Archivio di aprile, 2010

Piantare i pomodori

pomodoriCari Amici,
rigogliosi saluti!

Avete già trapiantato i pomodori? Se non l’avete ancora fatto (magari per timore di qualche gelata tardiva), adesso è il momento!

Se avete fatto come me, avete seminato in serra ancora a febbraio e avete incominciato già dai primi di aprile il rinvigorimento delle piantine, per abituarle gradualmente all’ambiente esterno. Se non avete fatto come me… non c’è problema: acquistate le piantine da un vivaista, oppure – adesso che fa caldo – seminate direttamente all’aperto!

Ma stavo parlando della messa a dimora. Io ho fatto così: ho scelto un punto soleggiato, ho vangato il terreno e ho aggiunto del letame stagionato. Poi ho collocato ogni piantina nel terreno, facendo in modo che il suo pane di terra arrivasse 1,5 centimetri sotto il livello del terreno, che poi ho pressato bene intorno alla pianta. Ho organizzato le piantine in filari, mantenendo una distanza di 40 centimetri tra una piantina e l’altra e di 75 centimetri tra un filare e l’altro.

Se non avete scelto una varietà nana, bisognerà pensare al tutore. Si possono usare pali di bambù o di plastica, impiantandoli al piede di ogni pianta. A mano a mano che il fusto cresce, va legato al sostegno con rafia: io avvolgo i legacci due volte intorno al sostegno, poi faccio un giro molto lento intorno al fusto e fisso con un altro giro intorno al tutore.

I pomodori hanno bisogno d’acqua abbondante subito dopo la messa a dimora, e anche dopo se il clima è secco. In condizioni normali, invece, è meglio non esagerare, perché un’umidità eccessiva potrebbe causare la rottura dei frutti. Conviene togliere i getti laterali che crescono tra le impalcature delle foglie, usando un coltello affilato. Quando si sono formate quattro impalcature fruttifere, è il caso di tagliare la cima due foglie al di sopra dell’ultima impalcatura, in modo da evitare la formazione di altri fiori e aiutare invece la maturazione dei frutti.

Per raccogliere i pomodori maturi, è sufficiente trattenere il frutto nel palmo della mano e imprimere una leggera rotazione, in modo che si stacchi dalla pianta. A novembre, se ci sono ancora pomodori verdi, li raccolgo e li lascio maturare in casa, tenendoli su un davanzale esposto al sole. Devo stare attento, però: quando sono maturi, Rosa Canina ha la spiacevole abitudine di rubarli e lanciarli addosso al nostro povero postino…

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Combattere gli afidi

afidiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Siamo in aprile e non possiamo ormai più ignorare un problema che ogni anno affligge molti giardini e terrazzi in fiore: quello degli afidi o pidocchi delle piante.

Questi piccoli insetti dal corpo tozzo che compaiono spesso in colonie sulle nostre piante costituiscono una minaccia da non sottovalutare, perché le danneggiano in molti modi:

  • l’aspetto più ovvio è la sottrazione di linfa. Gli afidi, infatti, iniettano nelle piante la loro saliva per fare in modo che la linfa diventi più fluida e risalga praticamente da sola lungo il loro canale alimentare. La pianta soffre, si indebolisce e può anche risultare più vulnerabile rispetto a qualsiasi altro attacco
  • oltre a sottrarre la linfa, questa saliva interferisce con la fisiologia delle piante: le porta a incrementare la loro attività respiratoria e, in pratica, a consumare più energie
  • spesso l’attività degli afidi causa anche delle deformità fisiche nelle piante: malformazioni chiamate galle, accartocciamenti, arrotolamenti)
  • come le zanzare per gli esseri umani, così gli afidi possono essere essere portatori di virus per le piante: la loro presenza, quindi, può portare malattie di vario genere
  • gli afidi secernono una sostanza zuccherina che viene chiamata melata, la cui presenza può favorire la formazione di funghi.


Perché è così difficile combattere gli afidi? Il motivo principale è che gli afidi hanno una grandissima capacità riproduttiva. Infatti non si riproducono soltanto per via sessuale, ma anche per partenogenesi: alcuni esemplari sono in grado di dare vita a nuovi insetti senza essere stati fecondati. Clematidia ritiene che questo tolga molto romanticismo alla loro vita, ma sicuramente è un sistema efficace: pensate che a volte questi insetti nascono ospitando già dentro di sé l’embrione della generazione successiva! Non c’è da stupirsi se sono così rapidi a diffondersi!

Per combattere gli afidi in modo efficace, quindi, un aspetto fondamentale è accorgersi subito della loro presenza, prima che proliferino troppo. Bisogna osservare bene e spesso le nostre piante, soprattutto se abbiamo usato dei concimi azotati (che rendono gli afidi ancora più fecondi, se possibile!). Un campanello d’allarme potrebbe essere il comportamento delle formiche: se “frequentano” molto i fusti delle vostre piante, conviene prestare attenzione. Una cosa buffa, infatti, è il fatto che le formiche proteggono le colonie di afidi; addirittura, si potrebbe dire che le allevano. Non lo fanno, ovviamente, soltanto per simpatia: come dicevo prima, gli afidi producono una sostanza zuccherina, la melata, di cui le formiche vanno ghiotte… Non sono le sole: anche le api amano la melata. Infatti, esiste il miele di melata (anche se Rosa Canina si rifiuta di mangiarlo, perché non vuole dare soddisfazione agli afidi).

Ma torniamo alla lotta contro gli afidi: se individuiamo per tempo un germoglio o un ramo attaccato, bisogna ripulirlo a mano, oppure asportarlo ed eliminarlo immediatamente, in modo che non sia un fattore di contagio. Ma se non basta?

Uno dei sistemi meno traumatici per l’ambiente è quello della lotta biologica: la presenza di insetti predatori (per esempio le coccinelle) limita molto la presenza degli afidi. Purtroppo però questo genere di aiuto naturale arriva sempre troppo avanti nella stagione: gli afidi arrivano prima delle coccinelle, e spesso fanno in tempo a fare danni!

Naturalmente ci sono gli insetticidi chimici, che però presentano degli inconvenienti: in primo luogo, sterminano moltissimi insetti, compresi quelli utili (tra i quali i predatori stessi degli afidi!). Inoltre, spesso gli afidi si abituano a questi prodotti, e diventano resistenti: in pratica, rischiamo di creare delle generazioni di “super-afidi” che non muoiono neanche con l’insetticida!

Un buon sistema sono i prodotti a base di piretro. Anche in questo caso, il rischio della resistenza c’è, ma se si cambia spesso il prodotto ci sono buone speranze che gli afidi continuino a rimanere sensibili. In alternativa, ci sono sistemi ancora più biologici, anche se naturalmente l’efficacia non è immediata e totale. Per esempio, si può usare la cenere di legno: si inumidisce la pianta e si cosparge di cenere, soffocando di fatto gli afidi. Oppure, si può usare l’aglio: non fate come Rosa Canina, che ne ha mangiati diversi spicchi e poi ha passato due ore ad alitare sulle piante. Piuttosto, producete in casa il vostro antiparassitario: tagliate l’aglio finemente e lasciatelo a macerare nell’acqua per 3 o 4 giorni.

In bocca all’afide!

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Azalee: le risposte

azaleeCari Amici,
rigogliosi saluti!

È giunto il momento di pubblicare le risposte al quiz sulle azalee del 17 marzo! Eccole qui!

Azalee e rododendri sono piante diverse?

  1. sono la stessa pianta: Rhododendrum è il nome scientifico, Azalea quello comune
  2. appartengono alla stessa famiglia, i Rhododendrum, ma presentano delle differenze
  3. si assomigliano, ma in realtà non hanno niente in comune a livello scientifico.


La risposta giusta è B: appartengono alla stessa famiglia, i Rhododendrum, ma presentano delle differenze.
Per esempio, i rododendri sono di solito sempreverdi, sono piante più grandi e hanno 10 stami invece di 5, come nel caso dell’azalea.

Che genere di terreno vuole l’azalea?

  1. terreno umido e calcareo
  2. terreno acido, con ristagni d’acqua
  3. terreno con pH intorno al 5, ben drenato.


La risposta giusta è C: terreno con pH intorno al 5, ben drenato.
Ci vuole quindi un terreno acido. Bisogna anche che sia umido, ma non deve avere ristagni d’acqua, che rischierebbero di provocare dei marciumi radicali.

Quale clima teme l’azalea?

  1. il caldo eccessivo, perché ama molto il freddo
  2. il freddo eccessivo, perché ama l’esposizione diretta al sole
  3. sia il caldo che il freddo eccessivi.


La risposta giusta è C: sia il caldo che il freddo eccessivi.
A meno che il clima non sia molto mite, è meglio evitare l’esposizione diretta al sole e preferire la mezz’ombra. Inoltre, la posizione deve essere abbastanza aerata da far respirare bene la pianta, ma nello stesso tempo protetta dai venti.

Quando vanno innaffiate le azalee?

  1. se la pianta è in terra, una volta la settimana; in vaso più spesso
  2. quando dà segnali di disidratazione
  3. mai: si idrata con la pioggia. Qualsiasi acqua diversa da quella piovana conterrebbe troppo calcare e rischierebbe di danneggiarla.


La risposta giusta è A: se la pianta è in terra, una volta la settimana; in vaso più spesso.
Non bisogna assolutamente aspettare segnali di disidratazione; quanto all’acqua, è utile in effetti raccogliere e utilizzare l’acqua piovana. In alternativa, si può aggiungere all’acqua normale del chelato di ferro.

L’azalea va potata?

  1. assolutamente no
  2. è sufficiente eliminare i fiori appassiti
  3. sì, va potata energicamente dopo ogni fioritura.


La risposta giusta è B: è sufficiente eliminare i fiori appassiti.
In questo modo la pianta darà il meglio di sé e vi regalerà una splendida fioritura!

Faccio i miei più vivi complimenti a Mara, che ha risposto correttamente a tutte le domande, guadagnando così due punti verdi e mezzo. Ricordo la classifica dei punti verdi, guidata appunto da Mara; seguono Chiara con un punto verde e Nini con mezzo punto verde. Terrò i miei appunti aggiornati di mese in mese: voi continuate a giocare e a mettere insieme punti verdi!

pubblicato da Dottor Belfusto in Assistente cercasi, I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Le proprietà medicinali della calendula

calendulaBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Potremmo andare insieme a raccogliere i fiori di calendula: da ora a giugno è il momento di prenderli e farli seccare, insieme alle foglie più giovani. Possono essere utili per preparare rimedi naturali contro diversi malesseri, e non solo!

Sembra infatti che la calendula abbia molte proprietà benefiche: antinfiammante, antisettica, cicatrizzante… funziona addirittura contro i dolori addominali legati al ciclo femminile! Farla essiccare è semplice: basta tenere fiori e foglie all’ombra, e poi conservarli in sacchetti di tela o vasi di vetro e porcellana, al buio.

Per esempio, viene usata contro le scottature solari. Se quest’estate volete andare al mare e avete la pelle delicata, potrebbe essere utile portarvi i fiori e le foglie essiccati di calendula: applicare compresse imbevute di decotto, ottenuto con 6 grammi di calendula in 100 ml d’acqua, infatti, dà sollievo.

Un’altra applicazione per il benessere della pelle è quella dell’impacco contro l’acne: si ottiene facendo bollire per dieci minuti due manciate di fiori di calendula in un litro d’acqua. Va applicato freddo, imbevendo delle garze.

Ma una delle proprietà che forse le donne apprezzano di più nella calendula è quella di lenitivo dei dolori mestruali. A questo scopo, bisogna preparare una tisana facendo bollire 5 grammi di fiori essiccati in 100 ml d’acqua. Una tazza al giorno dovrebbe essere sufficiente per avvertire il sollievo!

E adesso, un momento un po’ più frivolo: lo sapete che la calendula viene utilizzata anche per colorare i capelli di riflessi rossi? Basta preparare un decotto con 50 grammi di fiori secchi, fatti bollire per un quarto d’ora in un litro d’acqua. Una volta intiepidito e filtrato, il decotto può essere utilizzato per frizionare i capelli, e poi lasciato in posa per venti minuti, avvolgendo la testa in un asciugamano umido e caldo. Dopo si laveranno i capelli con lo shampoo normale e… voila!

Le proprietà coloranti dei fiori di calendula si usano anche in cucina: nei risotti, per esempio, la calendula è un sostituto dello zafferano. Si usa anche nelle minestre, nelle insalate, perfino sottaceto… ma di questo, magari, parleremo un’altra volta!

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Coltivare le palme

palmeCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi risponderò alla domanda di Giusy, che scrive: “Gentile dottore, potrebbe aiutarmi, un amico che possiede una palma nel giardino con diversi “figli” me ne vorrebbe regalare una da tenere in vaso sul mio piccolo terrazzo. Cosa devo fare, quale accortezze devo avere perchè resista al passaggio dal terreno al vaso? grazie mille“.

Cara Giusy, sono sicuro che non avrai difficoltà e la tua palma sarà bellissima.

La cosa fondamentale per assicurare la sopravvivenza della tua palma è che il tuo amico faccia molta attenzione nell’estirpare il pollone, cioè il “figlio” della pianta, cercando di conservarne le radici.

A te consiglio di scegliere un vaso grande e utilizzare terriccio universale leggero. Innaffia la tua palma con regolarità, ma senza inzuppare il terreno, e aspettando che sia asciutto prima di innaffiare di nuovo. Tra marzo e ottobre puoi concimare con regolarità, utilizzando un prodotto ternario. Vedrai che la tua palma crescerà benissimo!

Se non avete amici disponibili come quello di Giusy, ma volete ugualmente coltivare una palma, potete sempre procurarvene una in un vivaio: recentemente, la richiesta e la disponibilità di queste piante sono cresciute entrambe. L’importante è scegliere la palma giusta per il clima in cui vivete: alcune, infatti, non sopravviverebbero con il clima freddo delle regioni settentrionali.

Una delle palme più famose è la Chamaerops Humilis, che si può coltivare anche nel Nord Italia perché sopporta abbastanza bene anche le basse temperature. Non è l’unica, in effetti: sono diverse le varietà di palma che resistono al freddo e possono essere coltivate in vaso o in piena terra. Se l’inverno diventa molto rigido, conviene raggruppare le foglie verso l’alto e fare un cappuccio con il tessuto non tessuto, fissandolo senza stringere, in modo da consentire alla luce e all’aria di circolare. Quando poi la temperatura risale un pochino e raggiunge gli zero gradi, bisogna scoprire la palma.

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (1) commento

Coltivare le ortensie

ortensieCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei continuare la mia ricerca di un nuovo assistente. Ormai lo sapete: sto cercando di individuare tra di voi i più esperti, appassionati e attenti, per nominarli miei assistenti. Per questo – e anche per giocare insieme, naturalmente – ogni mese vi propongo un piccolo quiz “verde”.

Le domande di oggi saranno dedicate a un bell’arbusto da fiore, l’ortensia.

Da dove proviene l’ortensia?

  1. dall’Asia
  2. dall’Africa
  3. all’Europa.


Le ortensie amano l’ombra e la mezz’ombra. Che cosa succede se prendono troppo sole?

  1. non fioriscono
  2. fanno fiori e foglie molto piccoli
  3. rischiano di morire.


L’Hydrangea macrophylla è l’ortensia più comune. Da che cosa dipende il colore dei suoi fiori?

  1. dagli incroci con altre ortensie
  2. dalle temperature a cui è stata esposta
  3. dal terreno: se è molto acido i fiori sono blu, altrimenti rosa-rossi.


Quando fioriscono le ortensie?

  1. in primavera
  2. in estate
  3. in autunno.


Di quanta acqua ha bisogno in media una grossa ortensia?

  1. 50 litri al giorno
  2. 10 litri al giorno
  3. 3 litri al giorno.


Lasciate pure le vostre risposte nei commenti: prenderò nota e tra circa un mese pubblicherò le risposte esatte!
Tra pochi giorni, intanto, pubblicherò le risposte al quiz del mese scorso, dedicato alle azalee.

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Piantare le patate

patateCari Amici,
rigogliosi saluti!

Che cosa avete in programma per questi giorni? Io conto di mettere a dimora le patate!

Il momento giusto per farlo, naturalmente, dipende dal tipo di patata che si è scelto di coltivare. Rosa Canina ha tentato più volte di convincermi a scegliere le patate fritte e le patate arrosto, ma alla fine ha accettato la mia decisione di piantare le patate tardive, anche se non sono del tutto sicuro che abbia capito le spiegazioni che le ho dato…

Comunque, le patate tardive (a differenza di quelle precoci e semi-precoci) si mettono a dimora proprio in questo mese; così oggi andrò a prendere i tuberi che ho messo a germinare quattro settimane fa. Li ho sistemati in un germinatoio, con gli “occhi” rivolti verso l’alto, in un posto riparato dal freddo, ma non troppo caldo, non troppo umido e non troppo illuminato (eh sì, in fase di germinazione i tuberi hanno molte pretese!). A questo punto dovrebbero presentare dei germogli robusti, lunghi circa mezzo centimetro o un centimetro.

Tra poco uscirò e sceglierò un angolo dell’orto ben soleggiato, con un terreno leggero e con un buon drenaggio. Se ce ne fosse bisogno, potrei mescolarlo con del letame per arricchirlo.
Scaverò dei solchi profondi 10 centimetri e distanti l’uno dall’altro circa 70 centimetri. Dovrò sistemare i tuberi con i germogli rivolti verso l’alto, a una distanza di circa 30 centimetri l’uno dall’altro. Li ricoprirò di terra setacciata e la premerò leggermente; a questo punto, dovrò fermare Rosa Canina che, presa dalla smania di aiutare, sicuramente arriverà armata di innaffiatoio. Invece, in questa fase le patate non devono assolutamente essere innaffiate; anche dopo, basterà un’innaffiatura alla settimana al massimo.

Mentre le piante crescono, non dovrò fare altro che tenere sarchiato il terreno tra le file ed estirpare le infestanti. Quando le piante saranno alte 25 centimetri circa, invece, ci sarà un’operazione importante da svolgere: quella che Rosa Canina chiama “rimboccare le coperte alle patate”, e che invece si chiama, in modo più banale, “rincalzatura“. In pratica, dovrò creare dei colmi di terra alti circa 15 centimetri intorno alla base delle piante, per allarragare lo spessore che ricopre le radici e assicurarmi che i tuberi non siano esposti alla luce del sole, diventando così immangiabili.

Le patate dovrebbero essere pronte da raccogliere tra settembre e ottobre. Quando sarà il momento, bisogna estirpare le piante con una forca, stando attenti a non affondarla troppo vicino, a rischio di rovinare i tuberi. Bisogna agire a una distanza sufficiente a ribaltare la pianta intera, da cui poi si raccoglieranno tutti i tuberi, con attenzione, liberandoli dalla terra con le mani. Prima di essere messe via, in un locale asciutto e buio, in attesa di essere consumate, le patate appena raccolte vanno fatte asciugare bene, per evitare che marciscano.

E dopo, buon appetito!

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L’origine dei narcisi e dei giacinti

leggenda_narcisiBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

In questi giorni qui mi prendono tutti un po’ in giro perché, con l’arrivo della primavera, divento sempre un po’ romantica… “Clematidia ha la primaverite”… “Clematidia sta rilasciando i pollini”… Ma io non mi offendo: so che voi mi capite!

A questo proposito, visto che siamo nel periodo delle fioriture, mi piacerebbe raccontarvi qualche leggenda legata alle bulbose. Ci sono delle storie molto romantiche, per esempio, che riguardano i narcisi e i giacinti.

La storia del giovane Narciso è abbastanza nota e forse molti di voi la conosceranno già. Narciso era un giovinetto bellissimo che viveva nell’antica Grecia. Era talmente affascinante che tutte le ninfe, vedendolo, si innamoravano perdutamente di lui, che però era del tutto indifferente al loro amore. Una ninfa in particolare, Eco, lo vide un giorno e se ne innamorò a tal punto che, vedendosi respinta, si rifugiò in una grotta e si consumò letteralmente di dolore, finché di lei non restò che la voce. La leggenda dice infatti che l’eco che tuttora risponde ai viaggiatori tra le montagne è tutto ciò che resta della povera ninfa.

Narciso, però, fu punito per la sua indifferenza. Forse furono gli dei greci (che avevano l’abitudine di intervenire nelle vite dei mortali) a volerlo castigare, facendogli conoscere le pene dell’amore non corrisposto; oppure fu la sua stessa personalità a condurlo alla rovina… un giorno, mentre camminava nella foresta, Narciso vide un bellissimo stagno cristallino. Chinandosi sull’acqua per bere, vide riflesso nell’acqua un viso angelico. Il giovane, non riconoscendo se stesso nell’immagine che vedeva, se ne innamorò all’istante. Restò a lungo chino sull’acqua, cercando di afferrare l’oggetto del suo amore, ma ogni volta che tentava di toccare quel viso lo vedeva scomparire nell’acqua turbata dal suo tocco. Infine, in un disperato tentativo di ricongiungersi all’amato, Narciso cadde in acqua e annegò. Al suo posto nacque un fiore bellissimo, bianco come la sua carnagione e giallo dorato come i suoi capelli, ma simbolo da quel momento di vanità e incapacità d’amare.

La storia del giacinto racconta un’altra tragedia d’amore. Anche Giacinto era un bellissimo ragazzo, tanto bello che di lui si innamorò il dio Apollo. I due erano inseparabili e stavano sempre insieme; la loro tenera amicizia suscitò la gelosia di Zefiro, anch’egli innamorato del ragazzo. Così un giorno, mentre i due innamorati si sfidavano in una gara di lancio del disco, Zefiro con un colpo di vento deviò il disco di Apollo, colpendo Giacinto alla tempia. Apollo tentò di salvarlo, utilizzando tutte le sue arti mediche per guarire la ferita, ma fu tutto inutile: il ragazzo morì tra le sue braccia. Il dio, allora, decise di trasformarlo in un fiore, a cui diede il colore del sangue purpureo versato da Giacinto.

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Coltivare i girasoli

girasoliCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei rispondere a Carlo, che mi scrive: “Ho un po’ di spazio libero in pieno sole in giardino, che cosa posso seminare?
Caro Carlo, perché non semini il girasole? Siamo proprio nel periodo adatto per la semina all’aperto!

Come dice già il nome, i girasoli amano la luce del sole; in effetti, sono famosi per il loro movimento eliotropico, cioé per la tendenza a rivolgersi verso la posizione del sole. Se il tuo spazio è in pieno sole, quindi, i girasoli ci staranno benissimo; possono tollerare anche posizioni a mezz’ombra, purché possano avere almeno 5 o 6 ore di sole al giorno. Hanno anche bisogno di molto spazio: le loro dimensioni sono notevoli (dai 30-40 centimetri di altezza delle piante nane ai 2 metri delle più grandi) e anche il loro apparato radicale tende a crescere molto.

Se hai spazio e sole a sufficienza, hai tutto quel che serve. Adesso che è aprile puoi seminare direttamente in giardino: sistema 2 o 3 semi in ogni buca, da cui poi lascerai crescere una sola pianta. Le piante più alte avranno bisogno di un tutore per sostenerle durante la crescita. Per quanto riguarda il substrato, invece, la loro esigenza principale è quella di un buon drenaggio: i girasoli temono molto i ristagni idrici.

Anche quando innaffierai i tuoi girasoli, infatti, dovrai avere l’accortezza di lasciar asciugare bene il terreno tra un’innaffiatura e l’altra. Brevi periodi di siccità, invece, non costituiranno un problema: i tuoi girasoli cresceranno ugualmente forti e ti regaleranno la loro bellissima fioritura estiva. Lo sai, tra l’altro, che i girasoli in realtà sono infiorescenze, come le margherite?

Una curiosità: il girasole viene dalle Americhe, dove veniva coltivato dagli indigeni. Stranamente, però, la sua nascita viene raccontata anche da un mito greco, che forse si riferiva in origine ad altri fiori. Clematidia mi ha lasciato un appunto, a questo proposito… eccolo qui!

C’era una volta una bellissima ninfa, di nome Clizia, che si era perdutamente innamorata del dio del sole, Apollo. Secondo il mito, Apollo era innamorato però di un’altra fanciulla, Leucotoe. Clizia allora, accecata dalla gelosia, rivelò la relazione al padre di Leucotoe, scatenandone l’ira e causando, come estrema conseguenza, la morte della ragazza. Apollo, disperato, cercò invano di riportare in vita la sua amata, ma non vi riuscì; addolorato e adirato con Clizia, non volle più saperne di lei. La ninfa restò annientata dal suo rifiuto. Si lasciò morire, rifiutando di mangiare e passando le sue giornate a fissare il carro del sole che attraversava i cieli… infine perse qualsiasi apparenza umana e divenne un fiore, ma, anche così, non smise mai di seguire con lo sguardo il suo amore perduto.

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Rinvasare gli agrumi: il nuovo formato del sacco

sacco_agrumiCari amici,
lasciate che vi porga i miei omaggi!

È ormai tempo di procurare un più acconcio alloggio… di traslare la collocazione… insomma, è ora di rinvasare gli agrumi! Era un po’ di tempo che riflettevo su questo momento e alla fine mi è venuta un’idea che definirei geniale, se non fosse per modestia: un nuovo formato per il sacco di Terriccio per Agrumi!

L’idea mi è venuta guardando le piante del nostro vicino Oleandro. Non è che lo spiassi… erano osservazioni che facevano parte delle mie ricerche sulla fondatezza scientifica dei detti popolari sull’herba vicini… sapete, quelle dicerie secondo cui un terreno altrui diventa più fertile per prossimità con il proprio… sì, insomma, quella storia sull’erba del vicino che è sempre più verde.

Non ci ho mai creduto molto, ma ho pensato che fosse il caso di fare qualche ricerca e ho cominciato a tenere d’occhio il suo giardino, il prato, le coltivazioni in vaso… tra una valutazione sulle dimensioni dei suoi ortaggi e una sul colore del suo tappeto erboso, ho notato che ogni anno era costretto ad acquistare più sacchi del nostro Terriccio per Agrumi per poter rinvasare le sue piante di limone. Un solo sacco da 20 litri non gli bastava. E lì ho avuto l’illuminazione: se davvero un sacco da 20 litri è troppo piccolo, perché non ne facciamo uno da 50 litri? Così, con un solo acquisto gli appassionati avranno tutto il terriccio di cui hanno bisogno! Detto fatto, ci siamo messi al lavoro, ed ecco il nuovo sacco.

Il terriccio, dentro, è sempre lo stesso, e devo dire che è una formula di cui vado particolarmente fiero. Contiene la pomice, che è determinante per strutturare e arieggiare il substrato e svolge un’importante funzione di drenaggio, per proteggere gli agrumi dal rischio del ristagno idrico. Per non parlare della cornunghia! Ogni volta che la sente nominare, Rosa Canina comincia a ridere in modo irrefrenabile, ma anche se ha un nome peculiare è un elemento molto importante: è un concime naturale a lento rilascio che continua a nutrire le piante per diversi mesi, assicurando un graduale e costante apporto di nutrienti.

Be’, questo è quanto… scusate se mi congedo bruscamente, ma vedo che Oleandro si sta preparando a tagliare il prato… è un momento delicato, devo prendere nota di ogni fase dell’operazione e fare accurate misurazioni per portare avanti la mia ricerca scientifica! Ne verrà un trattato monumentale!

pubblicato da Nasturzio in Dal laboratorio di Nasturzio e ha ricevuto Nessun commento