Archivio di maggio, 2010

Piante grasse: coltivare le cactacee

cacataceeCari Amici,
rigogliosi saluti!

Laura mi scrive: “Caro Dottor Belfusto, non ho il pollice verde, al contrario. Vorrei provare a coltivare almeno un piccolo cactus, ma temo di far morire anche quello, come posso fare?”

Cara Laura, spesso il pollice verde diventa verde con l’esperienza. Quindi non abbatterti: riuscirai sicuramente! Per aiutarti, oggi proverò a parlare della coltivazione delle piante grasse o succulente, e in particolare delle Cactacee.

Le piante grasse si chiamano “succulente” non perché siano buone da mangiare, come pensava Rosa Canina (prima di scoprire a sue spese quanto possono essere spinose!), ma perché immagazzinano l’acqua all’interno delle foglie o del fusto e possono così resistere abbastanza a lungo anche in periodi di siccità. Spesso, per limitare la dispersione di acqua, le foglie sono piccole o sferiche e la fotosintesi avviene soprattutto sul fusto.

Tra le piante grasse, le Cactacee sono quelle a forma di cactus, che conservano l’acqua all’interno del fusto. Su di esso non nascono foglie, ma compaiono dei piccoli cuscinetti da cui si dipartono spine o fiori. La coltivazione delle Cactacee è effettivamente semplice, ma ci sono alcune cose da tenere ben presenti.

  • Il riposo invernale
    la fase vegetativa delle cactacee si svolge in primavera e in estate. In autunno e in inverno, invece, hanno bisogno di riposare: significa che devono stare in un ambiente asciutto e fresco (ma non sottozero!) e ricevere pochissima acqua, solo il necessario per non avvizzire. Se viceversa vengono tenute al caldo, rimangono in parte attive e faranno fatica a fiorire l’anno seguente.
  • Il rischio dell’umidità
    Le Cactacee sono particolarmente esposte al rischio del marciume e di conseguenza temono le piogge abbondanti e, soprattutto, i terreni poco drenati. I terricci specifici sono preparati in modo da garantire un perfetto drenaggio; altrimenti bisogna cercare di scegliere un terreno sabbioso e sciolto e disporre 50 centimetri di ghiaia o altro materiale drenante sul fondo della buca.
  • Poca acqua, poco fertilizzante
    La capacità delle Cactacee di immagazzinare acqua fa sì che non abbiano bisogno di essere innaffiate quando vivono in piena terra, e che in vaso si accontentino di una innaffiatura a settimana, preferibilmente con acqua del rubinetto. Anche con i concimi non è il caso di esagerare, altrimenti si rischia di avere una crescita esagerata della parte verde ma una scarsa fioritura. Basta dare un po’ di fertilizzante con fosforo e potassio, ogni due settimane, soltanto nel periodo della fioritura.


Sono sicuro che avrai la gioia di veder nascere dei bellissimi fiori su queste piante all’apparenza così scorbutiche!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (1) commento

Coltivare le fragole

fragoleCiao a tutti!
Sono io, Rosa Canina!

Non dite al Dottor Belfusto che sono qui: sono in missione segreta! Sto andando a raccogliere le fragole.

Il Dottor Belfusto a dire il vero direbbe che vado a “rubare le fragole”… a me sembra che “rubare” sia un po’ troppo: in realtà, faccio un favore alle povere piante di fragola e le alleggerisco un pochino! Le fragole sono pesanti, sapete? Fanno piegare gli steli fino a terra! Infatti il Dottor Belfusto mette sempre un telo di plastica sul terreno e sparge anche della paglia, perché se no le fragole si appoggiano per terra e si sporcano tutte.

Speriamo che ce ne sia già qualcuna bella rossa! Il Dottor Belfusto dice che vanno raccolte quando sono proprio rosse rosse. Bisognerebbe raccoglierle spezzando il picciolo, lasciandone un pezzetto attaccato alla fragola, perché così si conserva meglio; ma tanto noi ce le mangiamo tutte subito, vero?

Intanto che le cerchiamo, vi racconto alcune cose buffe che so sulle fragole. Il loro nome non vuole dire che sono fragili e golose, come pensavo io, ma che sono profumate. E poi, c’è una cosa stranissima: in realtà, le fragole non sono dei frutti! Sono dei “frutti finti”: i frutti veri sono quei semini piccoli che ci sono all’esterno, quelli che si infilano sempre tra i denti e danno tanto fastidio! Voi lo sapevate? Io no, ma da quando me l’hanno spiegato ho rinunciato a tentare di toglierli tutti con il coltello prima di mangiare le fragole. Il risultato è che risparmio un sacco di tempo e riesco a mangiare molte più fragole!

Un’altra cosa che so, perché l’ho sentita dire al Dottor Belfusto, è che le fragole si mettono a dimora a fine agosto. Quanto a metterle a dimora non c’è problema, perché le piante sono sempre nel giardino della nostra dimora, quindi va bene. Il Dottor Belfusto però dice anche che se non si può poi dare da bere tutti i giorni nei primi tempi, allora è meglio rimandare all’inizio dell’autunno, oppure – se l’inverno sarà freddo – alla primavera successiva.

In ogni caso bisogna cominciare 1-2 mesi prima a preparare il terreno. In questo sono brava anche io: sto lì tutti i giorni a spiegare al terreno come sono le fragole e a cercare di convincerlo che deve farle crescere. Il Dottor Belfusto invece lo lavora con la vanga e ci mette anche del concime. Le fragole poi crescono bene, ma secondo me è più che altro merito mio.

Il Dottor Belfusto le pianta a 25-30 centimetri di distanza, su file che sono lontane 70-80 centimetri l’una dall’altra. Vanno annaffiate spesso ma con poca acqua alla volta. Stanno lì per due o tre anni, poi vanno cambiate. Loro starebbero lì anche più a lungo, ma dopo due o tre anni diventano pigre e non fanno più tante fragole, quindi conviene cambiarle e metterne di nuove, più volonterose.

Poi alla fine dell’estate succede una cosa buffa: crescono dei germogli che si chiamano stoloni e che si stendono di lato, e fanno delle radici nuove tutte loro. Se diventano abbastanza grandi, si può tagliare il collegamento con la pianta madre e… voila! Abbiamo una nuova pianta!
Però per la maggior parte delle volte conviene tagliarli via subito e lasciar perdere, perché crescendo portano via energia alla pianta. Quindi, a meno che la pianta non sia già vecchia, è meglio che tenga da parte la sua energia per fare le fragole l’anno dopo! No?

pubblicato da Rosa Canina in Il diario di Rosa Canina e ha ricevuto (1) commento

Coltivare le ninfee

ninfeeCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei parlare con voi di una pianta molto particolare e – aggiunge Clematidia da dietro la mia schiena – anche molto romantica: la ninfea.

La ninfea, che si chiama così in onore delle ninfe, semidee greche che spesso vivevano nei laghetti e nei corsi d’acqua, fiorisce tra maggio e settembre ed è per l’appunto una pianta acquatica; le sue radici stanno sul fondale, ma le sue foglie si distendono in superficie. Questo non significa che chi non ha la fortuna di avere un laghetto in giardino debba per forza rinunciare a coltivarla: con qualche accortezza, infatti, le ninfee si possono tenere anche in un vaso forato, dentro a una bella tinozza d’acqua profonda almeno 40-50 centimetri.

Per la cronaca, Rosa Canina è appena corsa a riempire di terra la vasca da bagno, ma temo che il suo esperimento sia destinato a fallire… Ma torniamo a noi: durante le prime settimane dovremo tenere la piantina a mezz’ombra, poi potremo valutare se spostarla in pieno sole, tenendo però ben conto delle dimensioni della tinozza: più il contenitore è piccolo, più calda diventa l’acqua sotto il sole… e noi non vogliamo lessare le nostre ninfee!

Se invece abbiamo impiantato un laghetto nel giardino, potrebbe essere già predisposto ad accogliere le ninfee, in apposite “tasche” di terra sul fondo. In questo caso basta calare il rizoma delle ninfee, legato a 20 centimetri di corda con un sasso all’altra estremità. Calandolo nel punto giusto, la ninfea non avrà difficoltà ad attecchire. Altrimenti possiamo utilizzare contenitori di plastica traforati, foderati di canapa, oppure preparare noi stessi il substrato sul fondo, predisponendo 15 centimetri di terriccio sabbioso e ben concimato. Se il laghetto dovrà accogliere dei pesci, conviene spargere anche della ghiaia, per evitare che i loro movimenti disturbino le radici delle ninfee.

Altri pericoli che possono minacciare la nostra ninfea sono gli afidi e il marciume delle foglie. Sembra un controsenso che una pianta che ama tanto l’acqua debba temere il marciume, ma così è: per fortuna, esistono dei trattamenti che permettono di contrastare questo male per tempo.

I fiori delle ninfee durano soltanto pochi giorni, ma in compenso la fioritura è continua e abbondante. A seconda delle varietà, vanno ripiantate ogni anno oppure possono sopravvivere nel laghetto, protette dall’acqua stessa. In ogni caso, vanno diradate spesso e, se rimangono nel laghetto per più anni, in aprile si può procedere alla divisione dei rizomi: avremo così delle nuove piantine di ninfea!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Combattere l’oidio o mal bianco

iodioCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei rispondere a Milena, che mi chiede: “Aiuto, ci sono delle macchie bianche sulle rose! Potrebbe essere oidio?

Cara Milena, è possibile: le rose sono tra le “vittime” preferite dall’oidio o mal bianco, che causa proprio il sintomo che hai descritto. Si tratta di un tipo di funghi, che non attacca soltanto le rose ma una grande varietà di piante: acero, pesco, vite, zucchine, cetrioli e molte altre…

Il primo indizio è lo scolorimento delle parti colpite; piano piano si crea uno strato di feltro bianco, come una polvere; le parti colpite si deformano, il loro sviluppo si ferma. Se non si interviene, fiori e foglie si disseccano, la pianta deperisce e, se si tratta di una pianta erbacea, può rischiare addirittura di morire! Oltretutto, in certi casi l’oidio provoca delle spaccature che possono facilitare l’attacco di altre malattie fungine, peggiorando ulteriormente la salute della pianta colpita.

Un quadro abbastanza apocalittico, vero? Che cosa si può fare per evitarlo?

  • appena vediamo le prime tracce di mal bianco, dobbiamo eliminare immediatamente le parti colpite per evitare che si diffonda
  • come tutti i funghi, è l’umidità che ne favorisce la formazione. Quindi, un’ottima idea può essere sfoltire rami e foglie della pianta per facilitare la circolazione dell’aria
  • ci sono in commercio molti prodotti antioidici a base di zolfo, spesso accompagnato da altri principi attivi: funzionano sia come prevenzione che come cura.


Cara Milena, ti auguro di sconfiggere l’oidio senza difficoltà e di restituire alle tue rose tutta la loro bellezza!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto, Malattie e parassiti e ha ricevuto (2) commenti

Ortensie: le risposte

ortensieCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi pubblico le risposte al quiz sul giardinaggio del mese scorso. Come forse ricorderete, l’argomento erano le ortensie.

Da dove proviene l’ortensia?

  1. dall’Asia
  2. dall’Africa
  3. all’Europa.


La risposta giusta è A: provengono dall’Asia.
Venivano coltivate già in epoche molto antiche in Cina e in Giappone; da noi, cominciano a comparire nel XVIII secolo.


Le ortensie amano l’ombra e la mezz’ombra. Che cosa succede se prendono troppo sole?

  1. non fioriscono
  2. fanno fiori e foglie molto piccoli
  3. rischiano di morire.


La risposta giusta è B: fanno fiori e foglie molto piccoli.
Le foglie diventano subito gialle.


L’Hydrangea macrophylla è l’ortensia più comune. Da che cosa dipende il colore dei suoi fiori?

  1. dagli incroci con altre ortensie
  2. dalle temperature a cui è stata esposta
  3. dal terreno: se è molto acido i fiori sono blu, altrimenti rosa-rossi.


La risposta giusta è C:
dal terreno: se è molto acido i fiori sono blu, altrimenti rosa-rossi.
Esistono comunque in commercio anche degli azzurranti per ortensie, per rendere il loro colore più vicino al blu.


Quando fioriscono le ortensie?

  1. in primavera
  2. in estate
  3. in autunno.


La risposta giusta è B:
in estate.
Fioriscono tra giugno e agosto.


Di quanta acqua ha bisogno in media una grossa ortensia?

  1. 50 litri al giorno
  2. 10 litri al giorno
  3. 3 litri al giorno.


La risposta giusta è A:
50 litri al giorno.
Il terreno deve rimanere sempre umido, anche in profondità: bisogna annaffiare spesso e abbondantemente.

Complimenti a Mara e a Linda che guadagnano entrambe un punto verde e mezzo; la classifica aggiornata al momento vede al primo posto Mara con quattro punti verdi, al secondo posto Linda con un punto verde e mezzo e, a seguire, Chiara con un punto verde e Nini con mezzo punto verde. Continuate a rispondere, mi raccomando!

pubblicato da Dottor Belfusto in Assistente cercasi, I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Frutta, erbe e ortaggi che fanno bene all’amore

orto_afrodisiacoBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Gli interventi del Dottor Belfusto sul sedano e sul peperoncino mi hanno ricordato che entrambi vengono considerati afrodisiaci e mi hanno ispirato l’argomento per il nostro appuntamento con il benessere verde: visto che nella bella stagione i sensi si risvegliano, perché non parlare di quei prodotti del nostro orto che fanno bene al rapporto di coppia?

L’uomo è attento a questa proprietà dei cibi fin dai tempi più antichi: non a caso la parola “afrodisiaco” fa riferimento alla dea Afrodite, che per i Greci era la dea dell’amore. Anche i Romani tenevano conto dell’effetto dell’alimentazione sull’attività sessuale; per esempio, il sedano per loro era dedicato a Plutone, che era il dio degli inferi ma anche il dio del sesso. In realtà, per l’effetto del sedano non è necessario chiamare in causa le antiche divinità: semplicemente, contiene delle sostanze chiamate feromoni che, una volta assunte dall’organismo e liberate attraverso la sudorazione, possono risultare particolarmente attraenti per le donne.

I prodotti dell’orto a cui vengono attribuiti effetti afrodisiaci, in realtà, sono tantissimi. Provo a elencarvene qualcuno:

  • il peperoncino
    Il suo effetto eccitante risulterebbe dal fatto che è un vasodilatatore e uno stimolante. Le ricette che lo richiedono sono innumerevoli.
    Della sua semina e della sua coltivazione vi ha già parlato diffusamente il Dottor Belfusto; per parte mia, mi limito a ricordarvi che, se vi piace più piccante, basterà innaffiarlo un po’ meno.
  • la fragola
    Viene considerata rinvigorente perché contiene molti sali minerali; un modo sicuramente intrigante di servirla è insieme allo champagne, alternando un morso al frutto e un sorso dalla coppa…
    Per quanto riguarda la coltivazione, ricordate che la fragola ama terreni acidi o sub-acidi. Va messa a dimora in estate o nella primavera successiva.
  • l’origano
    Sembra che abbia un effetto stimolante sia usato per aromatizzare il bagno che assunto sotto forma di infuso: in questo caso, bastano 2 grammi di origano secco in una tazza d’acqua calda.
    Richiede esposizione soleggiata, un derreno ben drenato e può essere piantato tra marzo e aprile.
  • lo zenzero
    Aiuta l’amore perché stimola la circolazione sanguigna, e si può usare in cucina come spezia, o anche per aromatizzare il liquore.
    Per coltivarlo, bisogna mettere una radice fresca al centro di una buca o in un grande vaso, sotto uno strato di terriccio. Si innaffia spesso e non si espone alla luce diretta.
  • lo zafferano
    Da millenni viene considerato uno stimolante delle zone erogene e un regolatore del flusso sanguigno. Una delle sue applicazioni più note è nel risotto alla milanese, ma si può utilizzare per colorare e aromatizzare anche molti altri piatti, tra cui le pastasciutte.
    Lo zafferano è il pistillo di un fiore, il Crocus sativus, il cui bulbo-tubero si pianta in agosto. I bulbi devono avere almeno 8 centimetri di diametro, e conviene fare solchi a 50 centimetri di distanza l’uno dall’altro, lasciando fra i 3 e i 10 centimetri tra un bulbo e l’altro.

La domanda, naturalmente, è: funzionerà? Le proprietà di questi cibi sono reali o sono solo leggende?
Una cosa è sicura: cucinare una cenetta afrodisiaca è un ottimo modo di entrare nel giusto stato d’animo per vivere una serata romantica… e consumarla insieme al proprio amore, con la giusta atmosfera, è una garanzia!

pubblicato da Clematidia in Benessere verde, L'angolo di Clematidia e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare i peperoncini

peperoncinoCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei parlarvi della coltivazione dei peperoncini, una pianta che si può facilmente tenere sia in piena terra che in vaso. Se li avete seminati a marzo, adesso è il momento di metterli a dimora!

Esistono moltissime varietà di peperoncino: il primo passo sarà quindi scegliere la pianta più adatta alle nostre esigenze. Se amate i sapori piccanti, potreste voler coltivare il peperoncino Habanero, altrimenti potrete scegliere tra molte altre varietà, ciascuna con il suo grado di piccantezza, che viene misurato in Unità Scoville. C’è però un trucco che permette di rendere un pochino più piccante qualsiasi varietà abbiate scelto: basta innaffiarla un pochino meno, soprattutto nei giorni appena precedenti alla raccolta (stando attenti a non far soffrire la pianta, naturalmente).

In generale, comunque, il peperoncino va innaffiato molto, spruzzando anche le foglie durante la fioritura; bisogna però fare attenzione ai ristagni idrici, che la pianta soffre molto. Il terreno dove li pianteremo deve quindi essere ben drenato, oltre che ricco di sostanza organica.

La semina va fatta al caldo intorno al mese di marzo; se avete fatto così, come ho fatto io, ormai dovrebbero essere pronti per il trapianto. Sistemateli su file distanti 60-70 centimetri tra loro, e mettete a dimora le piante a 40-50 centimetri l’una dall’altra. La raccolta sarà in estate.

Per concludere, cedo la parola a Clematidia, che vi darà al volo una ricetta per i peperoncini verdi sottaceto. Le riescono talmente bene che sarebbe un delitto non stare ad ascoltarla!

Grazie, Dottor Belfusto, è troppo gentile! Senza falsa modestia, però, devo riconoscere che c’è di peggio dei miei peperoncini sott’aceto. Dopo averli preparati, ci vogliono un paio di mesi prima che siano pronti, ma ne vale la pena!
Procedo in questo modo: lascio un chilo di peperoncini verdi al sole per un paio di giorni (di notte li ritiro per non esporli all’umidità); li dispongo poi in un vaso di vetro e li copro d’aceto di vino bianco, dopo aver aggiunto 5 spicchi d’aglio, 5 fettine di cipolla e un misto di erbe aromatiche. La composizione di questo misto è un tocco personale e ciascuno deve trovare il proprio: vi invito quindi a fare esperimenti e a trovare quello che fa per voi, e che renderà unici e inconfondibili i vostri peperoncini!

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Coltivare le peonie

peonieCari Amici,
rigogliosi saluti!

Sono fiorite le vostre peonie? Siamo nel mese giusto per vedere i loro splendidi e profumatissimi fiori!

Anzi, se siete d’accordo dedicherei proprio alle peonie il quiz di questo mese. Mi raccomando, rispondete tutti, pubblicando le vostre risposte nei commenti di questa pagina: come sapete, questo piccolo gioco che facciamo insieme mi serve anche per trovare un assistente, quindi assegnerò a ciascuno di voi mezzo punto verde per ogni risposta corretta e terrò nota di tutti i vostri punteggi!

Allora, ecco le domande di questo mese:

Quante volte fioriscono le peonie?

  1. una volta all’anno
  2. anche due o tre volte l’anno
  3. dipende dal clima.


Come sopravvivono all’inverno?

  1. non sopravvivono: sono piante annuali
  2. bisogna portarle in casa o sistemare protezioni
  3. la parte aerea si secca e sopravvive la radice carnosa.


Le peonie amano il sole?

  1. preferiscono la mezz’ombra
  2. assolutamente no: soffrono l’esposizione in pieno sole
  3. le peonie erbacee vogliono il pieno sole, le arbustive stanno bene anche in mezz’ombra.


Quanto tempo occorre prima che una pianta di peonia regali la prima fioritura?

  1. un anno
  2. almeno tre anni
  3. più di cinque anni.


Perché, secondo la leggenda, la peonia in natura cresce in montagna?

  1. per una punizione imposta dall’imperatrice del Giappone
  2. per sua scelta: si è trasformata in fiore per osservare dall’alto la vita del proprio grande amore perduto
  3. per paura degli esseri umani.


Rispondete numerosi! Tra un mese circa pubblicherò le risposte corrette.

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Piantare il sedano

sedanoCari Amici,
rigogliosi saluti!

Avete visto in giro Rosa Canina? Dovrebbe avere un colapasta in testa e un rastrello in mano… stamattina mi ha sentito parlare della coltivazione in trincea del sedano e temo che si sia fatta un’idea tutta sua della procedura da seguire.

In effetti, oggi ho intenzione di piantare il sedano - o meglio, di trapiantarlo, dato che l’ho seminato a febbraio nel semenzaio. Se non l’avessi fatto, comunque, potrei comprare le piantine in vivaio e piantarle ora.

Per preparare le trincee, ho scavato fino a una profondità di circa 30 centimetri, buttando la terra ai lati della fossa, che è risultata larga circa 50-60 centimetri. Sul fondo ho sparso letame molto maturo che ho ricoperto con parte della terra rimasta dallo scavo, fino ad avere una trincea profonda circa 15 centimetri rispetto al livello dell’orto. In questo modo, in posizione più bassa e ulteriormente protetta dal mucchietto di terra rimasto ai lati, la mia trincea offre protezione contro il vento e raccoglie l’acqua di cui le piantine avranno bisogno.

Adesso è appunto il momento di mettere a dimora le piantine, magari con l’aiuto di un trapiantatoio. In ogni trincea sistemerò due file di piantine appaiate, con una distanza di 25-30 centimetri tra una piantina e l’altra, e poi innaffierò abbondantemente.

Da questo momento in poi, dovrò ricordarmi di bagnare quando il tempo è secco, e quest’estate svolgerò le operazioni necessarie per l’imbiancamento del sedano. Sono contento che Rosa Canina non sia qui, altrimenti, oltre al colapasta e al rastrello, andrebbe subito a cercare pennello e pittura…

In realtà, si tratta di un’operazione volta a mantenere le coste del sedano bianche e tenere, proteggendole dal sole, che le farebbe diventare verdi. Per ottenere questo risultato, bisogna agire quando le piante sono alte 35-40 centimetri, il che, piantandole ora, dovrebbe avvenire circa all’inizio di agosto. Per prima cosa bisogna eliminare eventuali ricrescite sviluppatesi alla base delle piante; poi occorre legare le coste appena sotto le foglie, senza stringere troppo.

A questo punto si può cominciare a rincalzare, con la terra che sta ai lati della trincea. La prima rincalzatura sarà leggera; dopo tre settimane, bisognerà rincalzare con più terra, e dopo altre tre settimane la rincalzatura dovrà arrivare appena sotto le foglie.

Se non avete voglia di scavare la trincea e rincalzare le piante, esiste un’altra possibilità: la coltivazione del sedano in superficie, infatti, è possibile, ma richiede che le piante siano sistemate in gruppi stretti, a quadrato, in modo che l’ombra di ciascuna protegga le altre. In questo modo, resterebbero esposte alla luce solo le piante più esterne, i cui piccioli possono essere coperti con paglia per proteggerli.

In ogni caso, alla fine otterrete degli ottimi sedani a coste, da consumare in pinzimonio, cotti o anche frullati, magari insieme a mela o kiwi. Potrete così godere delle sue proprietà dietetiche, depurative e perfino anti-invecchiamento!

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Il Giardino di Boboli

boboliBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

A costo di sentirmi dire le solite cose (”Clematidia vive tra le nuvole…”, “Clematidia non fa che fantasticare…”), oggi ho proprio voglia di progettare una visita in un bel giardino, una di quelle gite romantiche da tenere nel cassetto per quando avrò trovato la mia anima gemella… immaginate: passeggiare mano nella mano a Firenze, magari lungo i viali del Giardino di Boboli, in un bel pomeriggio di tarda primavera…

Be’, non lasciamoci portare via dall’immaginazione. Il Giardino di Boboli può sembrare uscito da una fiaba, ma è ben reale: 45000 metri quadri di verde nel centro di Firenze! Pensate che è uno dei più importanti giardini all’italiana del mondo

È un susseguirsi di prati e aiuole, scale e gradinate, fontane, grotte, viali che fungono da assi di prospettiva. Insomma, anche le piante, i fiori e il verde sono parte dell’architettura e danno vita a un paesaggio veramente grandioso.

Praticamente, è un pezzo di storia: è stato creato nel XVI secolo, ma contiene elementi ancora più antichi: pensate che, al centro dell’Anfiteatro contenuto dai giardini, c’è addirittura un obelisco egiziano del 1500 a.C.! Tra l’altro, l’Anfiteatro è ancora utilizzato per spettacoli estivi all’aperto.

Tutto il parco è pieno di monumenti, fontane e tempietti. Tra i punti più suggestivi c’è la Grotta Grande: mi vedo già passare sotto il l’arco dell’ingresso, e guardare verso l’alto le concrezioni artificiali di roccia che simulano le stalagmiti; attraverserei le diverse “stanze”, ciascuna con statue e decorazioni straordinarie…

Vorrei anche vedere il Bacino del Nettuno, dove si raccolgono le acque che irrigano tutto il parco. Al centro del Bacino, potrei vedere la Fontana del Nettuno, mentre tutto attorno a me si stenderebbero i terrazzamenti erbosi digradanti che circondano la vasca.

Ancora più suggestiva sarebbe la Vasca dell’Isola, così chiamata perché al centro c’è una vera e propria isola, collegata alla terraferma attraverso due passerelle. Sull’isola, potrei ammirare la Fontana dell’Oceano, dove Nettuno (ancora lui!) è circondato da divinità fluviali che rappresentano il Nilo, il Gange e l’Eufrate.

E poi i boschetti di leccio, i cipressi, gli agrumi, i ninfei… insomma, ma perché dovrei aspettare di essere fidanzata per andarci? Ragazze, riprendiamoci il diritto di visitare i posti romantici anche se siamo single! Questo weekend, tutte al Giardino di Boboli!

pubblicato da Clematidia in L'angolo di Clematidia, Parchi e giardini e ha ricevuto (1) commento