Archivio di marzo, 2010

Interrare i bulbi dei gigli

gigliCiao a tutti,

se incontrate il Dottor Belfusto che mi cerca, non ditegli che sono qui! Stiamo giocando a nascondino. Solo che lui non lo sa.
Insomma, oggi volevo parlare io, e allora “ho creato un diversivo”. (Questa frase l’ho sentita dire a Clematidia, e credo voglia dire combinare un disastro per poter combinare dopo un disastro più grosso).

Comunque, io non voglio combinare un disastro: voglio solo raccontarvi che ieri abbiamo comprato i bulbi dei gigli da interrare!

Non vedo l’ora: mi diverto sempre molto quando piantiamo i bulbi. Ogni volta il Dottor Belfusto dice a Clematidia: “Sto per interrare i bulbi, crea un diversivo per Rosa Canina”. Non ho ben capito perché si debba combinare un disastro mentre si interrano i bulbi… forse tutto considerato non l’ho capita tanto bene, quella frase.

Comunque, il Dottor Belfusto fa così: prima prepara il terreno e toglie i sassi, poi mette i bulbi in terra, con la punta verso l’alto, a una profondità uguale a quella di due bulbi e mezzo, e a una distanza di tre bulbi l’uno dall’altro. Sotto a ogni bulbo, però, mette un po’ di ghiaietto e un po’ di terriccio, e poi li ricopre ancora di terriccio. Dice che il ghiaietto serve per evitare il ristagno idrico, ma non so bene cosa intenda: noi in giardino non abbiamo lo stagno!

Un altro momento divertente è quando sbocciano i fiori. Questo di solito succede in estate. Quando i fiori appassiscono, bisogna staccarli tutti, altrimenti la pianta si concentra a produrre i semi e non fa più fiori; invece togliendo i fiori vecchi la pianta si confonde e ne fa di nuovi. Prima o poi si accorgerà del trucco, penso, ma finora ha sempre funzionato!

Un’altra cosa che si può fare con i gigli è moltiplicarli. Per moltiplicarli bisogna dividerli. Lo so, suona strano, però Clematidia mi ha detto che ho proprio capito giusto. Ci sono altri modi per moltiplicare i bulbi, comunque: si possono usare i bulbilli o le squame.

I bulbilli sono dei piccoli bulbi che si formano sul fusto, all’ascella delle foglie. Il Dottor Belfusto li stacca e li mette in vasi pieni di terriccio. Fa dei fori di 2 centimetri, distanti circa 3 centimetri l’uno dall’altro. In primavera si portano all’aperto, perché si sviluppino nei vasi. L’anno dopo saranno diventati abbastanza grandi da metterli in terra, come i bulbi normali.

Poi c’è la squamatura, che a me fa un po’ impressione, perché mi fa pensare ai pesci. Però in realtà non c’entra molto, perché le squame dei bulbi sono diverse da quelle dei pesci: sono più cicciotte. Il Dottor Belfusto prende i bulbi all’inizio dell’autunno, toglie le squame esterne, che di solito sono un po’ appassite, e arriva a quelle più belle. Ne stacca qualcuna e poi rimette a posto il bulbo.

Infila le squame nel terriccio per metà, con la base verso il basso, a 5 centimetri di distanza l’una dall’altra, e poi tiene la cassetta in un posto caldo; dopo 6 settimane dovrebbero formarsi dei bulbilli alla base. A quel punto porta la cassetta in un posto fresco e aspetta che spuntino i germogli: quando spuntano, mette ogni piantina in un vaso da circa 8-10 centimetri e poi fa una cosa buffa: pianta anche il vaso! La prima volta pensavo che si fosse confuso, invece no: fa così ogni volta, interra il vaso all’aperto e lo lascia lì. L’anno dopo, trapianta i nuovi bulbi direttamente in terra.

Ecco, ora ve l’ho raccontato e torno a nascondermi. Mi raccomando, se passa qualcuno… io non sono mai stata qui!

pubblicato da Rosa Canina in Il diario di Rosa Canina e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare il basilico

basilicoCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi volevo parlare con voi di una pianta aromatica molto usata in cucina. Non so se siete d’accordo anche voi, ma avere a disposizione le piante aromatiche sul proprio balcone o nel proprio giardino è un grande stimolo per la fantasia gastronomica! Quindi, anche quest’anno non mi lascerò sfuggire l’occasione di piantare il basilico.

Si trovano in vendita anche i vasetti preseminati, che permettono di cominciare a raccogliere presto; aprile però è anche un ottimo momento per la semina vera e propria.

Se seminiamo in vaso, ci conviene sceglierne uno largo e non troppo profondo, e utilizzare un terriccio specifico per piante aromatiche; altrimenti, possiamo anche seminare il basilico in terra. Se fa ancora freddo, a volte preferisco seminare sottovetro e poi trapiantare più avanti la piantina nella collocazione definitiva. In ogni caso, comincio arando bene il terreno e poi dispongo i semi a circa 15-20 centimetri di distanza. Da qui in poi, è tutto facile: basta mantenere il substrato né troppo secco né troppo bagnato, innaffiando con due o tre bicchieri d’acqua alla settimana.

La raccolta si può fare al momento stesso del consumo… di solito infatti è Clematidia che, mentre cucina, esce in giardino e si procura il basilico di cui ha bisogno! Si possono staccare singole foglie o, meglio ancora, prendere le cime del basilico, che non andrebbero lasciate sulla pianta troppo a lungo. Se non le cogliessimo, infatti, finirebbero per fiorire, e la pianta impiegherebbe tutte le sue energie per la produzione dei semi. Così, invece, avremo a disposizione le cime di basilico, esteticamente molto piacevoli anche in tavola, e permetteremo alla pianta di continuare a produrre foglie profumate. L’unica attenzione che dobbiamo avere è nel modo di raccogliere la cima: la parte che asportate dovrebbe essere alta due o tre centimetri, ma la cosa più importante è che appena sotto il vostro taglio ci siano già pronte altre due minuscole foglioline, pronte a crescere e sostituire quelle che abbiamo preso!

Invece, prima del gelo conviene fare una raccolta più seria, tagliando la pianta fino a un’altezza di 15 centimetri. Le foglie, lavate e asciugate bene, possono essere conservate in vari modi: essiccate, o surgelate in un sacchettino di plastica, oppure ancora sott’olio. Basta metterle in un vasetto ermetico con un po’ di sale grosso e del buon olio extravergine: avremo a disposizione sia le foglie che dell’ottimo olio aromatizzato!

Buon appetito!

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Cura contro l’acne: la viola del pensiero

infusi_violaBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Il Dottor Belfusto mi ha passato la domanda di Linda, che ha 15 anni e scrive: “Da qualche mese ho tantissimi brufoli. Mia mamma dice che sua mamma glieli faceva passare con una cura ai fiori, ma non si ricorda che fiori erano“.

Cara Linda, il tuo problema è comune a molti tuoi coetanei. Se è particolarmente forte, comunque, ti consiglio di rivolgerti a un dermatologo, che sicuramente saprà aiutarti. Provare anche con un rimedio naturale, però, sicuramente non può nuocere!

Una delle piante più usate come terapia contro l’acne è la viola del pensiero; può darsi che fosse quella la cura di tua nonna! In ogni caso, spero che possa darti sollievo.

Il primo passo è procurarti le viole. Si trovano in erboristeria, ma puoi anche coglierle tu: crescono spontanee e in primavera è facile trovarle fiorite. Coglile al mattino, tagliando lo stelo a poca distanza da terra. Taglia i fiori, che farai essiccare separatamente, e pulisci bene le altre parti. Stendile poi su fogli di carta e lasciale all’ombra in un ambiente arieggiato finché non si saranno seccate.

A questo punto, puoi cominciare il tuo assalto ai brufoli! Sfrutteremo le qualità della viola del pensiero, che è depurativa, antinifiammatoria e cicatrizzante. Seguiremo due tattiche: dall’esterno e dall’interno.

Per l’esterno, prepariamo una lozione: prendi due cucchiai di viola del pensiero essiccata e falli bollire in mezzo litro d’acqua finché il liquido non si sarà ridotto di un terzo, poi filtralo e tienilo al riparo dalla luce e al fresco. Ogni mattina e ogni sera, versa un po’ di lozione su un battufolo di cotone e tampona le zone più colpite. Una volta ogni tanto, puoi fare delle applicazioni più abbondanti, lasciando magari una garza imbevuta di lozione sulla pelle per un quarto d’ora.

Per la lotta dall’interno, invece, ci attrezzeremo con un infuso, lasciando per un quarto d’ora un cucchiaio di fiori essiccati in una tazza d’acqua calda. Bevilo ogni mattina a digiuno… e poi scrivici ancora per dirci com’è andata!

pubblicato da Clematidia in Benessere verde, L'angolo di Clematidia e ha ricevuto Nessun commento

Seminare la lattuga

lattugaCari Amici,
rigogliosi saluti!

Vi state preparando a seminare la lattuga? Io sì! Sta cominciando il periodo delle semine all’aperto, e continuerà, ogni 15 giorni, fino a luglio. Se seguirò i ritmi stabiliti, potrò avere lattuga fresca da giugno fino a metà ottobre.

Ho già scelto la posizione: il terreno è ricco, umido e leggero, ed è stato concimato durante l’inverno. Nei prossimi giorni comincerò a seminare la lattuga: seminerò metà filare per volta, in solchi profondi 1,5 centimetri e distanziati di circa 30 centimetri l’uno dall’altro.

Quando compariranno le prime due vere foglie, sarà il momento di sfoltire: asporterò le piantine più deboli, in modo che le rimanenti siano distanziate dapprima di 8 centimetri, poi di 15 e infine di 30. Se siete come Clematidia, che si fa sempre intenerire dalla sorte delle povere piantine sfoltite, potete sempre trapiantarle negli spazi vuoti tra i filari!

Per il resto, mi limiterò a zappare regolarmente tra i filari, per mantenere il terreno ben aerato e libero da piante infestanti, e bagnerò nei periodi di siccità per non far inaridire il terreno. L’aspetto dell’innaffiatura va curato: una volta che si è cominciato a innaffiare, bisogna continuare con regolarità fintanto che il clima resta secco, altrimenti si rischia la fioritura prematura. Detto così sembra una filastrocca in rima (ma forse sono influenzato dal fatto che Rosa Canina mi sta saltellando intorno canticchiando “Fioritura prematura! Quanto è dura la iattura che ci infligge la natura!”), ma non va presa sotto gamba perché rende immangiabile la nostra lattuga: vengono prodotti fusti grossi, amari e non commestibili. Non c’è rimedio: se si verifica, la lattuga va estirpata ed eliminata. Per evitarla, oltre alla costanza dell’innaffiatura, bisogna fare attenzione a non piantare le lattughe troppo ravvicinate.

Altri nemici temibili per la nostra lattuga sono le lumache, contro cui si possono usare dei prodotti specifici, e gli uccelli, che amano becchettarla quando è ancora giovane. Nella prima fase della loro vita, quindi, di solito sistemo una protezione di rete per difendere le piantine. Quando arrivano a toccare la rete, tolgo la protezione: a questo punto, non risulta più appetibile per gli uccelli.

Poi, intorno a giugno, arriverà il periodo della raccolta! Al mattino presto, uscirò con un coltello affilato e taglierò la parte bassa del fusto. In seguito sterrerò ed eliminerò la parte rimasta in terra, e mi preparerò a una bella insalata rinfrescante!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (1) commento

I danni da gelo sugli agrumi

gelo_agrumiCari Amici,
rigogliosi saluti!

Mara mi scrive: “Ho un limone in vaso da ormai 5 anni. Questo inverno non riuscendo più a metterelo in taverna l’ho lasciato fuori coperto con tnt. Purtroppo ho notato che tutte le foglie si sono rinsecchite ed i limoni si sono riempiti di muffa. L’ho spostato allora in garage ma la muffa sta uscendo su tutti i rami. Cosa posso fare?

Si direbbe, Mara, che il tuo limone abbia sofferto il freddo. Il gelo dell’inizio di marzo è stato particolarmente insidioso e sono sicuro che non sei l’unica ad avere delle piante sofferenti. Soprattutto i limoni, che sono particolarmente sensibili alle basse temperature!

Perché il gelo fa ammuffire le piante? Perché fa gelare i vasi delle piante. Con “vasi” non intendo i contenitori, come pensa Rosa Canina che in questo momento è corsa via a controllare tutti i vasi e le vaschette; intendo l’equivalente delle vene e delle arterie delle piante. Come potete immaginare, se le “vene” delle piante si gelano, la linfa non potrà più passare per portare acqua ai rami, e così la pianta comincerà ad ammiffure.

L’unica cosa da fare, in questo caso, è tagliare. Comincia a eliminare tutti i rami ammuffiti, e continua a tagliare finché le tue forbici non incontrano legno verde. Se ti trovi ad aver tagliato tutti i rami senza aver trovato il verde, prova a grattare via un po’ di corteccia dal fusto… questa è la prova del nove per verificare lo stato di salute della tua pianta.

  • Se sotto la corteccia non trovi verde, significa che purtroppo il freddo ha avuto la meglio. La tua pianta non ce l’ha fatta e non ti resta altro da fare che sostituirla…
  • Se sotto la corteccia trovi il verde, invece, probabilmente il tuo limone si rimetterà! Quando sarà arrivata la primavera, rinvasalo con del buon terriccio per agrumi e vedrai che con il tempo spunteranno di nuovo delle splendide foglie profumate!


Tienici informati… un saluto a te e un in bocca al lupo al tuo limone!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto, Malattie e parassiti e ha ricevuto (3) commenti

Orchidee: le risposte

orchideeCari Amici,
rigogliosi saluti!

Volete sentire le risposte al quiz del 17 febbraio sulle orchidee? Eccole!

Da dove proviene il nome “orchidea”?

  1. dal greco “orchis“, ovvero “testicoli”
  2. da una leggenda: si dice che le orchidee siano i pensieri gentili di un orco. Non trovando posto nelle sue azioni, si ritirarono tutti in un giardino, trasformandolo in un luogo meraviglioso
  3. dalla parola che gli indigeni delle foreste tropicali usavano per indicarli, storpiata dai conquistatori europei


La risposta giusta è A, dal greco “orchis”, ovvero “testicoli”.
C’è una leggenda sulla nascita delle orchidee, ma lascerò che sia Clematidia a raccontarvela: questo non è il mio campo. Vi dirò invece che il motivo concreto per cui hanno questo nome è il fatto che molte specie presentano sottoterra due organi tondeggianti che ricordano i testicoli degli uomini.

Vanno coltivate in vasi di plastica. Perché?

  1. perché un vaso in terracotta renderebbe troppo salino il terreno
  2. perché il vaso in terracotta non lascia respirare le radici
  3. perché la terracotta è tossica per le orchidee


La risposta giusta è A: perché un vaso di terracotta renderebbe troppo salino il terreno.
Infatti, la terracotta lascia evaporare l’acqua attraverso le pareti, lasciando i sali all’interno, a contatto con le radici, che non li sopportano. In un vaso di plastica, invece, l’evaporazione avviene solo in superficie, dove i sali fanno meno danni.

Quale prodotto utilizzato in cucina nasce da una pianta della famiglia delle orchidee?

  1. la cannella
  2. la vaniglia
  3. il cacao


La risposta giusta è B, la vaniglia.
La pianta si chiama Vanilla planifolia. Si tratta di liane che producono molti fiori, che vivono soltanto per poche ore. Per questo nelle coltivazioni vengono fecondati manualmente nel momento in cui sbocciano.

Con quale frequenza vanno rinvasate le orchidee?

  1. ogni anno
  2. ogni 3-4 anni
  3. mai


La risposta giusta è B, ogni 3-4 anni, ovvero quando il substrato diventa troppo compatto e impedisce alle radici di respirare.
In poche parole, va fatto quando è necessario e non prima.

Che terreno richiedono le orchidee epifite?

  1. terriccio per acidofile
  2. qualsiasi terreno
  3. un substrato specifico a base di corteccia.


La risposta giusta è C, un substrato specifico a base di corteccia.
Le epifite, infatti, in natura non vivono nel terreno ma aggrappate alla corteccia degli alberi, assorbendo l’umidità dall’aria.

pubblicato da Dottor Belfusto in Assistente cercasi, I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Il Parco Sigurtà

sigurtaBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

La stagione avanza e sto programmando un po’ di gite per le prossime settimane… per esempio, non posso rinunciare a una gita al Parco Giardino Sigurtà di Valeggio sul Mincio!

Devo solo decidere in quale mese andare… non è una questione secondaria: il parco cambia letteralmente colore a seconda della stagione! Oltre ai laghetti fioriti, ai viali, alla Grande Quercia, al giardino delle piante officinali, ci sono infatti cinque Grandi Fioriture che scandiscono i ritmi del parco.

In questo periodo stanno sbocciando i tulipani: fino alla fine di aprile ce ne saranno un milione, coloratissimi, dal giallo all’arancio, dal rosso al bianco… amo molto i tulipani, secondo diverse tradizioni sono un simbolo d’amore almeno tanto quanto le rose… ma forse ho già avuto occasione di dirvelo.

Dalla fine di aprile, però, cominciano a comparire gli iris, gialli, arancioni e viola… e poi, finalmente, a maggio ci sono loro: le rose! Hanno un viale completamente dedicato a loro, e deve essere un vero spettacolo attraversarlo durante la fioritura, magari mano nella mano con qualcuno… be’, ho un po’ di tempo davanti per trovare il “qualcuno” giusto!

In estate è il momento delle ninfee, con i loro fiori bianchi, gialli, rosa e anche rossi, e con le loro belle foglie rotonde stese sull’acqua. La ninfea è una pianta che parla di storia… già gli Antichi Egizi la conoscevano e la amavano, lo sapete? Non è suggestivo pensare che a distanza di così tanto tempo ci emozioniamo ancora davanti agli stessi fiori?

Infine, a settembre, fioriscono gli Aster, azzurri e viola; con l’arrivo dell’autunno, inoltre, gli aceri giapponesi si infiammano e diventano rosso acceso. Sono veramente uno spettacolo!

Insomma, per farla breve, non so decidere. Credo che mi toccherà andarci una volta al mese! Per fortuna ho letto sul sito che si può fare un abbonamento annuale… qualcuno di voi ha voglia di accompagnarmi?

pubblicato da Clematidia in L'angolo di Clematidia, Parchi e giardini e ha ricevuto (2) commenti

Il pesco in fiore

pescoCari Amici,
rigogliosi saluti!

Se Clematidia oggi vi sembra un po’ strana, non fateci caso: è quel che succede ogni anno nel periodo di fioritura dei peschi. Se ne resta tutto il giorno assorta a guardare fuori dalla finestra sospirando, e spesso non sente neanche le domande che le fate… si tratta solo di portare pazienza: tra due o tre settimane sarà tornata alla normalità.

Nel frattempo, che ne direste di scambiare due parole proprio sui peschi?

Se non vivete in una zona dal clima troppo rigido, il pesco è un’ottima scelta, sia per il giardino che per la coltivazione in vaso. Oltre alla splendida fioritura che vedete, infatti, vi offrirà una buona produzione di pesche tra giugno e i primi di settembre, a seconda delle varietà.

Bisognerà scegliere un terreno possibilmente un po’ acido, fertile, poco argilloso e poco calcareo, e ben drenato; un altro aspetto su cui il pesco richiede una certa attenzione è l’irrigazione, che deve essere abbondante soprattutto durante l’ingrossamento dei frutti. Conviene anche concimare i peschi due volte l’anno (una volta a fine inverno e l’altra dopo uno o due mesi), con solfato o nitrato ammonico.

Un’altra fase delicata è quella della potatura. Ecco un breve riassunto delle diverse potature per un pesco in vaso:

  • al momento dell’impianto: tagliamo il fusto a 70-80 centimetri da terra. Se ci sono rami anticipati, li tagliamo al di sopra di due gemme;
  • primo anno, estate: scegliamo tre germogli robusti, con un buon angolo di apertura, e cimiamo o asportiamo tutti gli altri germogli concorrenti;
  • secondo anno, estate: selezioniamo un germoglio per branca, a 1,20 metri da terra, che diventerà la branca secondaria. Cimiamo i germogli concorrenti;
  • terzo anno, estate: scegliamo per ogni branca anche un altro germoglio, dal lato opposto rispetto al primo;
  • quarto anno, inverno: raccorciamo i rami che hanno fruttificato, tagliando sopra quello di sostituzione.


Da questo momento in poi le potature saranno due:

  • inverno: conserviamo interi i rami misti. La branca fruttifera si può accorciare al di sopra esterno se quello terminale è debole;
  • estate: tra maggio e giugno, eliminiamo i rami infruttiferi, alla base o sopra un ramo di sostituzione.


Quando poi i frutti maturano, è il momento di raccoglierli. Vi sconsiglio di utilizzare il sistema di Rosa Canina, che si precipita ripetutamente verso l’albero, schiantandosi sul tronco. In effetti le pesche mature a volte si staccano, ma rischiano di danneggiarsi durante la caduta. E, alla lunga, si danneggia anche Rosa Canina.
Il mio consiglio è piuttosto quello di verificare il grado di maturazione premendo leggermente con le dita vicino al peduncolo: se la polpa cede leggermente e la buccia dà segno di staccarsi facilmente dalla polpa, allora probabilmente la pesca è pronta da cogliere e gustare!

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Coltivare le azalee

azaleeCari Amici,
rigogliosi saluti!

La primavera si avvicina: me ne rendo conto soprattutto dal fatto che Rosa Canina è più scatenata del solito. Mai come in questi momenti mi rendo conto di quanto mi sia necessario un assistente… a pensarci bene, mi sarebbe necessaria anche una baby-sitter, ma ogni volta che ne ho assunta una ho dovuto poi pagarle le cure per l’esaurimento nervoso. Meglio fare a meno della baby-sitter e concentrarsi sull’assistente! Sono sicuro che tra voi ci sono le persone adatte: per trovarle, continuerò a proporvi i miei piccoli quiz sul giardinaggio.

Dato che siamo nel periodo giusto per piantare le azalee, ho pensato di dedicare il nostro quiz di oggi a queste belle piante. Siete pronti? Si parte!

Azalee e rododendri sono piante diverse?

  1. sono la stessa pianta: Rhododendrum è il nome scientifico, Azalea quello comune
  2. appartengono alla stessa famiglia, i Rhododendrum, ma presentano delle differenze
  3. si assomigliano, ma in realtà non hanno niente in comune a livello scientifico.


Che genere di terreno vuole l’azalea?

  1. terreno umido e calcareo
  2. terreno acido, con ristagni d’acqua
  3. terreno con pH intorno al 5, ben drenato.


Quale clima teme l’azalea?

  1. il caldo eccessivo, perché ama molto il freddo
  2. il freddo eccessivo, perché ama l’esposizione diretta al sole
  3. sia il caldo che il freddo eccessivi.


Quando vanno innaffiate le azalee?

  1. se la pianta è in terra, una volta la settimana; in vaso più spesso
  2. quando dà segnali di disidratazione
  3. mai: si idrata con la pioggia. Qualsiasi acqua diversa da quella piovana conterrebbe troppo calcare e rischierebbe di danneggiarla.


L’azalea va potata?

  1. assolutamente no
  2. è sufficiente eliminare i fiori appassiti
  3. sì, va potata energicamente dopo ogni fioritura.


Lasciate pure le vostre risposte nei commenti: prenderò nota e tra circa un mese pubblicherò le risposte esatte!

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Coltivare le cipolle

trapianto_cipollaCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi rispondo a Lidia, che mi scrive: “Ho seminato le cipolle in serra a febbraio. Quando è il momento di trapiantarle?”

Cara Lidia, potrai trapiantarle ad aprile. Intanto, se le temperature te lo consentono, potresti cominciare il rinvigorimento delle piantine proprio in questi giorni. Lo scopo è abituarle gradualmente al clima esterno, in modo che non restino traumatizzate dal freddo una volta sistemate nella loro nuova collocazione. Ecco le diverse fasi che puoi seguire:

  • come prima cosa, puoi spostarle nella parte più fredda della serra
  • dopo una settimana, mettile in un cassone freddo
  • comincia a sollevare gradualmente la copertura, ogni giorno un po’ di più; nelle ore più calde del giorno puoi arrivare a rimuoverla completamente, ricordando poi di sistemarla per la notte in modo da proteggere le piantine dal vento.


A questo punto sarà quasi il momento di trapiantarle. La notte prima del grande giorno, ricordati di bagnare bene il semenzaio, in modo da idratare le piantine.
Per metterle a dimora, aiutati con un trapiantatoio e sistemale a circa 15 cm l’una dall’altra, distribuite su filari distanti tra loro 30 cm. Sistemale in modo che una parte del fusto, almeno 1,5 cm, sia interrata.

Un’alternativa sarebbe la semina direttamente in terra ai primi di marzo, ma quest’anno le temperature avranno scoraggiato tutti i giardinieri – tutti tranne Rosa Canina, naturalmente, che l’ha considerata un’ottima scusa per giocare a fare buchi nella neve. Ho dovuto nascondere non solo i semi di cipolla, ma tutte le sementi che avevamo in casa, altrimenti non avrebbe risparmiato nemmeno un angolo del giardino…

Alla fine, quest’anno per le cipolle sceglierò la coltivazione da bulbilli, che si pratica in aprile. Troverò un punto soleggiato, sminuzzerò il terreno e lo inumidirò; poi farò dei solchi distanziati di 30 cm, vi sistemerò i bulbilli in modo che gli apici affiorino alla superficie. Poi coprirò i filari con una rete di protezione per difenderli dagli attacchi degli uccelli e di Rosa Canina e… speriamo in bene!

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