimo… basta citare i cantori di Notre Dame a Parigi!

L’erisimo infatti è un antisettico e antinfiammatorio per le vie aeree e dà sollievo nel caso di laringiti, faringiti, tracheiti, bronchiti e soprattutto per tutti i casi di afonia e di irritazione delle corde vocali. Ne approfitto però per darvi un piccolo consiglio: se usate molto la voce e vi capita spesso di avere dei fastidi alla gola e in particolare alle corde vocali, non sottovaluteli! L’erisimo va bene, ma forse è il caso di consultare uno specialista per verificare che non ci siano problemi o per prevenirli. Se invece si tratta di fastidi occasionali, sicuramente l’erisimo è un rimedio molto efficace.

Il momento per raccogliere e far essiccare l’erisimo è adesso. Riconoscerlo è facile: sono piantine erette, con piccoli fiori gialli a quattro petali, a grappoli, e crescono spontanee praticamente in tutta Europa. Si tagliano i fusti a circa 15 centimetri da terra e si lasciano poi seccare a mazzi, tenendoli all’ombra; forse però il modo più rapido, comodo ed efficace di procurarselo è andare in erboristeria, dove c’è sempre una buona scorta di erisimo già essicato, da conservare poi in vasi di vetro o porcellana.

Il modo più efficace di assumerlo è l’infuso: si lascia per dieci minuti in una tazza di acqua bollente un bel cucchiaio di erisimo essiccato. Per godere dei suoi effetti in modo duraturo, vi consiglio di bere qualche sorso di infuso più volte nel corso della giornata. Devo essere completamente sincera: non conosco i vostri gusti, ma molte persone trovano che non abbia un sapore molto piacevole. Una buona soluzione è addolcirlo con un po’ di miele, e mentre lo si beve pensare intensamente ai suoi vantaggi per la gola: vantaggi che in effetti sono notevoli e rapidi… non per niente l’erisimo è chiamato anche “l’erba dei cantanti”!

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Coltivare gli albicocchi

albicoccheCari Amici,
rigogliosi saluti!

È il momento di raccogliere le albicocche! In realtà, alcune hanno cominciato a maturare già dall’inizio del mese: il periodo di raccolta delle albicocche infatti cambia leggermente a seconda delle varietà, e in effetti anche sullo stesso albero i frutti non vanno raccolti tutti insieme, ma nell’arco di 10-20 giorni, seguendo i diversi ritmi di maturazione.

Vi consiglio di fare attenzione alla fase in cui si trovano i frutti: se si raccolgono le albicocche troppo presto, saranno meno buone, e se si raccolgono troppo tardi tendono a spappolarsi, perché la polpa diventa molto tenera. Una volta raccolte, le albicocche vanno consumate nel giro di pochi giorni, oppure usate per fare marmellate e gelatine, squisite quanto i frutti freschi!

Io sono un grande fan delle albicocche. Oltre a essere buonissime, infatti, fanno molto bene e sono particolarmente adatte all’estate: contengono infatti sali minerali che aiutano a sopportare le temperature solitamente calde di questa stagione: magnesio, potassio, ferro, fosforo, calcio… per non parlare delle vitamine B e C e del betacarotene, una sostanza che contribuisce a proteggere la pelle e a ottenere un’abbronzatura bella e uniforme. Insomma, un vero frutto dell’estate!

Finito di tessere l’elogio del frutto, vorrei darvi anche qualche suggerimento per la coltivazione dell’albicocco. Non si tratta di una coltivazione facilissima, prima di tutto per questioni climatiche. L’albicocco infatti ha delle esigenze ben precise, dovute anche al fatto che fiorisce presto e quindi è particolarmente esposto ai rischi di gelate tardive e di bruschi cambiamenti climatici, frequenti soprattutto a Nord. Il suo clima ideale prevede un inverno freddo, una primavera secca e mite e un’estate calda e soleggiata.

L’albicocco teme anche l’umidità, perché è molto sensibile alle malattie fungine. Infatti un’accortezza da tenere presente, quando si procede alla potatura – che dovrebbe essere modesta ma regolare – è quella di utilizzare un prodotto cicatrizzante sui tagli, proprio per evitare che i funghi sfruttino queste “ferite” dell’albero per attaccarlo.

Come terreno, l’albero di albicocche predilige un suolo leggero e fertile, e soprattutto privo ristagni idrici. Bisogna anche tenere conto che l’albicocco ha bisogno di spazio: calcolate 20 metri quadri per ogni pianta.

Se riuscite a soddisfare tutte queste esigenze, avrete delle splendide abicocche! Per essere sicuri di avere frutti di buone dimensioni, ricordate di diradarli manualmente intorno a maggio, dopo 50-60 giorni dalla fioritura, altrimenti avrete più albicocche ma rischieranno di rimanere piccole… meglio un po’ meno numerose ma belle grosse e gustose, no?

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La ruggine delle piante

ruggineCari Amici,
rigogliosi saluti!

Lo sapevate che anche le piante arrugginiscono? Non sto scherzando: esiste un fungo, chiamato proprio ruggine, che provoca macchie polverulente tra il giallo e il marrone, proprio come se la pianta fosse “arrugginita”.

Ve ne parlo perché questo fungo, che si presenta di solito in primavera ed estate, ha di solito la sua massima diffusione in questo periodo: potrebbe essere quindi il caso di dare un’occhiata alle vostre amate piantine, sia che abbiate un giardino, un balcone, un terrazzo o un orto. Le ruggini, infatti, colpiscono volentieri una grande varietà di piante: dalle rose alle piante da frutto, dai gerani alla cipolla, dagli abeti alle erbacee perenni…

Ma cosa bisogna cercare? Molto semplice: la ruggine causa sulla parte superiore delle foglie delle macchioline che inizialmente sono gialle e si scuriscono con il passare del tempo. Intanto, sulla parte inferiore della foglia compaiono come delle piccole pustole che liberano della polvere dello stesso colore. Nel contempo, i germogli possono apparire attorcigliati e malformati e la pianta nel suo complesso meno vigorosa: la ruggine, infatti, la indebolisce, e la rende anche più vulnerabile agli attacchi di altre malattie e parassiti.

Conviene quindi correre ai ripari. La prima cosa da fare per combattere la ruggine delle piante è asportare e distruggere le parti colpite; poi conviene ricorrere a trattamenti specifici contro i funghi, per esempio quelli a base di zolfo.

La ruggine non è facile da eliminare, quindi la cosa migliore è evitare che si presenti. Come si fa a prevenire la ruggine delle piante? Dato che si tratta di un fungo, l’arma principale è l’arieggiamento: è una buona idea effettuare periodiche potature per assicurarsi che aria e luce possano raggiungere tutte le parti delle nostre piante.

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Peonie: le risposte

peonieCari Amici,
rigogliosi saluti!

Eccovi le risposte al quiz sulle peonie:

Quante volte fioriscono le peonie?

  1. una volta all’anno
  2. anche due o tre volte l’anno
  3. dipende dal clima.


La risposta giusta è A: una volta all’anno.
I loro fiori sono molto apprezzati anche come fiori recisi, anche perché sono molto profumati.


Come sopravvivono all’inverno?

  1. non sopravvivono: sono piante annuali
  2. bisogna portarle in casa o sistemare protezioni
  3. la parte aerea si secca e sopravvive la radice carnosa.


La risposta giusta è C: la parte aerea si secca e sopravvive la radice carnosa.
In essa si raccolgono le sostanze di riserva che garantiscono la sopravvivenza fino alla stagione successiva.


Le peonie amano il sole?

  1. preferiscono la mezz’ombra
  2. assolutamente no: soffrono l’esposizione in pieno sole
  3. le peonie erbacee vogliono il pieno sole, le arbustive stanno bene anche in mezz’ombra.


La risposta giusta è C: le peonie erbacee vogliono il pieno sole, le arbustive stanno bene anche in mezz’ombra.
La mezz’ombra aiuta infatti a prolungare la durata della fioritura, che di suo non è lunghissima.


Quanto tempo occorre prima che una pianta di peonia regali la prima fioritura?

  1. un anno
  2. almeno tre anni
  3. più di cinque anni.


La risposta giusta è B: almeno tre anni.
Le peonie crescono molto lentamente e impiegano tempo ad adattarsi alla loro posizione: anche per questo è meglio non trapiantarle.


Perché, secondo la leggenda, la peonia in natura cresce in montagna?

  1. per una punizione imposta dall’imperatrice della Cina
  2. per sua scelta: si è trasformata in fiore per osservare dall’alto la vita del proprio grande amore perduto
  3. per paura degli esseri umani.


La risposta giusta è A: per una punizione imposta dall’imperatrice della Cina.
La peonia si era infatti rifiutata di obbedire a un suo ordine: la sovrana aveva imposto a tutti i fiori di chiudersi. Di fronte all’insubordinazione della peonia, l’imperatrice aveva fatto sradicare ogni esemplare e l’aveva fatto trapiantare in alta montagna, ma la peonia, ostinata, sopravvisse alla punizione e a primavera si produsse in una splendida fioritura!

Complimenti vivissimi a Mara, che risponde esattamente a quasi tutte le domande e guadagna due punti verdi. Mara guida incontrastata la nostra classifica con ben sei punti verdi e un grande distacco dalle inseguitrici… ma non mollate! Il gap può sempre essere colmato!

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Il giardino La Foce vicino a Siena

la_foceBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Adesso che è piena estate, non posso fare a meno di continuare i miei viaggi con la fantasia, sperando che diventino anche viaggi reali… Tutti dicono sempre che fantastico troppo, ma poi, quando devono programmare le vacanze, a chi vengono a chiedere consiglio? Esatto, proprio alla vostra Clematidia!

A questo proposito, raccomando a chiunque tra voi stia progettando una gita in Toscana (o a chi sia tanto fortunato da viverci già!) una tappa  imperdibile per noi appassionati di verde: il giardino La Foce.

Questo giardino è nato negli anni Venti, quindi è relativamente recente rispetto ad altri giardini storici; però riesce ugualmente a essere intriso di storia e di emozioni. Basti dire che chi l’ha creato e l’ha vissuto è stata una scrittrice, Iris Origo, che ha raccontato poi nei suoi libri gli anni vissuti a La Foce.

Il giardino è progettato all’italiana intorno alla casa principale, con forme geometriche e siepi di bosso, ma il disegno si fa sempre più semplice avvicinandosi ai boschi e alla natura circostante, per rendere più graduale e naturale il passaggio tra il giardino e l’ambiente circostante. Tra parentesi, quello che ho chiamato “ambiente circostante” è, più precisamente, lo splendido panorama del Monte Amiata e delle crete senesi…

Ma anche all’interno del giardino ci sono delle vedute davvero entusiasmanti, almeno per chi, come me, è sensibile al fascino romantico di certe fioriture… per esempio, il giardino delle rose, o lo splendido pergolato del glicine. Ma ci sono anche i cipressi, i pini, i ciliegi, le ginestre selvatiche, e i profumi del rosmarino, del timo, dei limoni…

A La Foce si può anche dormire: all’interno della proprietà, che è vasta più di cento ettari, ci sono dei bed and breakfast. Il giardino ospita anche eventi culturali: festival di musica da camera, mostre d’arte e altre iniziative. Per quanto, già camminare per i suoi percorsi e i suoi viali sia un’esperienza dello spirito, prima ancora che del corpo…

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I gerani o pelargoni

geraniCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi rispondo a Marinella, che mi chiede: “Ma è vero che i gerani sul balcone tengono lontane le zanzare? Ed è facile coltivare i gerani?

Cara Marinella, pare che il profumo dei gerani effettivamente aiuti a tenere lontane le zanzare. Non tutti i gerani però sono profumati: solo alcune varietà sono odorose, e possono avere aromi diversi, simili a quelli di altre piante: al limone alla rosa, dalla lavanda alla menta… Quindi, verifica con attenzione quali gerani stai acquistando, e non ti aspettare comunque dei miracoli. Il pregio sicuro dei gerani è il colore e l’allegria che regalano ai nostri balconi e alle nostre aiuole, e su questo aspetto almeno non possono esserci dubbi!

I gerani, che secondo i botanici dovremmo in realtà chiamare pelargoni, non sono affatto difficili da coltivare. Si tratta di una pianta robusta e per dare il meglio di sé richiede un terreno sciolto e fertile o un terriccio specifico. Ama il sole, ma se il suo vaso è troppo piccolo potrebbe soffrire il caldo: ti consiglio quindi di tenerli in vasi di almeno 12 centimetri, oppure di immergere il vaso in un contenitore pieno di torba, che lo proteggerà dal calore eccessivo.

Da maggio ad agosto puoi aggiungere in ogni vaso un cucchiaino di concime complesso. Per quanto riguarda l’annaffiatura, bagnali regolarmente ma senza ristagni d’acqua e annaffiali dal basso, lasciando asciutte le parti aeree della pianta. In inverno bisogna diminuire le innaffiature, perché l’associazione tra freddo e acqua rischia di facilitare i marciumi radicali.

Il geranio non richiede una potatura particolare: in primavera puoi tagliare le cime dei rami più rigogliosi. Per il resto, è sufficiente eliminare i fiori appassiti.

I gerani più coltivati si possono dividere in quattro gruppi:

Gerani zonali: sono tra i più diffusi. Si chiamano così perché hanno una striscia più scura che divide le foglie, per l’appunto, in tre zone. Si possono coltivare in piena terra e possono fiorire anche tutto l’anno nelle zone dove l’inverno è mite, altrove è meglio tenerli in vaso e ritirarli per l’inverno.

Gerani edera: hanno il fusto prostrato, quindi sono ideali per muri, spalliere e vasi appesi. Anch’essi se l’inverno non è rigido possono sopravvivere in piena terra.

Gerani a grandi fiori: sono meno rustici, è meglio coltivarli in vaso e ritirarli per l’inverno; hanno una fioritura più breve, ma – come dice il nome – i loro fiori sono più grandi, semplici e doppi.

Gerani ibridi: sono ottenuti incrociando diverse specie, sono rifiorenti, hanno dei bei colori brillanti e hanno fiori semplici, doppi e semidoppi.

Scegliete i vostri gerani e… il vostro balcone vi ringrazierà!

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Coltivare la passiflora

passifloraCari Amici,
rigogliosi saluti!

Siamo di nuovo al momento del nostro quiz mensile!

Oggi, per scovare il mio futuro assistente, vorrei provare a farvi qualche domanda su una splendida pianta rampicante originaria del Sud America: la passiflora. Siamo in tema anche come tempistica, dato che la passiflora fiorisce d’estate e si può ancora piantare anche in questo mese.

La passiflora sopporta il gelo?

  1. sì, senza problemi
  2. dipende dalle varietà, ma in linea di massima sì
  3. dipende dalle varietà, ma in linea di massima no.


Che terreno amano le passiflore?

  1. terreno argilloso
  2. lavorato in profondità ed eventualmente alleggerito con sabbia
  3. acido o sub-acido.


Come si annaffia la passiflora?

  1. non richiede molta acqua
  2. va innaffiata abbondantemente in tutte le stagioni
  3. un elevato apporto idrico è necessario solo nella stagione calda.


Cosa succede se si fertilizza troppo?

  1. non è mai troppo
  2. la passiflora soffre
  3. la passiflora produce pochi fiori.


Come si pota la passiflora?

  1. ci si limita ad asportare i fiori appassiti
  2. vigorosamente, tra febbraio e marzo
  3. solo se la pianta soffre.


Mi raccomando, rispondete numerosi! Tra un mese pubblicherò le risposte esatte.

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Coltivare le ciliegie

ciliegeCari Amici,
rigogliosi saluti!

Siamo nella stagione delle ciliegie! Oggi vorrei quindi parlarvi della coltivazione dell’albero di ciliegio e dei suoi dolcissimi frutti.

Li state raccogliendo? Li state mangiando? Mi auguro di sì, perché le ciliegie fanno molto bene da ogni punto di vista: sono dietetiche (soddisfano il palato con pochissime calorie), antinfiammatorie, digestive, ricchissime di vitamine e sali minerali, e pare che proteggano anche dalle malattie cardiovascolari!

Un altro buon motivo per coltivare il ciliegio è che non è una pianta difficile. Richiede parecchio spazio, però, soprattutto se volete coltivare il ciliegio dolce, quello che produce i frutti che abitualmente consumiamo e che raggiunge 4-8 metri di altezza; se invece preferite il ciliegio acido, che produce le amarene, le dimensioni sono un po’ inferiori.

Come terreno, il ciliegio preferisce terreni non troppo argillosi e soprattutto ben drenati, perché le malattie che teme di più sono quelle fungine: anche dal punto di vista del clima, ciò che teme di più è l’eccessiva umidità e le pioggie abbondanti, mentre tollera abbastanza bene il freddo (anche se a volte viene danneggiato dalle gelate tardive).

Per il resto, le sue esigenze sono abbastanza limitate, sia come acqua che come fertilizzazione, perché l’apparato radicale è molto ampio e quindi riesce a coprire un’area piuttosto grande e non esaurisce il terreno. Tuttavia, si può somministrare un fertilizzante a base di azoto, fosforo e potassio al momento della ripresa vegetativa, ed eventualmente ancora azoto dopo la raccolta, soprattutto se è stata abbondante.

Il ciliegio non necessita di particolari potature, se non per diradare in caso diventi troppo fitto o per eliminare rami malati o esauriti. Per il resto, meno si taglia, meno rischi si corrono: i funghi sono sempre in agguato per attaccare il nostro ciliegio!
Un altro pericolo, più per le ciliegie che per l’albero, sono gli uccelli, che ne vanno letteralmente ghiotti. Per proteggerle, potete sistemare delle reti apposite. Noi non dovremmo avere questo problema, qui in Tercomposti, perché la nostra Rosa Canina trova che non ci sia niente di più divertente che correre dietro agli uccelli e farli alzare in volo spaventatissimi; se non fosse che, poi, le ciliegie le mangia lei – e siccome non ha pazienza, le ruba dall’albero quando sono ancora acerbe!

Del resto, stabilire il grado di maturazione delle ciliegie soltanto a occhio è difficile, perché spesso diventano rosse quando ancora non sono pronte a essere raccolte. L’unico modo è assaggiarle! Quando sono dolci al punto giusto, si possono raccogliere: bisogna afferrare il peduncolo e tirare perpendicolarmente rispetto all’asse del ramo. È importante procedere nel modo giusto perché raccogliere le ciliegie nel modo sbagliato può danneggiare il ramo o il frutto, che rischia di marcire più in fretta.

Le ciliegie raccolte vanno poi consumate in fretta: possono durare uno o due giorni in frigorifero, ma si lasciano mangiare così facilmente che di solito finiscono molto prima!

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