Archivio di febbraio, 2010

L’infuso di passiflora contro l’ansia

tisana_passifloraBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Magari vi va una tazza di infuso di passiflora? Nei periodi di stress non me lo faccio mai mancare…
Sapete quella fastidiosa sensazione di ansia, quella tensione nervosa e muscolare? Ecco, mi fa proprio star male. A volte mi vengono anche i crampi allo stomaco e faccio fatica a dormire. Allora sapete cosa faccio? Esatto, mi preparo l’infuso di passiflora!

Un nome particolare, passiflora, non trovate? L’hanno inventato i gesuiti ancora nel Seicento, perché il fiore ricordava alcuni elementi della passione di Cristo: i viticci ricordano la frusta, i tre stili i chiodi, gli stami il martello, i filamenti della raggiera corollina la corona di spine.

Ma sto divagando, vero? Stavamo parlando dell’infuso! Be’, le cime di passiflora essiccate, lasciate in infusione per 15 minuti, hanno molte proprietà benefiche, che agiscono sui diversi effetti dell’ansia. Calmano l’eccitazione nervosa, migliorano l’equilibrio psicofisico e hanno in generale uno splendido effetto calmante. Qualche volta, con una bella tazza di infuso di passiflora, sono riuscita perfino a far stare ferma Rosa Canina per qualche minuto!

Ma la passiflora è ottima anche contro l’insonnia, soprattutto in combinazione con altri fiori, per esempio i petali di rosolaccio e le infiorescenze di luppolo. Insieme al finocchio, all’arancio amaro, all’iperico e alla melissa d’oro ha anche la capacità di rilassare la muscolatura liscia, cioè quella che si contrae quando sentiamo quei fastidiosissimi spasmi allo stomaco! Vi assicuro che funziona: provate a chiedere la miscela in erboristeria. Poi mi farete sapere se sentite la differenza!

pubblicato da Clematidia in Benessere verde, L'angolo di Clematidia e ha ricevuto (1) commento

Seminare le zucchine

zucchineCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei parlarvi di un ortaggio molto buono e molto decorativo: la zucchina. Si può consumare in cucina in tanti modi diversi, è molto salutare e rallegra l’orto con i suoi fiori arancioni.

Per la semina, marzo è un ottimo momento: potete seminare in un ambiente protetto (in casa o in serra) oppure sottovetro. Ma temo proprio che il resto voglia raccontarvelo Rosa Canina, perché è qui che saltella intorno a me e continua a schiamazzare, e temo proprio che non ci lascerà in pace se non la lasciamo parlare.

Sì, sì, voglio raccontarvelo io, perché sono stata a guardare tante volte mentre il Dottor Belfusto seminava e quindi ormai so tutto! Il Dottor Belfusto prende dei vasi larghi 7 centimetri e fa dei buchi profondi 2,5 centimetri e ci mette i semi. Però non li lascia lì per sempre: a metà maggio, quando ci sono già le piantine, le sposta nell’orto, ogni volta in un punto diverso perché le zucchine si stufano a stare sempre nella stessa terra. Le pianta abbastanza lontane l’una dall’altra, non so perché – forse se stanno troppo vicine litigano, come succede a me con il postino.

A questo punto innaffia spesso le piantine, le guarda bene, e se vede che alcune foglie diventano troppo grandi le toglie, perché dice che così l’aria circola meglio. E magari, se ha voglia, ne pianta ancora, direttamente fuori perché a maggio ormai fa caldo! Continua fino a luglio, così io continuo a mangiare zucchine anche in autunno.

Le piante fanno tantissime zucchine! Io non posso raccoglierle perché bisogna usare un coltello molto affilato per tagliare la base, e il Dottor Belfusto dice che piuttosto che dare un coltello simile in mano a me preferirebbe dare un fiammifero in mano a un piromane. Io non so cosa sia un piromane, ma sono abbastanza sicura che non si possono raccogliere le zucchine con un fiammifero!

Comunque, il Dottor Belfusto le raccoglie quando sono ancora piccole (10 centimetri o 15-25 centimetri, a seconda del tipo di piante) altrimenti si offendono e diventano cattive. Forse mordono anche, ma non ne sono sicura. Una volta il Dottor Belfusto se n’è dimenticato una, che è rimasta sulla pianta, è diventata enorme e quando l’abbiamo raccolta faceva schifo, dentro era tutta molliccia ed era amarissima!

Ma la cosa più bella sono i fiori delle zucchine, che sono bellissimi ma soprattutto sono buoni, soprattutto quando Clematidia li fa fritti. Sono anche meglio delle patatine fritte!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto, Il diario di Rosa Canina e ha ricevuto Nessun commento

Combattere l’oziorrinco

oziorrinco_postCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi parliamo di un coleottero che infesta le coltivazioni di Giacomo (e non soltanto le sue!). Giacomo infatti mi scrive: “Le foglie delle mie piante hanno dei dentelli, come il segno di morsi, sui margini. Credo che sia l’oziorrinco, ma non so come eliminarlo!

Caro Giacomo, l’oziorrinco è un coleottero fitofago (cioè che si ciba delle piante) che, nella sua forma adulta, causa esattamente i danni che hai descritto. Non è l’unico modo in cui danneggia le piante: come larva, infatti, vive sottoterra mangia le radici. Se ti capitasse di vederlo, in una o nell’altra forma, potresti verificare la tua diagnosi: l’adulto è scuro, dotato di una testa allungata, un torace piccolo e un grosso addome, ovale o tondo. Di solito è lungo intorno a un centimetro e può capitarti di vederlo di notte, quando sale in superficie e si arrampica sulle piante per mangiarne le foglie. Le larve invece non escono mai; sono bianche, carnose e hanno la testa più scura. Ti risparmio i disegni esplicativi di Rosa Canina (sebbene dimostrino un discreto talento per l’arte astratta, non credo ti sarebbero molto utili).

Debellare l’oziorrinco non è facile. Ci sono degli insetticidi chimici, che funzionano per contatto o per ingestione contro gli insetti dotati di apparato boccale e masticatore, ma spesso non sono molto efficaci perché gli adulti a volte sono resistenti e le larve sono difficilmente raggiungibili. Si può tentare di eliminarli manualmente, anche con l’aiuto di bande adesive da applicare ai rami, ma anche questo sistema non si può applicare alle larve, che causano danni almeno altrettanto gravi rispetto a quelli degli adulti.

Un’alternativa è applicare il controllo biologico, immettendo nel terreno i nematodi: si tratta di piccoli vermi che si nutrono delle larve e le sterminano. Ci sono prodotti che si mettono nell’acqua e permettono, seguendo le istruzioni, di distribuire i nematodi irrigando la pianta: per esempio, Larvanem della Koppert.
I nematodi resistono però solo in condizioni particolari: temono il troppo freddo come il troppo caldo, e richiedono un’alta umidità del suolo. Occhio al termometro, quindi, e scegli il periodo giusto. Buona fortuna!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto, Malattie e parassiti e ha ricevuto Nessun commento

Camelia: le risposte

camelieCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi pubblicherò le risposte al quiz del 20 gennaio sulla coltivazione delle camelie. Pronti?

Di che genere di vasi hanno bisogno le camelie?

  1. necessitano di vasi molto grandi per dare spazio alle radici
  2. si accontentano di vasi relativamente piccoli
  3. non crescono in vaso


La risposta esatta è B: si accontentano di vasi relativamente piccoli.
Le camelie hanno un apparato radicale poco sviluppato e si rivasano solo quando il vaso è completamente pieno di radici.

Quale clima temono di più?

  1. il clima freddo
  2. il clima caldo e umido
  3. il clima caldo e secco


La risposta esatta è C, il clima caldo e secco.
Il freddo non è una minaccia: vanno coperte solo quando la temperatura scende sotto i -10°C; è dannoso, invece, il caldo sopra i 30°C, se non è accompagnato da un’umidità elevata, di cui la pianta ha bisogno anche per produrre i boccioli.

Le camelie amano il terreno

  1. calcareo
  2. acido
  3. va bene qualsiasi terreno


La risposta giusta è B, acido.
In effetti, le camelie non possono vivere in un terreno calcareo. Se il terreno del giardino non è adatto, bisogna scavare una buca, disporre dei ciottoli sul fondo per evitare ristagni e riempire di terriccio per acidofile.

Come si annaffiano le camelie?

  1. abbondantemente e spesso
  2. poco e spesso
  3. abbondantemente e a intervalli di tempo distanziati


La risposta giusta è C, abbondantemente e a intervalli di tempo distanziati.
Vanno innaffiate la sera (al mattino quando la notte ci sono gelate), stando attenti a evitare ristagni e a non usare acqua calcarea: a questo scopo, meglio lasciar riposare l’acqua nell’innaffiatoio per un giorno, in modo da facilitare il deposito del calcare che così non raggiungerà la pianta.

Che cos’è la sbocciolatura?

  1. l’operazione di sfoltimento dei boccioli che si compie in estate, per avere fiori più grandi e belli in inverno
  2. il delicato momento in cui i fiori sbocciano
  3. una malattia che fa cadere i boccioli ancora chiusi.


La risposta giusta è A, l’operazione di sfoltimento dei boccioli che si compie in estate, per avere fiori più grandi e belli in inverno.
I boccioli nascono in estate e la sbocciolatura va eseguita prima che diventino troppo grandi. Bisogna togliere quelli che crescono troppo vicini ad altri: tenendo fermo il rametto, bisogna ruotare delicatamente il bocciolo finché non si stacca.

pubblicato da Dottor Belfusto in Assistente cercasi, I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Il Giardino del Principe a Genova

parco_villa_principeBuongiorno a tutti,
posso fare qualcosa per voi?

Qualche giorno fa siamo stati a Genova, a visitare la Villa del Principe, che ha anche un bellissimo giardino… e non vedevo l’ora di raccontarvelo!

Per farvi un’idea del posto, potete guardare il sito
Già il Palazzo è bellissimo, pieno com’è di affreschi, arazzi e arredi antici. Ma ovviamente noi nutriamo una speciale predilezione per i giardini, e così il momento più bello è stata la passeggiata nel parco.

Come tanti giardini, anche quello del Principe ha una storia molto lunga… Nasce nel Cinquecento come splendido giardino a mare, con aiuole ordinate e forme geometriche, e si trasforma durante l’Ottocento in un parco all’inglese, con boschetti e percorsi più sinuosi e meno geometrici.

Oggi, il suo aspetto è il più possibile simile a quello del tardo Cinquecento, anche per quanto riguarda la scelta delle piante e gli accostamenti: hanno cercato di riprodurre la vegetazione che probabilmente decorava allora le aiuole del giardino. Si incontrano quindi rose e mirto, rosmarino accanto ai garofani e diverse specie che all’epoca erano state appena importate dal Nuovo Mondo e andavano per la maggiore nei parchi della nobiltà.

Per la gioia di Rosa Canina, che quando vede le fontane si entusiasma tantissimo, ce ne sono di molto belle, come la Fontana dei Delfini e la Fontana del Nettuno. C’è anche una grotta artificiale, ma si può visitare solo su appuntamento… e comunque non l’avremmo potuta vedere: siamo dovuti rientrare presto perché Rosa Canina aveva il mal di pancia. Sospetto che abbia bevuto l’acqua delle fontane mentre non guardavamo…

pubblicato da Clematidia in L'angolo di Clematidia, Parchi e giardini e ha ricevuto Nessun commento

Seminare i ravanelli

ravenelliCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi mi scrive Jacopo, che chiede: “Posso già cominciare a seminare i ravanelli?

Caro Jacopo, la risposta è sì! Le prime semine di ravanelli si possono fare tra fine gennaio e inizio marzo, quindi vedi che siamo proprio nel periodo giusto. Dovrai però seminare sotto un tunnel di plastica per proteggere le piantine dal freddo ancora intenso; intorno a marzo, se le temperature avranno cominciato a salire, potrai aprirlo.

Per seminare i ravanelli, dovrai scegliere un terreno leggero e fertile e fare dei piccoli solchi profondi circa 1,5 centimetri. Ricorda che non devono essere troppo vicini: se semini abbastanza rado, non avrai bisogno di sfoltire le piantine in seguito. Dopo aver sparso i semi, ricopri i solchi con circa un centimetro di terra e innaffia moderatamente.

Potrai continuare a seminare i ravanelli, all’aperto, da marzo a settembre, con l’attenzione nei mesi estivi di scegliere posizioni fresche e ombreggiate e di innaffiare regolarmente ( i ravanelli non devono soffrire di siccità!).

Raccoglili quando saranno abbastanza grandi, ma non aspettare troppo. In questo modo potrai mettere sempre in tavola ravanelli deliziosi e croccanti!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare le orchidee

orchideeCari Amici,
rigogliosi saluti!

In attesa di pubblicare, tra qualche giorno, i risultati sul piccolo quiz delle camelie, vi sottopongo qualche altra domanda su un argomento molto vasto, su cui sicuramente torneremo in futuro: la coltivazione delle orchidee.

Come al solito, rispondete pure nei commenti: vi assegnerò mezzo “punto verde” per ogni risposta giusta e, sicuramente, individuerò tra di voi il mio futuro assistente!

Da dove proviene il nome “orchidea”?

  1. dal greco “orchis“, ovvero “testicoli”
  2. da una leggenda: si dice che le orchidee siano i pensieri gentili di un orco. Non trovando posto nelle sue azioni, si ritirarono tutti in un giardino, trasformandolo in un luogo meraviglioso
  3. dalla parola che gli indigeni delle foreste tropicali usavano per indicarli, storpiata dai conquistatori europei


Vanno coltivate in vasi di plastica. Perché?

  1. perché un vaso in terracotta renderebbe troppo salino il terreno
  2. perché il vaso in terracotta non lascia respirare le radici
  3. perché la terracotta è tossica per le orchidee


Quale prodotto utilizzato in cucina nasce da una pianta della famiglia delle orchidee?

  1. la cannella
  2. la vaniglia
  3. il cacao


Con quale frequenza vanno rinvasate le orchidee?

  1. ogni anno
  2. ogni 3-4 anni
  3. mai


Che terreno richiedono le orchidee epifite?

  1. terriccio per acidofile
  2. qualsiasi terreno
  3. un substrato specifico a base di corteccia.


Aspetto le vostre risposte!

pubblicato da Dottor Belfusto in Assistente cercasi, I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (1) commento

Filodendro o monstera

filodendroCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei rispondere a Claudia, che mi scrive: “Mi piacciono le piante ma non ho tanto tempo da dedicare alla loro cura. Mi consigli una pianta facile, in vaso?

Cara Claudia, ti consiglio senz’altro un filodendro. Si tratta di una bellissima pianta da tenere in vaso, e il fatto che le sue grandi foglie siano incise e bucherellate non significa (come pensa Rosa Canina) che nel suo vaso si nasconda una colonia di gnomi vegetariani, bensì fa parte della sua peculiare bellezza.

La cosa principale che devi sapere sul filodendro (o Monstera deliciosa) è che richiede spazio: può andare bene su un ballatoio, o in una veranda, o comunque in posizioni dove abbia tutto lo spazio che le serve, anche in previsione della sua crescita. Infatti quando sarà più grande spostarla diventerà difficile e rischioso per la sua salute.

Bisogna che il posto dove la collocherai sia luminoso, ma non esposto al sole diretto, che ci sia una buona umidità e che non faccia troppo freddo: la monstera, infatti, soffre già a 10°C.

Le cure sono semplici: annaffiala abbondantemente d’estate e meno in inverno; se fa caldo, spruzza d’acqua le sue grandi foglie. In primavera e in estate, ogni 15 giorni puoi aggiungere del fertilizzante all’acqua delle innaffiature. Dato che si tratta di un rampicante, conviene farlo crescere intorno a un tutore, coperto di muschio, a cui possano ancorarsi le sue radici aeree. Questo tutore va tenuto bagnato, perché le radici ne traggono sostentamento.

Per il resto, finché la pianta è giovane richiede un rinvaso ogni due o tre anni, con un buon terriccio a base di torba; in seguito, basta che tu sostituisca ogni anno la parte più superficiale di terriccio.

Se sceglierai il filodendro, tienimi aggiornato… e se non lo sceglierai, be’, tienimi aggiornato comunque!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto (2) commenti

I fiori di San Valentino

Regalare fiori a San valentinoCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi vorrei rispondere a una delle vostre domande.

Cristina mi ha scritto per soddisfare alcune curiosità sulla festa di san Valentino: mi chiede perché è tradizione regalare fiori e quali sono quelli più adatti a questa ricorrenza.

Per rispondere a queste domande, ho interpellato la mia segretaria Clematidia, che ha una vasta esperienza nel campo del linguaggio dei fiori, dei regali, di san Valentino e di tutte le delicate questioni legate a questi temi.

Ecco la sua risposta.

Davvero posso rispondere io, Dottor Belfusto? Oh, questo è veramente carino da parte sua, davvero. Sono molto lusingata.

Be’, cosa dire del giorno di San Valentino? Giorno di attese, di pensieri dolci, di mazzi di fiori e cioccolatini!

Sai, Cristina, in origine questa era una festiva pagana dedicata alla fertilità; in seguito, nel V secolo, la Chiesa l’ha trasformata nella festa dedicata a san Valentino.

San Valentino era un vescovo. Che cosa c’entra un vescovo con gli innamorati, ti chiederai… almeno, io me lo sono chiesta. Be’, tanto per cominciare, la leggenda dice che è stato il primo a celebrare un matrimonio tra un pagano e una cristiana, ma secondo alcune versioni c’è di più: Valentino stesso, nonostante fosse un vescovo, si sarebbe innamorato. Mentre era in carcere, in attesa di essere martirizzato, avrebbe sentito nascere l’amore per la giovane figlia cieca del guardiano, e le avrebbe restituito la vista per miracolo. Prima di essere ucciso, le avrebbe mandato un ultimo messaggio d’amore… ah! Romantico, vero?

Ma torniamo ai fiori. Perché a San Valentino si regalano fiori? Dobbiamo parlare ancora del nostro romantico Valentino… infatti, sembra che amasse molto i fiori e si prendesse cura personalmente del suo giardino. I suoi fiori erano messaggeri d’amore: si racconta che un giorno, vedendo due fidanzati litigare, Valentino si fosse avvicinato a loro portando una rosa in dono. Li avrebbe invitati a tenere in mano il gambo, insieme, e a riconciliarsi… e poco tempo dopo, i due fidanzati tornarono da lui per chiedergli la benedizione del matrimonio! Sarebbe bello se funzionasse ancora, vero?… Io avrei in mente una o due persone con cui condividerei volentieri il gambo di una rosa…!

Questo è sicuramente il momento giusto per mettere alla prova questa leggenda… infatti, le rose rosse sono il fiore più regalato a San Valentino, il fiore che ogni donna vorrebbe ricevere, perché simboleggiano il vero amore e la passione ardente. Se il vostro fidanzato vi regala un mazzo di rose rosse… che dire? Siete fortunate…! C’è chi non le riceve!

Ma perché proprio rosse? Chi conosce bene il linguaggio dei fiori, sa che ogni colore e ogni dettaglio dà alla rosa un diverso significato. Per esempio, la rosa bianca indica purezza, la rosa rosa affetto e ammirazione, quella gialla gelosia o amicizia, quella arancione desiderio… Oggi la maggior parte di questi significati non ha più molta importanza e quello più stabile e riconosciuto è rimasto il legame tra l’amore e la rosa rossa, il che ne fa il fiore di san Valentino per eccellenza.

Però, se siete single come me, potreste desiderare un bel mazzo di tulipani rossi! Sempre secondo il linguaggio dei fiori, infatti, sarebbe una dichiarazione d’amore in piena regola… non male, vero? Magari, tulipani coltivati direttamente dalle sue mani…! Questo sì che sarebbe romantico! Non credete?

Le rose, infatti, in questa stagione vanno comprate dal fiorista, ma ci sono varietà di tulipani che a febbraio sono già fiorite; in alternativa, si può provare a “forzare” la fioritura dei tulipani in vaso prima del tempo. Se interrate i bulbi a settembre e li lasciate in una cantina fresca, innaffiandoli spesso, spunteranno i germogli; quando sono alti qualche centimetro potete portarli in appartamento, in una posizione luminosa, e qualche settimana dopo avrete una splendida fioritura… così, a san Valentino, potrete regalare un fiore in cui avrete messo davvero tutto il vostro amore!

pubblicato da Dottor Belfusto in L'angolo di Clematidia, Leggende verdi e ha ricevuto Nessun commento

Coltivare l’erba cipollina

erba_cipollinaCari Amici,
rigogliosi saluti!

Oggi voglio parlarvi di una pianta aromatica che viene spesso utilizzata in cucina: l’erba cipollina.

Può essere una buona idea di coltivazione per chi ama sbizzarrirsi con la fantasia quando prepara la cena: se utilizzate ingredienti di produzione propria, almeno sapete esattamente cosa state mettendo nei vostri piatti!

L’erba cipollina, poi, è particolarmente facile da coltivare. Si semina da settembre ad aprile, facendo solchi nel terreno profondi 1,5 centimetri e distanziati 30 centimetri tra loro. Andranno poi sfoltiti: le piantine devono distare tra loro circa 15 centimetri.

Potete già utilizzare le foglie dopo 4-6 mesi dalla semina. Per far crescere bene l’erba cipollina conviene tagliarla spesso a livello del terreno, e asportare i fiori appena compaiono. Per averla anche d’inverno, si può coltivarla in vaso e tenerlo in serra quando fa freddo, oppure congelarne un po’ di foglie da tenere di scorta.

Buon appetito a tutti!

pubblicato da Dottor Belfusto in I consigli del Dottor Belfusto e ha ricevuto Nessun commento